L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 settembre 2015

Renzi trattato per quello che è, il servo degli euroimbecilli e della Consorteria Guerrafondaia Statunitense

Vertice trilaterale su Siria e Libia: l’Italia viene tenuta fuori

Stasera Mogherini a cena con francesi, tedeschi e britannici

Mogherini a Bruxelles all’incontro dei leader della Ue (LaPresse)  
 Mogherini a Bruxelles all’incontro dei leader della Ue (LaPresse)

Appuntamento a Parigi, per stasera, ora di cena. Menù politico di massimo interesse per l’Europa: Iran, sicuramente Siria, probabilmente Libia. Ma il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha previsto solo altri tre commensali: il collega tedesco Frank-Walter Steinmeier, quello britannico Philip Hammond e Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. 

Chiusa la due giorni di vertici corali sull’immigrazione a Bruxelles, l’Unione europea riparte da un trilaterale che sarebbe dovuto restare riservato. Il ministro degli esteri italiano, Paolo Gentiloni,non è stato chiamato. Da Roma nessun commento, mentre da Bruxelles si fa sapere che «gli inviti sono partiti da Parigi e che la cena è un incontro tra i componenti europei del gruppo 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna più la Germania ndr) che ha negoziato con l’Iran. Si farà il punto della situazione dopo l’accordo e in questo senso si parlerà anche di Siria». 

La spiegazione non convince la diplomazia italiana che, secondo una ricostruzione affidabile, non sarebbe stata neanche ufficialmente informata. Qualcuno nel governo si aspettava almeno una telefonata da Federica Mogherini, candidata con decisione all’incarico europeo da Matteo Renzi, giusto un anno fa.
I tre ministri partiranno dal nucleare iraniano e rapidamente arriveranno all’ esodo dei siriani. Guerra e immigrazione, e dentro c’è anche la Libia, fanno ormai parte dello stesso dossier. La scorsa settimana il segretario di Stato americano John Kerry ha visto prima il britannico Hammond e poi il tedesco Steinmeier. La linea degli Stati Uniti poggia su un paio di punti fermi: no a un intervento militare massiccio in Siria, sì ad azione mirate contro l’Isis. Ma il mini-direttorio europeo è diviso: i francesi sono pronti a bombardare le posizioni dello Stato Islamico, i britannici anche, senonché il premier David Cameron non sembra avere la maggioranza in Parlamento per autorizzare l’intervento; i tedeschi vogliono solo sentire parlare di negoziati. Qualunque sia la strategia che prevarrà, tutti gli altri Paesi europei dovranno semplicemente adeguarsi. 

Fabius, Steinmeier e Hammond terranno conto anche della relazione presentata ieri al vertice di Bruxelles da Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo. Tusk è appena tornato da un lungo giro nei campi di accoglienza di Libano, Giordania e Turchia. Ha descritto una situazione devastante, sostenendo che in tutta la regione ci sono «10-12 milioni di potenziali rifugiati che potrebbero diventare potenziali migranti».

Cifre difficili da controllare, ma per mantenere l’allarme al massimo livello bastano i quasi due milioni di profughi siriani ospitati dalla Turchia. «I campi di accoglienza turchi di fatto sono ormai aperti», ha riferito Tusk.. Al di là dell’appoggio finanziario promesso da Bruxelles, il governo di Istanbul insiste: dobbiamo creare una zona cuscinetto fuori dai confini in cui accogliere i rifugiati sotto il controllo di Turchia, Ue e Usa.
Non sarà una cena leggera. 

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