L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 ottobre 2015

Craxi, un italiano dalla schiena dritta

Sigonella La verità dei fatti

Al Moderno di Roma proiettato ieri il docu-film della Fondazione Craxi. Nell’ottobre ’85 il caso Achille Lauro e la tensione alla base militare Nato

CRAXI
Il mondo era un altro mondo il 7 ottobre del 1985, quando il dirottamento della nave italiana Achille Lauro sfocerà nella crisi di Sigonella. Il Muro di Berlino era ancora in piedi, alla Casa Bianca risiedeva Ronald Reagan e in Italia presidente del Consiglio era Bettino Craxi.
Ed è proprio nel 30esimo anniversario di quella sfida fra Roma e Washington, e in occasione dell’uscita del volume «La notte di Sigonella» dello stesso Craxi, che ieri la Fondazione a lui intitolata, presieduta dalla figlia Stefania, ha proiettato il docu-film omonimo su quella pagina di storia, basato su testi dell’ex premier, documenti in parte inediti, dossier del Cesis e del Sismi, intercettazioni del Mossad e dispacci del Dipartimento di Stato americano.
Giorni drammatici quelli che vanno dal 7 all’11 ottobre del 1985, in cui si sfiora lo scontro, persino armato, fra il nostro Paese e gli Usa. Giorni raccontati al cinema «The Space Moderno» di Piazza della Repubblica a Roma, dove si sono ritrovati alcuni protagonisti di quella crisi, come Michael Ledeen, consigliere di Reagan che fece da intermediario fra il presidente americano e Craxi nei momenti più delicati.
Una visione che mette i brividi quella proiettata ieri sera e che parte dalle ore 13.10 del 7 ottobre 1985, quando quattro terroristi palestinesi dell’Flp (Fronte per la liberazione della Palestina), al largo di Port Said, in Egitto, sequestrano la nave da crociera Achille Lauro con a bordo più di 400 passeggeri. Il commando chiede la liberazione di 52 prigionieri palestinesi.
Craxi mette in gioco Yasser Arafat, leader dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina), che invia due mediatori, fra i quali Abu Abbas, fondatore dell’Flp. Sembra la svolta. Il 9 ottobre i dirottatori si consegnano nelle mani delle autorità egiziane, la crisi sembra conclusa, ma è un’illusione. I terroristi, infatti, in quelle ore drammatiche, avevano ucciso e gettato in mare Leon Klinghoffer, un cittadino americano paraplegico di religione ebraica.
Gli Stati Uniti entrano così in azione costringendo l’aereo egiziano che, come da accordi, sta portando in Tunisia gli uomini del commando e i due mediatori, ad atterrare, nella notte fra il 10 e l’11 ottobre, alla base Nato di Sigonella. Gli americani chiedono la consegna dei dirottatori e dei due mediatori, Craxi si oppone. La tensione è altissima. Cinquanta carabinieri circondano il Boeing egiziano e gli uomini della Delta Force Usa accerchiano i nostri militari.
Reagan e Craxi si parlano al telefono. Quei terroristi, questa la posizione di Craxi, hanno preso di mira una nave italiana in acque internazionali, dunque devono essere processati a Roma. È quello che accadrà. Craxi decide anche il destino di Abu Abbas, lasciato libero di tornare in patria nonostante gli Usa lo considerino complice dei dirottatori (tempo dopo il capo dell’Flp sarà processato in contumacia e condannato come mandante di quell’azione).
Il film della Fondazione Craxi aggiunge nuovi documenti, anche americani, che immortalano un Craxi dalla parte della ragione, come dimostrano le parole dell’ambasciatore americano a Roma, Maxwell Rabb, critico sull’unilateralismo dispiegato dagli americani in quella occasione. Prima della proiezione del docu-film, che sarà nelle sale cinematografiche il 2 dicembre, Stefania Craxi ha definito la notte di Sigonella «una pagina di coraggio, umanità, coerenza, lungimiranza e orgoglio nazionale che resterà scolpita nella nostra storia patria». Ha anche rispedito al mittente «le mistificazioni di chi tenta di gettare fango su Bettino Craxi affermando che era sua intenzione lasciare impuniti i responsabili» dell’assassinio di un ebreo sulla sedia a rotelle: «Mio padre – ha spiegato la figlia di Bettino – non ha mai sfidato l’America ma ha solo fatto rispettare le leggi italiane internazionali e la sovranità del nostro Paese». Anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella, nel messaggio fatto pervenire in occasione dell’iniziativa della Fondazione Craxi, ha parlato di «pagina importante della nostra storia» in cui «il governo Craxi svolse un ruolo decisivo per evitare una escalation dalle conseguenze imprevedibili». C’è chi sospetta che quell’affronto di Craxi all’America fu l’inizio della sua fine, con il ciclone Tangentopoli in qualche modo pilotato da oltreoceano. Ipotesi. Di sicuro c’è che poco tempo dopo Reagan invitò Craxi a New York e la sua lettera iniziava così: «Dear Bettino».
Luca Rocca

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