L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 13 dicembre 2015

Ideologia Gender, i due sessi esistono fatevene una ragione

Gender: “Oltre l’uomo e la donna


“Oltre l’uomo e la donna” di Alain de Benoist è un saggio “contro l’ideologia gender” scritto da un intellettuale non cattolico, senza quindi alcun riferimento alla Creazione e men che meno all’antropologia cristiana.

Un libro estremamente razionale, che secondo la recensione che ne fa Andrea Chinappi, è da considerarsi addirittura “un tentativo di eversione”.

Il breve saggio di Alain de Benoist, sociologo di spicco e animatore del movimento Nouvelle Droite, è stato tradotto in italiano dalla neonata casa editrice Circolo Proudhon (Oltre l’uomo e la donna, Circolo Proudhon Edizioni, pp. 57, 6 euro).

L’autore collega la théorie du genre al femminismo egualitario, che sosteneva la necessità di una completa identificazione tra uomo e donna affinché venisse eliminata qualsivoglia disuguaglianza di genere; con l’obiettivo, cioè, non della promozione del “femminile”, ma della completa indistinguibilità tra il maschio e la femmina, a livello culturale, sociale e infine naturale. Scrive De Benoist, «Non si tratta di liberarsi del “patriarcato” e della dominazione maschile, e neppure degli uomini, bensì del sesso in quanto tale».

Perché sarebbe il sesso biologico lo strumento di base della dominazione dell’uomo sulla donna. Ma l’ideologia gender commette due errori fondamentali: il primo è credere che il sesso non conti alcunché nella creazione dell’identità sessuale e della personalità; il secondo errore consiste invece nell’identificare tout court il genere con le preferenze sessuali e la “bisessualità psichica”, ossia «il grado di mascolinità e femminilità presenti in ognuno di noi».

Infatti, si chiede come sia possibile parlare di orientamenti sessuali, che siano etero, omo o bisessuali, se nonsupponiamo l’esistenza di due sessi. Anzi, il fatto che esistano diversi orientamenti sessuali giustifica l’esistenza di due corpi diversamente sessuati.

Supporre che l’essere umano sia “neutro” – stando alla teoria della femminista Judith Butler – è una palese falsità.

Andare “oltre l’uomo e la donna” è il sogno di una post-modernità post-sessuale «dove non essendo riusciti a creare una società senza classi, ci si accontenterà di una società senza sessi. Un sogno di indistinzione, un sogno di morte».



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