L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 13 dicembre 2015

Leopolda, è un'accozzaglia di clientele in fila per rosicchiare soldi&potere

Angela Mauro
angela.mauro@huffingtonpost.it

Leopolda. La tentazione di Matteo Renzi: rispondere a muso duro domani a Saviano. Ma il premier si tiene a distanza da 

Boschi
Pubblicato: 12/12/2015 

Matteo Renzi e i suoi non si aspettavano il “Saviano 2, la vendetta”, come dice per scherzo (amaro) qualcuno qui alla Leopolda. Irrompe alla vecchia stazione a metà pomeriggio, poco prima dell’intervento di Maria Elena Boschi sul palco. L’autore di Gomorra non si arrende: “Il ministro Boschi deve chiarire le tante opacità del caso Banca Etruria…”, scrive su Facebook, altrimenti “vorrà dire che nulla è cambiato, la Leopolda è una riunione di vecchi arnesi affamati…”. Dritto al cuore. Renzi è nel backstage. La risposta a caldo con i suoi: “Saviano cerca visibilità”. La tentazione per l’intervento di chiusura di domani, sul quale il premier punta tutte le sue fiches per restaurare l’immagine di questa Leopolda sfigurata dal caso Boschi, è di rispondere a muso duro a Saviano. Cosa che è riuscito a evitare fin qui, evitando persino difese esplicite del ministro per le Riforme: distanza di sicurezza, cautela e autotutela.

Nel backstage Renzi ci è rimasto per tutto il giorno, tranne una breve apparizione sul palco per presentare Giuliano Da Empoli e soprattutto (ci tiene tantissimo) Anna Rita Leonardi, candidata sindaco del Pd a Platì, paese calabrese con alle spalle due scioglimenti dell’amministrazione per mafia e due sindaci uccisi dalla ‘ndrangheta. Anna Rita è la sua risposta a Saviano. Come il pm Giovanni Corona, anche lui intervenuto dal palco, lui che si è dimesso dall’antimafia dopo aver indagato su Mina, la ragazza arsa viva dalla Camorra, storia raccontata nella serie ‘Gomorra’. “Troppa crudeltà, non ce l’ho fatta”, dice lui, mentre la platea se lo immagina candidato sindaco a Napoli.
Ma a parte questi omaggi alla lotta alla criminalità, il caso Saviano continua a oscurare la Leopolda anche in questa seconda giornata. Negli scambi del premier con i suoi fedelissimi si scatenano gli interrogativi: “Perché lo fa?”. La risposta di un renziano doc: “Si sente isolato, pensa che la cosa stia scemando e quindi insiste…”. Il deputato Ernesto Carbone esegue subito l’ordine di rispondere con un tweet

Renzi invece anche oggi non replica. Tenta tutto quello che può per tenere la Leopolda al riparo dal pericoloso attacco di Saviano. E punta tutto sull’intervento di chiusura domani. Intervento che sarà preceduto dall’incontro del premier con una delegazione degli investitori danneggiati dal decreto ‘salva banche’. Verranno qui davanti in corteo. In realtà Renzi vorrebbe incontrarli prima, per scongiurare la manifestazione. Ma il piano che appare più probabile è che una delegazione di manifestanti – sempre che la situazione di ordine pubblico lo permetta – verrà accompagnata nel backstage della Leopolda per parlare con il capo del governo. Un po’ come è successo l’anno scorso con gli operai della Thyssenkrupp di Terni venuti fin davanti alla Leopolda a manifestare. Renzi si presenterà con il pacchetto ‘riparatore’ illustrato ieri dal ministro Pier Carlo Padoan alla Camera: arbitrato per i truffati, anche se non per tutti. “La soluzione ce l’ha”, dice David Ermini, responsabile Giustizia del Pd, nonché conoscenza antica del premier in Toscana, già da quando era presidente della provincia di Firenze.
Ad ogni modo, oggi Renzi non perde la calma, a differenza di ieri quando la bomba Saviano è scoppiata a ciel sereno sulla Leopolda. E poi il premier si è tenuto al riparo dal caos. Non solo non ha citato Saviano nei suoi interventi, lasciando parlare solo i suoi. Ma non è sceso in trincea in difesa di Maria Elena Boschi. Non ufficialmente. Il ministro, madrina organizzatrice della Leopolda, ufficialmente impegnata a Roma sulla legge di stabilità fino a questo pomeriggio, non si è meritata nemmeno un saluto dal palco, un applauso. Certo, appena ha iniziato a parlare, sorridente ma tesissima, per lei è stata standing ovation. Ma il premier è rimasto nel backstage. Nessuna foto con lei, né iniziale, né finale. Mai successo prima alla Leopolda. I ministri del governo, da Gentiloni a Pinotti, Delrio, Giannini, Madia, arrivando alla Leopolda l’hanno difesa dall’attacco di Saviano che ne chiede le dimissioni. Renzi no.
Una scelta di cautela, segnalano nella sua cerchia. Del resto, su Banca Etruria e papà Boschi, vicepresidente della popolare fino al commissariamento di febbraio, sono in corso inchieste giudiziarie. L’ultima è quella con l’accusa di istigazione al suicidio per il caso di Luigino D’Angelo, il pensionato che si è tolto la vita dopo aver perso tutti i risparmi investiti in obbligazioni subordinate di Banca Etruria diventate carta straccia. “E’ una questione delicata”, dice un renziano di prima fascia. Renzi non scarica Boschi. Ma ormai maneggia la questione con cautela per evitare che tracimi sul governo.

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