L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 settembre 2015

Migranti, rubiamo le loro terre, portiamo morti e distruzioni e loro scappano per sopravvivere, è nella logica

Profughi, Giulietto Chiesa: "Perché vengono da noi: tutto è iniziato 40 anni fa"
08 settembre 2015, Adriano Scianca
Profughi, Giulietto Chiesa: 'Perché vengono da noi: tutto è iniziato 40 anni fa'
"L'Unione europea è finita". È lapidario, il giornalistaGiulietto Chiesa, nel giudicare l'atteggiamento dell'Ue sull'emergenza immigrazione. E a IntelligoNews spiega: "Aylan? Il sistema mediatico è falso, ma la foto ha commosso anche me".

Chiesa, l'Ue chiederà a Germania, Francia e Spagna di accogliere più di 70mila rifugiati. Dall'Italia se ne andranno in circa 40mila. C'è però sempre l'impressione che l'Europa arranchi, che ogni mossa sia una rincorsa a fatti che vanno più veloci. Ha anche lei questa impressione? 

«Assolutamente sì, è una situazione letteralmente insostenibile. È palese la totale impreparazione degli organi europei e non solo europei. Siamo nel panico perché dobbiamo rimediare a un ritardo di 40 anni». 

Cosa intende dire? 

«Le comunità ricche del pianeta hanno deciso di liberalizzare i capitali senza pensare che si sarebbe creata una situazione così, che invece era del tutto logica. Oggi i capitali si spostano spingendo un semplice bottone. Poi non ti puoi stupire se milioni di persone si trovano fuori dal luogo in cui sono nate e cresciute. Ci chiediamo sempre come ospitarli, dovremmo chiederci come mai si muovono. E la risposta è: per un collasso del nostro sistema economico».

Cosa ci dice questa situazione sull'Europa? 

«Che l'Europa non è unita. Ci sono due o tre Europe, ciascuna con la propria idea di cosa sia la comunità europea. Ciascuno va per conto suo. Inoltre una parte dell'Ue è entrata nell'unione con un'idea sbagliata di cosa sia l'Europa. Se si sta in Europa è perché si crede in determinati valori, tra cui anche la solidarietà, non certo per l'Euro. Ebbene, una decina di Stati non ha la minima idea di questi valori. E questa è la fine dell'Europa, di cui presto ci renderemo conto»

La Merkel apre le frontiere della Germania ai profughi: solidarietà o semplice ricerca di nuova manodopera immigrata? 

«C'è anche questa seconda componente, senz'altro. Del resto io ho fatto l'europarlamentare e già diversi anni fa si diceva che, dato il nostro tenore di vita e la nostra denatalità, presto avremmo avuto bisogno di 20 milioni di immigrati. Si diceva proprio così: 20 milioni. Quindi si sapeva che ne avremmo avuto bisogno. Nel caso della Merkel, tuttavia, credo che sia stata soprattutto una scelta politica. In questa situazione o si prende atto del disastro o si dà un esempio. La Merkel ha dato l'esempio, con una scelta che condivido». 

La foto di Aylan ha commosso il mondo. L'emozione veicolata dai media non è però sempre un po' selettiva e ipocrita? 

«Naturalmente in parte c'è anche questo aspetto di ipocrisia dell'Occidente. Il sistema mediatico è falso e produce falsità. Detto questo confesso che io ne sono stato ugualmente colpito. Come padre, quella foto mi ha emozionato e credo che sia stata un momento di catarsi per molte persone. Quindi, in generale, credo che l'effetto sia stato positivo».

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