Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 4 aprile 2015

questo stato è capace solo di perseguitare i cittadini comuni incauti nel tutelarsi





La signora Rossella Orlandi, succeduta a Befera, non vuole prendere atto delle sentenze della Repubblica Italiana
Denunciato il Direttore dell`Agenzia delle Entrate

di: n.f.

articoli@rinascita.eu




Per il direttore dell'Agenzia dell'Entrate, Rossella Orlandi, succeduta all'esimio dottor Befera, le sentenze di ogni ordine e grado (Corte costituzionale compresa) che hanno di fatto invalidato l'aberrante pratica dell'Agenzia delle Entrate di utilizzare dirigenti decaduti per "firmare" atti di imposizione fiscale, sarebbero "vergognose". Secondo l'esimia dirigente, "Tentare di fare impugnare" gli atti firmati dai dirigenti 'decaduti' delle agenzie fiscali "mi pare vergognoso, perché si fanno perdere soldi ai cittadini. Smettiamola di far girare sciocchezze, gli atti sono validi, non si facciano spendere soldi inutili ai cittadini per i ricorsi". Il direttore dell'Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi ha poi aggiunto che "I dirigenti "rimasti" dopo la sentenza della Consulta "sono meno di 300 e non sono sufficienti".

Qui di vergognoso c’è solo la frase del Direttore dell’Agenzia che omette di più o meno intenzionalmente di spiegare ai cittadini come stanno effettivamente le cose, violando manifestamente i principi di imparzialità e buon andamento della P.A. costituzionalmente imposti. Occorre ricordare alla Orlandi un caposaldo fondante di una repubblica democratica, che a lei evidentemente sfugge… e cioè che … La Corte Costituzionale con la Sentenza 351\2008 ha voluto sottolineare come la neutralità, l’imparzialità, la legalità, il buon andamento sono presidi da conservare nell’interesse dei cittadini che altrimenti non sarebbero uguali di fronte alla legge in termini di servizi, regole, diritti e doveri, che la funzione pubblica è un valore in sè, è un presidio democratico contro possibili arbitri e ingiustizie del potere, è un’argine all’egoismo dei singoli e delle maggioranze politiche.

La sua dichiarazione è un affronto alla dignità e al decoro di uno Stato e di istituzioni che - forse questo la signora Orlandi non lo sa - sono al servizio dei cittadini e non contro di loro. Di qui la decisione di vari esponenti dell'associazione di autotutela "Alba Mediterranea" (Orazio Fergnani, Giorgio Vitali, Mario Donati) di procedere subito, ad una denuncia-querela, il 31 marzo 2015, contro la suddetta dirigente e le più alte cariche dello Stato per varie e pesanti ipotesi di reato.

Ecco qui di seguito il testo della denuncia-querela inviata a "Rinascita" per conoscenza.

Querela/denuncia per istigazione a disobbedire alle leggi, ed altro, della direttrice dell’ufficio delle entrate Rossella Orlandi ed altro.

CONTRO :

1) La Direttrice dell’ufficio dell’Ufficio delle Entrate Rorrella Orlandi;

2) Il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti;

3) Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella;

4) Il Presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi;

5) Il Presidente dellaCamera Laura Boldrini;

6) Il Presidente del Senato Pietro Grasso;

7) E quant’altri coinvolti nei fatti qui descritti che si ravvisassero nel corso delle indagini.

Per le ipotesi dei reati p. e p. dagli articoli:

1) Concorso formale in reato continuato (art.81 c.p.);

2) Pene per coloro che concorrono nel reato (art.110 c.p.);

3) Attentato contro l’integrità l’indipendenza e l’unità dello Stato (art.241 c.p.);

4) Abuso d’ufficio (art.323 c.p.);

5) Eccitamento al dispregio e vilipendio di Istituzioni, leggi, o atti dell’Autorità (art. 327 c.p.);

6) Omissioni d’atti d’ufficio (art.328 c.p.);

7) Oltraggio ad un Corpo Giudiziario (art.342 c.p.);

8) Usurpazione di funzioni pubbliche (art. 347 c.p.);

9) Esercizio abusivo di professione (art.348 c.p.);

10) Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del Giudice (art. 388 c.p.);

11) Procurata inosservanza di pena (art.390 c.p.);

12) Istigazione a delinquere (Art.414 c.p.);

13) Ovvero istigazione a disobbedire alle leggi (Art.415 c.p.);

14) Associazione a delinquere (art.416 bis);

15) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.476 c.p.);

16) Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.479 c.p.);

17) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.481 c.p.);

18) Falsità materiale commessa dal privato (art.482 c.p.);

19) Falsità ideologica commessa dal privato in atti pubblici (art.483 c.p.);

20) Falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di un pubblico servizio (art. 493 c.p.);

21) Riduzione in schiavitù (art.600 c.p.);

22) Truffa (art.640 c.p.);

23) Abuso della credulità popolare (art.661 c.p.);

24) Ed eventuali altre fattispecie di reato che venissero rilevate nel corso delle indagini.-


LUOGO DI COMMISSIONE : Territorio nazionale

TEMPO DI COMMISSIONE : Reati in corso di esecuzione;

Persone offese: la Repubblica italiana, tutti i Cittadini italiani, la Nazione italiana.

CARDINI E FONDAMENTA DI RIFERIMENTO :

Costituzione : Artt. 1; 3; 27; 28; 54; 97.-

Il testo della Costituzione all’articolo 1 comma 2 dice : < ….La Sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.>;

Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Art. 27. La responsabilità penale è personale…. Omissis …..

