L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 agosto 2015

NoTav, stato dell'arte

Fortino-cantiere violato, è possibile

300 tra soldati e forze dell'ordine al giorno, non servono. I No Tav conoscono il territorio e se vogliono entrano a controllare lo stato dei loro terreni


di Valsusa Report
Abbiamo seguito i No Tav per vedere l’efficacia del controllo sul fortino-cantiere della Maddalena di Chiomonte. L’occasione si verifica durante un’azione nei pressi del cosiddetto “varco chiomonte”, come scritto sul cartello che lo annuncia. Un varco secondario rispetto al primo, sull’autostrada e che è costato circa un milione di euro (da una stima dei lavori effettuati in diverse momenti, motivo dei blocchi del mercoledì a pranzo e del venerdì a cena).
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Partiamo, ci portano con loro due baldi ultra settantenni. Il sentiero è ripido e scosceso, parte dal paese di Chiomonte, scende prima in una valletta e poi si dirige verso il torrente. Qui il guado delle acque torrentizie; siamo sotto al cantiere, oltre il confine dell’ordinanza prefettizia, ordinanza che include la possibilità per chi ha terreni confinanti alle strade di accesso, la libera circolazione. Per questo abbiamo scelto chi di noi è valsusino e proprietario di terreni lì e in Clarea; Siamo abbastanza tranquilli; l’incognita sono sempre la reazione e le possibili manganellate. Si controllano i terreni e si constata il loro stato di abbandono. Anche con domande di accesso, sovente rifiutate, l’impossibilità di accedere ai terreni per la manutenzione è diventata regola. Tutto incolto e sommerso dalle erbe selvatiche, un tuffo al cuore per i due No Tav e per il sottoscritto: vedere il proprio terreno così ridotto lascia sgomenti. Non fa niente ritorneremo di nuovo qui, ci diciamo; il terreno e il territorio sono nostri: è la promessa decisa sul luogo.
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Si prosegue, certamente le guardie al fortino-cantiere si sono accorte della presenza dei No Tav ma non accade nulla. Dopo un bel po’ giungono dalla strada alcuni agenti del servizio Digos della Questura di Torino. Impongono l’alt e il controllo dei documenti. Dichiariamo di essere proprietari dei terreni e di essere lì per un controllo. La risposta brusca della Digos ci annuncia una denuncia sulla base dell’ art.650 del codice penale (violazione zona rossa).
Accompagnati all’uscita i proprietari terrieri No Tav sono accolti dal gruppo rimasto fuori dalla zona. “Il fortino-cantiere è meno sicuro di quello che appare – ci dicono fuori dal cancello – quando vuoi entri da dove vuoi, avrebbero solo da farci passare quando glielo chiediamo”.
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Come osservatore vivere un’esperienza del genere suscita differenti emozioni; la preoccupazione delle condizioni dei terreni e l’amarezza per l’assoluta e intransigente posizione di chi controlla il cantiere. Sembra provino una malcelata sensazione di piacere nel poter contestare un articolo del codice penale ad innocui cittadini. La foto ricordo dell’evento scattata con telefonini personali servirà loro da trofeo?, come le strette di mano scambiate tra i colleghi mentre riaccompagnano all’uscita i proprietari terrieri?. Una vittoria, per loro; peccato che i No Tav siano rimasti a controllare i terreni per alcune ore prima che i solerti gendarmi li avvistassero.

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