L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 dicembre 2015

Siria&Parigi, un seme di saggezza nelle menti del Pentagono

ANKARA DOVRÀ "DIFENDERSI" DA SOLA, IL PENTAGONO CI RIPENSA: "RITIRIAMO I NOSTRI CACCIA DALLA TURCHIA"

(di Franco Iacch)
17/12/15 
Gli Stati Uniti ritireranno i dodici caccia dalla base di Incirlik, inviati il mese scorso per proteggere lo spazio aereo turco dalle incursioni russe, nelle prossime ore. E’ quanto hanno comunicato poche ore fa dal Pentagono. Quest’ultimo minimizza la decisione, affermando che i caccia facevano parte di un semplice “dispiegamento temporaneo in Europa”.
Ha aggiunto il portavoce del Pentagono capitano Jeff Davis. "Non vorrei che leggeste qualcosa che non c’è. La nostra capacità di colpire lo Stato islamico resta immutata”. Sarebbe opportuno rilevare che gli USA ritireranno nelle prossime ore soltanto i caccia puri come gli F-15C e gli F-15E, equipaggiati anche per il combattimento aria-aria.
Al di là delle frasi di rito, sappiamo che quei caccia non erano stati schierati in Turchia per attaccare lo Stato islamico, che non possiede alcuna forza aerea, ma per proteggere la sovranità aerea di Ankara da Mosca.
Aggiungono dal Comando Europeo “La base di Incirlik ospita ancora dodici A-10 ed altre piattaforme UAV. Il numero dei velivoli della Coalizione è destinato ad aumentare nei prossimi mesi”. Anche in questo comunicato, nessun commento sulla reale missione degli F-15. I russi non sono mai menzionati.
Politicamente corretto? Una mossa che lascia comunque stupiti perché per la seconda volta nel giro di pochi mesi, gli USA rivedono le proprie strategie aria-aria. L'annuncio del ritiro dei caccia è giunto a margine della visita del segretario alla Difesa degli Stati Uniti Ash Carter che ha visitato Incirlik e ha parlato con le truppe americane. Tutti gli F-15 ritorneranno nelle prossime ore in Gran Bretagna. E’ innegabile però che questa nuova mossa degli USA, lascia spazio a diverse interpretazioni.
Scrivevano dal Pentagono il cinque novembre scorso: ”Vogliamo essere in grado di proteggere lo spazio aereo turco. E’ quello che facevamo con i missili Patriot ed è ciò che continueremo a fare con gli F-15. Ci auguriamo che la Russia rispetti la sovranità dello spazio aereo turco. Fino a quando non lo violeranno non ci saranno problemi. Siamo certi che non ci saranno problemi”.
Sono venute meno le esigenze operative a distanza di un mese, per quella mossa che rappresentava un unicum nel panorama delle missioni straniere degli USA? Gli F-15C, infatti, non sono mai stati schierati in Afghanistan, né in Iraq. La guerra in Siria sembrava diversa, considerando gli intercettori russi schierati nella Regione ed armati con missili aria-aria. O, forse, c’è dell’altro. Perché se è vero che da un lato i pattugliamenti aerei si sono svolti per un mese, gli F-15 americani non avrebbero potuto attaccare il nemico. O meglio. Non avrebbero potuto difendere lo spazio aereo turco perché non sono mai state stabilite le regole d’ingaggio. Allora, se così fosse, la mossa di ritirare gli F-15 ha senso.
Perché lasciarsi trascinare in una guerra, quando lo stesso paese richiedente non delinea i protocolli operativi? Quindi, il ritiro dei caccia puri dalla Regione, potrebbe davvero aver senso. Eppure ancora una volta ritornano alla memoria le dichiarazioni del Pentagono: “Il compito degli F-15, sarà quello di irrigidire le difese aeree turche contro le interferenze russe”. In un mese, le interferenze russe sembrano essere svanite. Da rilevare, infine, che gli F-15C sono stati inviati in un preciso momento, quando si credeva che la Russia stesse per aumentare le violazioni delle frontiere turche. Quel dispiegamento è avvenuto prima dell’abbattimento del Su-24 russo ad opera dei turchi e la conseguente entrata in servizio della linea S-400/S-300.
Le implementazioni russe in Siria hanno complicato tutto. Gli F-15C americani non hanno mai avuto un obiettivo. Avrebbero potuto difendersi soltanto se attaccati (ma in quel caso sarebbe stato un vero e proprio atto di guerra). Stati Uniti e Turchia non hanno mai stabilito le regole di ingaggio per i caccia americani.
Agli occhi di una parte del mondo, comunque, gli USA si sono “ritirati” per la seconda volta dal Medio Oriente (la prima volta quando ritirarono laRoosevelt in servizio nel Golfo Persico per manutenzione).
(foto: US Air Force)

Nessun commento:

Posta un commento