L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 16 ottobre 2015

Quel pagliaccio accentratore di Renzi sta facendo danni dovunque mette mano

DIFESA: E SE IL CAMBIAMENTO FOSSE PERICOLOSO?

(di Giuseppe Corrado)
15/10/15 
Gentile direttore, come lettore fedele diDifesa Online, mi pare di non aver letto nulla sul cambio al vertice di una delle poltrone più significative della nostra difesa nazionale. Mi riferisco al recente avvicendamento tra il generale Carlo Magrassi che ha sostituito il 9 ottobre scorso il generale Enzo Stefanini nell'incarico di Segretario Generale e Direttore Nazionale degli Armamenti.
Forse passato un po' in sordina visto anche il carattere riservato del generale uscente e al tono sobrio della cerimonia, specchio di un carattere personale, lodato nel suo intervento anche dal ministro della Difesa Pinotti. Ovviamente lodi e apprezzamento di stima nei confronti del generale a cui sento di dovermi unire.
L'occasione di questo avvicendamento d'incarico mi ha fatto riflettere sul fatto però, che il gen. Carlo Magrassi sarà forse sarà l'ultimo dirigente a fregiarsi di ambedue questi titoli (Segretario Generale e Direttore Nazionale degli Armamenti). Nella riunione del Consiglio dei ministri del 25 settembre scorso il ministro Pinotti, oltre a nominare il generale Magrassi ha anche conferito l'incarico di vice segretario generale militare al gen. Nicolò Falsaperna.  
Rimane nell'incarico di vice segretario generale civile il dr. Franco Massi.
Questo si direbbe è il fatto, ma spesso i fatti sono anche le scintille per riflettere su qualcosa di più complesso e interessante che poi coinvolgeranno molti addetti a questo settore così importante e significativo per il nostro Paese.
Per riflettere su alcuni spunti faccio riferimento alle parole pronunciate dal ministro Pinotti in quella occasione "(omissis) ...noi oggi siamo ancora al cambio del Segretario generale degli armamenti, ma sapete che sulla base del Libro Bianco noi abbiamo pensato di averne due di figure, questo per l'evoluzione della complessità che sta avendo la struttura e anche perché io credo che vada valorizzata al massimo anche la componente civile della Difesa. Una componente fondamentale e questo lo si vede anche nei numeri che devono avere la possibilità di sviluppo fino ai gradi  
apicali più alti di quelli che ha avuto fino ad ora
".
Qui la domanda che verrebbe da porre è ma non si parlava di efficentamento, razionalizzazione e taglio delle figure apicali (dirigenti) in modo da ridurre le spese?
Qui si depotenzia una figura, quella dell'attuale Segretario Generale e Direttore Nazionale degli Armamenti, che in qualche modo rappresentava anche una figura di equilibrio democratico, si crea un posto apicale in più, aumentando i costi, e si pongono queste figure alle dirette dipendenze del capo di stato maggiore della difesa, unico signore e padrone.
Qui allora mi ricollego ad una lettera che lei direttore pubblicò di un suo lettore che denunciava proprio il rischio di un accentramento di poteri nelle mani di una sola figura, il capo di stato maggiore della difesa. Ciò, a detta del lettore e considerando i recenti fatti non posso che condividere, costituirebbe il modello di una struttura di difesa monolitica, forte e assolutamente non democratica. Questo è quello che disegna il Libro Bianco e ci si stupisce che tale posizione sia supportata e spalleggiata proprio da quella porzione politica che tanto a cuore ha gli aspetti democratici di convivenza sociale. Oppure la democrazia è un'utopia da declamare ma che non può essere declinata né applicata? Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dirlo.
Al momento da quanto ha dichiarato lo stesso capo del dicastero l'unico obiettivo certo che si vuole raggiungere e dare forza ad un unico uomo, il capo di stato maggiore della difesa, meglio se poi lo stesso sia allineato, aumentare i posti dirigenziali e non ridurli, come si era enunciato, affermando  
che la componete civile deve essere valorizzata. Qui però viene da pensar male. Non è che si pensa di collocare in questi posti apicali e dirigenziali civili, figure di partito e amici che sono rimasti fuori dal collocamento elettorale? Questo potrebbe essere un rischio da considerare e non da escludere  
nella nostra Italia.
C'è inoltre da considerare che di un dirigente militare conosco il suo percorso e le sue competenze,  ma di un dirigente civile nominabile dalla sfera politica nessun può rassicurarmi sulle specifiche e idonee competenze. In Italia ne abbiamo viste di tutti colori, quindi non mi si venga a dire che questo rappresenta un miglioramento e una garanzia di efficienza per il comparto Difesa.
Il gen. Carlo Magrassi è persona ben conosciuta,  anche da parte delle organizzazioni sindacali, avendo rivestito l'incarico di capo di gabinetto dei ministri Mauro prima e Pinotti dopo, e di consigliere militare di Palazzo Chigi,  prima con il presidente Enrico Letta e ultimamente con il presidente Matteo Renzi. Sarà come ho già detto l'ultimoSegretario Generale con l'incarico di Direttore Nazionale degli Armamenti,  questo perchè il Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la Difesa  ne sottrae le competenze al segretariato generale, attribuendole alla costituenda figura del Direttore Nazionale degli Armamenti e della Logistica (DNAL),  posto direttamente alle dipendenze del capo di SMD. Anche questo è un fatto.
Nel suo intervento, il ministro ha sottolineato il ruolo del segretario generale della Difesa (SGD) nel processo di innovazione e di ricerca collegata ai materiali d'armamento, nell'approvvigionamento di mezzi, materiali e sistemi d'arma per le forze armate e nel supporto all'industria italiana della Difesa,  ed ha accennato anche alle novità che emergono dai nuovi scenari prospettati dal Libro Bianco in merito all'organizzazione futura del segretariato generale,  ma lo ha fatto in modo gentile, accompagnato da un bel sorriso: "il nuovo segretariato -  ha detto la sen. Pinotti- si concentrerà sulle responsabilità amministrative e di gestione e vedrà una ulteriore valorizzazione delle professionalità civili". Alcuni sindacati hanno commentato la parola "Ulteriore", considerandola inappropriata perché il mondo civile della difesa non riconosce sia avvenuta alcuna precedente valorizzazione.
La sostanza vera che emerge dalle scelte del Libro Bianco è invece un'altra: il forte depotenziamento del nuovo segretariato e, dunque, dell'intera area tecnico-amministrativa, che perderà le attuali e corpose competenze in materia di armamenti e logistica, che  verranno poste alle dipendenze di SMD ("forte collegamento con il capo di SMD", ha detto la sen. Pinotti!).
Questo è un ulteriore passaggio per quel sentiero che dovrebbe condurre alla creazione di quell'"uomo forte" nel ministro della difesa, nel segno del modello renziano,  che piace a pochi, soprattutto a quelli che sono convinti dell'importanza degli equilibri in democrazia e proprio quando si tratta dell'organizzazione militare, come venne disegnata a suo tempo dalla legge dei Vertici (Legge 2.12.1962, n. 25) che oggi le scelte del Libro Bianco andranno a stravolgere.
E' bene che il presidente della Repubblica prenda atto di questi forti deficit democratici contenuti potenzialmente nel Libro Bianco e che al prossimo Consiglio Supremo di Difesa, che ha convocato per il 21 ottobre, a quanto si legge dalle agenzie, ne chieda conto al ministro Pinotti e magari anche al capo di Stato Maggiore della Difesa. Potrebbe il Presidente, in qualità di massima carica garante di quelle libertà democratiche tanto care a noi cittadini italiani, chiedere che le indicazioni illustrate nel Libro Bianco possano essere attuate attraverso una legge delega, che quindi affronti un iter parlamentare che sicuramente garantirebbe un vaglio popolare e democratico.
Ai sotterfugi e ai trabocchetti siamo avvezzi, ma non è detto che siano graditi.

