L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 21 settembre 2015

Sapelli è un ottimo borghese, ma non capire che questa Europa è irriformabile è da ingenui. Il progetto dell'Euro è basato sull'austerità, è basato sull'adozione di ogni paese di una moneta straniera. La Germania e gli staterelli della sua area economica, che hanno lucrato e lucrano sull'Euro non permetterà MAI agli euroimbecilli di mettere in discussione i Trattati

20/09/2015

“Vogliamo gli Stati Uniti d’Europa? Dobbiamo abolire quella di oggi”

Per il professor Giulio Sapelli lo spirito di Ventotene è stato tradito. Ha vinto l’ossessione per l’economia, e si vede anche nel caso dei migranti
Quando si parla di Europa, in molti fanno riferimento al manifesto di Ventotene, programma politico per una nuova Europa, “libera e unita”, elaborato nel 1944 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi (e diffuso con l’aiuto di Ursula Hirschmann). «Ma l’Europa di oggi non c’entra nulla con quella tratteggiata da Spinelli», spiega Giulio Sapelli, ordinario di Storia Economica presso l’Università degli Studi di Milano. «Il sistema è diverso, la forma istituzionale è diversa». E parlare di Ventotene allora si può fare, ma solo se si ha in mente una rifondazione dell’Europa. Nella direzione, come suggerivano i tre politici, degli Stati Uniti d’Europa.
Perché sono diverse?
Prima di tutto, come sa chi ha letto il manifesto di Spinelli, la loro idea di Europa non era federale, come è oggi, ma confederale. Sul modello degli Stati Unti d’America. Funziona più o meno come la Spagna attuale, come la Svizzera. Poi i federalisti attuali hanno fatto confusione, scambiando un modello per un altro. E l’Europa di oggi, quella che è venuta fuori da un processo complesso, non ha avuto niente a che vedere con loro. E questo è il motivo di tutti i disastri che vediamo oggi.
E allora chi è intervenuto nella costruzione dell’Europa attuale?
Dei padri fondatori, nell’Europa di oggi, non c’è nulla. Di sicuro non c’è nulla di chi ha scritto il manifesto di Ventotene. E manca anche il ramo cattolico-socialista. Non ha nemmeno partecipato la massoneria – intendo il rito scozzese – perché non è dentro l’euro. L’Europa di oggi si basa sul tentativo da parte di Ciampi e Trichet di limitare il potere tedesco. E ha una struttura tattica, non strategica. Utilizza espedienti, trucchetti senza alcun significato, come ad esempio il vincolo del 3%, o il fiscal compact. Con questi fondamenti, è ovvio che poi le cose non funzionano. Si è visto con la Grecia, sul piano economico. Ma anche con la crisi dei migranti.
L’idea di Europa di Spinelli non era federale, come è oggi, ma confederale. Sul modello degli Stati Unti d’America. Funziona più o meno come la Spagna attuale, come la Svizzera
E cosa si deve fare?
Varie cose. Prima di tutto, non bisogna uscire dall’euro. È stato un errore crearlo, come sosteneva Paolo Baffi, ed è stato un errore entrarci, questo è indubbio. Ma ormai ci siamo, e abbandonarlo – anche solo per gli attacchi speculativi che subiremmo – sarebbe ancora peggio. Allora per cambiare, restando in questa cornice, vanno fatte modifiche radicali.
Quali?
Riscrivere i trattati, rimettendo al centro la sovranità nazionale. E poi creare un unico Parlamento con potere deliberativo, eliminando Consiglio e Commissione, che non servono. La Commissione andava bene, ma quando c’erano i commissari – che erano veri commissari, come lo era Giorgio Amendola, o Silvio Leonardi, quando era ancora un organismo tecnico, e non politico.
Servono tecnici?
No. Al contrario. Bisogna smontare la “tecnocratura”, eliminarne ogni traccia. Servirà un’Assemblea Costituente Europea che punti – come indicavano a Ventotene – a una confederazione. Dove ogni Stato ha una sua politica, armonizzata dall’alto, all’interno di una moneta unica e con la possibilità di fare default, come succede in America. E poi, per tutto il personale, serve rimettere i concorsi, cioè le competenze e non le aderenze politiche. Sarà un processo lungo, occorre prepararsi.
Per una nuova Europa occorre creare un unico Parlamento con potere deliberativo, eliminando Consiglio e Commissione
Ma quali Paesi dovranno farne parte?
A questo proposito, va notato che l’allargamento a est è stato, a mio avviso, troppo rapido. E poi, con una mancanza molto grave: la Russia. Perché l’Europa, non c’è niente da fare, va dall’Atlantico agli Urali. Per storia e tradizione comprende la Russia. Averla tenuta fuori è stata una scelta sbagliata, in questo senso sono gollista. Mancanza ancor più grave vista la situazione geopolitica attuale.
In che senso?
Non si può costruire un’unione di Paesi dimenticandosi di quello che è oggi, il nuovo ordine mondiale. La globalizzazione ci impone, oggi, di pensare all’Europa come a un elemento, tra gli altri, dello scacchiere internazionale. Non solo come somma di Paesi di un continente. Altrimenti finiamo schiacciati tra Stati Uniti d’America e Cina. E adesso, invece, siamo confusi, come dimostra la crisi sui migranti.



