L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 novembre 2015

Francesco Palenzona e Unicredit

Il piano di Unicredit non convince

Gli analisti di Morningstar considerano le stime troppo ottimistiche e lasciano invariato il fair value. Non basta licenziare, dicono, serve una più ampio programma di ristrutturazione.

Francesco Lavecchia12/11/2015 | 

Unicredit taglia il personale, ma per realizzare gli obiettivi del nuovo piano industriale dovrà mettere mano al portafoglio delle attività per dismettere quelle non-core.

La banca italiana punta a raggiungere nel 2018, anche grazie a un risparmio annuo di 1,6 miliardi di euro dalla riduzione della forza lavoro, un utile di 5,3 miliardi di euro, una redditività del capitale (ROE) dell’11% e un rapporto costi/ricavi del 50%. Il management ha ridotto i target rispetto ai suoi precedenti annunci, ma gli analisti di Morningstar giudicano troppo ottimistiche anche le ultime previsioni e mantengono invariato il fair value del titolo a 5,50 euro per azione.

Stime ottimistiche“Le stime dell’azienda si basano su ipotesi deboli come la crescita dei prestiti nei paesi dell’Europa dell’est, che a nostro avviso continuerà a essere frenata dalla debolezza del mercato russo, e la forte espansione dei segmenti del wealth management e del risparmio gestito nei mercati occidentali, che sarebbe possibile solo nel caso di mercati finanziari in costante rialzo. Dall’altra parte, la decisione di licenziare oltre 18.000 dipendenti (pari al 7% della forza lavoro complessiva) dovrebbe essere vista come parte di un più ampio piano di ristrutturazione della banca italiana, che ha bisogno di fare economia per mantenere gli indici di capitale in linea con le direttive di Basilea III”, dice Sebastian Pigeon, analista azionario di Morningstar.

Dismissioni in vistaL’indice Common Equity Tier one ratio è salito nel terzo trimestre a quota 10,5% (10,8% se si considera anche la vendita parziale di Pioneer). L’obiettivo del gruppo è quello di crescere al 12,6% nel 2018, ma crediamo che la banca avrà difficoltà a raccogliere capitale fresco (dato che il basso prezzo delle azioni scoraggerà nuove emissioni) e sarà costretta a fare sacrifici importanti, visto anche lo scarso interesse del mercato nei suoi asset secondari”. 

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