L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 12 ottobre 2015

TTIP, un trattato ultra segreto di cui unica certezza e che da alle Multinazionali la possibilità di dire agli stati quali sono le leggi da applicare per i propri interessi

In migliaia per le strade di Berlino contro il TTiP – L’Editoriale

11 ottobre 2015

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di Mattia Grigolo
Si sono riversati nelle strade di Berlino come un’unica forma compatta. I droni li hanno fotografati da decine di metri di altezza e il colpo d’occhio è stato incredibile. Erano in tanti ieri – si parla di più di centinaia di migliaia di manifestanti-  per protestare contro il TTiP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) il Trattato Translatlantico sul commercio e gli investimenti, che, dal 2013, è in fase di negoziato tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti.Trattato che è stato appoggiato da Berlino, ma contro cui sta lottando la Deutscher GewerkschaftsbundConfederazione dei Sindacati Tedeschi (Dgb), sicura che l’accordo faciliterebbe l’ingresso di OGM difficili da ritrovare, un uso insensato dei pesticidi e il monopolio della produzione in mano a pochi eletti.
Lunedì 5 ottobre è stato firmato il Tpp (Trans-Pacific Partnership) tra Stati Uniti, Giappone e altre dieci nazioni che si affacciano sull’Oceano Pacifico. Si è firmato “quasi in segreto”, considerando anche che i media hanno fatto di tutto per non parlarne, come spesso accade in situazioni del genere. Sta di fatto che il Tpp è la chiave che ha reso possibile la regolamentazione del TTiP. Quest’ultimo non è altro che un patto volto ad abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti. Perché qualcuno lo ritiene pericoloso? Perché ieri in migliaia di persone si sono riversate nelle principali strade e piazze di Berlino per urlare allo scandalo? L’accordo taglierebbe fuori diversi Paesi in crescita, come la Cina e il Brasile, l’India, per non parlare di quelli che non hanno ancora una crescita evidente, fra gli altri. Geopolitica. In soldoni si tratterebbe di una sorta di “autoregolamentazione tra eletti” in cui le decisioni vengono prese a discrezione.
In tutto questo, pare che persino l’Europa non abbia realmente gran voce in capitolo, quantomeno non tutto il potere che si presume, dato che – nell’avanzamento della trattativa – la Commissione Europea potrà solo porre determinati quesiti.
Dunque, in definitiva, tutti i settori di consumo come farmaci, cibo, prodotti sanitari e chimici, verrebbero ulteriormente privatizzati, di pari passo ai servizi primari di valore commerciale consistente, come la scuola, la sanità, le pensioni. Infine, probabilmente a cardine di tutto il malcontento, il Trattato Translatlantico sul commercio e gli investimenti è discusso segretamente. I dati sono accessibili solo a pochi tecnici scelti tra il governo degli Stati Uniti e della Commissione Europea.
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Il trattato, dall’altra parte, permetterebbe di commerciare in Europa tutti quei prodotti statunitensi che altrimenti sarebbero fuorilegge. Sono previste misure antidumping, onde evitare la vendita di un prodotto sul mercato estero a un prezzo inferiore rispetto a quello di vendita dello stesso prodotto, sul mercato di origine. E’ prevista una liberalizzazione degli appalti pubblici, ovvero aziende europee potranno garantirsi la partecipazione a gare d’appalto statunitensi e viceversa. Tutto questo potrebbe essere, sulla carta, un vantaggio per gli stati europei. Ne siamo così sicuri? Forse, ma siamo davvero pronti ad un unico mercato? La Deutscher Gewerkschaftsbundcome abbiamo già detto, teme per la salute della sua comunità, l’introduzione nei nostri Paesi di OGM e pesticidi fino ad ora non consentiti. La preoccupazione è verso il lavoro dei cittadini, che verrebbe ulteriormente sostituito e, ovviamente, privatizzato, con un conseguente peggioramento del tasso di disoccupazione. C’è una questione legata anche ai commercianti italiani residenti in Germania, dato che il trattato metterebbe in cristi lo scambio commerciale fra i due Paesi. Questo potrebbe essere un colpo basso per le attività di italiani in Germania e, soprattutto, a Berlino dove la percentuale di negozi e ristoranti del Bel Paese è molto alta.
Chi è favorevole all’accordo, parla di un aumento del PIL mondiale di quasi 120 miliardi di euro, facendo aumentare anche quello dei singoli stati e per le famiglie. 
La manifestazione di ieri si è fatta sentire in modo consistente. In tutta Europa, compresa l’Italia, sono previsti sit in e proteste, ma la maggior affluenza la si aspettava a Berlino. La quale non ha deluso le aspettative. L’intento è quello di creare un “blocco per il blocco” che vada ad affogare la geopolitica delle multinazionali e del commercio internazionale.
Abbiamo raccolto alcune foto delle proteste a Berlino, tramite il web e le agenzie di stampa europee. A seguire sono indicate le fonti.
Questo è ciò che accaduto ieri nella capitale tedesca:
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