L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 ottobre 2015

Il Canone Rai lo paghi chi utilizza la Rai: Renzi e i dirigenti super pagati

Torino, IBL, Bruno Leoni: No al canone Rai in bolletta


(AGENPARL)- Torino 08 ott 2015 –
Secondo l’Istituto Bruno Leoni l. Lo sostiene Serena Sileoni, vice direttore generale dell’istituto, nel Focus “Canone in bolletta: (pagare) di tutto di più” (PDF).

Per l’Istituto, la presunzione che chiunque sia titolare di un contratto elettrico debba anche essere assoggettato al pagamento del canone è del tutto priva di fondamento. Inoltre la proposta pone numerosi problemi pratici. Scrive Sileoni: “Non vi è infatti alcun plausibile nesso tra la fruizione del servizio elettrico e il supporto al servizio radiotelevisivo pubblico, se non la banale coincidenza per cui la televisione richiede la corrente per accendersi”. Inoltre “l’introduzione del canone in bolletta va contro il principio di eliminare dalla bolletta tutti gli oneri impropri, e può persino sortire effetti anticoncorrenziali in quanto appesantisce la bolletta e la rende meno trasparente. Dal punto di vista pratico, restano aperti numero problemi legati alla morosità e all’attuazione della misura, che inevitabilmente determinerà costi per gli operatori e potenzialmente un aumento dei prezzi complessivi per i consumatori”. Infine l’operazione porterà a un aumento del gettito del canone e, dunque, a un aumento della pressione fiscale complessiva. 

Conclude Sileoni: “Piuttosto che pensare a come farla pagare a tutti – e probabilmente a più di quelli che la devono – i problemi collegati alla riscossione di un’imposta che ormai si giustifica solo per ragioni di cassa e non per ragioni di servizio dovrebbero indurre il governo ad abolirla e a ripensare, questa volta sì in una prospettiva davvero di riforma, la natura giuridica della Rai, una volta per tutte. Anche volendolo mantenere, tuttavia, l’evasione può essere contrastata senza necessariamente danneggiare altri mercati”.

0Il Focus “Canone in bolletta: (pagare) di tutto di più” è liberamente disponibile qui (PDF).

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