L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 7 ottobre 2015

Siria, la debolezza dell’aviazione di Assad aveva permesso qualsiasi cosa agli avversari: incursioni, bombardamenti, missioni di spionaggio e ora Erdogan piange perché non può fare più il padrone e coinvolge la Nato che strumentalmente si presta

Scenari di guerra sui cieli della Siria
Dietro ai duelli tra i jet i contrasti (irrisolti) tra Mosca e Washington

La Turchia denuncia le violazioni dei jet russi, i caccia siriani diventano più aggressivi. Ma quello che vediamo in questi giorni è una minima frazione di un’attività massiccia che si estende al quadrante Siria-Iraq e coinvolge anche gli Stati Uniti

WASHINGTON - Russia e Usa sono al lavoro per fissare un meccanismo che eviti incidenti nei cieli di Siria. Passo auspicato e necessario. Analoga iniziativa tra Mosca e Gerusalemme: una delegazione militare russa è appena arrivata in Israele. I negoziati non impediscono però nuove frizioni, specie con i turchi. E questo perché andando oltre gli episodi specifici c’è un contrasto più profondo.
La tattica più aggressiva dei caccia siriani, ora spalleggiati dai russi, è un chiaro messaggio ai vicini: il nostro spazio è inviolabile. La debolezza dell’aviazione di Assad aveva permesso qualsiasi cosa agli avversari: incursioni, bombardamenti, missioni di spionaggio. Ora cercano di porre un limite. E questo vale anche per Israele che, ripetutamente, ha distrutto depositi di armamenti in Siria, materiale destinato agli Hezbollah libanesi, prezioso alleato del regime. I turchi, a loro volta, temono che gli attacchi russi indeboliscano quelle formazioni di insorti che Ankara ha appoggiato con armi e finanziamenti, molte presenti da Aleppo fino al confine.
Il «Financial Times» ha rivelato che Putin ha accelerato lo spiegamento di forze per stoppare un piano studiato da Usa, Turchia e Giordania insieme ad altri alleati. Un programma per creare una no fly zone a nord e sud della Siria in modo da proteggere i civili massacrati da bombardamenti selvaggi con barili esplosivi e i ribelli. Caccia basati sul territorio giordano e turco avrebbero dovuto creare questo ombrello, a lungo invocato da Ankara e Riad. Invece è stato il Cremlino ad aprire per primo il suo, creando a sua volta la sua no fly zone preventiva. Almeno nelle zone dove i lealisti comandano o pensano di andare all’offensiva.
Quanto è avvenuto al confine turco è solo una minima frazione di un’attività massiccia che si estende al quadrante Siria-Iraq. I caccia della coalizione colpiscono l’Isis a nord est e i ricognitori - compresi i famosi aerei spia U2 - continuano a sorvegliare i movimenti russi. Stessa cosa fanno gli israeliani con velivoli da guerra elettronica che pattugliano al largo delle coste libanesi. Mosca, invece, prosegue con l’invio di uomini e mezzi con un “ponte” via Iran. E per proteggere il dispositivo ha schierato sistemi anti aerei attorno alle basi e 4 navi -compresa la Moskva - che stanno conducendo test missilistici. In realtà fanno da scudo mentre è arrivata un’unità per l’intelligence, la Vasili Tatischev, irta di antenne e apparati.

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