Art. 28. I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

Art. 54. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

IL FATTO

Ansa

(ANSA) - ROMA, 26 MAR - "Tentare di fare impugnare" gli atti firmati dai dirigenti 'decaduti' delle agenzie fiscali "mi pare vergognoso, perché si fanno perdere soldi ai cittadini. Smettiamola di far girare sciocchezze, gli atti sono validi, non si facciano spendere soldi inutili ai cittadini per i ricorsi". Così il direttore dell'Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi. I dirigenti "rimasti" dopo la sentenza della Consulta "sono meno di 300 e non sono sufficienti", ha poi detto.

26 marzo 2015

ED ANCHE

REPUBBLICA.IT

26 marzo 2015

Rossella Orlandi, direttore dell'Agenzia delle Entrate (ansa) MILANO –

“Guai a sprecare soldi in ricorsi inutili. Gli atti firmati dai dirigenti dell'Agenzia delle entrate sono legittimi. Anche se sono stati firmati da chi è poi stato dichiarato decaduto dal ruolo”. Il direttore generale dell'Agenzia, Rossella Orlandi, prova a fare chiarezza dopo il pasticcio sui

dirigenti decaduti in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale: la Consulta, infatti, ha bocciato le promozioni senza concorso, e cancellato 800 dei 1.100 dirigenti.

"Tentare di fare impugnare" gli atti firmati dai dirigenti 'decaduti' delle agenzie fiscali "mi pare vergognoso, perché si fanno perdere soldi ai cittadini. Smettiamola di far girare sciocchezze, gli atti sono validi, non si facciano spendere soldi inutili ai cittadini per i ricorsi". Per il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, non ci sono dubbi: gli atti firmati dai dirigenti delle agenzie fiscali il cui incarico è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale sono validi. …. Omissis …..

ED ANCORA

Fisco: Zanetti, Ag.Entrate faccia autocritica (Mess)

Milano Finanza

http://www.milanofinanza.it/news/fisco-zanetti-ag-entrate-faccia-autocritica-mess-201503271028001258

ROMA (MF-DJ)--"Francamente non capisco la posizione della Orlandi, pur comprendendo l'enormita' della situazione che si e' trovata suo malgrado ad affrontare". Lo afferma il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti, riferendosi alle dichiarazioni del direttore dell'Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, secondo cui la colpa dei mancati concorsi per assumere i dirigenti e' stata colpa della politica che non ha mai emanato il decreto necessario a fare le selezioni.

"Se e' indubbio che ci sono state delle responsabilita' di carattere politico dei governi precedenti, che hanno preferito guardare dall'altra parte - spiega Zanetti - e' pero' insostenibile negare che altrettante responsabilita' sono in capo a coloro che in questi anni hanno occupato ruoli apicali nelle Agenzie e negli organismi preposti al controllo delle stesse".

"Da parte mia e del mio partito - prosegue il sottosegretario - c'e' una forte volonta' di dare una mano al direttore dell'Agenzia. Ma dico anche che la Orlandi non puo' porsi nel segno di una totale continuita' con la precedente amministrazione. Vorrei ricordare che la sua nomina e' stata salutata come una scelta di discontinuita' rispetto al passato".

Infine, sulla vicenda degli atti firmati dai dirigenti giudicati illegittimi dalla Corte Costituzionale, Zanetti spiega di ritenerli validi, "ma mi asterrei dal definire vergognoso l'eventuale ricorso. A mio
avviso e' semplicemente inutile farlo".
rov

CONSIDERAZIONE

Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi ne dice di tutti i colori contro i cittadini… ma soprattutto contro le stesse Istituzioni dello Stato che attraverso le sentenze dei Tribunale di ogni ordine e grado hanno costantemente sanzionato pesantemente il comportamento dell’Ufficio delle Entrate, di Equitalia, del sig.r Befera suo predecessore… ed ora lei stessa.…. Ciò nonostante, costei imperterrita sbraita ululando alla luna infischiandosene di ogni Autorità, Istituzione, ordine di normativa e legislazione…

Beh che dire…. Qui di vergognoso c’è solo la frase del Direttore dell’Agenzia che omette di più o meno intenzionalmente di spiegare ai cittadini come stanno effettivamente le cose, violando manifestamente i principi di imparzialità e buon andamento della P.A. costituzionalmente imposti.

La frase è talmente insulsa che va subito annichilita. Occorre ricordare alla Orlandi un caposaldo fondante di una repubblica democratica, che a lei evidentemente sfugge… e cioè che … La Corte Costituzionale con la Sentenza 351\2008 ha voluto sottolineare come la neutralità, l’imparzialità, la legalità, il buon andamento sono presidi da conservare nell’interesse dei cittadini che altrimenti non sarebbero uguali di fronte alla legge in termini di servizi, regole, diritti e doveri, che la funzione pubblica è un valore in sè, è un presidio democratico contro possibili arbitri e ingiustizie del potere, è un’argine all’egoismo dei singoli e delle maggioranze politiche.

Concetti e modalità comportamentali di nuovo ribadite e reiterate nel testo della sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con sentenza n. 442/14 che, ….. in ossequio ai principi costituzionali della legalità, imparzialità e buon andamento della P.A.:

“alla Pubblica Amministrazione non è consentito (nè direttamente nè indirettamente) trarre vantaggio da propri comportamenti illeciti, e più in generale, da una situazione di illegalità dalla stessa determinata”.

In sostanza l’ ingiusto fatto che troppo, e troppo a lungo, sia passato in giudicato non sana gli illeciti della P.A. nè ancor meno quelli causati da essa stessa.

Si deve incidere quindi nelle tavole dei comandamenti che :

1) Il divieto di firma di atti di accertamento da parte di non dirigenti è un obbligo di legge ;

2) l’obbligo di concorso pubblico per assumere la qualifica di dirigente è addirittura di rango costituzionale. La Pubblica Amministrazione. Art. 97.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione. … omissis ….

