L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 novembre 2015

La Rai non è servizio pubblico ed è immorale che gli artisti e dirigenti prendono quella montagna di soldi

Rai, il tetto agli stipendi d'oro agita Viale Mazzini

La Vigilanza: sì al tetto di 240 mila euro ai compensi. Risparmi per 2 milioni. Dall'Orto piglia 650 mila euro, Maggioni 366 mila. Ma rischiano pure i giornalisti.

di Renato Stanco
12 Novembre 2015


(© Ansa) Un momento della commissione di Vigilanza Rai. Il presidente è Roberto Fico del M5s.


E adesso che succede?
La Rai è destinata a essere ancora un’azienda speciale dove le regole generali valgono solo per gli altri, oppure può diventare un'impresa normale assoggettata alle leggi dello Stato?
Stavolta a prevalere dovrebbe essere la seconda ipotesi.
Non senza una certa sorpresa, dato che a far partire il siluro è stata la Commissione di Vigilanza sulla Rai, che ha stabilito all’unanimità che Viale Mazzini debba inserire nel suo Statuto un limite massimo agli stipendi del personale e degli amministratori.

LO STRATAGEMMA DEI BOND. Tecnicamente è una 'bomba', dato che il vertice della tivù pubblica aveva aggirato l’ostacolo ricorrendo al famoso stratagemma dei bond: obbligazioni emesse per aggirare il tetto di 240 mila euro per gli stipendi dei manager pubblici.
Era un grimaldello buono per tutte le imprese partecipate dal governo.
Solo che la Rai, rispetto alle altre sorelle, ha un controllore e azionista al tempo stesso che non può certo permettersi determinati sprechi.

FICO: «GRANDE RISULTATO». E cosi l’organo parlamentare ha deciso di battere un colpo, forte, sul tema degli stipendi.
Lo stesso presidente dell’organo parlamentare, il grillino Roberto Fico, ha postato su Facebook un messaggio chiaro.
«Allo stato attuale, a causa dell’emissione di bond, la Rai puòi sforare il tetto ai compensi che si applica a tutte le società pubbliche. Durante l'esame della riforma della governance dell’azienda, avevo chiesto con forza di introdurre il limite dei 240 mila euro annui, ma l’emendamento era stato respinto. Ho voluto riproporre questo principio in Commissione, riunita per esprimere il parere sulle modifiche dello statuto della Rai. L’approvazione all’unanimità è un grande risultato».
Se l’indicazione dovesse essere recepita da Viale Mazzini, sarebbe un grande risultato anche per i conti della Rai.

NO AGLI STIPENDI D'ORO IN RAI
La Commissione di vigilanza ha stabilito all'unanimità che la Rai debba inserire nel...Posted by Roberto Fico on Mercoledì 11 novembre 2015

Il risparmio stimato? Intorno ai 2 milioni di euro

(© Ansa) Una riunione del consiglio di amministrazione Rai. In primo piano la presidente Monica Maggioni, in piedi il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto.


Secondo una stima più che attendibile il risparmio derivante dall’applicazione del tetto degli stipendi si aggirerebbe attorno ai 2 milioni di euro.
Anche perché fra i compensi da tagliare dei circa 40 dirigenti d’oro ci sono anche quelli del direttore generale, Antonio Campo Dall’Orto, il cui stipendio si aggira sui 650 mila euro, e quello della presidente Monica Maggioni, che ha scelto di non ricevere un compenso specifico da presidente del Consiglio di amministrazione, ma di mantenere quello che aveva come direttore di Rai News 24, intorno ai 300 mila euro.
In aggiunta avrebbe potuto chiedere un emolumento da presidente, invece la Maggioni ha chiesto di essere equiparata a un normale consigliere di amministrazione: 66 mila euro.
Nell’insieme si arriva comunque a circa 366 mila euro.

TARANTOLA PIÙ PAGATA. Che è quanto guadagnava nel 2014, prima di lei, Anna Maria Tarantola, che però a quel reddito cumulava la pensione da ex vice direttore della Banca d’Italia.
E che a inizio mandato prendeva ancora di più: 448 mila euro.
Poi c’è il resto dei privilegiati.
Secondo l’ultima mappa aggiornata, dei 300 dirigenti in organico tre guadagnano oltre i 500 mila euro, uno tra i 400 e i 500 mila euro, quattro tra i 300 e i 400 mila euro, 34 tra i 200 e i 300 mila euro, 190 tra i 100 e i 200 mila euro, 68 sotto i 100 mila euro.
Tra i nomi che contano ci sono quelli di Antonio Marano, vice direttore generale della Rai, e Giancarlo Leone, timoniere di RaiUno.

LIMITE PURE AI GIORNALISTI. Ovviamente il nodo del tetto rischia di riguardare anche i giornalisti, in modo particolare i direttori delle testate, a partire dal vertice del Tg1 occupato da Mario Orfeo.
Se la logica aziendale dovesse far rientrare fra i dirigenti anche i direttori di testata sarebbe un problema per tutti, visto che gli stipendi sono allineati al mercato e non certo alla logica del servizio pubblico.
Contratti artistici: Fazio guadagna come tre direttori messi assieme


(© Ansa) Yanis Varoufakis con Fabio Fazio.


Infine resta il nodo dei contratti artistici.
Il tetto non si può applicare alle star, ma in tempi di razionamento diventa difficile pensare che uno come Fabio Fazio possa guadagnare quanto tre direttori.
Più che uno spreco, un rapporto di forze fortemente sbilanciato. 

IN 170 SOPRA GLI 80 MILA.Tanto per avere un ordine di grandezza, nel documento intitolato “Compensi concernenti gli artisti e i titolari di incarichi di collaborazione o consulenza aggregati per fasce, anno solare 2014”, l’unico reso noto dalla Rai, si scopre che sono 170 gli artisti e i collaboratori con un contratto superiore agli 80 mila euro.
È la fascia più alta e ha una forbice molto ampia: si va da un minimo di 80.186 euro a un massimo di 1 milione 897 mila 445 euro, con una media a contratto di 215 mila euro circa.

IL TOP A 1,9 MILIONI. Nella zona top, quella sopra il milione di euro, si trovano le star del servizio pubblico, presentatori e artisti pagati a peso d'oro.
In cima su tutti c'è Fabio Fazio, che starebbe (usiamo il condizionale perché le cifre sono top secret) poco sotto i 2 milioni di euro l’anno, tanto da pensare che il tetto massimo di 1,9 milioni in tabella corrisponda proprio al suo stipendio.
La sua spalla comica, Luciana Littizzetto, si accontenta di 20 mila euro a puntata.

CONTI E CLERICI D'ORO. Poi ci sono altre star Rai come Carlo Conti e Antonella Clerici, entrambi sul milione e mezzo di euro.
Quindi giornalisti come Massimo Giannini, conduttore di Ballarò, e Massimo Giletti, attorno ai 400-500 mila euro.
Cifre stimate, non dichiarate da Viale Mazzini.
Alla faccia del servizio pubblico e della trasparenza. Sarebbe necessario un tetto anche per loro?

http://www.lettera43.it/economia/media/rai-il-tetto-agli-stipendi-d-oro-agita-viale-mazzini_43675222764.htm

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