L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 8 novembre 2015

Arexpo-Expo l'imbecille al governo che non usa l'italiano ma l'inglese

Non solo cibo: anche medicina, cultura, arte. Milano come laboratorio mondiale. 200 milioni alla partenza
Il piano del governo per il dopo Expo
Tecnologie per la qualità della vita: una cittadella da 1.6oo scienziati
Tecnologie umane applicate alla qualità della vita. Renzi affida la regia del polo all’Istituto italiano di tecnologia di Genova

di Enrico Marro

Una vita più lunga e di qualità. Un progetto molto ambizioso per realizzare a Milano il centro di eccellenza mondiale per il miglioramento della vita in tutti i suoi aspetti. Questo il piano per il dopo Expo (25 cartelle in inglese dal titolo provvisorio «Human technopole. Italy 2040») che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, presenterà martedì a Milano. Il progetto propone di creare in una parte dell’area dell’Esposizione universale un polo internazionale di ricerca e tecnologia applicata. Dedicato non solo all’ alimentazione, tema dell’Expo, ma a tutte le competenze che possono contribuire all’allungamento e al benessere della vita. Si mira quindi all’interazione fra scoperte e tecnologie mediche, welfare in una società che invecchia, innovazioni nei materiali sostenibili e nel ciclo dell’acqua e dei rifiuti, fino alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale «come parte di una alta qualità della vita per i cittadini di tutte le età».

Expo, che fine faranno i padiglioni dopo il 31 ottobre: rimontati, distrutti o all?asta 
 
Cosa rimane sul sito dopo il 31 ottobre?

Le scelte al vertice

Il polo sarà guidato dall’Iit, l’Istituto italiano di tecnologia (fondazione di diritto privato finanziata dal governo) diretto dal 2005 dal 53enne fisico di fama mondiale Roberto Cingolani, che si avvarrà della collaborazione di altri due centri di eccellenza del Paese: l’Institute for international interchange di Torino, presieduto da un altro fisico di punta, Mario Rasetti (74 anni di cui una quindicina passati negli Stati Uniti, tra i maggiori esperti di Big data) e la Edmund Mach Foundation di Trento, centro di eccellenza per la ricerca e la formazione in campo agricolo, alimentare e ambientale, con a capo l’agronomo 54enne Andrea Segré. Contatti sono in corso o previsti, dice il documento, con l’Università Statale di Milano, col Politecnico di Milano, l’Assolombarda, l’European molecular biology Laboratory, il Weizman Institute, l’Ibm Watson Lab, Google e «un’ampia rete di ospedali di ricerca». Quanto alle imprese, si citano come coinvolte nel progetto, oltre all’industria farmaceutica italiana, Bayer, Dupont, St Microelectronics, Ibm, Ferrero, Barilla, Crea, GlaxoSmithKline, Novartis, Nestlè, Unilever Syngenta. Infine, tra le fondazioni, la Umberto Veronesi, Benetton, San Paolo, Crt.

Per partire 200 milioni

Il polo indirizzerà la sua attività a precisi obiettivi contenuti nella «Italy 2040 vision», costruiti sulla credibilità di un Paese che eccelle proprio per la durata e la qualità della vita. Dovrà attrarre i migliori talenti mondiali e lavorare in sinergia con le aziende private, con ricadute positive sui cittadini e sull’economia. Il governo, spiegano a Palazzo Chigi, finanzierà il progetto con iniziali 100 milioni di euro mentre altri 100 milioni saranno investiti da Iit. Il polo è pensato per occupare un’area di 70 mila metri quadrati su un totale di un milione e 100 mila dell’Expo (di cui circa la metà destinata a verde), lasciando ampio spazio ai progetti immobiliari che verranno sviluppati da Arexpo, la società della Regione Lombardia e del Comune di Milano (34,67% ciascuno), partecipata dalla Fondazione Fiera (27,66%), dalla Città metropolitana (2%) e dal Comune di Rho (1%) proprietaria dell’intera area dell’Esposizione universale. Da tempo il governo ha annunciato di voler entrare in Arexpo e ha messo al lavoro la Cassa depositi e prestiti e l’Agenzia del demanio su come valorizzare il dopo Expo.
 