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

3) L’Agenzia non può avvalersi dei propri comportamenti illeciti a danno dei cittadini.

Avere ai vertici delle Pubbliche Amministrazioni Dirigenti di carriera, assunti tramite pubblici concorsi, anzichè di nominati, non solo consente ai dirigenti di affermare autonomi

poteri, ma permette loro di mettersi al servizio dei reali interessi della gente, di essere custodi di valori democraticamente condivisi, di fare argine alle sempre possibili prepotenze di Singoli, di Gruppi Organizzati o di Poteri Forti.

In tal senso si è espresso anche il Tar del Lazio con sentenza n.6884 del 1° agosto 2011 che ci ha svelato un importante segreto di Stato, infatti ha dichiarato illeciti e illegittimi i 767 incarichi dirigenziali conferiti a semplici impiegati invece dei veri Dirigenti delle Agenzie delle Entrate sparse nelle varie sedi d’Italia.

La Dott.ssa Orlandi confonde situazioni ben diverse tra loro. Gli accertamenti validi sono stabiliti dal dettato dell’art. 42 comma 1 DPR n. 600/1973 ….: “Gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti d’ufficio sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato“. Ovvero l’atto deve essere firmato da un Dirigente, anche la delega ad un terzo per la firma non è valida se il delegato (chi firma l’atto) non è effettivamente un dirigente.

Ne deriva che se non si è dirigente di decimo livello con attribuzioni di capo ufficio i cittadini possono, e devono impugnare l’atto.

La Orlandi a questo punto… nella sua qualità e ruolo di Direttrice dell’Ufficio delle Entrate…. nonché tutta la filiera di comando a monte, a risalire fino al Presidente della Repubblica…. dopo centinaia di sentenze di condanna al T.A.R. e tutta la serie di sentenze di ogni ordine e grado…

HANNO il preciso obbligo istituzionale – giuridico a prescindere di ogni altra e secondaria considerazione…

di ANNULLARE ogni atto firmato in violazione di legge

in regime di “AUTOTUTELA”,

e viceversa non istigare i cittadini a infischiarsene delle sentenze esecutive dei tribunali, all’Autorità giudiziaria a disobbedire alla legge ordinaria e addirittura agli articoli della Costituzione … come platealmente incitano sia la Rossella Orlandi nonché il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti.

Senza voler poi considerare il comportamento tollerante, permissivo ed omissivo tenuto dalle più alte cariche Istituzionali che dovrebbero vigilare sul corretto andamento e comportamento della Pubblica Amministrazione.

TUTTO CIÒ PREMESSO CHIEDIAMO :

a) di voler procedere con gli atti di competenza in ordine alla configurazione della fattispecie di attentato contro la Costituzione dello Stato, rimettendosi alle valutazioni delle autorità competenti anche in ordine al gravissimo, reale pericolo di un reato quale l’attentato alla Costituzione.

b) di procedere per la penale punizione dei colpevoli, ai fini di impedire la continuazione dei reati ravvisati in calce;

Ricordo, sottolineo ed enfatizzo ad uso di chi mi legge rammentando l’ obbligatorietà dell’azione penale (art.112 Costituzione) in caso di evidenti violazioni di legge e l’altrettanto obbligatorio arresto in caso di flagranza di reato, ricordo altresì il giuramento prestato nei confronti della Legge, delle Istituzioni, della Repubblica, dello Stato e dei Cittadini italiani tutti, a cui l’operato di questo giudice si deve uniformare e deve rispondere, e di cui noi a nostra volta saremo severi giudici.

Ci riserviamo inoltre di costituirci parte civile nell’instaurando procedimento penale;

e, ai sensi dell’ex art. 408 c.p.p., chiediamo di essere avvisati in caso di richiesta di archiviazione.

Chiediamo inoltre di essere avvisati in caso di proroga del termine delle indagini preliminari, ex art
. 405 c.p.p., e di essere sentiti personalmente".

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23747

Grecia, la dimostrazione dell'incapacità degli euroimbecilli

30/03/15 

Aiaf: il mercato sottostima il pericolo Grexit  

Commento a cura di Paolo Guida, Vice Presidente di AIAF- Associazione Italiana degli Analisti e Consulenti Finanziari 

