L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 26 settembre 2015

Muos, sono 70 anni che gli scarponi militari statunitensi occupano le terre d'Italia e spesso prendono i soldati locali e li aggiungono ad altri per fare le loro guerre come in Afganistan

io Crisi #MUOS: onde elettromagnetiche, ma anche colpi di Stato

Terzo Millennio

#MUOS: onde elettromagnetiche, ma anche colpi di Stato

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La fiducia che viene pretesa dagli atlantisti è totale e incondizionata. Ciò ci riconduce al nucleo arcaico del colonialismo. Il caso MUOS è esemplare.
Come era prevedibile, la questione dei danni ambientali causata dalla base statunitense del MUOS (Mobile Users Object System) di Niscemi, si è avvitata in quel consueto stillicidio di perizie di segno opposto e di sentenze in parte rimangiate. Il movimento di opposizione al MUOS si ritrova quindi invischiato in quel rituale roleplay, per il quale a chi cerca di prospettare seriamente questioni tecniche si replica con un tipo di comunicazione irresponsabile; perciò non solo qualunque rischio viene aprioristicamente escluso, ma poco ci manca che il MUOS venga presentato come una fonte dell'eterna giovinezza.

Criticare i movimenti non ha senso, poiché i loro limiti non sono soggettivi, ma oggettivi; non dipendono cioè da carenze di chi ne fa parte, ma dalla natura stessa dei movimenti. Sin dalla loro formazione i movimenti si delineano in base a "valori condivisi", come la salute o la legalità costituzionale. Solo che questi "valori condivisi" non sono affatto condivisi dal governo e dai media. Anche la "democrazia" si riduce al diritto di manifestare, il che, concretamente, comporta solo il diritto di farsi manganellare dalla polizia, con l'obbligatorio strascico di condanne per resistenza all'arresto (quando colpisce corpi solidi, il manganello incontra resistenza).
D'altra parte la comunicazione irresponsabile del potere, pur nel suo intento di ridicolizzare e banalizzare, talvolta finisce involontariamente per riportare le questioni al nodo cruciale, che è quello dell'imperialismo e del colonialismo. Un "reportage" (si fa per dire) del quotidiano "La Stampa" dello scorso anno dall'isola di Ohau dell'arcipelago delle Hawaii ci mostra infatti la popolazione locale tranquilla ed entusiasta del fatto di convivere con l'impianto gemello del MUOS di Niscemi.
Sennonché le Hawaii fanno parte degli Stati Uniti in seguito ad un violento processo di conquista coloniale che durò dal 1876 al 1898, con tanto di colpo di Stato, anche con l'intervento dei Marines, ai danni della monarchia locale. Il confronto con le Hawaii non è quindi per la Sicilia tanto rassicurante, poiché quelle isole del Pacifico videro la propria popolazione in gran parte sterminata e soppiantata dall'arrivo di coloni americani.
Dei quattro MUOS operanti al mondo, due non si trovano negli Stati Uniti, uno a Niscemi in Sicilia e l'altro a Kojarena in Australia. Ed anche l'Australia non ha dei precedenti molto rassicuranti. Nel 1975 il governo australiano del laburista Gough Whitlam pretese di veder chiaro nelle operazioni di spionaggio satellitare della base USA-CIA di Pine Gap. Whitlam però ottenne solo di farsi destituire da un colpo di Stato organizzato dalla CIA e dal servizio segreto britannico MI6.
L'atto formale di destituzione del Primo Ministro Whitlam fu compiuto dal Governatore Generale, il rappresentante della Corona britannica in Australia. Si scoprì così che l'Australia non è un Paese indipendente, ma tuttora una colonia britannica. Si scoprì anche cosa succede a chi cerca di opporsi alle basi USA. In queste settimane si sta festeggiando il record di regno della regina Elisabetta II, ed è un peccato che, tra le benemerenze della regina, non si ricordi anche quel colpo di Stato del 1975.
L'impianto MUOS di Niscemi non può esibire neppure la esile foglia di fico giuridica dell'Alleanza Atlantica, poiché gli USA se lo gestiscono da soli e non vogliono "alleati" tra i piedi. La fiducia che viene pretesa è totale e incondizionata. Ciò ci riconduce al nucleo arcaico del colonialismo, nel quale il popolo conquistatore diventava non solo la casta dominante nei confronti dei popoli conquistati, ma anche la loro divinità.

Illustrazione Megachip ft. Dees Illustration

Fonte: comidad.org

Tratto da: megachip.globalist.it


http://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/232-crisi/56918-muos-onde-elettromagnetiche-ma-anche-colpi-di-stato.html 

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