L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 4 ottobre 2015

Per Renzi&Verdini&Lotti&Alfano il Sud non esiste a parte la propaganda quella si che c'è ed è massiva

SUD, il Masterplan e le incertezze del Governo

sud1sud1   di FILIPPO VELTRI -
Settembre è finito ma del Masterplan del Governo sul Sud non si hanno tracce evidenti e, per la verità, nemmeno in controluce. La verità è che si naviga ancora a vista e non è ben chiaro quello che accadrà nella Legge di Stabilità su cui sta lavorando il Governo, al punto che i segnali che giungono da Palazzo Chigi e dintorni sono assolutamente contraddittori e non lasciano però ben sperare.
A chi ha potuto leggere la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Def) deliberata il 18 settembre dal Consiglio dei Ministri è, ad esempio, balzato subito agli occhi che i riferimenti alla questione meridionale si contano sulle punte di una mano e siano peraltro generici. Nelle 104 pagine del Def la parola Mezzogiorno compare due volte, al punto che l’ex sottosegretario Stefano Fassina (che, come è noto, ha abbandonato Renzi e il Pd) afferma che al fondo di tutto ciò ci sta l’idea che ‘’basti un po’ di defiscalizzazioni per far ripartire il Paese’’, mentre egli propone che il 45% degli investimenti venga destinato al Sud.
Sul versante governativo invece si dispensa allegria ed ottimismo, al punto che il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti (per capirci quello che ha preso il posto di Graziano Delrio) afferma che ‘’in tre anni avremo un altro Sud’’. De Vincenti – che si presume sia al corrente perfettamente di quello che ci sarà nella Legge di Stabilità - ritiene che sia indispensabile recuperare il ritardo infrastrutturale e che misure e piano ci sono nella manovra e che sono pronti i patti sia con le Regioni che con le città.
Il punto e’ che – egregio De Vincenti- finora si sono visti solo annunci ma non e’ chiaro cosa ci dia davvero di concreto e, soprattutto, cosa ci sia in questa benedetta Legge di stabilità. Né basta avere innalzato la percentuale di utilizzo dei fondi strutturali europei o avere ottenuto l’approvazione da parte della Commissione Europea di 47 programmi operativi su 50 per poter dire di avere sin qui bene operato. Ora si attende, infatti, che in Stabilità venga certificata la clausola europea dello 0,3% di Pil in investimenti, il che significherebbe quasi 5 miliardi di spesa nazionale nel 2016 con un effetto trascinante complessivo di quasi 15 miliardi di progetti che dovrebbero riguardare solo il Sud.
E ancora: cosa ci sarà nei Patti con Regioni e città di cui ha parlato più volte il Premier? De Vincenti dice che non ci saranno solo le infrastrutture ma ‘’obiettivi selezionati e qualificanti con scadenze certe da rispettare e sottoporre a verifica’’. L’impressione é che al fondo l’idea del Governo sia quella di abbandonare per sempre l’idea malsana delle Cattedrali nel deserto e di creare le condizioni affinché le grandi imprese possano investire nel Mezzogiorno con prospettive di sviluppo, con una serie di piani sul ritardo infrastrutturale che riguardino non solo i trasporti (e quindi Ferrovie, Porti, logistica) ma ad esempio la Banda larga che, obiettivamente, é un tassello fondamentale per consentire alle imprese meridionali di proiettarsi nel panorama internazionale.
Insomma, il quadro è abbastanza incerto per potere trarre conclusioni ultimative e i giorni e le settimane da qui a metà ottobre segneranno il quadro dei prossimi anni del Sud. L’importante è che ai proclami roboanti di luglio e agosto non seguano imbarazzati silenzi o, peggio ancora, confusi piani d’azione. Il Sud e la Calabria ne uscirebbero stavolta con le ossa definitivamente rotte.

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