L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 agosto 2015

Sulmona, la politica dimentica la sua ragione d'essere, sintesi in funzione degli interessi delle comunità

Snam, Comitati: la grande beffa
venerdì 07 agosto 2015
Immagine attivaSULMONA – “I nostri timori si sono, purtroppo, rivelati fondati: la Regione Abruzzo non ha avuto nè la capacità nè la volontà di far rinviare la Conferenza di Servizi sul metanodotto”.
Non risparmiano critiche i comitati cittadini per l’ambiente dopo la conferenza dei servizi sul metanodotto che ha rimesso l’ultima parola al governo (clicca).


“Occorreva un intervento molto deciso sul Governo, che invece non c'é stato da parte dei nostri rappresentanti – incalzano - occorreva la partecipazione in prima persona del Presidente D'Alfonso e del Vice Presidente Lolli che invece hanno, con la loro assenza, ancora una volta abbandonato la lotta e imposto, ai cittadini e ai territori, l’umiliazione di soccombere allo strapotere del Governo e della multinazionale. Così come si sono fatti notare per  la loro latitanza i Presidenti di Umbria e Marche, tutti Governatori, guarda caso, dello stesso colore politico del Presidente del Consiglio il cui "decisionismo", evidentemente, va assecondato. Vistose anche le defezioni di molti Comuni, tra cui l'Aquila in testa: proprio l'Aquila, che era la città capofila della opposizione al progetto Snam. Il risultato non poteva che essere disastroso: dopo quella sulla centrale si chiude anche la Conferenza di Servizi sul metanodotto e la Snam, che ha visto accolte tutte le sue istanze, può tranquillamente cantare vittoria. Per indorare la pillola l'Assessore Mazzocca, lasciato  da solo a gestire la bollente questione, parla ancora di "riunione interlocutoria", dice che ora la palla passa alla Presidenza del Consiglio e che la Regione si opporrà "fino alla morte".
Ma la realtà è ben diversa – aggiungono - perchè i giochi sono ormai  fatti e il diritto alla salute, all’incolumità, l’ambiente, l’economia, le opportunità di sviluppo, sono compromessi e condannati grazie a coloro che, da rappresentanti del popolo, si sono trasformati in paladini dei poteri forti. Il Governo calpesta arrogantemente il dissenso espresso dalle istituzioni e dalle comunità locali anche perchè non supportati da un fronte unico di opposizione con azioni di contrasto all’opera e si limiterà, pertanto, a considerare gli incontri che seguiranno, adempimenti puramente formali. La vera battaglia, che avrebbe potuto cambiare l'esito della "vicenda Snam", è quella che  la Regione,  per calcolo o per inadeguatezza, non ha combattuto. Ora è troppo tardi. Eppure la Regione Abruzzo ha avuto a disposizione ottime carte da giocare, a livello politico, tecnico e giuridico; carte che però ha buttato nel cestino, per calcolo o inadeguatezza, lasciando pienamente campo libero alla Snam e al suo principale sponsor, il Governo Renzi.

Quando, alcune settimane fa, D'Alfonso aveva "strappato" la possibilità di ridiscutere la localizzazione della centrale, sembrava che l'intera infrastruttura potesse essere rimessa in discussione. Ma ora che la Conferenza di Servizi  ha bloccato il metanodotto sulla dorsale appenninica e dunque sui nostri  territori,  che senso ha quello "spiraglio"? Solo uno specchietto per le allodole perché spostare la centrale di qualche centinaio di metri o di qualche chilometro non cambia assolutamente nulla e non è questo l'obiettivo per il quale stiamo combattendo dal 2008.

Quella che si sta consumando sulle nostre teste e a danno del nostro territorio – concludono - è una grande beffa che ha come protagonisti avversari ben definiti come il Governo e la Snam in perfetta simbiosi, ma anche quei tanti politici molto inclini alla carriera politica e poco avvezzi a difendere i diritti delle popolazioni e il territorio,  la cui inaffidabilità abbiamo imparato ormai da tempo a riconoscere e verso i quali i cittadini non potranno che puntare l’indice accusatore: E’ COLPA VOSTRA!”.


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