I talenti

Nel polo proposto da Renzi lavorerebbero almeno mille persone tra scienziati, ricercatori e tecnici mentre sono previsti circa 600 dottorati post laurea. Milano, sul modello dell’Istituto italiano di tecnologia dove il 45% dello staff viene dall’estero, dovrebbe diventare il centro di attrazione delle migliori intelligenze del mondo nelle cinque aree di lavoro del polo: 1) tecnologie per il welfare e per fronteggiare l’invecchiamento; 2) medicina di precisione, integrando la genomica e la Big data analysis per sconfiggere cancro e malattie neurodegenerative; 3) tecnologie multidisciplinari per l’alimentazione, la nutrizione, l’agronomia; 4) materiali sostenibili, nanotecnologie verdi, confezionamento del cibo, ciclo dell’acqua e gestione dei rifiuti; 5) soluzioni innovative per preservare e valorizzare il patrimonio culturale e artistico dell’Italia. Il piano prevede appunto collaborazioni con imprese leader interessate, anche allo scopo di creare aziende (startup) e lavori di alta specializzazione. A regime, «Human Technopole», impegnerà più di 1.600 scienziati organizzati in sei distretti: genomica; neurogenomica; nutrizione; modelli matematici e scienza dei dati; bioinformatica; impatto socioeconomico. Il costo del progetto a regime è stimato in 145 milioni l’anno. Il 55-60% per il personale, il 15-20% per le infrastrutture, il 20-30% per la ricerca e sviluppo. Secondo Renzi il piano, che è stato scelto fra diverse alternative, supera la dimensione localistica e rappresenta la miglior proposta per raccogliere l’eredità dell’Expo e rilanciarla su scala mondiale con il sostegno del governo.

Expo, inizia lo smantellamento

Expo, inizia lo smantellamento

Expo, inizia lo smantellamento

Expo, inizia lo smantellamento

Una visione per il 2040

Il piano guarda quindi lontano e propone un primo traguardo fra 25 anni, nel 2040, per fare dell’Italia il Paese leader mondiale nelle «Human technologies». In vista di questo traguardo i soggetti coinvolti dovranno collaborare su 11 progetti in diversi campi del sapere: la medicina, Big data (costituzione e gestione delle banche dati); nanotecnologie verdi (consumi sostenibili, lotta all’inquinamento, eccetera); welfare (assistenza agli anziani e ai non autosufficienti). Gli undici progetti impegneranno più di mille ricercatori dell’Iit e circa 100 collaborazioni industriali e saranno finalizzati a ottenere miglioramenti in quattro settori: 1) robotica di supporto (per la chirurgia, la riabilitazione, le protesi); 2) materiali intelligenti (plastica vegetale, purificazione dell’acqua, applicazioni biomediche); 3) nanomedicina, per esempio i farmaci intelligenti; 4) genomica (la mappatura dei geni per prevenire le malattie) .


Expo, sito deserto dopo la festa

Expo, Oltre alle ricadute concrete in questi campi, Renzi sottolinea i benefici economici del progetto visto che tra gli obiettivi c’è la riduzione dei costi del servizio sanitario nazionale di «almeno il 20% in dieci anni». Speciale attenzione sarà dedicata alla cura del cancro e delle malattie neurodegenerative, tra le principali cause di morte e invalidità nei paesi industrializzati. I pazienti, con le nuove tecniche d’indagine e prevenzione, potranno beneficiare di terapie sempre più personalizzate. Lo sviluppo della ricerca favorirà la nascita di imprese innovative nella farmaceutica, nell’assistenza, nell’alimentazione. Infine, si legge nel documento, ci sarà anche un beneficio per l’«immagine del Paese», facendo dell’Italia, si legge ancora, il «posto ideale per vivere, ma anche un leader visibile nei rami delle scienze e tecnologie al servizio dell’umanità». Ora la parola passa alla Regione e agli enti locali. 

http://www.corriere.it/cronache/15_novembre_07/piano-governo-il-expo-tecnologie-la-qualita-vita-cittadella-16oo-scienziati-39e4ee56-859e-11e5-8384-eb7cd0191544.shtml 

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