L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 novembre 2015

Stato, Regioni che non pagano non rispettando le regole invitano i cittadini a non rispettarle neanche loro, è la base del meccanismo corruttivo

La verità sulle Regioni

La verità sulle Regioni
Il Consiglio dei ministri ha dato via libera alla norma che consente di “chiarire” la contabilità delle Regioni, in particolare per i debiti passati, come richiesto peraltro dalla Corte dei Conti. Questo passaggio risolve i problemi dei fondi attribuiti alle Regioni nella discussa legge di stabilità? No, perché non è definito se e come i debiti saranno ripianati. In 30 anni? Non è definito con quali modalità le Regioni “morose” dovranno assolvere al compito, che pareva essere il freno alla destinazione di risorse. Il compito poneva un problema di restituzioni sulle anticipazioni che il governo ha dato alle amministrazioni per ripianare i bilanci in rosso, dovuti anche al famoso pagamento inadempiente di miliardi per le imprese e forniture, che già al tempo del governo Letta e del governo Monti erano state denunciate come la palla al piede della partita economica che ingessava lo sviluppo.
La questione del possibile default di alcune Regioni è stata bloccata e non a caso è definito decreto/salva regioni. È da uno studio di Banca d’Italia dell’ottobre 2015 sui debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche italiane che capiamo che il problema non è del tutto irrisolto. E che sarebbe utile ai cervelli giovani di Palazzo Chigi trarre elementi utili per una valutazione dell’efficacia del programma di esborsi statali per lo smaltimento dell’arretrato realizzato nel biennio 2013/2014. Guardando però dal 2008 al 2014 non ancora noti con precisione, posto che lo stock dei debiti e dei relativi tempi di pagamento sono difficile da reperire poiché solo in possesso di banca Italia.
Da questa lettura si evince l’evidente impatto relativo al sistema economico dei ritardi e dei provvedimenti utili a ridurre i debiti commerciali, gli incroci forniti dai dati Istat su stock e spese correnti e quanto rispetto all’Europa siamo clamorosamente in deficit e inadempienti. Ma l’ordinamento italiano non disincentiva in modo efficace i ritardi nei pagamenti e non punisce chi non rispetta le clausole contrattuali sottoscritte dalla Pubblica Amministrazione con le imprese e i fornitori. Sappiamo bene che il fenomeno del posticipare i pagamenti dovuti alle imprese fornitrici “favorisce” il rispetto delle regole di bilancio della UEM. Crisi dal 2007 incombente e precipitata dal 2008 in poi, liquidità in calo delle imprese nell’ambito del monitoraggio dei conti pubblici nostrani ed europei: questo fa la differenze eccome! Così già nel 2012 per ridurre i debiti commerciali sono stati stanziati 5,7 miliardi, di cui 2,8 effettivamente erogati, per ripianare i debiti in parte solo delle amministrazioni centrali scaduti nel 2011.
Dal 2013 sono stati stanziati 50 miliardi per il biennio 2013-2014 destinati al pagamento dei debiti degli enti regionali scaduti nel 2012. E qui chi ha requisito risorse dai vertici e ripianato il debito è stato il MEF; una parte consistente  – 19 miliardi – delle risorse stanziate non è stata utilizzata dagli enti nel corso del biennio 2013-2014. Così arriviamo ai giorni nostri e a giugno del 2015 è stata prevista di recuperare una piccola parte delle risorse non utilizzate, appunto 2 miliardi per le regioni e le province autonome e 0,9 miliardi per gli enti locali. Quelli che mancano oggi da assegnare alle Regioni che protestano per il mancato budget delle legge finanziaria sono briciole rispetto alla loro “mancato ravvedimento operoso” e al dovere di procedere con la restituzione del dovuto.
Si calcoli poi che la flessibilità richiesta da Renzi all’Ue, così declamata come già acquisita, è gravata da un monte accumulato di nuove passività commerciali rappresentata dalla Direttiva 2011/7/ UE recepita anche da noi e operativa sui ritardi di pagamento che prevede non possibilità di deroghe negoziali,interessi di mora legali, e un tasso pari a quello di riferimento della Bce maggiorato di 8 punti %. La verità sui conti delle Regioni ce la dicono i dossier economici e le relazioni della Corte dei Conti e non stiamo particolarmente sereni quando ben sappiamo cosa ci attende. Un doppione di questa Conferenza Stato Regioni che si clonerà nel prossimo Senato, che continuerà a spendere con un potere rafforzato consociativo e inutilmente non virtuoso. Per questo diciamo che continuiamo a raccontare i fatti e non esprimere solo opinioni. Finchè ci sarà concesso e non saremo asserviti ignobilmente al potere irresponsabile del chi più spende e più fa la voce grossa.

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