L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 novembre 2015

Gli antagonisti di Bologna sono al servizio di Renzi e del corrotto Pd

Bologna e gli “attivisti” della troika e del pentagono di Eugenio Orso

Come tutti ben sapete, oggi Salvini ha organizzato una manifestazione a Bologna, radunando i resti del vecchio centro-destra e ottenendo l’adesione della Meloni e di un Berlusconi mummificato, oltre il crepuscolo. Tutto sommato l’idea non è originale, perché tende a ricostituire in forma un po’ diversa l’onusto centro-destra, spazzato via gradualmente dopo l’avvento di Monti e l’occupazione definitiva del paese da parte della troika globalista. La sola novità è che adesso alla guida c’è la Lega Salviniana e non più il quasi ottuagenario Cav.
La manifestazione di Bologna rappresenta veramente un “punto di svolta” nella politica italiana, come sostiene Salvini? Sarà di buon auspicio per “sfrattare” Renzi dalla presidenza del consiglio che ha usurpato (al pari di Monti e Letta)? Ci permettiamo di dubitare, perché questa manifestazione, in parte di reduci (primo fra tutti Berlusconi), in parte di seconde e terze schiere emerse dopo la dissoluzione, assomiglia molto a un “vorrei ma non posso” e darà vita, al più, a un nuovo cartello elettorale, in attesa che i poteri esterni dominanti concedano, all’Italia occupata, elezioni politiche. Del resto, eventi simili, anche se più circoscritti, ne abbiamo visti di recente, soprattutto a “sinistra” (ma di cosa?). La fumosa coalizione sociale del guitto sindacal-televisivo Landini (a proposito, dov’è finita?) e la più recente costituzione, nel teatro Quirino di Roma (coup de théâtre?), dell’inutilissima sinistra italiana, composta di alcuni fuoriusciti dal piddì e di elementi del sel. Certo che l’odierna manifestazione di Bologna, per la ricostituzione del centro-destra – senza che vi sia ancora una legge Scelba, come quella del ’52, a impedirlo – ha un po’ più peso, se non altro perché i sondaggisti onniscienti la danno al 30% circa.
Se la sinistra “ideologica”, come quella italiana di Fassina e Fratoianni, aiuta la destra a vincere, secondo un Matteo Renzi blindato che non se ne cura troppo, il nuovo centro-destra salviniano, tenuto a battesimo oggi a Bologna, più di tanto non impensierirà il partito collaborazionista della troika chiamato piddì, per i suoi evidenti limiti a recuperare consensi oltre la soglia necessaria. Infatti, Salvini ha davanti allo scoglio del sud, pienamente superabile solo in tempi medio-lunghi, i Fratelli d’Italia sono troppo piccoli e tali resteranno per un po’, mentre Forza Italia è in piena decadenza, senza una nuova guida.
Posto che i piddini e piddioti non scendono più in piazza (e che bisogno ne avrebbero, ci sono la troika e la Nato che li proteggono!), men che meno per disturbare le spoglie di un centro-destra sconfitto, ecco che si muovono gli “attivisti” – ma non come in Siria per ordine di Washington, per nostra fortuna! – e cercano di impedire la manifestazione con l’uso della violenza e del sabotaggio. E’ un copione già visto, trito e ritrito, soprattutto in occasione dei comizi di Matteo Salvini, tanto da far sorgere in noi dei sospetti.
Liberiamoci e Ripartiamo, in Pazza Maggiore a Bologna, è una buona occasione per gridare ancora “guai ai razzisti!”, ma soprattutto guai a chi pensa (magari solo pensa, senza avere il coraggio di agire) di poter tornare alle frontiere, all’autonomia in politica estera, agli stati nazionali sovrani e … al controllo della moneta. Altrimenti non si capirebbe il perché gli “attivisti” di collettivi e centri sociali, variamente denominati, dovrebbero accanirsi così su un simulacro di centro-destra sconfitto, scontrandosi (ritualmente) con la polizia e addirittura incendiando nottetempo i cavi per la gestione del traffico ferroviario, onde impedire l’arrivo di treni “stracarichi” di leghisti, razzisti, sovranisti, populisti e forzaitaliani.
Questi “attivisti”, che vorrebbero impedire la manifestazione salviniana per la ricostituzione del centro-destra parlamentare, rispondono a una logica ben precisa, che non nasce da loro, o dalle esigenze degli ultimi nella società, ma, bensì, dai loro “manovratori”, legati a Bruxelles, Washington e Francoforte. In breve, semplificando al massimo, possiamo dire che costoro fanno il lavoro sporco per un piddì collaborazionista dei globalisti, il quale non si degna ovviamente di scendere in piazza e “lottare”.
Quella che dovrebbe essere la marginalità ed esprimere una dura protesta sociale – soprattutto contro il governo renziano, che massacra per conto troika poveri, lavoratori e precari – funge, invece, da soldataglia ascara e mercenaria utile per disturbare le kermesse di piazza di un’opposizione parlamentare debole e per intimorire chi vorrebbe partecipare. Hanno un ruolo da “bravacci” e assolvono il compito a loro assegnato con “professionalità” e cinismo teppistico. Quello che ci vuole per far capire ai più che uscire dai binari anche solo a parole – come fa Matteo Salvini – presenziare a certe manifestazioni non gradite alle eurocrazie (e al pentagono) può essere pericoloso e riservare brutte sorprese …
Perciò, gli “attivisti” che hanno funestato Bologna, oggi, domenica 8 novembre, non sono l’espressione di forze che rappresentano la marginalità sociale e l’opposizione alle politiche neoliberiste imposte dall’esterno, ma semplicemente le piccole orde mercenarie della troika e del pentagono, che favoriscono, una volta di più, il piddì di Matteo Renzi.

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