L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 14 ottobre 2015

Sanità, nel 2007 erano 120 i miliardi annui i fondi e del pubblico e dei privati, oggi sono 111 miliardi

Sanità, Chiamparino batte cassa

Pubblicato Martedì 13 Ottobre 2015,
"Servono almeno due dei tre miliardi previsti di aumento del fondo" afferma il presidente della Conferenza delle Regioni dopo l'incontro con il Governo sulla legge di stabilità. Altrimenti sono a rischio i servizi Lea e i rinnovi contrattuali
























“Servono almeno due dei tre miliardi previsti di aumento del fondo”. Parole di SergioChiamparino pronunciate oggi nella veste di presidente della Conferenza delle Regioni, all’uscita dall’incontro con ilGoverno sulla legge di stabilità. “Senza di questi - ha aggiunto il governatore piemontese - è difficile far fronte anche alle richieste di accesso ai farmaci innovativi, all’implementazione dei livelli essenziali di assistenza ed al rinnovo dei contratti”. Al centro della discussione a Palazzo Chigi, presente il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, l’entità del fondo sanitario per il 2016.

Un incontro andato “benino, non abbiamo ancora certezze, attendiamo qualche ora ma c’è un approccio positivo da parte del governo per abbattere la forbice da 2,2 miliardi”, secondo Marcello Pittella, governatore della Basilicata e membro dell’ufficio di presidenza della Conferenza delle Regioni. A suo giudizio “dopo il Consiglio dei ministri ci sarà modo di poter recuperare risorse per ridurre questi 2,2 miliardi (di tagli pregressi alle Regioni ndr) e immetterli sulla partita sanitaria e non”. Per il Fondo sanitario “ci attestiamo su 111 miliardi e qualcosa”; poi le Regioni contano su alcuni residui. “C’è una sentenza della Corte Costituzionale che restituisce un miliardo alle Regioni – ha chiarito Pittella – c’è una ulteriore manovra sui residui che il Ministero dell’Economia sta facendo. Il taglio pregresso potrebbe quindi scendere a più di 1,2 miliardi, anche di più. C’è poi una partita relativa ai bond che potremo recuperare e affrontare per metà novembre. Ci sono insomma più tappe, vediamo come si chiude”. Presenti all’incontro erano, tra gli altri, il sottosegretario all’Economia Baretta, il sottosegretario agli Affari Regionali Bressa e il ministro della SaluteLorenzin. “Esco non totalmente avvilito ma cautamente ottimista”, ha detto Pittella. Infine, dopo la manovra si parlerà di una sorta di premialità per le Regioni che tengono bene i conti e un atteggiamento più positivo per quelle in piano di rientro “che hanno dimostrato di fare sul serio”. “C’è infine il tema dei costi standard, è stato chiesto di inserire già in legge stabilità una norma di richiamo ai costi standard”, ha concluso Pittella.
Più critico il presidente della Liguria e vice delle Regioni Giovanni Toti per cui “la stretta sulla spesa delle regioni c’è. Il governo si è preso qualche ora per finire i conti complessivi della manovra” e per studiare “alcuni interventi tecnici sulla spesa non sanitaria che potrebbero mitigarne l’impatto. Io spero che qualcosa possa ancora essere guadagnato per il fondo sanitario ma parliamo di briciole”. In ogni caso per Toti “continua la politica dei tagli che prima o poi ci porterà a riunirci intorno ad un tavolo per discutere qual è la funzione politica delle Regioni e quali sono le autonomie al di là della brutta riforma che si sta votando al Senato”.

Nessun commento:

Posta un commento