L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 settembre 2015

Gli ebrei hanno finito di uccidere e spargere sangue siriano ma non hanno finito di sostenere islamisti

I RUSSI IN SIRIA COMPLICANO I PIANI MILITARI DI ISRAELE
Medio Oriente. «L'ingresso della Russia nella scena siriana cambia le regole del gioco», scrive Amos Harel, analista di Haaretz. Israele si prepara a fare i conti con la presenza militare di Mosca in appoggio al presidente Bashar Assad che limiterà il dominio dei cieli della sua aviazione













Un Sukhoi russo in missione di addestramento

  11 settembre 2015
A ini­zio set­ti­mana il quo­ti­diano liba­nese al Akh­bar aveva salu­tato con favore il mag­gior coin­vol­gi­mento mili­tare della Rus­sia a soste­gno del pre­si­dente Bashar Assad e delle forze gover­na­tive siriane in affanno con­tro la galas­sia di for­ma­zioni jiha­di­ste e qae­di­ste — dall’Isis ad al Qaeda (al Nusra) — ben armate e finan­ziate dalle gene­rose dona­zioni che arri­vano dai Paesi del Golfo. Secondo il quo­ti­diano, l’intervento mili­tare di Mosca impe­dirà o almeno osta­co­lerà futuri attac­chi aerei israe­liani in Siria e invia un segnale pre­ciso al lea­der turco Erdo­gan, nemico giu­rato di Assad. Al Akh­bar vola troppo alto, imma­gina una Rus­sia decisa in Siria ad opporsi anche mili­tar­mente allo Stato di Israele, dal quale, peral­tro, ha appena com­prato una decina di droni per tenere sotto con­trollo la fron­tiera con l’Ucraina. Allo stesso tempo è evi­dente che, come ha scritto Amos Harel, auto­re­vole ana­li­sta mili­tare del quo­ti­diano israe­liano Haa­retz, «L’ingresso della Rus­sia nella scena siriana cam­bia le regole del gioco».


Le mis­sioni dei cac­cia russi nei cieli della Siria, ha spie­gato Harel, auto­ma­ti­ca­mente pon­gono dei «vin­coli» alla libertà di azione dei jet da com­bat­ti­mento israe­liani. Di fronte a ciò, indica l’analista, Israele dovrà in qual­che modo ade­guarsi alla nuova situa­zione e modi­fi­care in parte la sua stra­te­gia. Restri­zioni alla libertà di movi­mento dell’aviazione israe­liana sono pre­vi­sti anche dal quo­ti­diano Yediot Ahro­not. Saranno richie­ste nuove “regole d’ingaggio” ha lasciato inten­dere Ram Ben-Barak, diret­tore gene­rale del mini­stero dell’intelligence di Israele, men­tre Amos Gilad, un con­si­gliere del mini­stro della difesa Moshe Yaa­lon, sostiene che è troppo pre­sto per par­lare di «osta­coli» alle ope­ra­zioni in Siria delle forze aeree israe­liane. Da parte sua Amos Yad­lin, ex capo dell’intelligence mili­tare, esclude che le due parti andranno in rotta di col­li­sione. Faranno in modo di «non incon­trarsi», ha com­men­tato ricor­dando che Mosca e Tel Aviv non sono nemiche.

Gli israe­liani get­tano acqua sul fuoco, ridi­men­sio­nano i riflessi dell’intervento russo in Siria, almeno per ciò che riguarda gli inte­ressi dello Stato ebraico. Ed esclu­dono che i cac­cia russi si spin­ge­ranno verso il sud della Siria, dove Israele con­cen­tra buona parte dei suoi attac­chi con­tro l’esercito siriano e i com­bat­tenti di Hez­bol­lah. Sanno però che dovranno fare i conti con una situa­zione nuova, che com­plica, e non poco, i loro piani mili­tari a soste­gno, ormai evi­dente, delle mili­zie isla­mi­ste radi­cali – quelle che in Occi­dente descri­vono ancora come “ribelli mode­rati” — che ope­rano nel sud della Siria e a ridosso del Golan. Israele già offre assi­stenza medica a que­sti “guer­ri­glieri della libertà” con i quali, secondo un rap­porto degli osser­va­tori dell’Onu, man­tiene con­tatti più o meno regolari.

Da quando è comin­ciata la guerra civile siriana l’aviazione con la stella di Davide ha avuto il com­pleto domi­nio dei cieli e com­piuto fre­quenti attac­chi nel Golan e lungo la fron­tiera tra Libano e Siria, ma anche vicino Dama­sco. Uffi­cial­mente per bloc­care con­vo­gli con armi sofi­sti­cate e razzi desti­nati a Hez­bol­lah e per impe­dire che il sud della Siria, in par­ti­co­lare la fascia di ter­ri­to­rio a ridosso del Golan, si tra­sformi, sem­pre secondo Tel Aviv, in un “avam­po­sto ira­niano” per osser­vare lo Stato ebraico e attac­carlo. Tut­ta­via, osser­vando sulla car­tina gli obiet­tivi col­piti negli ultimi mesi dai bom­bar­dieri israe­liani, i raid non paiono più indi­riz­zati a bloc­care i pre­sunti con­vo­gli di armi. Piut­to­sto danno una mano alle for­ma­zioni armate che com­bat­tono con­tro l’esercito siriano impe­gnato, assieme agli alleati di Hez­bol­lah, a ripren­dere il con­trollo del Qala­moun, di Zaba­dani e del con­fine con il Libano, un’area stra­te­gica alla quale Dama­sco non può rinun­ciare se vuole garan­tirsi la sopravvivenza.

http://ilmanifesto.info/i-russi-in-siria-complicano-i-piani-militari-di-israele/

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