L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 dicembre 2015

Governo incompetente&pasticcione fa comparire e scomparire milioni come un prestigiatore

ITALIA, STAMPA ESTERA: "CHE FINE HANNO FATTO I FONDI EXTRA PROMESSI DA RENZI PER LA DIFESA? NELL'AVIAZIONE GIÀ IN ATTO CANNIBALIZZAZIONE DEI VELIVOLI"

(di Franco Iacch)
13/12/15 
Dopo gli attentati di Parigi, il governo italiano ha promesso uno stanziamento di 1 miliardo di euro per la Sicurezza. E’ stato il premier Matteo Renzi, il 24 novembre scorso, ad annunciare la mossa. Emozionale o meno, lo capiremo a breve.
Secondo quanto annunciato dal presidente del consiglio, 500 milioni sarebbero stati investiti nella Difesa. 150 milioni di euro sulla tecnologia informatica ed altri 350 milioni destinati alle forze di polizia del paese.
Commentano oggi dalla stampa estera. “Non sono stati forniti ulteriori dettagli su quei 500 milioni di euro extra annunciati per la Difesa, il governo italiano non ha ancora deliberato in tale senso. Nell’attesa, le forze armate guardano con attenzione le future mosse del governo, nella speranza che quest’ultimo possa essere fedele alla parola data”.
Aggiungono da DefenseNews. “Intanto quel denaro dovrà essere stanziato. Poi bisogna considerare che 140 dei 500 milioni di euro annunciati per la Difesa, dovrebbero essere utilizzati per ritoccare di 80 euro al mese gli stipendi dei soldati italiani. Resterebbero 360 milioni di euro che dovrebbero essere utilizzati per la manutenzione e le operazioni dell’esercito e per finanziare uno o due programmi di aggiornamento. Sarebbe davvero necessari quei fondi extra, così da garantire il sostegno economico-logistico per le missioni all’estero”.
Da DefenseNews parlano di casi in cui si è riscontrata scarsa disponibilità di carburante per le truppe italiane all’estero. La spesa italiana stanziata per il 2015 per garantire all’esercito “maintenance and operations” (M&O) è di 1,15 miliardi di euro. Il tetto degli stipendi dei soldati è di 9,67 miliardi di euro.
Continuano da DefenseNews - citando un analista militare che ha chiesto l'anonimato - "Hanno bisogno almeno di altri 3 miliardi di euro per tirare avanti. Quei tagli alla Difesa avranno ripercussioni devastanti. La prima ad essere colpita sarà l’aviazione che già adesso ha seri problemi nell’acquistare parti di ricambio per la flotta C-130J e C-27J. E’ già in atto una sorta di cannibalizzazione dei vecchi velivoli per garantire il funzionamento di quelli in linea. Senza considerare l’estrema esigenza di aumentare la protezione dei veicoli contro i MANPADS ed una migliore capacità contro NCB. Poi c’è Finmeccanica, alla ricerca di quei 150 milioni di euro promessi dal governo per la sicurezza informatica”.
Sotto la lente di ingrandimento il cyber-center di Chieti (“vicino alle università, ma lontano dalle città”), punto nevralgico del governo dal 2013 per la sicurezza informatica e comando centrale di coordinamento delle infrastrutture critiche del Paese.

Nessun commento:

Posta un commento