L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 dicembre 2015

Mondo Multipolare, la pseudo democrazia e le sue varie manifestazioni

MOSCA RUSSIA, 1400 GIORNALISTI ALLA MAXI CONFERENZA STAMPA DI PUTIN: È RECORD. IL TEMA CALDO È LA TURCHIA 

L'evento aspira ogni anno a registrare un record. Questa volta è già stato segnato quello del numero di giornalisti accreditati: 1.390 tra russi e stranieri 












Putin al Cremlino (Ap) 
17 dicembre 2015

Putin: "La Russia deve rafforzare le proprie forze strategiche nucleari" Siria, la Russia evoca le armi nucleari. Putin: "Spero non siano necessarie" Putin: minaccia terrore cresce,da Siria enorme pericolo.Contro Isis coalizione "forte come un pugno" 17 dicembre 2015 Vladimir Putin ha dedicato la giornata di ieri a prepararsi per la tradizionale conferenza stampa di fine anno che si tiene oggi a Mosca, in cui risponde a ogni tipo di domande dalla geopolitica all'economia, passando forse anche alla vita privata, come è già successo in passato. Trasformatasi col tempo in una maratona mediatica - con radio e televisioni e social newtork che seguono in diretta - già dal nome, "Grande conferenza stampa", l'evento aspira ogni anno a registrare un record. Questa volta è già stato segnato quello del numero di giornalisti accreditati: 1.390 tra russi e stranieri; nel 2001 erano stati appena 400.     Da alcuni anni ormai, l'appuntamento è stato spostato dal Cremlino agli spazi del World Trade Center nella City moscovita. Si tratta dell'undicesima conferenza stampa di fine anno per Putin da presidente, calcolando la pausa di quattro anni in cui è stato premier (2008-2012).  Putin si presenta davanti ai media mondiali e federali nel picco della sua popolarità e dell'appoggio pubblico per la sua campagna militare in Siria contro l'Isis e a sostegno di Bashar al Assad, nonostante l'attentato all'A321 in Sinai (con 224 morti, tutti russi). Oltre che su temi di sicurezza e terrorismo, probabilmente si parla di economia, con il rublo che ha perso oltre il 6% nell'ultimo trimestre, spinto in basso dal calo del prezzo del petrolio, linfa vitale per l'economia russa. La Federazione si appresta ad affrontare il secondo anno di recessione con le sanzioni europee che molto verranno rinnovate di altri sei mesi venerdi' prossimo, mentre le tensioni con Kiev si concentrano ora sul mancato pagamento del debito a Mosca di 3 miliardi di dollari. Tema caldo quello dei rapporti con la Turchia e del braccio di ferro intrapreso con Ankara, in risposta all'abbattimento del jet russo al confine con la Siria. La sfera privata del leader del Cremlino rimane un tabù, ma l'anno scorso Putin ha risposto a una domanda sul suo status di scapolo d'oro, annunciando l'esistenza di un amore corrisposto nella sua vita.     Nel 2014, in poco più di tre ore, il presidente ha risposto a 39 domande davanti a 1.259 giornalisti accreditati. Il record temporale è stato segnato nel 2008, quando il botta e risposta con la stampa è durato quasi cinque ore. 

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