L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 7 ottobre 2015

Raqqa, ci sono 5.000 tagliagola

SIRIA: MOSCA SPOSTA ARTIGLIERIA PESANTE, OFFENSIVA DI TERRA IMMINENTE?

(di Franco Iacch)
06/10/15 
La Russia si starebbe preparando a supportare una controffensiva terrestre contro posizioni nemiche. La conferma arriva direttamente dal Pentagono.
Almeno quattro lanciarazzi multipli BM-30 e numerosi pezzi di artiglieria pesante, giunti due settimane fa al porto di Latakia, sono strati trasferiti in vista di potenziali attacchi terrestri. L’equipaggiamento pesante è stato schierato tra Homs e Idlib e ad ovest di Idlib. Non è chiaro se queste siano o meno le posizioni finali.
Mosca, secondo la Casa Bianca, starebbe potenziando le posizioni in Siria occidentale in vista di quella che sembra una vera e propria controffensiva di terra (che dovrebbe guidare l’Iran). Sappiamo che i russi non hanno ancora una capacità di invasione in Siria, ma dispongono di numerose piattaforme in grado di colpire con estrema precisione a distanza. L’obiettivo, secondo gli USA, sarebbero alcune postazionianti-regime.
Sappiamo che dentro il contenitore verbale “anti-regime”, Mosca annovera tutte le fazioni che si oppongono a Damasco, compresa anche quella “opposizione moderata” finanziata da Washington. Ed anche questa volta, il Pentagono è stato incapace di prevedere la strategia di Putin. L’artiglieria pesante, infatti, era ritenuta componente difensiva fissa del porto di Latakia. Poche settimane dopo, quelle stesse piattaforme, sono state spostate in prima linea a supporto di una controffensiva che, ormai, è ritenuta imminente.
I russi, infine, avrebbero anche spostato dei mezzi terrestri dotati di disturbatori elettronici. Fin troppo facile individuare il bersaglio dei dispositivi di disturbo: i caccia della coalizione a guida USA.
Il presidente Barack Obama, intanto, ha autorizzato il rifornimento dei curdi siriani e dell'opposizione arabo-siriana come parte di una strategia per fare pressione sull’Isis dal nord e rafforzare la frontiera. Obama ha confermato che continuerà a sostenere l'opposizione siriana.
Quell'incapacità di prevedere Putin
Vladimir Putin, nelle ore scorse, ha richiamato 150 mila riservisti, ma secondo la versione ufficiale, il decreto presidenziale non sarebbe collegato all’escalation del conflitto in Medio Oriente. Dal Cremlino hanno rilevato che è una misura standard che il Presidente può adottare più volte l’anno.
Al di là della versione ufficiale, la sensazione è che Putin stia indirizzando le sue attenzioni verso la capitale dello Stato islamico in Siria, la città di Raqqa. La roccaforte sarebbe difesa da almeno 5.000 jihadisti. L’importanza strategica di Raqqa è evidente: chi conquista la città, controlla tutti i giacimenti di petrolio e gas intorno l’area di Palmira. Mosca che dispone di una potente aviazione nella Regione, potrebbe guidare la prossima offensiva di terra di concerto con Iran, Hezbollah e sciiti provenienti dall'Iraq e dall'Afghanistan. Perché al di là delle frasi di rito, in Siria prima o poi una presenza terrestre su larga scala sarà inevitabile per conquistare posizioni. E’ solo questione di tempo prima che accada.
I russi, intanto, continuano a stringere alleanze nella Regione. Tunisia ed Egitto, entrambi i paesi spingono per una soluzione politica non screditando il regime di Assad, hanno iniziato a collaborare con i russi per l’identificazione dei target da colpire. Ad oggi, Putin coordina una coalizione formata da Iran, Siria, Libano, Iraq e Cina. Proprio gli iraniani continuano ad ammassare truppe per un binomio ormai chiaro: la Russia dal cielo, l’Iran sul terreno. La Cina si riserva ancora un ruolo logistico, in attesa di poter schierare i primi bombardieri anche se una nave con personale militare è in attesa, al largo delle coste siriane, di conoscere le decisioni di Damasco. Tutte le forze di terra sono coordinate dal generale Qasem Soleimani (vecchia conoscenza degli USA) comandante della Forza Quds, che gestisce una rete di forze delegate in tutto il Medio Oriente, tra cui Siria, Iraq, Yemen e Libano.
La Forza Quds o Brigata Gerusalemme, ala per le operazioni speciali del Corpo delle Guardie rivoluzionarie dell'Iran, è ritenuta responsabile della morte di centinaia di soldati americani in Iraq. Secondo il Pentagono, la Forza Quds supporterebbe gruppi terroristici in Libano, Yemen e Iraq. Entro le prossime ore, è atteso anche un contingente degli Hezbollah. Hezbollah, alleato russo ed iraniano, ha combattuto al fianco delle forze del presidente Bashar al-Assad dall'inizio della guerra civile siriana.
Mercenari o Specnaz?
Nelle ultime ore in Siria si segnala la presenza di unità irregolari russe, le stesse che avrebbero combattuto in Ucraina (quindi già pronte al combattimento). Sappiamo che Mosca ha schierato ufficialmente specialisti militari e tre battaglioni a difesa delle cinque basi operative in Siria.
(foto: archivio Sputnik)

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