L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 14 ottobre 2015

Siria, l'asse Iran-Russia ha spezzato l'assedio ad Assad, gli Stati Uniti rifiutando di entrare nella coalizione si affianca all'Isis

  

Sulla genesi delle operazioni della Russia in Siria, a difesa di Assad, ci sono due versioni. La prima è quella raccontata al settimanale tedesco Der Spiegel da un ufficiale russo, a lungo funzionario all'ambasciata di Damasco. Il regime non ne può più dell'Iran, che tratta la Siria come una propria colonia. Assad ha bisogno dei combattenti iraniani, ma non tollera la costante interferenza ideologica di Teheran negli affari interni siriani. Così si è rivolto alla Russia, che chiede solo la tutela dei propri interessi sulla costa mediterranea. L'altra versione, più diffusa, vede l'intervento di Mosca come la conseguenza di una strategia pianificata a lungo dall'Iran, in particolare dal generale Qassem Soleimani, ed iniziata con una visita in Russia, a luglio, dello stesso capo delle forze al Quds.
Ali Vaez, quotato iranologo, analista dell'International Crisis Group, parlando con East, propende per la seconda ipotesi: "La risposta a questa domanda è piuttosto semplice, credo. L'Iran e la Russia sono disposti a sopportare costi significativi per assicurarsi la sopravvivenza del regime siriano. Questo non è fatto nuovo. L'escalation militare delle ultime settimane non è altro che la risposta alle conquiste territoriali fatte in Siria dai gruppi jihadisti, che sono sostenuti dalle potenze regionali sunnite, rivali dell'asse sciita. Ormai Assad controlla solo un quinto circa del territorio del proprio Paese".
I pasdaran iraniani hanno condotto le missioni più importanti per il regime siriano. Sono i maggiori responsabili per i suoi sporadici successi, nelle offensive di Aleppo, a Nord, e Dara'a, nel Sud, a partire dal 2013. "La Siria è la nostra trentacinquesima provincia", diceva all'epoca Hojatoleslam Mehdi Taeb, uno degli strateghi delle operazioni a Damasco. Gli interessi iraniani sembrano essere diversi da quelli russi. "Allo stato attuale", prosegue Vaez, "è impossibile prevedere se la strategia di Mosca e quella di Teheran divergeranno o meno. Ora i loro interessi sono allineati. Non è da escludere, però, che in futuro ci possano essere delle frizioni".
L'allineamento degli interessi russi e di quelli iraniani, secondo l'analista dell'ICG, dipende anche da un altro fattore: "Chi pensava che Teheran, dopo avere firmato l'accordo sul nucleare, cambiasse gli assetti fondamentali della propria politica estera, si è rivelato un illuso. In Iran, nella alte sfere, il ragionamento è questo: gli Stati Uniti continuano a sostenere i nostri rivali in Medio Oriente, a partire dall'Arabia Saudita. Perché noi dovremmo alterare la struttura delle nostre politiche, e smettere di appoggiare i nostri tradizionali alleati?". Un sostegno, dice Ali, che non ha alcun nesso con la liquidità di cui dispone Teheran e con le condizioni generali della sua economia. Una risposta a chi teme un Iran più aggressivo, dopo la fine delle sanzioni e lo scongelamento dei conti esteri: "La nozione che la politica regionale degli ayatollah sia in funzione delle loro risorse economiche è completamente sbagliata. L'Iran ha sostenuto i propri alleati anche durante i giorni peggiori delle sanzioni. Dall'altro lato, l'uscita dal sistema dalle misure punitive, effetto dell'accordo nucleare, non ha cambiato e non cambia la realtà sul campo in Siria". Le prospettive, anche dopo l'intervento russo, restano confuse, nessuno è in grado di fare la differenza, spostando definitivamente la bilancia dalla propria parte. Chiosa Vaez: "La guerra in Siria è un gioco di contrasti a somma zero. Fino a quando le parti continueranno a pensare che possono vincere la partita, questa spirale distruttiva non si fermerà".

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