A giudicare dall'andamento dei mercati finanziari la questione greca sembra relegata nell'ambito dei confini nazionali, con lo spread dei titoli di Stato decennali sopra i 1000pb, più che raddoppiato nell'ultimo anno, e la borsa di Atene in calo più del 40% negli ultimi 12 mesi. I mercati europei, sia azionari che obbligazionari governativi, segnano performance a doppia cifra nello stesso periodo. Il contagio sarebbe senz'altro meno pericoloso rispetto a qualche anno fa, ma non del tutto assente.
La reazione dei mercati alla questione greca negli ultimi mesi è giustificata dalla rete di protezione in essere e da una minore esposizione del settore privato, sia con riferimento alle banche (poco più di 40 mld contro i circa 135 mld di fine 2010) che agli investitori non finanziari, ma l'eventuale uscita della Grecia dall'Eurozona porterebbe con se tematiche di natura legale, economica e reputazionale di portata significativa.
Le conseguenze di un'eventuale uscita della Grecia dall'euro non sarebbero dunque irrilevanti, ma la fase attuale evidenzia la prosecuzione di un braccio di ferro che non puo' escludere tale scenario. Da una parte il Governo greco, che probabilmente contava proprio sul timore di un'uscita del Paese dall'euro per 'far leva' sulle istituzioni europee, si confronta con una disillusione evidente che lo porta ad annoverare tra i successi della propria azione la sostituzione nomenclativa degli interlocutori da 'Troika' a 'Gruppo di Bruxelles'. Dall'altra parte le istituzioni Ue, consapevoli che l'uscita della Grecia dall'euro non avrebbe un impatto devastante ma che sarebbe preferibile evitare, sono impegnate a mantenere quella 'condizionalita'' che e' stata alla base del superamento della crisi del debito sovrano, seppur con costi economici rilevanti (l'SMP 'gratuito' della BCE non ha avuto alcun successo, l'OMT 'condizionato' ne ha avuto senza essere stato utilizzato). A giudicare dall’andamento dei mercati finanziari la questione greca sembra relegata nell’ambito dei confini nazionali, con lo spread dei titoli di Stato decennali sopra i 1000pb, più che raddoppiato nell’ultimo anno, e la borsa di Atene in calo più del 40% negli ultimi 12 mesi. I mercati europei, sia azionari che obbligazionari governativi, registrano performance a doppia cifra nello stesso periodo. La differenza rispetto agli anni peggiori della crisi del debito è evidente. Oggi c’è una rete di sicurezza per l’Europa che è stata costruita faticosamente negli anni. L’European Stability Mechanism (ESM), le Outright Monetary Transactions (OMTs) e il Public Sector Purchase Program (PSPP) della BCE, nonché l’aumento del controllo preventivo ma anche della flessibilità sui conti pubblici, rappresentano importanti fattori di tenuta dell’area euro, anche nel caso in cui la crisi greca dovesse avere un esito traumatico come l’uscita del Paese dall’area euro.
Il contagio sarebbe dunque meno pericoloso rispetto a qualche anno fa, ma non del tutto assente. La reazione dei mercati alla questione greca negli ultimi mesi è senz’altro giustificata da una minore esposizione del settore privato, sia con riferimento alle banche (poco più di 40 mld, rispetto ai circa 135 mld di fine 2010, fonte BIS) che agli investitori non finanziari, ma l’eventuale uscita della Grecia dall’area dell’euro porterebbe con se tematiche di natura legale, economica e reputazionale di portata significativa.
Da un punto di vista legale, il fatto che i Trattati non contemplino l’uscita di un Paese dall’euro ha delle implicazioni di una certa complessità. Quale sarebbe lo status giuridico della Grecia nelle istituzioni europee? Il Paese resterebbe in Unione Europea? Sarebbe necessaria l’approvazione di un nuovo Trattato? Domande alle quali una risposta chiara (perlomeno ufficiale) oggi non c’è, complice anche la volontà da parte delle stesse istituzioni europee di non far trapelare preparativi per affrontare l’eventuale problema.
Da un punto di vista strettamente economico è evidente che un’eventuale uscita della Grecia dall’euro aprirebbe una fase d’incertezza destinata a riflettersi sulla fiducia di consumatori e imprese europee e non solo. In una fase delicata come quella attuale in cui è visibile una fragile ripresa in area euro, una diffusa instabilità sulle prospettive politico istituzionali dell’Unione Europea, seppur probabilmente non messa in discussione dall’eventuale perdita di un membro, avrebbe l’effetto di frenare al margine gli investimenti produttivi o la spesa delle famiglie. Senza contare l’impatto sulla valuta europea che potrebbe essere più probabilmente di un rafforzamento che di un indebolimento.
Il terzo ma non meno rilevante aspetto da tenere in considerazione sarebbe di natura reputazionale. La presenza di un "precedente" di un Paese che esce dall’area euro o dall’Unione Europea potrebbe mettere in dubbio l’irreversibilità del progetto valutario comune, cioè proprio quell’impegno che portò il Presidente della BCE, Mario Draghi, a pronunciare quell’impegno solenne a Londra il 26 luglio del 2012. La prossima recessione che dovesse peggiorare la condizione dei conti pubblici o la sostenibilità del debito di alcuni Paesi europei potrebbe mettere in dubbio quell’impegno politico-istituzionale che ha contraddistinto il periodo più acuto della crisi del debito sovrano. Le conseguenze di un’eventuale uscita della Grecia dall’euro non sarebbero dunque irrilevanti, ma la fase attuale evidenzia la prosecuzione di un braccio di ferro che non può escludere del tutto tale scenario.
Da una parte il Governo greco, che probabilmente contava proprio sul timore di un’uscita del Paese dall’euro per "far leva" sulle istituzioni europee, si confronta con una disillusione evidente che lo porta ad annoverare tra i successi della propria azione la sostituzione nomenclativa dei propri interlocutori da "Troika" a "Gruppo di Bruxelles". Dall’altra parte le istituzioni europee, consapevoli che l’uscita della Grecia dall’euro non avrebbe un impatto devastante ma che sarebbe preferibile evitare, sono impegnate a mantenere quella "condizionalità" che è stata alla base del superamento della crisi del debito sovrano, seppur con costi economici rilevanti (l’SMP "gratuito" della BCE non ha avuto alcun successo, l’OMT "condizionato" ne ha avuto senza essere mai stato utilizzato). A ben vedere le autorità europee e molti Paesi membri, esclusa ovviamente la Grecia, si trovano di fronte a due problematiche di natura prettamente segnaletica: 1) la necessità di impedire il successo politico e mediatico di un partito di protesta come Syriza, per l’evidente conseguenza in termini di consenso in Paesi vicini all’appuntamento elettorale come la Spagna, alle prese con il movimento di matrice analoga Podemos; 2) la tentazione di mostrare agli europei un "esempio negativo" rappresentato dalla probabile crisi economica e sociale conseguente all’eventuale uscita della Grecia dalla moneta unica.
In tale contesto è evidente che lo sblocco dell’impasse attuale passa per la politica interna in Grecia. I sondaggi più recenti dicono che i greci non vogliono uscire dall’euro, mentre i partiti dell’attuale maggioranza continuano a difendere l’idea di una politica economica non recessiva e della realizzazione di profonde riforme. Ciò che sembra davvero mancare è il confronto concreto con misure dettagliate e rapidamente implementabili, che soddisfino le autorità europee e consentano lo sblocco degli aiuti di cui la Grecia ha urgentemente bisogno. Le misure specifiche richieste non sembrano infatti avere l’appoggio pieno e incondizionato della coalizione di Governo e rischiano di determinare un rimpasto nella direzione di un nuovo esecutivo con l’appoggio di partiti maggiormente europeisti (come "To Potami").
In conclusione la questione greca e le relative criticità sono probabilmente sottostimate dai mercati finanziari oggi. Sebbene ognuna delle parti che sono in trattativa, il Governo greco e le autorità europee, non vogliano l’uscita del Paese dall’area dell’euro, il rischio che tale scenario si materializzi, ancorché poco probabile, non può essere escluso e avrebbe conseguenze significative anche per l’Europa. Una soluzione costruttiva passa per la capacità della politica interna in Grecia di disegnare e implementare rapidamente un quadro di riforme specifiche e convincenti in grado di soddisfare quella "condizionalità" necessaria all’ottenimento degli aiuti europei, divenuti urgenti e irrinunciabili. (mt)

