L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 agosto 2015

un governo di bamboccioni non sanno fare neanche di conto nell'ansia di apparire

Figuraccia Renzi: sbagliati i dati del Jobs act, il ministero di Poletti ammette l’errore

Come per un gioco di prestigio, ben 302.827 lavoratori a tempo indeterminato. O meglio: il gioco di prestigio l’avevano fatto il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che oggi ha ammesso il clamoroso errore: i 302.827 lavoratori a tempo determinato in più non ci sono mai stati.
I dati diffusi il 25 agosto dal ministero del Lavoro erano sbagliati.
I contratti a tempo indeterminato in più nei primi 7 mesi del 2015 non sono 630.585 come assicurato 48 ore fa, ma solo 327.758.
Quest’ultimo numero è la risultante di attivazioni e cessazioni (+ 117.498) e stabilizzazioni (210.260).
Tradotto: i posti di lavoro in più sono davvero pochini, visto che la metà dei contratti indeterminati dichiarati non è mai esistita, mentre gli altri sono per lo più trasformazioni di contratto per gente che già lavorava.

Renzi Poletti Jobs act

Risultato: il Jobs act per la disoccupazione non ha fatto una mazza. E c’è costato lo Statuto dei lavoratori.
E sono stati cessati 1,3 milioni di contratti in più.
“Nella tabella corretta — spiega una nota del dicastero — l’incremento delle attivazioni dei contratti a tempo indeterminato» sullo stesso periodo del 2014 «è del 39,3% anziché del 30,5%» di ieri (sono stati attivati nel complesso 5.150.539 contratti e non 4.954.024 come erroneamente comunicato). Di contro, evidentemente, di notevole entità è la correzione effettuata sulle cessazioni di contratti: secondo le tabelle corrette, nei primi sette mesi del 2015 le cessazioni sono state 4.014.367 e non 2.622.171 come precedentemente annunciato, 1.392.196 in più.

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“Ieri — continua la nota del ministero — è stata diffusa una tabella che dava conto delle attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro di tutti i settori di attività, escluso il lavoro domestico e la pubblica amministrazione, nei primi sette mesi del 2015 in confronto allo stesso periodo del 2014. Purtroppo, un errore nei calcoli relativi alle diverse componenti ha prodotto valori non esatti”.
E intanto slittano anche i decreti attuativi del Jobs act:  “Se non ci saranno dei cambiamenti nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri — aveva detto in mattinata il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, discutentdo del Jobs Act al Meeting di Cl di Rimini — è previsto che portiamo domani gli ultimi quattro decreti e quindi a quel punto la legge delega sarà completamente attuata”.

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Ma poi, da fonti ministeriali, arriva la smentita: i decreti attuativi del Jobs act non saranno esaminati domani dal consiglio dei ministri.
“Oggi in pre-consiglio — ha comunicato Poletti — abbiamo verificato che l’ordine del giorno è già troppo affollato e quindi, visto che il termine per l’approvazione della legge delega è metà settembre, abbiamo deciso di rinviare di una settimana”.

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