L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 novembre 2015

Sanità, solo gli imbecilli non sanno che i servizi chiudono per mancanza di personale medico ed infermieristico dovuto ad anni di blocco delle assunzioni, e la sanità sprecona è quella dove ci sono i politici più corrotti

La sanità è molto malata ma non sanno curarla


Il rapporto Pit-Salute del Tribunale del malato/Cittadinanza attiva presentato stamattina, sotto un certo punto di vista non presenta grandissime novità. Due problemi sono quelli più evidenti: crescono le difficoltà di accesso dei cittadini alle prestazioni sanitarie, e quindi aumentano i costi a carico per i farmaci e per i ticket su diagnostica e specialistica; l'endemicità delle liste di attesa che peggiorano per le ecografie e per i tumori, mentre per il resto sono pressocché stabili.

Forse la notizia vera sta proprio nell'assenza di grandi novità. Perché il Rapporto, che raccoglie oltre 24 mila segnalazioni fatte l'anno scorso, racconta che non ci sono miglioramenti sostanziali rispetto all'anno precedente. E questo aspetto dovrebbe far riflettere. Perché leggendo le duecento pagine del documento appare evidente che se la nostra sanità è malata bisogna dire che i governi, centrale e locali, non sanno più curarla come si deve. 

Per onestà va ricordato che la malattia non è insorta con Renzi, né con la ministra Lorenzin - perché le liste di attesa sono una vergogna nazionale che si trascina da anni senza alcun miglioramento se non marginale - tuttavia all'attuale governo va detto con chiarezza che se continua a tagliare le risorse, i mali del nostro Ssn non potranno che aggravarsi. 

Peraltro trovo infantile questa insistenza del premier nel sostenere che il fondo è aumentato: certo, è così, ma dimentica che l'anno prima aveva tagliato due miliardi. E a parte questi giochetti tra bugie e verità, c'è un dato inconfutabile: nella Conferenza Stato Regioni si era stabilito di arrivare a 113 miliardi nel 2016. Allora, a che servono i Patti (per la salute) se uno dei due contraenti non li rispetta? Oppure ha sbagliato la Lorenzin a sottoscrivere un accordo che adesso non viene mantenuto?
Sia chiaro: i soldi non sono tutto. Ma fanno molto comodo. Perché sappiamo che alcune Regioni, che hanno ricevuto montagne di denaro, hanno un'assistenza sanitaria di bassa qualità, mentre in altre è altissima, più che competitiva. Ed è giusto chiedere che si arrivi ad una omogeneità di servizi e alla standardizzazione dei costi. Però nuovi impegni di salute incombono (per i Lea, per il piano vaccinale...), ed è certo ormai che alcuni potranno essere mantenuti solo in parte. A meno che non arrivi almeno un altro miliardo di euro...

Una considerazione comunque rimane costante: la sanità, non tutta, non sempre, è iniqua se costringe i cittadini ad aspettare troppo o a rinunciare a curarsi perché non hanno i soldi per farlo. In questo modo si tradiscono i principi base del nostro Servizio sanitario nazionale.

guglielmpepe@gmail.com

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