http://www.wallstreetitalia.com/article_short.aspx?IdPage=95767

i nostri politici devono imparare dalla Francia a difendere i nostri prodotti

Francia blocca import 'vegetali sensibili' da Puglia per Xylella

LAPRESSE
VENERDÌ 3 APRILE 2015
Parigi (Francia), 3 apr. (LaPresse) - Il ministro dell'Agricoltura francese, Stephane Le Foll, ha deciso di vietare l'importazione dalla Puglia di "vegetali sensibili" al batterio Xyllela fastidiosa. Lo riferisce una nota del ministero, precisando che "attualmente non sono stati identificati focolai in Francia". Le Foll, il cui provvedimento è stato firmato oggi e verrà pubblicato domani, ha chiesto misure europee di contrasto al batterio. "In attesa dell'istituzione di un sistema europeo attualmente in via di definizione, il ministro ha deciso di adottare misure nazionali", spiega il comunicato. Il ministero sottolinea che la Xylella è trasmesso dagli insetti a diverse piante, elencando tra queste vite, agrumi, prugne, caffè, avocado, erba medica, oleandro, quercia e acero. "Non esiste un modo per combattere direttamente il batterio - spiega il comunicato - una volta contaminate, solo lo sradicamento totale delle piante contribuisce a estirpare la malattia". Parigi riconosce un "significativo rischio" dal batterio, sia per i "rischi per la salute" sia per "le gravissime conseguenze economiche" che potrebbe subire la Francia, "data la vicinanza di alcune regioni come la Corsica, ai ceppi italiani".

http://nr.news-republic.com/Web/ArticleWeb.aspx?regionid=6&articleid=39739061&source=digest&tagid=-52&tagname=Mood

i politici incapaci di difendere i nostri prodotti, solo noi abbiamo le idee chiare

Martina, più di 9 italiani su 10 vogliono la carta d'identità sui cibi

ADNKRONOS
E' molto importante che sull'etichetta sia scritta in modo chiaro e leggibile l'origine dell'alimento e per l'84% è fondamentale ci sia il luogo in cui è avvenuto il processo di trasformazione. Sono i dati della consultazione pubblica online che il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina ha condotto per tastare il polso agli italiani in materia di sicurezza alimentare.
Roma, 3 apr. (AdnKronos) - Oltre il 96% dei consumatori ha dichiarato che è molto importante che sull'etichetta sia scritta in modo chiaro e leggibile l'origine dell'alimento e per l'84% è fondamentale ci sia il luogo in cui è avvenuto il processo di trasformazione. Per 8 italiani su 10 assume un'importanza decisiva al momento dell'acquisto che il prodotto sia fatto con materie prime italiane e sia trasformato in Italia, a seguire il 54% controlla che sia tipico, il 45% verifica anche la presenza del marchio Dop e Igp, mentre per il 30% conta che il prodotto sia biologico. Sono i risultati della consultazione pubblica online, che si è appena conclusa, tra i cittadini sull'etichettatura dei prodotti agroalimentari che il ministero delle Politiche agricole diffonde.
Alla consultazione hanno partecipato oltre 26.500 persone che hanno espresso il proprio punto di vista, rispondendo ad un questionario con 11 domande sull'importanza della tracciabilità dei prodotti, della indicazione dell'origine e della trasparenza delle informazioni in etichetta.
Per 9 su 10 è importante conoscere l'origine per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, mentre per il 70% è utile per questione etiche, come il rispetto delle normative sul lavoro. Gli italiani quindi vogliono conoscere sempre l'origine delle materie prime in particolare su alcuni prodotti come le carni fresche e il latte fresco (95%), i prodotti lattiero-caseari come yogurt e formaggi (90%), la frutta e verdura fresca tagliata già pronta per l'uso (88%), le carni trasformate come salumi e insaccati, carne in scatola (87%) o il riso (81%).
Per quanto riguarda il luogo dove avviene la trasformazione per oltre 18mila persone (70%) è sempre fondamentale che sia indicato in etichetta in modo chiaro, e per l'86% è molto importante avvenga al 100% in Italia. Quasi 22mila persone (82%) hanno poi dichiarato che sono disposte a spendere di più per avere la certezza dell'origine e provenienza italiana del prodotto, con quasi la metà pronta a pagare dal 5 al 20% in più.
L'iniziativa fa parte delle misure di 'Campolibero' della Legge Competitività e ha avuto l'obiettivo di coinvolgere la collettività su una questione decisiva come la trasparenza delle informazioni in etichetta sugli alimenti. Un ulteriore effetto della consultazione è allinearsi ai principi generali dell'Unione europea, dove la condivisione dei contenuti delle decisioni pubbliche costituisce da tempo una prassi consolidata.
"Abbiamo avuto una partecipazione straordinaria – ha dichiarato il ministro Maurizio Martina – con più di 26mila consumatori e operatori che ci hanno detto cosa vogliono leggere in etichetta. La risposta è stata univoca: l'indicazione chiara dell'origine della materia prima è un dato fondamentale per un'informazione trasparente e per la prevenzione delle frodi. Oggi siamo più forti, perché presenteremo a Bruxelles questi risultati insieme a delle proposte incisive per rendere le norme nazionali sull'etichetta ancora più efficaci, in linea con le nuove disposizioni dell'Unione Europea.
"Non si è trattato di un questionario puro e semplice, - ha commentato Martina - ma di uno strumento di condivisione con i consumatori degli indirizzi politici su una materia che incide sulla vita di ogni giorno. Per noi valorizzare l'origine è un tratto distintivo e l'etichettatura è il mezzo che consente al consumatore di scegliere in modo consapevole".
"Allo stesso tempo - ha aggiunto il ministro - siamo impegnati per il ripristino dell'obbligo di indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta. Da un lato portiamo avanti una battaglia in Europa per la modifica del Regolamento e l'inserimento di questa informazione come obbligatoria, dall'altro stiamo lavorando con i tecnici della Commissione Ue per poter introdurre una norma nazionale che valga in Italia".
"La trasparenza e la correttezza delle informazioni al consumatore – ha concluso Martina – quando si parla di cibo è un diritto che dobbiamo assicurare in ogni modo ai cittadini e continueremo a lavorare sempre in questa direzione".

