L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 agosto 2015

Siria, la Rivoluzione a pagamento e l'Isis/al Qaeda non devono perdere da qui i bombardamenti umanitari della Nato, Turchia e Stati Uniti

Lo Stato Islamico ha perso terreno, ma solo un po’

di Eugenio Roscini Vitali
3 agosto 2015, pubblicato in Enduring freedom
 
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Secondo un’analisi pubblicata dal sito specializzato IHS Jane’s 360, nei primi sei mesi del 2015 lo Stato islamico (IS) avrebbe perso il controllo sul 9.4% del territorio; nonostante i recenti successi conseguiti a Palmira e Ramadi, la superficie del Califfato si estenderebbe ora per circa 82.940 kmq, misura inferiore agli oltre 90 mila kmq stimati lo scorso dicembre.
Significativi i cambiamenti registrati nella Siria occidentale e meridione, dove le truppe governative del presidente Bashar al-Assad hanno perso il controllo sul 16% del territorio e dove potrebbe scatenarsi una lotta ancora più cruenta nel caso in cui il governo decidesse di ritirare le proprie forze verso la fascia costiera.



Alla disfatta del regime siriano seguirebbe una nuova guerra tra fazioni siriane antigovernative e Stato islamico per il controllo della regione e delle principali città, prime fra tutte Damasco, Aleppo ed Homs.
All’interno della galassia sunnita, con gli insorti che nei primi sei mesi del 2015 hanno ripreso il controllo del 11,1% del territorio, particolare peso stanno avendo poi le fazioni che ideologicamente sembrano essere più vicine all’IS, gruppi particolarmente organizzati affiliati ad al-Qaeda (Jabhat al-Nusra, Jaysh al-Islam r Ahrar al-Sham) che cercano di presentarsi alla comunità internazionale come una valida alternativa possibile al regime alawita, ma che in realtà hanno come obiettivo la creazione di un califfato Islamico.
Significativo è infine lo sforzo dell’esercito iracheno e delle forze paramilitari curde che nel primo semestre del 2015 hanno riguadagnato rispettivamente il 4,5% e il 9,8% dei territori persi dall’avvento dello Stato islamico. (IT log defence)

http://www.analisidifesa.it/2015/08/lo-stato-islamico-ha-perso-terreno-ma-solo-un-po/

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