L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 6 ottobre 2015

Diego Fusaro apre l'appuntamento del Cafè Philosophique di Bolzano

Che cos’ hanno da dire filosofi e intellettuali al nichilismo militante

di Andrea Felis Con l’arrivo dell’autunno si rinnova quella che è ormai una tradizione negli appuntamenti culturali del capoluogo altoatesino. Riapre le porte il Cafè Philosophique di Bolzano,...
di Andrea Felis
di Andrea Felis







Con l’arrivo dell’autunno si rinnova quella che è ormai una tradizione negli appuntamenti culturali del capoluogo altoatesino. Riapre le porte il Cafè Philosophique di Bolzano, giunto ormai alla sua quarta edizione, e che ha visto succedersi sulle poltrone del Centro Trevi di via Cappuccini nel corso degli anni figure quali Remo Bodei, Giulio Giorello, Adriana Cavarero, Simona Forti, e molti altri fra i più interessanti pensatori del panorama a nazionale. Riannodando il filo del discorso lasciato a febbraio, la rassegna mantiene ancora al centro del proprio interesse il tema del conflitto, e prende il titolo “Polemos 2 – Le parole delle cose: ombre e realtà.” Il sottotitolo recita: “L’unica legge: la verità non esiste, tutto è permesso”.
Si tratta di una citazione da HHasan -i Sabbah , pensatore religioso persiano vissuto fra XI e XII secolo, che certamente a gran parte dei lettori risulta più familiare sotto il titolo de “Il gran Veglio della Montagna”, con cui lo appella Marco Polo ne “Il Milione”.
A capo della setta sunnita dei Nizariti, o Ismailiti persiani (anch’essi più noti sotto il nome di Assassini), si tratta forse del primo e più coerente esponente di una pratica di vita, oltre che di una filosofia esistenziale, che teorizza e pratica un nichilismo militante, cupo e settario, persuasivo e criminale.
Ben più dei nichilisti russi di cui parla Dostoevskij ne “I demoni”, frutto di una rielaborazione letteraria molto libera degli esiti estremistici del movimento politico dei “Narodnaja volja”- eredi del populismo russo –, la figura del “Gran Vecchio” a capo della setta degli Assassini sembra  godere di una sinistra nuova attualità, in una fase quale quella contemporanea in cui i fenomeni estremi su scala globale hanno mostrato come quanto poteva apparire consolidato, ovvio e perfino banale in termini di civiltà, convivenza civile, valori, possa invece incrinarsi drammaticamente, fino all’estinzione di intere culture.
Gli eventi contemporanei mostrano che i conflitti, anche quando paiono regionali, territorialmente ben delimitati, rivelano in tempi stretti un carattere globale.
Spostamento in massa di popolazioni in fuga, infiltrazione del terrore, arrivano direttamente nelle case, lontane solo in apparenza anni luce dal conflitto, e contraddittoriamente con rapide, successive, rimozioni. Nemmeno un anno fa l’attacco omicida-suicida al Charlie Ebdo di Parigi, a già sembra remoto, distante, estraneo.
Tali dinamiche, tali eventi, ci inducono a porci domande radicali rispetto a quello che i conflitti ci mostrano: non si tratta solo dell’annullamento totale del nemico, con la sua sistematica de-umanizzazione.
Ma si assiste anche alla ricostruzione fittizia di un presente, in cui il conflitto viene rimosso; di un passato, idealizzato in una luce bizzarramente arcaica (il sangue, la stirpe, le buone antiche tradizioni – inventate) e dal taglio post-moderno, immerso nel flusso destabilizzato della rete web; di un futuro, annullato in un eterno presente fatto di istantanee, affiancate une alle altre, senza nesso, deconstestalizzate: perché il “contesto” pare non esistere più. Sembra cioè di assistere alla fine della definizione condivisa di un principio di realtà, sistematicamente negato e sostituito da atti, simbolici e/o efferati, ma slegati da un senso politico, o religioso o morale.
Come risponde a questo il mondo di culture e tradizioni di sapere che abbiamo ereditato? L’afasia che sembra colpire tanto mondo intellettuale di fronte ad una fase di emergenza che sembra non finire mai, non è la conferma che i punti chiave delle culture occidentali, di cui il pensiero filosofico appare talvolta il depositario più longevo, sembrano non tenere più, e rimane solo un involucro chiuso su se stesso?
Questa è in sostanza la riflessione che vedrà confrontarsi sulle sedie del Centro Trevi di via Cappuccini alcune tra le figure più interessanti del panorama intellettuale italiano dell’ultima generazione universitaria.
Filosofi morali, della politica, storici del pensiero si mettono a riflettere, proprio lì dove le categorie della storia o del pensiero filosofico sembrano arretrare.
Gli incontri si svolgeranno, come ormai di consuetudine, dapprima presso il Liceo scientifico “E. Torricelli”, in via Rovigo, 42 a Bolzano, in orario pomeridiano, dalle ore 15 alle ore 18, per un pubblico di docenti e studenti; In serata, dalle 18, 30, l’iniziativa si sposta al Centro Trevi, con un taglio rivolto al grande pubblico, agli studiosi ma anche ai curiosi.
Il programma parte domani 6 ottobre 2015, con il giovane e noto filosofo dell’Università San Raffele di Milano, Diego Fusaro, che sviluppera il tema a partire dal punto di “Filosofia e capitalismo”. Diego Fusaro è una delle figure emergenti più innovative del pensiero contemporaneo, non tanto o solo per un aspetto di carattere speculativo, ma anche e soprattutto per le modalità di diffusione del pensiero che ha adottato fin dall’esordio della sua precoce e brillante carriera.
È infatti il creatore, promotore ed autore di filosofico.net, il sito italiano di filosofia in rete che ha il più alto livello di correttezza filologica e testuale, e la maggior chiarezza divulgativa, cui si possa liberamente attingere in rete. Ma è anche tra i fondatori e coordinatori del C.R.I.S.I. (Centro di Ricerca Interdisciplinare di Storia delle Idee - Università San Raffaele di Milano), diretto da Andrea Tagliapietra: si tratta di campi di studio non particolarmente amati dagli ambienti filosofici italiani, restii a confrontarsi sul terreno interdisciplinare, certo con diverse nobilissime eccezioni. Giunto poco più che trentenne ad incarico universitario a Milano, il giovane docente è particolarmente attivo sul versante di una rilettura innovativa della filosofia di Marx, in rapporto con le filosofie della prassi fra Ottocento e Novecento, argomento al quale ha dedicato il recente (2013) “Idealismo e prassi. Fichte, Marx e Gentile”  per la casa editrice Il Melangolo di Genova .
Un primo incontro
quindi davvero importante, cui seguiranno altri quattro appuntamenti il 24 novembre, il 2 dicembre, il 19 ed il 26 gennaio 2016.
Tutti sono gentilmente invitati, perché le domande della filosofia appartengono a tutti, come sapeva bene il maestro di Platone.

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