http://nr.news-republic.com/Web/ArticleWeb.aspx?regionid=6&articleid=39735498&source=digest&tagid=227473&tagname=Economia

Bassanini chiacchiera con i soldi degli altri, Telecom investe con le leggi del mercato

Banda ultra larga: Telecom si propone per 40 città entro 2017, Metroweb vuole cablarne 600


Obiettivo banda larga: Telecom accelera e punta a raggiungere 40 città entro il 2017. Piano non vincolante di Metroweb che coinvolge 600 comuni.


Lorenzo Pascucci 03/04/2015, ore 11:41

Telecom Italia svela le carte e annuncia l'intenzione di cablare in fibra ottica 40 città entro il 2017. Lo ha fatto con la spedizione di una nota ufficiale a Infratel, società in house del Ministero dello Sviluppo Economico incaricata dell'attuazione del Piano Nazionale Banda Larga Italia approvato dalla Commissione europea. A essere coinvolte sono anche Ancona, Napoli, Reggio Calabria, Roma, Trieste, Vicenza.

Le soluzioni proposte sono il modello fiber to the home che di fatto arriva fino alle case o quello fiber to the building fino al portone delle abitazioni. Ma soprattutto, come si legge nero un bianco, intende utilizzare risorse proprie. Il motivo è semplice: investendo in aree economicamente più convenienti, stando alla regole europee, l'ex monopolista di Stato potrebbe evitare l'accesso a fondi pubblici per altri operatori interessati alla fibra ottica.

Solo pochi giorni fa, Telecom ha dato il via in Veneto al programma per il superamento del digital divide che prevede di fornire connettività con banda larga in 216 comuni per favorire il raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda Digitale. Stando alle intenzioni, l'intervento infrastrutturale permetterà di raggiungere con la sola rete fissa una copertura broadband circa il 98,3% del territorio regionale. In ballo c'è un investimento pari a circa 27,6 milioni di euro, di cui 13,8 milioni di euro di finanziamento pubblico e 13,8 milioni di euro da parte di Telecom Italia. Il progetto prevede la copertura di 216 comuni entro il 2015.

In parallelo Metroweb ha presentato al Ministero dello Sviluppo Economico il piano non vincolante per cablare il territorio nazionale con la banda ultralarga. Il piano riguarda coinvolge 600 comuni italiani che verranno cablati attraverso la tecnologia fiber to the home. Fra le città di Firenze, Parma, Verona, Brescia e Monza, poi, Metroweb sceglierà le due zone metropolitane per l'approdo della società compartecipata da F2i e dal Fondo strategico.


http://www.webmasterpoint.org/news/banda-ultra-larga-telecom-si-propone-per-40-citta-entro-2017-metroweb-vuole-cablarne-600_p62892.html

Franco Bassanini, con i soldi dei risparmiatori postali fa il bullo

Metroweb tratta con Vodafone, Cdp offre un paracadute su quota F2i

di Francesca Gerosa

Metroweb tratta con Vodafone, Cdp offre un paracadute su quota F2i
C'è una trattativa concreta in corso con Vodafone su una quota di Metroweb. Lo ha confermato oggi il presidente della società e della Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini, a margine di un convegno. "C'è un negoziato in corso", ha detto, "intendiamo procedere con chi ci sta: le manifestazioni di interesse che non pongono condizioni rispetto alla presenza di altri azionisti sono oggetto di un'attenzione non generica ma concreta". Un'attenzione "su come si può costruire un progetto comune".

