L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 settembre 2015

Diego Fusaro, identità, tradizione e cultura

Ius soli, Fusaro: "Disintegreremo tutte le identità, le nostre e le loro"
 
25 settembre 2015, Adriano Scianca
 
Ius soli, Fusaro: 'Disintegreremo tutte le identità, le nostre e le loro'
 
"Gli immigrati vengono introdotti non per integrarli, bensì per disintegrare noi". È quello che pensa il filosofo Diego Fusaro della dinamica immigratoria. E, intervistato da IntelligoNews, aggiunge: "Dovremmo estendere i nostri diritti a loro senza pretendere di renderli come noi. Invece facciamo il contrario".

Fusaro, cosa ne pensa della possibile introduzione dello ius soli? 

«Più che le leggi in quanto tali preferisco commentare la dinamica generale. Dall'89 a oggi è in atto un progetto di rimozione dei diritti. Gli immigrati vengono introdotti non per integrarli, bensì per disintegrare noi. Quei pochi diritti che abbiamo passano ormai per privilegi. Gli immigrati sono usati come carne da cannone per togliere diritti». 

Se dico che l'essere cittadino ha a che fare con identità e tradizione, con una continuità di generazioni, sto formulando un pensiero di destra? 

«Io ho da tempo abbandonato questa dicotomia destra/sinistra, l'unica domanda che mi pongo e se si tratti di un pensiero di buon senso o meno. Ora, l'identità e le tradizioni esistono. Rispetto al modo in cui le ha pensate certa destra io preferisco pensarle in maniera più culturale che naturalistica, seguendo in questo Gentile, che infatti non fu mai razzista, essendo il razzismo una barbarie naturalistica. Come diceva Hegel, è come pensare che lo spirito sia un osso. Quindi io mi distinguo sia da chi pensa le identità in modo naturalistico, come certa destra, sia da chi le rimuove, come certa sinistra». 

In definitiva, a cosa mira questa accelerazione della politica sul tema dell'immigrazione e della cittadinanza? 

«A disintegrare le identità, le nostre e quelle dei migranti, per imporre l'unica identità del consumo. Come dico spesso, la nostra identità non è minacciata da chi è al di là del Mediterraneo, ma da chi è al di là dell'Atlantico»

Non c'è un razzismo rimosso nel pensare che il culmine della bontà sia rendere gli immigrati uguali a noi? E se non volessero diventarlo, come noi? 

«C'è pieno razzismo se diciamo che gli immigrati devono cessare di essere ciò che sono per diventare come noi. Non c'è razzismo se diciamo che i nostri diritti devono essere anche i loro. Ecco, noi non gli diamo diritti e vogliamo renderli come noi, quindi è il massimo del razzismo»
 

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