L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 dicembre 2015

La Corruzione svincola tutti i cittadini a non rispettare le regole della convivenza

C’era una volta la politica 

 di Aldo Mucci













Quando le notizie di cronaca ogni giorno ci “affogano” con storie di corruzione, la nostra mente va al 1992.Quando le inchieste giudiziarie ci facevano sperare la fine del sistema tangenti della Prima Repubblica e accendevano speranze su un futuro migliore della democrazia. 

Oggi, a distanza di tanti anni, un’indagine condotta da Euro-barometro numeri alla mano, si legge che il’98% degli italiani pensa che la politica sia tutta corrotta. Destra, Sinistra, “Centro”. Se Euro-barometro dovesse riprendere l’indagine, quelle percentuali oggi sarebbero ancora più devastanti. Ma allora, cosa fare. Alessandro Pizzorno sociologo e politologo di fama internazionale, fa una analisi “scomoda” un po a tutti sostenendo che: “In realtà, il politico corrotto ha stretti legami con parte della popolazione di cui si fa rappresentante. Più che di un processo di distacco tra classe politica e società civile, bisognerebbe parlare di un assorbimento di parte della società civile nella società politico affaristica e di un’accentuata esclusione di tutti gli altri dal diritto di essere rappresentati sostanzialmente”. E la sua analisi non era limitata ad una sola parte politica, ma a tutto il sistema: “L’assorbimento dell’opposizione nel patto consociativo, rende l’eventualità di punizione politica per corruzione praticamente nulla”. Secondo Pizzorno, il punto importante e centrale della questione è l’accettazione sociale dei corrotti e la tolleranza nei loro confronti all’interno sistema politico.

 Che dovrebbe pensare a espellerli autonomamente, senza aspettare le inchieste e i giudizi dei tribunali. Sono passati tanti anni e le cose non sono migliorate anzi, se possibile, vanno ancora peggio.Forse le parole dell’economista e filosofo Max Weber “alcuni vivono per la politica, molti della politica” trovano conferma in ciò che accade oggi? Scrive Martina Frontespezi 23 anni, studentessa in Economia dei mercati e degli intermediari all’università di Tor Vergata: “Credo molto nell’importanza della cultura, come fonte di ricchezza individuale e principale strumento di contrasto al fenomeno della corruzione”.

 In Brasile, una petizione cittadina ha portato alla promulgazione di una legge che bandisce i politici corrotti dall’esercizio delle loro funzioni. Tale barometro sottolinea il forte desiderio dei cittadini di prendere parte alla lotta contro la corruzione. La corruzione va anche a minare la fiducia nelle istituzioni e ad indebolire le politiche contabili della leadership politica alla guida di ogni paese. Inoltre, essa alimenta altri crimini. I gruppi criminali difatti usano la corruzione per commettere altri reati, quali il traffico di droga e in esseri umani. Gli italiani non possono, non devono rimanere arroccati come “Don Ippolito Laurentano”, nel suo feudo di Colimbètra; devono lottare nel nome e per conto delle future generazioni, affinché nella politica, in quella che era considerata una missione, torni la moralità. 

Solo così tra qualche anno, ricordando la bella frase del grande Totò: A proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare? Diremo ai nostri nipoti: “vedi una volta la politica era così”.
Aldo Mucci

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