In quest'ottica la Cassa depositi e prestiti è anche disponibile a rilevare l'eventuale quota di F2i in Metroweb qualora questa dovesse metterla sul mercato. "F2i", ha spiegato Bassanini, "è un fondo di investimento. Prima o poi dovrà disinvestire ma non c'è da considerare che si crei un buco". Infatti, qualora F2i metterà sul mercato la sua quota al migliore offerente, non c'è il rischio che non sia
collocata: "in caso di necessità saremo noi a rilevarla"

Quanto all'interesse di Telecom Italia a entrare in Metroweb con una quota di maggioranza, tramite l'acquisto della partecipazione da F2i e Fsi, e con il controllo operativo della società attraverso la nomina dell'ad, Bassanini ha ricordato che la Cdp discute da alcuni anni con il colosso tlc, ma su come procedere "non si può e non si deve dire nulla". In realtà, il governo predilige l'idea di un "condominio" per Metroweb.

A proposito, invece, della realizzazione della rete in fibra ottica in Italia Bassanini ha ammesso che, se Telecom Italia  ci sta, "per noi è l'ideale", se invece il colosso tlca farà la rete in alcune importanti città italiane dopo aver detto che non c'è la domanda "per noi va benissimo, ma ci sarà anche la rete di Metroweb".

Attualmente Metroweb, che oggi in Italia è l'operatore infrastrutturale che ha la rete in fibra più importante, ha presentato manifestazioni di interesse per 580 città, tutte quelle per le quali il piano del governo prevede l'arrivo della fibra ottica fino agli edifici. "Intendiamo proseguire su questa strada con chi ci sta", ha ribadito Bassanini, osservando però che i 500 milioni di euro che Telecom Italia  ha inserito nel piano industriale per la banda larga non sono sufficienti a garantire la copertura significativa di 40 grandi città.

"Telecom Italia  con quei 500 milioni può cablare solo pochi immobili per ciascuna città. Per arrivare a una copertura generalizzata servono molti più soldi", ha contestato il presidente, spiegando che per cablare fino all'appartamento tre città servono 500 milioni. Tanto che Metroweb a Torino, per raggiungere fino al building il 70% degli immobili, investirà 100 milioni di euro.

http://www.milanofinanza.it/news/metroweb-tratta-con-vodafone-cdp-offre-un-paracadute-su-quota-f2i-201504021635337122

Yemen, bombardamenti umanitari dimenticati, l'Arabia Saudita con l'avallo degli Stati Uniti demanda Al Qaida le uccisioni a terra


Yemen: al Qaida si espande a est, sciiti ripiegano

Ancora scontri a Aden, Huthi lasciano palazzo presidenziale

03 aprile, 20:36
(di Lorenzo Trombetta) (ANSAmed) - BEIRUT, 3 APR - Al Qaida in Yemen continua a espandersi verso est, approfittando del caos generato dagli scontri tra miliziani sciiti filo-iraniani Huthi e i loro rivali nel sud sostenuti dall'Arabia Saudita. In uno scenario sempre più drammatico, è proseguita anche oggi l'evacuazione di centinaia di stranieri, mentre sono giunti a Gibuti i due italiani che ieri avevano lasciato il paese su una nave inviata dalla Cina per il rimpatrio dei suoi cittadini.

Fonti della Farnesina hanno riferito che uno dei due connazionali messi in salvo è un minore. I due sono stati trasferiti alla base militare italiana di Gibuti in un'operazione resa possibile grazie alla collaborazione tra la Farnesina e l'ambasciata cinese a Roma, che ha facilitato l'imbarco dei due italiani sulla nave che stava evacuando i cittadini cinesi. I combattimenti sono proseguiti sporadici ad Aden, principale porto del sud ed epicentro degli scontri negli ultimi giorni. I miliziani sciiti Huthi si sono ritirati dal palazzo presidenziale di Aden secondo fonti locali, ma le notizie non possono essere verificate in maniera indipendente.

Da Riad, che guida la coalizione araba ostile agli Huthi, riferiscono di un "cambio di equilibrio sul terreno" a favore dei lealisti fedeli al deposto presidente Abed Rabbo Mansur Hadi, dopo che i suoi seguaci hanno ricevuto carichi di armi lanciati dall'aviazione della coalizione. Lo scorso settembre gli Huthi avevano preso il potere a Sanaa, la capitale, costringendo Hadi a rifugiarsi ad Aden, roccaforte del separatismo sudista e tradizionalmente ostile al potere di Sanaa. Col passare delle settimane, i miliziani sciiti sostenuti dall'Iran erano riusciti ad avanzare verso sud fino a costringere Hadi alla fuga in Arabia Saudita.

L'intervento militare dei Paesi del Golfo e dell'Egitto è stato però deciso solo quando gli Huthi si sono impadroniti di località chiave che si affacciano sul Mar Rosso, a ridosso dello stretto di Bab al Mandab da dove di fatto si controlla il passaggio di navi in uno dei luoghi più strategicamente importanti del pianeta. Nell'est del Paese, nella regione dell'Hadramawt che confina per centinaia di chilometri con l'Arabia Saudita, si sta intanto allargando a macchia d'olio l'influenza diretta di miliziani qaedisti, rivali sia di Riad che degli Huthi. Da anni gli Stati Uniti conducono una guerra a distanza contro l'ala qaedista yemenita, considerata da Washington una delle minacce più temute agli interessi americani.

Nelle ultime 24 ore i qaedisti hanno rafforzato la loro presenza nel porto di Mukalla, a est di Aden. Ieri avevano liberato centinaia di detenuti nel carcere locale, mentre oggi, secondo fonti locali, hanno preso il porto e una importante base militare, costringendo alla fuga i militari che erano rimasti a guardia della struttura.