Gentile Giuseppe, ho pubblicato la sua lettera, scegliendola tra diverse che mi sono giunte sullo stesso argomento, perché è quella che riassume meglio un malessere diffuso tra il personale militare e civile della Difesa ma anche tra semplici concittadini "attenti".
Personalmente non sono contrario all'accentramento di potere decisionale se garantito da competenza ed amore per il Paese. In questo caso chi meglio di un militare che ha salutato ogni mattina la bandiera per quarant'anni potrebbe farlo?! Sicuramente sono contrario ai "sotterfugi" da lei citati per ottenere la modifica delle regole. Se si è chiari, convincenti e coerenti, chi potrebbe opporsi ad un cambiamento dettato dalla ricerca di maggiore efficienza?
Nella lettera però ha messo in guardia su molti altri aspetti e sarebbe interessante ottenere le necessarie rassicurazioni dagli interessati.
Ho chiesto di intervistare le cariche indicate nella lettera.
Il giornale è oggi prossimo al milione di visite mensili ed è - nettamente - la prima testata sulla Difesa in Italia. Stiamo a vedere quale sarà il primo ministro o capo di stato maggiore della Difesa a voler rispondere alle sue domande?
Sarebbe una dimostrazione di pragmatismo, intelligenza, coraggio e sopratutto di umiltà. Merce rara in tempi di abisso tra dirigenza e cittadinanza nel Paese...
Andrea Cucco

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