L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 21 settembre 2015

#No3GuerraMondiale, la Consorteria Guerrafondaia Statunitense è stupida, non comprende che se tocca la Russia tocca la Cina, se tocca la Cina tocca la Russia e che i giochini sono finiti

FP, Usa: "Il Pentagono sviluppa nuovi piani militari contro la Russia".

ARLINGTON, VA - SEPTEMBER 18: U.S. Defense Secretary Ashton Carter (R) and Chairman of the Joint Chiefs of Staff Gen. Martin Dempsey participate in the Defense Department's National POW/MIA Recognition Day Ceremony on the Pentagon River Terrace Parade Field September 18, 2015 in Arlington, Virginia. The annual event honors prisoners of war, those missing in action and their families, and highlights the government's continued work to account for them.  (Photo by Mark Wilson/Getty Images)

Per la prima volta dopo il crollo dell'Unione Sovietica, il Pentagono sta mettendo a punto un nuovo progetto d'intervento contro la Russia. Ad affermarlo, lo scorso venerdì, è stata Foreign Policy, la più autorevole rivista statunitense di relazioni internazionali.
"Abbiamo decisamente bisogno di aggiornare i nostri piani per rispondere alle potenziale aggressione contro qualsiasi alleato della Nato", ha detto un funzionario del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti al giornale. E tali piani, si apprende, vanno in due direzioni che si sviluppano in maniera parallela.


Secondo Michèle Flournoy, ex sottosegretario alla Difesa, co-fondatore del Center for a New American Security e attualmente nel consiglio di amministrazione dell'Atlantic Council (think tank che si prefigge di promuovere la leadership americana nel mondo), ha rivelato che si lavora contemporaneamente su un doppio binario. Ovvero, su cosa possono fare gli Usa nel caso in cui la Russia attaccasse uno dei paesi membri della Nato e su ipotesi di intervento militare di Washington al di fuori dell'ombrello dell'Alleanza Altantica.
Ad essere maggiormente presidiate dal Pentagono in questo momento sono le Repubbliche Baltiche: Lituania, Lettonia ed Estonia. Qui, alla luce di quanto riportato dal New York Times nel giugno scorso, gli Stati Uniti hanno intenzione di inviare carri armati, veicoli corazzati d'attacco, artiglieria pesante e altre armi per far far fronte ad un'eventuale aggressione di Vladimir Putin.
Questo rinnovato interesse per gli Stati Baltici sarebbe stato puntualizzato in seguito alla visita del settembre 2014 di Barack Obama in Estonia. Dunque, la strategia di accerchiamento nei confronti della Russia continua ad aumentare, e non sembra destinata ad arrestarsi negli a venire. A tale riguardo, segnaliamo che nell'ultimo periodo le esercitazioni dei paesi del Patto Atlantico hanno subito un significativo incremento e che, all'inizio di settembre, la Nato ha aperto ufficialmente sei nuove basi (Force Integration Unit) in Lituania, Estonia, Lettonia, Romania, Bulgaria e Polonia.
Per l'occasione Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, ha dichiarato al Wall Street Journal: "per 40 anni il compito principale e quasi unico della Nato è stato quello di fornire un deterrente in Europa. La guerra fredda si è conclusa, il Muro di Berlino è caduto e così invece di andare fuori mercato siamo andati fuori area [in Afghanistan]. Ora siamo sulla via del ritorno". Che tradotto vuol dire: "La Guerra Fredda è ricominciata".

Il Foreign Policy rimarca che le priorità di Washington sono cambiate dopo il referendum in Crimea. Ma allo stesso tempo esclude interventi degli Stati Uniti prima della fine del secondo mandato di Obama. Chi prederà decisioni in merito ad azioni militari sarà molto probabilmente il futuro Presidente.
Tuttavia l'articolo della rivista rivela una certa faziosità. Sembra, infatti, che gli Stati Uniti, dopo anni di collaborazione, siano stati costretti ad occuparsi improvvisamente di Mosca per "colpa" di Putin. Ma a ben guardare, le cose non stanno affatto così. Se è vero, infatti, che il leader russo non ha mai nascosto un progetto di allargamento dell'egemonia sulle ex repubbliche sovietiche, allo stesso tempo il Pentagono si è disinteressato della Russia solo fino a quando era tenuta in scacco dall'Occidente.
La disastrosa e corrotta presidenza Eltsin, finanziata con milioni di dollari dagli Stati Uniti, o le "rivoluzioni colorate" (eterodirette dall'Occidente) nei paesi confinanti con la Russia, sono state totalmente messe da parte dall'analisi offerta dalla giornalista Julia Ioffe. La ricostruzione degli eventi, che hanno portato il Pentagono a rimettere la Russia al centro dei suoi interessi, appare finalizzata solo a mettere in luce la minaccia rappresentata dal Presidente russo.

http://www.polisblog.it/post/358190/usa-pentagono-nuovi-piani-militari-contro-russia

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