L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 12 ottobre 2015

Infrastrutture digitali, fibra ottica, a parte un governo pasticcione ed inconcludente, la questione non è il monopoli di Telecom MA che questa azienda strategica sia italiana e non dei francesi

Telecom Italia detterà legge anche sulla fibra: nel 2020 un monopolio di fatto?

Telecom Italia possiede la rete in rame italiana e nel 2020 potrebbe avere anche il controllo semi-totale di quella in fibra. E' questo lo scenario che si sta delineando da quando si sono riaperte le trattative con Metroweb.
Come racconta La Repubblica tutto è iniziato lo scorso agosto. Il presidente di Vivendi - il nuovo azionista di riferimento di Telecom con circa 20% - incontra il premier Renzi e assicura che l'investimento in Italia è a lungo termine nonché strategico. L'obiettivo del colosso francese è di diventare un punto di riferimento europeo sia a livello infrastrutturale che sui contenuti.
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Il Governo è rincuorato: Telecom Italia non è a rischio di smembramento o diluizione. Ecco quindi sciogliersi il nodo Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). Scaduto il mandato del presidente Franco Bassanini, arrivano Claudio Costamagna e Fabio Gallia. Da rilevare che Bassanini rimane pur sempre in gioco dato che è presidente di Metroweb.
A settembre Costamagna e Gallia vanno in Francia e incontrano l'AD di Vivendi Arnaud de Puyfontaine, poi in Italia bussano alla porta del presidente Recchi e l'AD Patuano. Tutto fila liscio, c'è margine per un progetto di sviluppo congiunto.
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Repubblica spiega che Cdp sarebbe disposta a concedere a Telecom di entrare in Metroweb con un 40% di quotenormali e un 20% senza diritto di voto. Il restante 40% potrebbe essere detenuto dai fondi Fsi/F2i (espressione della Cdp). Tutto questo in una prima fase, perché successivamente Telecom Italia passerebbe al 60% con diritto di voto e in un terza fase fondi Fsi/F2i venderebbero alla stessa a "giusto valore di mercato". In pratica entro 5 anni l'ex monopolista potrebbe consolidare ulteriormente la sua infrastruttura nazionale in fibra. E appare scontato, per gli analisti, che Cdp infine entri in Telecom per proteggere "l'italianità del gruppo".
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Il vecchio progetto Metroweb
La proposta sul tavolo prevede però un altro obbligo, ovvero che Metroweb si impegni nelle aree (cluster C e D) a fallimento di mercato. In sintesi: lo Stato partecipa all'operazione ma Telecom sviluppa non solo dove ha promesso (100% città più redditizie) ma anche nelle città e paesi periferici.
Lo scenario che potrebbe delinearsi quindi è quello di avere tutti gli operatori nazionali (Telecom, Fastweb, Vodafone e Wind-Infostrada) impegnati nelle aree a maggior ritorno di mercato e poi la sola Telecom con Metroweb in quelle rimanenti.

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