L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 dicembre 2015

2015 crisi economica, la Fed non ha capito niente, la politica economica è al servizio di una Piena Occupazione dignitosa e gli Stati Uniti barano con se stessi e con il mondo intero

Indice Baltic Dry su livelli da paura

18 dicembre 2015, di Daniele Chicca
NEW YORK (WSI) – L’indice cartina al tornasole delle attività commerciali marittime globali è sceso a un nuovo livello record negativo: 471 punti, appena un quarto del punteggio di 24 mesi fa. Il Baltic Dry Index (BDI) è sceso ancora ieri, aggiornando al ribasso i minimi del 20 novembre. Sono livelli negativi che non si vedevano da anni.
Nel grafico riportato qui sotto si può notare l’andamento altalenante dell’indice BDI negli ultimi cinque anni. In un anno la performance è negativa del -42,14% (stando ai dati disponibili nelle schermate di Bloomberg). Soltanto due anni fa l’indice valeva ben 2.330 punti e in agosto 1.200.
Il 20 novembre di quest’anno si era attestato in area 500 punti. L’indice Baltic Dry è fondamentale per avere il polso delle attività commerciali mondiali, in quanto monitora i costi di noleggio navale per il trasporto di alcune fra le principali materie prime.
L’indice, che viene calcolato sulla base di un’indagine quotidiana degli agenti, sta chiaramente risentendo del calo della domanda di materie primeproveniente dalla Cina, la seconda economia al mondo.

Fed ha premuto sul grilletto troppo presto?

Il Baltic Dry Index è considerato da molti analisti uno dei termometri chiave dell’andamento dell’economia globale, anche se, compresa nella sua volatilità, c’è anche la disponibilità, inelastica, di navi cargo.
L’andamento insolito fa paura a molti investitori, ma non a Janet Yellen che insieme ai colleghi del board di politica monetaria della Federal Reserve ha appena deciso di mettere fine all’era dei tassi zero imponendo un rialzo di 25 punti base del costo del denaro. Un evento che non si verificava dal 2006.

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