L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 agosto 2015

NoTav terzo valico un mare di problematiche

Terzo Valico Talpa rotta, frane, amianto, ma si festeggia

Talpa rotta, gallerie che franano, amianto, interventi dell'antimafia... un'apoteosi del peggio del peggio sul fronte del Terzo Valico Tav. Ma festeggiano.



Ma lo avete visto uno dei tanti video dei festeggiamenti per l’apertura della Galleria Campasso circolati nei giorni scorsi? Una festa con tanto di bottiglie di champagne a favore di telecamera. Ma cosa stavano festeggiando di particolare? Il fatto di aver scavato 600 metri in più di tre anni dei 35 chilometri previsti. Non serve essere dei matematici per capire che a questa velocità ci vorranno almeno cinquant’anni a veder conclusa l’opera.
Mentre a Campasso sulle note di Fratelli d’Italia andava in scena la cerimonia che tanto ci ha fatto ricordare l’epoca del ventennio, i signori del Cociv, il Governatore Toti e tutti i loro portaborse dimenticavano di dire cose importanti.
La prima è che abbiamo saputo da fonti interne che la talpa al lavoro a Pontedecimo pare abbia deciso di suicidarsi. In effetti niente più camion in entrata e uscita dal cantiere a riprova dell’attendibilità della nostra fonte. Pare che siano settimane che cerchino la rianimazione del cadavere ma nonostante abbondanti dosi di accanimento terapeutico la talpa non ne vuole sapere di ripartire.
Spostandoci sul fronte piemontese arrivano invece ottime notizie da Fraconalto. Anche in alta Val Lemme cantiere quasi paralizzato pare a causa dell’instabilità del fronte di scavo. “Là sotto frana tutto e prima o poi ci scappa il morto” è stato sentito dire da una delle tante orecchie abituate ad ascoltare le chiacchiere da bar degli uomini in tuta arancione. E poi ha rincarato la dose: “E’ più di un mese che non facciamo un cazzo in attesa che venga stabilizzata la galleria”.
Poi oggi la notizia del fermo cantiere di Cravasco in Valverde per il ritrovamento di amianto. Notizia che era nell’aria e che non abbiamo comunicato per primi solo a causa di un eccesso di zelo e in attesa di verificare le tante voci che giravano dalle parti di Campomorone.
Senza dimenticare che nei giorni scorsi la Lande, al lavoro a Serravalle e ad Arquata è stata coinvolta in una pesante inchiesta dell’antimafia napoletana ed è probabile l’arrivo di una interdittiva antimafia che potrebbe fermare i cantieri.
La ciliegina sulla torta? Niente ribaltamento a mare di Fincantieri con la conseguenza che in Liguria non sanno dove piazzare alcuni milioni di metri cubi di smarino.
Non c’è che dire, era proprio il caso di festeggiare vero?
Intanto domani il movimento torna nelle strade di Arquata per una nuova giornata di blocco delle attività dei cantieri. La resistenza popolare si fa passo dopo passo come abbiamo imparato in Valsusa e quando il nemico non sembra passarsela troppo bene è il momento di attaccare.

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