L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 12 ottobre 2015

La Persia difende la sua Sovranità

SIRIA: CONOSCIAMO LA FORZA MILITARE DELL'IRAN - PARTE PRIMA

(di Denise Serangelo)
10/10/15 
Il fervore religioso che trasudava dopo la rivoluzione islamica del 1979 si respirava tra le vie del nuovo Iran. Come ogni rivoluzione è difficile che tutti accettino il nuovo status quo. Così nacquero i Pasdaran, uomini intransigenti che agiscono all'ombra del governo di Teheran per mantenere intatta l'ideologia della rivoluzione islamica. Militari selezionatissimi ed altamente addestrati il cui unico compito è quello di obbedire in maniera cieca all'ayatollah Ali Khamenei.
Ma cosa sappiamo davvero di queste tanto lusingate Guardie della Rivoluzione? In base all’art. 2 del secondo capitolo dello Statuto dei Pasdaran della Rivoluzione islamica, il ruolo degli IRGC (Iranian Revolutionary Guard Corps) consiste nella «lotta legale contro gli elementi o i movimenti che puntano a sabotare o smantellare la Repubblica o agiscono contro la Rivoluzione islamica d’Iran». Inoltre all’art. 3 la missione degli IRGC viene descritta come uno «scontro legale contro gli elementi che intraprendono un conflitto armato per annullare l’autorità delle leggi della Repubblica islamica». Proprio attraverso questi due articoli gli IRGC giustificano il proprio ruolo politico.
Terminata la guerra tra Iran e Iraq iniziò una graduale riorganizzazione delle unità combattenti. Come ogni forza speciale che si rispetti non è dato a nessuno sapere quale sia il numero reale dei prestanti servizio. Le stime parlano di 150.000 unità ma sono basate soprattutto su indiscrezioni. Nel 1992 la Repubblica islamica decise di unire gli stati maggiori dei Pasdaran con quelli delle Forze armate nel tentativo d’integrarle. Il fervore religioso di cui i pasdaran erano l'icona rischiava di essere un'arma a doppio taglio per gli strateghi della rivoluzione. Nonostante l'accorpamento la superiorità numerica e di preparazione militare e d'intelligence dei Pasdaran era intuitiva. Nondimeno i due corpi mantennero i propri mandati: le Forze armate continuarono a occuparsi della difesa convenzionale della nazione mentre le guardie della rivoluzione si concentrarono sulla sicurezza interna e sull’esportazione della rivoluzione stessa.
Conseguentemente alla riforma della dottrina interna i Pasdaran hanno assunto diverse nuove forme. Una delle innumerevoli stranezze che fanno delle Guardie delle Rivoluzione un argomento così succulento sono sicuramente due delle sue componente più importanti: Basij-e Mustafazin e le forze Qods. Il leader rivoluzionario iraniano, l'ayatollah Ruhollah Khomeini emise un decreto per fondare il Basij, inteso come "grande milizia del popolo", nel novembre 1979. Si dice che egli avesse stabilito che "un Paese con 20 milioni di giovani deve avere 20 milioni di fucilieri o una milizia con 20 milioni di soldati; un simile Paese non sarà mai distrutto". Almeno all'origine, il Basij fu fondato per coloro che non potevano prestare un servizio militare regolare perché troppo giovani, troppo vecchi o semplicemente con il sesso sbagliato.
Dopo la guerra Iran-Iraq, il Basij fu riorganizzato e progressivamente divenne uno dei primi garanti della sicurezza interna del regime iraniano islamico. Il bacino di utenza dei Basij si snoda su una fitta rete di moschee che indirizzano i ragazzi più giovani a prestare servizio per il benessere della Repubblica. Molti sottogruppi sono presenti nelle Università e nelle strutture tribali. Non sono esenti scuole medie e superiori in cui il reclutamento è altissimo. La missione del Basij nel suo insieme può essere generalmente definito come aiuto al mantenimento dell'ordine pubblico; far rispettare valori ideologici e islamici e la lotta contro la "assalto culturale occidentale". Le cifre messe in campo solo dalla milizia Basij sono imponenti - circa 11 milioni di soggetti - da utilizzarsi come deterrente per coloro che vorrebbero allentare il rigidissimo protocollo morale imposto dalla rivoluzione. [continua]
(foto: IRNA)

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