Continuano i raid russi in Siria. Almeno tremila militanti dell'Isis e dei gruppi jihadisti Jabhat Al-Nusra e Jaish al-Yarmouk sono fuggiti dalla Siria in Giordania nel timore dell'avanzata dell'esercito siriano su tutti i fronti e dei raid aerei russi: lo ha reso noto Ria Novosti citando una fonte militare.
I jet russi hanno bombardato ieri un campo di addestramento dell'Isis, un deposito di armi nei sobborghi di Al-Tabqa, nella provincia settentrionale siriana di di Al-Raqqa, roccaforte del gruppo jihadista. Distrutto anche un laboratorio di cinture esplosive. Lo ha riferito il ministero della Difesa russo, aggiungendo che nelle precedenti 24 ore sono stati effettuati 20 raid e distrutti 10 obiettivi. Nei raid sono stati distrutti sistemi di controllo e danneggiate infrastrutture usate per preparare attacchi terroristici. In altri bombardamenti, sulla provincia di Idlib, sono stati distrutti tre depositi di munizioni e armamenti. Distrutti quattro posti di comando.
I bombardamenti russi in Siria avrebbero permesso di tagliare la linea di rifornimento delle armi destinate all'Isis, ha assicurato un portavoce del ministero della Difesa russo.
Intanto si susseguono le prese di posizione e le reazioni all’intervento di Mosca in Siria. A favore l’Egitto del generale Al Sisi. L'attuale campagna di bombardamenti della Russia in Siria è «inaccettabile», ha invece dichiarato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, convinto che Mosca stia commettendo un «grave errore». Mosca «commette un grave errore», ha detto Erdogan alla stampa, prima della sua partenza per la Francia, in un momento che Mosca annuncia nuovi raid su dieci obiettivi dell'organizzazione dello Stato Islamico nel corso delle ultime 24 ore e l'espansione della sua campagna. La decisione della Russia di intervenire militarmente in Siria è un «errore tremendo» e «renderà la regione più instabile», ha ribadito invece il premier britannico David Cameron.
La strategia di Mosca
Gli obiettivi russi in Siria sono, «al contrario di quelli americani ed europei, molto chiari». È Piero Batacchi del portale Rid (Rivista Italiana Difesa) a sottolineare che «sul piano politico l'obiettivo è, nell'immediato, rafforzare Assad, evitandone il collasso. Nel lungo periodo, invece, l'obiettivo è salvaguardare i propri interessi e la propria influenza in Siria, considerata come un puntello fondamentale per una presenza in Medio Oriente e nel Mediterraneo Orientale».
In quest'ottica, «la Russia non avrebbe problemi a rinunciare ad Assad, accompagnandone un'uscita soft e favorendo una transizione politica, purchè siano garantiti quegli interessi». Sul piano militare questi obbiettivi politici vengono perseguiti con un'azione aerea che mira, nell'immediato, «a rinsaldare l'asse centrale Damasco, Homs, Hama in mano ai governativi, neutralizzando la sacca ribelle tra Homs e Hama, rafforzare il collegamento tra quest'asse e la roccaforte alawita costiera ed alleggerire la pressione su quest'ultima proveniente da nord, ovvero dalla provincia di Idlib caduta praticamente per intero nelle mani dei qaedisti e islamisti di Al Nusra ed Ahrar Al Sham a partire da febbraio».
Raggiunti questi obbiettivi, la fase successiva «potrebbe puntare, invece, direttamente su Idlib, per riprendere i territori perduti, e su Aleppo per riconquistarne i quartieri in mano ribelle e alleggerirne una pressione che negli ultimi mesi si è fatta sempre più insostenibile». L'azione aerea russa, rileva Rid, «gode del supporto a terra delle forze lealiste e di elementi del GRU (il servizio segreto militare russo), ma presumibilmente anche di nuclei delle forze speciali e di personale a contratto, che raccolgono l'intelligence necessaria a garantire una campagna più efficace (vantaggio, questo, che gli Americani in Siria non hanno) e guidano i velivoli sui target». Nell'eventuale seconda fase, invece, le forze aeree «offrirebbero supporto di fuoco ravvicinato ai lealisti».
L’appoggio di Assad
«Se ciò potesse essere di aiuto, non esiterei a dimettermi». Bashar Assad sembra aprire così, con una frase dell'intervista all'iraniana Khabar Tv ritwittata sul profilo della presidenza siriana, a un processo di transizione politica che faccia a meno di lui. La presa di posizione giunge al termine di una risposta in cui il presidente siriano elogia il sistema politico del propri paese e invita i propri oppositori a partecipare alle elezioni. «La discussione sulla politica in Siria è un affare interno della Siria», sottolinea Assad, che definisce «inaccettabile» qualsiasi dialogo con una «opposizione legata a potenze straniere».
Se la Russia fallisce in Siria, sarà un disastro per tutto il Medio Oriente. L'avvertimento giunge da Bashar Assad, intervistato dal canale televisivo di Stato iraniano. «Se l'alleanza tra Russia, Siria Iraq e Iran non avrà successo, l'intera regione sarà distrutta», ha sottolineato il capo del regime di Damasco.
«Le chance di successo in mano a quest'alleanza sono grandi e significative», ha aggiunto Assad sollecitando le potenze occidentali a unire le forze contro il terrorismo. «Se si agira' in modo unitario, se non altro nel fermare il sostegno che ricevono», ha detto, «si raggiungeranno risultati molto rapidamente». L'allusione è agli Stati del Golfo, accusati di finanziare diversi rami del movimento ribelle siriano, tra cui al Qaeda.