L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 12 novembre 2015

Francesco Palenzona, Federico Ghizzoni spieghi il ruolo di Roberto Mercuri in Unicredit

Unicredit, sindaco si dimette dopo vicenda Palenzona. Ma per l’ad Ghizzoni il caso è chiuso

Unicredit, sindaco si dimette dopo vicenda Palenzona. Ma per l’ad Ghizzoni il caso è chiuso
Lobby
Nonostante le pesanti ombre sulla governance dell'istituto, il manager in occasione della presentazione del piano industriale della banca difende le scelte fatte e liquida in poche parole le dimissioni di Giovanni Battista Alberti "per sopraggiunti motivi di dissenso personale con l’organo di governo". Quindi rivela: "Non mi crea nessuna ansia essere valutato dagli azionisti"
 
Poco importa che la vicenda Palenzona-Bulgarella abbia gettato più di un’ombra sulla governance della seconda banca del Paese, unica in Italia ad essere classificata tra quelle sistemiche. L’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, il caso se l’è gettato alle spalle. E non sembra disposto a voltarsi indietro neanche davanti alle dimissioni di un membro del collegio sindacale in contrasto con il consiglio di amministrazione dell’istituto.

“Non ci è piaciuto finire sui media per fatti inesistenti, secondo quanto dice la procura Firenze, di cui rispettiamo l’attività. Fa piacere che questa fase si sia chiusa, e ora andiamo avanti”, ha detto mercoledì Ghizzoni a proposito dell’inchiesta che vede indagato il vicepresidente dell’istituto Fabrizio Palenzona e che ha portato a galla tra il resto l’esistenza di indebite pressioni sui vertici dell’istituto per favorire un cliente, rapporti impropri tra consiglieri e manager e ruoli di potere ricoperti da chi in banca non aveva alcun incarico ufficiale. Senza contare gli scambi di cortesie con Intesa Sanpaolo o le pressioni esercitate con successo sullo stesso Ghizzoni per favorire un importante giropoltrone ai piani alti. “Dall’analisi interna fatta, è emerso che di attività non proprie non c’è traccia, abbiamo fatto un’analisi dei comportamenti anche al di là delle regole, ed emersa un’assoluta correttezza. Chiudiamo questa pagina”, ha aggiunto. Sottolineando che il consiglio “è sempre stato informato, i comitati hanno fatto la loro parte, ma di certo non ci ha fatto piacere”.

Liquidate ancora più rapidamente le dimissioni del sindaco veronese Giovanni Battista Alberti che era stato nominato nel 2013 in quanto primo della lista presentata dal terzo azionista della banca, la Fondazione Cariverona di Paolo Biasi e annunciate a valle del piano industriale “per sopraggiunti motivi di dissenso personale con l’organo di governo”. Le dimissioni sono arrivate per lettera “senza preavviso, dopo che il collegio sindacale a margine del consiglio ha approvato il fatto che non c’erano casi di mismanagement o misconduct” nel caso Palenzona, “con l’accordo del collegio sindacale, che si esprime sempre all’unanimità”, ha commentato asciutto Ghizzoni. Che d’altro canto sostiene di non sentire affatto le pressioni dei suoi azionisti: “Non mi crea nessuna ansia essere valutato dagli azionisti mi creerebbe più ansia non esserlo. Bisogna essere sereni e generare valore”.

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