L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 novembre 2015

Infrastrutture digitali, fibra ottica, un governo pasticcione ed incompetente, Telecom è un'azienda strategica, deve essere italiana, e gli imbecilli al governo l'attaccano

La fibra di Enel? Sapelli: "Attacco a Telecom Italia"

L'INTERVISTA

L'economista boccia la decisione dell'azienda di energia di creare una società ad hoc: "Azione sconsiderata, impensabile tenere fuori TI". E dice: "Per realizzare le Ngn serve un'azione di sistema"

di Federica Meta

“Una sortita da cow boy del Far West”. Giulio Sapelli, economista e docente alla Statale di Milano, boccia la decisione di Enel di intervenire nello sviluppo della banda ultralarga con una società ad hoc.
Professore cosa non la convince?

La modalità e la tempistica. Il Cda di una società seria come Enel, prima di prendere una così pesante decisione, avrebbe dovuto tenere conto del fatto che in Italia c’è un operatore dedicato a fare la banda larga. Ed è Telecom. Inoltre mi pare che, in passato, la società avesse già avanzato questa proposta senza che il mercato o il governo avessero dimostrato interesse.
Cosa è successo adesso, a suo avviso?
Immagino che Enel abbia un forte endorsement governativo. Non escludo che con l’arrivo di Costamagna e Gallia ai vertici di Cassa Depositi e Prestiti e la trasformazione della Cassa in una sorta di nuova mini-Iri sia cambiato il contesto. Dunque Enel ha pensato che ci fossero le condizioni per rilanciare sulla banda ultralarga. Ma se così non fosse sarebbe un’azione sconsiderata.
Perché, invece, non va bene la tempistica?
Perché mi pare un attacco gratuito a Telecom Italia, in un momento in cui la compagnia è aggredita nella sua stabilità azionaria dall’ingresso dei francesi. Azionisti che continuano a ribadire di non agire di concerto, quando è chiaro – almeno a chi conosce un po’ l’economia della Francia – che così non è.
Quindi, a suo avviso, Bolloré e Niel agiscono insieme.
Io credo di sì. Ma è anche un fatto scontato se si tiene conto che in Francia, come in Germania, il capitalismo è “di sistema” e quindi per i grandi investimenti le grandi aziende si muovono insieme. Cosa che manca in Italia, come appunto dimostrato dalla decisione di Enel.
In che senso?
Per un piano strategico come quello sulle banda ultralarga, sarebbe stato necessario che Enel, Telecom Italia e Cassa Depositi e Prestiti si fossero accordati per realizzare le reti, risolvendo anche il problema della scarsità di capitali che rappresenta un forte freno per l’eliminazione del digital divide.

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