L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 agosto 2015

Quel fichetto di Firenze, venga qui al sud

Nicola Gratteri: «Anche nella vostra regione c'è il traffico di cocaina»

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Un appello che suona però come una denuncia. Roberto Saviano, dalle colonne di Repubblica, scrive al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, commentando  i dati dello Svimez sul Meridione d’Italia.
“Game Over. Questa è la scritta immaginaria che appare leggendo il rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno. Game Over – scrive l’autore di Gomorra -. Per giorni i media di tutti il mondo sono stati con il fiato sospeso in attesa di un accordo che scongiurasse l’uscita della Grecia dalla zona euro: oggi apprendiamo che il Sud Italia negli ultimi quindici anni ha avuto un tasso di crescita dimezzato rispetto a quello greco. La crisi è ben peggiore: ed è nel cuore dell’Italia. Il lavoro come nel 1977, nascite come nel 1860”.
Saviano, nella sua lunga lettera a Renzi, ipotizza anche che “dal Sud, caro primo ministro, ormai non scappa più soltanto chi cerca una speranza nell’emigrazione. Dal Sud stanno scappando perfino le mafie: che qui non “investono” ma depredano solo. Portando al Nord e soprattutto all’estero il loro sporco giro d’affari. Sì, al Sud non scorre più nemmeno il denaro insaguinato che fino agli anni ’90 le mafie facevano circolare…”
Proprio questa teoria è stata ampiamente illustrata dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri (nella foto al centro assieme ai colleghi Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita), che proprio come Saviano condivide lo stesso status di minacciato di morte dalla mafia e vive blindato dal 1989. Il magistrato ne parlò anche a Catania in un intervento nel 2012 per il ‘Premio Paolo Borsellino, Eroe Italiano’.
Gratteri, in quella occasione, parlando della sua terra ribadì che “la Calabria è una regione di contraddizione. Ha una mafia che oggi ha quasi il monopolio dell’ importazione della cocaina in Europa assieme ai ‘casalesi’. Riesce a controllare almeno l’80%della cocaina che viene in Europa. Ma questi soldi non si fermano in Calabria. La ‘Ndrangheta investe da Roma in su, in Europa in America del nord in Australia. Fa questo perché deve lasciare i calabresi con il cappello in mano, in uno stato di bisogno, di soggezione in modo tale che tutto passi per un favore, anche i diritti più banali. La mafia calabrese investe molto in Emilia Romagna, in Lombardia, Piemonte, Germania, in Belgio, Olanda e in Canada”.
L’autore del best seller ‘La Malapianta’ , parlando anche di natalità (tema centrale nel rapporto Svimez) evidenziò anche come “ogni mafioso,poi, ha sei figli. Sono molto prolifici perché, per loro, fare figli non è amore ma esternazione del potere. Attenzione dunque ai facili ottimismi”.
Interessante anche ciò che ebbe a dire su alcuni aspetti economici della realtà calabrese (che spesso coincidono anche col resto del Sud): “La presenza e la pervasività delle mafie la si può ascoltare solo ascoltando il grado di vivibilità, ad esempio, dei commercianti o degli imprenditori. O anche – disse Gratteri- dalla possibilità di un soggetto di costruirsi una casa senza che tizio gli dica le fondamenta le faccio io, il bagno piuttosto che le serrande, le faccio io o un altro…”
Analisi, quelle di Gratteri, già avanzate almeno tre anni prima del tanto discusso Rapporto Svimez che consegna il mezzoggiorno ad un destino da terzo mondo. Una parte d’Italia che, come scrive oggi Saviano, “la retorica del Paese più bello del mondo ha ridotto il Mezzogiorno a una spiaggia sulla quale cuocere al sole di agosto: per poi scappar via.

http://www.udinetoday.it/cronaca/nicola-gratteri-laboratorio-internazionale-comunicazione-gemona.html 

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