E questa confusione si deve a.. ?
Prima di tutto, al fatto che è un’Europa a trazione tedesca. La scelta della Merkel di sospendere Dublino solo per i profughi siriani è, nei fatti, razzista. Vuole attirare una borghesia, quella siriana – e bisogna vedere se serve davvero al mercato tedesco, perché sono tutte persone con una formazione alta. Del resto, si è già visto che ha tentato una retromarcia. Chi parla di dare il Nobel per la Pace alla Germania dimentica tutto il lavoro che fanno, ogni giorno, insieme, il sindaco di Lampedusa, i medici e i rappresentanti della marina italiana, che raccolgono profughi dal mare. È un’opera di abnegazione, capacità, intelligenza, misericordia. Ed è enorme, un lavoro grandissimo ogni giorno. Loro sì, che meritano il Nobel. Ma si parla solo di Germania.
Non riesco a immaginare niente di più ignobile delle quote. Sulla base di cosa vengono decise? Su quali criteri? Quali motivazioni? È l’economicismo portato all’estremo
Però è stata la Germania a risolvere l’impasse.
E invece Renzi ha fatto, in merito, proposte ottime. Ma nessuno lo ha ascoltato. È un’Europa tedesca. E segue principi a mio avviso sbagliati: ad esempio l’elemento di fondo, cioè la distinzione tra rifugiati e migranti economici. Lo dimostra tutta la letteratura in merito: è una distinzione che non ha senso. Perché uno che fugge dalle guerre ha più diritti di uno che fugge dalla fame? Non funziona dal punto di vista morale universale. E poi, lo dimostrano tantissimi studi, chi entra nel mercato non sono i profughi, sono i migranti economici.
Le quote non rappresentano una soluzione efficace?
Non riesco a immaginare niente di più ignobile delle quote. Sulla base di cosa vengono decise? Su quali criteri? Quali motivazioni? È l’economicismo portato all’estremo, l’uso delle funzioni applicato agli esseri umani. L’Europa, o gli Stati Uniti d’Europa non hanno altra scelta: devono accogliere. Le persone si muovono, ognuno va dove vuole. Certo, bisogna controllare, gestire i flussi per evitare problemi sanitari, o di intelligence. Perché il problema del terrorismo è reale, e quello va contrastato sì, con ogni mezzo.
E allora questa nuova Europa chi la deve formare? Su quali principi si regge?
Tutto deve tornare nelle mani dei Paesi che ne rappresentano la cultura. Per cui l’Italia, senza dubbio. La Francia, la Germania. La Spagna. E la Russia, non va tenuta fuori. Tutto è cominciato quando è crollata l’Urss. Avrebbero dovuto fare un nuovo Congresso di Vienna, per gestire il nuovo ordine che stava nascendo. E invece l’Europa ha abbandonato la Russia a se stessa e si è affidata agli Usa, che con le loro rivoluzioni arancioni hanno fatto più danni che altro. Così come con le loro primavere arabe, che hanno dato spazio al peggior terrorismo. L’Italia ha un leader giovane, frettoloso, maleducato ma con idee buone. Si metta a capo degli altri e prenda in mano la situazione. Questa è l’unica strada.

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