L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 novembre 2015

Noi ci rifiutiamo di capire perché rifiutiamo di agire perché sappiamo che questo agire turberebbe profondamente il nostro modo di essere, noi non vogliamo cambiare

IL PREZZO DEL DISADATTAMENTO

14 Novembre. Ed ora l’onda di sdegno e commozione, le improbabili contro-analisi su chi è stato e perché l’ha fatto, la melassa retorica, la voglia di restituire il colpo. Noi non stiamo capendo cosa è diventato e cosa diventerà il mondo, il nostro e quello a noi vicino. Noi non siamo adeguati ai tempi che ci è toccato in sorte di vivere. Viviamo ignari convincendoci che tutto va per il solito, poi soprassaltiamo un po’ quando succede qualcosa di violento che ci lambisce o colpisce, poi dimentichiamo e torniamo a prorogare ostinatamente il nostro corso di vita estraneo. Noi ci rifiutiamo di capire perché rifiutiamo di agire perché sappiamo che questo agire turberebbe profondamente il nostro modo di essere, noi non vogliamo cambiare. Quando il mondo cambia e noi no, poiché chi detta le regole del gioco della realtà è il mondo, noi ci troviamo disadattati. I morti di Parigi e quelli che verranno sono le vittime del nostro disadattamento.

Nessun commento:

Posta un commento