L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 17 dicembre 2015

Sistema Bancario, niente da fare un governo incompetente&corrotto che sta dalla parte delle banche e non dei risparmiatori


Banche. Il vero incubo di Matteo Renzi: crollo della fiducia nel sistema e freno all'economia. L'allarme di Padoan


E adesso si affaccia l’incubo del freno all’economia. A cinque giorni dall’esplosione della polemica politica sulle banche, Matteo Renzi e i suoi al governo tentano di fermare la deriva più pericolosa e concreta. E cioè che la bufera sul caso di Banca Etruria e il decreto Salva banche si traduca in un crollo di fiducia degli italiani nel sistema bancario. A dar voce all’allarme del governo è il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, intervenuto oggi alla presentazione di un rapporto non felice sull’economia stilato dal centro studi di Confindustria.
“C'è una ripresa, ma debole, non un'accelerazione. Viviamo in un mondo post recessione e io sono tra quelli che ritengono che l'ipotesi di stagnazione secolare non sia così peregrina”, dice Padoan. Tinte foschissime, che il ministro aveva usato anche ieri: “Se gli investimenti nell'economia reale e a lungo termine non ripartono, continueremo a trovarci nell'attuale situazione vivacchiante, in cui si cresce, ma solo un po'”. E oggi ci ritorna su: “Dobbiamo sostenere gli investimenti e il governo cerca di accelerare quelli pubblici". Agli imprenditori l’invito “a essere più ottimisti ed aggressivi, cercate di fare cose per ampliare le dimensioni delle imprese. Considerate l'idea di investire fuori e non solo dentro perché bisogna inserirsi nella catena globale del valore".
Il punto è che forse il peggio è già accaduto. Secondo un’indagine di Demopolis, le vicende che hanno investito il sistema bancario negli ultimi giorni hanno determinato un’ulteriore contrazione della fiducia dell’opinione pubblica nelle istituzioni finanziarie. Secondo il trend rilevato dall’istituto per il programma Otto e Mezzo, la fiducia degli italiani nelle banche crolla dal 30% del 2005 al 12% del 2011 sino al 10% odierno. “Il punto più basso degli ultimi dieci anni, in coda nella graduatoria di credibilità espressa dai cittadini, poco al di sopra dei partiti politici, apprezzati da appena il 4% degli italiani”, dice il direttore di Demopolis Pietro Vento.
E’ contro questo spettro che ora il governo si trova a dover reagire. Un incubo che si aggiunge alle difficoltà dello scenario internazionale, dopo gli attentati di Parigi. Padoan si è trovato davanti una platea di Confindustria più scettica di qualche mese fa. "L'economia italiana, anziché accelerare, sta rallentando", è la conclusione del rapporto dell’organizzazione degli industriali, "il mancato decollo della ripartenza resta un vero rebus".
Da parte sua, Renzi tenta di recupero come fa sempre: spingendo sulla fiducia. “Il prossimo anno spero almeno di raddoppiare lo 0,8 di quest'anno", ha detto oggi intervistato da Rtl. "Dal 2016 il rapporto tra debito pubblico e Pil comincia a scendere, ma bisogna rilanciare sulla crescita. Il Paese non può vivere in una depressione psicologica che deriva da un racconto costantemente negativo. Nel mondo siamo considerati un punto di riferimento”. E con i suoi tenta di mettere a punto una strategia per l’anno prossimo, sperando di riuscire a chiudere al più presto la polemica politica e mediatica sulle banche.
L’intenzione è di riprendere in mano il capitolo sulla spending review, sul quale ha continuato a lavorare il suo consigliere economico Yoram Gutgeld. Da gennaio partirà il cosiddetto ‘tavolo degli aggregatori’. Significa che le spese delle amministrazioni pubbliche cominceranno a far capo a 35 centri di spesa. Nelle prossime settimane verrà varato un decreto della Presidenza del Consiglio con tutte le categorie di riferimento. E a gennaio partirà anche la comunicazione sul tema, a cominciare da un convegno con lo stesso Gutgeld e il ministro Padoan.
Sempre per gennaio – qui l’annuncio è del ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi – parte la cosiddetta ‘Industry 4.0’. Cioè la messa a punto della politica industriale per il paese per i prossimi anni. E’ il tentativo di dare una prospettiva a tutta l’azione del governo, che oggi però festeggia i dati sugli effetti dei super-ammortamenti contenuti in legge di stabilità. Vale a dire le agevolazioni fiscali del 140 per cento per gli imprenditori che investono nella propria attività produttiva. La manovra è ancora in Parlamento, ma già ha creato un primo effetto perché le misure sono retroattive fino al 15 ottobre: gli acquisti di veicoli commerciali sono aumentati del 37 per cento.
Basterà per chiudere subito lo scottante capitolo banche?

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