Sono intanto proseguiti anche oggi i raid aerei della coalizione guidata da Riad contro postazioni degli Huthi a Sanaa e in altre regioni del Paese. Secondo il governo Huthi di Sanaa sono 32 i civili uccisi oggi, ma i bilanci non possono essere verificati in maniera indipendente.

Per l'Onu, nelle ultime due settimane sono 519 le persone uccise in Yemen, 90 dei quali bambini. Decine di centinaia sono gli sfollati. Fonti mediche locali, citate dall'Associated Press, affermano che dal 28 marzo ad Aden sono morti 150 civili.

(ANSAmed).

Siamo alle comiche, Renzi per decreto interpreta la sentenza della Corte Costituzionale


Manovra da 10 miliardi. Tagli alle agevolazioni fiscali e nuova spending review

Manovra da 10 miliardi. Tagli alle agevolazioni fiscali e nuova spending review
Pronti il Def e il Piano nazionale delle riforme. Venerdì il varo Municipalizzate nel mirino.“Revisione”degli incentivi alle imprese
04 aprile 201
 
ROMA - Dieci miliardi, tra spending review e riduzione delle agevolazioni fiscali. Ferve il lavoro tra Palazzo Chigi e Via venti Settembre per mettere a punto il Documento di economia e finanza, che sarà varato venerdì prossimo ed oggetto di un giro di tavolo nella riunione di governo di martedì, subito dopo Pasqua. L'obiettivo primario è quello di non aumentare le tasse, di scongiurare la clausola di salvaguardia che, al netto dei 6 miliardi già realizzati quest'anno, vale circa 10 miliardi di aumento dell'Iva e delle accise dal primo gennaio del prossimo anno (dunque 16 a regime).

Ma anche di non strozzare l'economia e di fare, come ha detto il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan in Parlamento, una manovra "il più espansiva possibile". Le intenzioni del governo, ancora oggetto di dibattito, già emergono dal corposo Piano nazionale di riforme che dovrà essere presentato a Bruxelles, insieme al Def, e che ne ricalca sostanzialmente i contenuti. La bozza del piano, che Palazzo Chigi avverte di non considerare definitiva, e che la Repubblica è in grado di anticipare, contiene la griglia degli interventi del governo e in pratica ci dice cosa ci aspetterà il prossimo anno.

Le detrazioni fiscali. Occhi puntati sulla nuova spending review: "Il governo -spiega il documento - si impegna ad assicurare ulteriori risparmi pari a 0,45 punti percentuali del Pil nel 2016", sottolinea la bozza del Programma di stabilità, l'altro documento del pacchetto da spedire alla Commissione europea. Si tratta dunque di 7,2 miliardi che andrebbero a sterilizzare l'aumento dell'Iva, ai quali si aggiungeranno "ulteriori risparmi strutturali che verranno dalla revisione dell'insieme delle tax expenditures come previsto dai decreti attuativi della delega fiscale".

Invalidità e Asl. Sono otto i punti di intervento sui quali si agirà per ridurre sprechi e rendere più efficace la spesa pubblica. Per gli enti locali si prevede l'allineamento delle regole del Patto di stabilità interno a quelle europee: pareggio di bilancio, costi standard e pubblicazione online degli indici di performance. Nel mirino le aziende municipalizzate: in particolare il documento cita le aziende di trasporto pubblico e quelle di raccolta dei rifiuti che "soffrono di gravi e crescenti criticità di costo". Terzo punto d'attacco i 10 mila capitoli di spesa dello Stato centrale e la riorganizzazione di Prefetture e delle altre strutture periferiche.

Al quarto punto la creazione di una "unità indipendente di valutazione" degli investimenti pubblici al fine di ridurre i costi. Sul Welfare, il Def annuncia una stretta sulle pensioni di invalidità finalizzata a eliminare le differenze tra Nord e Sud e alla creazione di un nuovo modello di assistenza che ottimizzi il coordinamento tra Inps, Comuni e Asl. Maggiore impatto anche della centrale degli acquisti per i beni della Pubblica Amministrazione. Al settimo e ottavo punto: la razionalizzazione delle detrazioni fiscali e la "ricognizione" degli incentivi alle imprese per una "successiva razionalizzazione". Nel Pnr si parla anche di riforma della tassazione locale sugli immobili.

Le riforme strutturali. Con il vento di ripresa internazionale che l'Italia deve agganciare la partita è tutta da giocare. Abbastanza scontato che il Pil di quest'anno debba crescere allo 0,7 (più dello 0,6 previsto). Per il prossimo anno - se si punterà all'1,5 per cento, a fronte dell'1,3 previsto da Bruxelles - ci sarebbero margini maggiori. Come pure bisognerà vedere se il governo accetterà di scendere all'1,8 per cento di deficit-Pil, come fissato nel vecchio Def, oppure deciderà di aumentare il deficit e avere più respiro. Sul fronte delle flessibilità ci sono inoltre 7-8 miliardi, cioè lo 0,5 del Pil, che vengono concessi dall'Europa a chi mette in atto riforme strutturali.

Questa clausola sostituirebbe quella sulle "circostanze eccezionali" che ci ha permesso di accedere ad uno sconto nel 2015. Margini si potranno avere anche con la flessibilità concessa agli investimenti, ma per entrambe le facilitazioni bisogna restare saldamente sotto il 3 per cento. L'utilizzo delle due clausole consentirebbe di bypassare l'ulteriore necessità di ridurre il deficit dello 0,3 per cento per rispettare la discesa verso il pareggio di bilancio strutturale prevista per il 2016 e pari a circa 5 miliardi. Se si considerasse anche questo aspetto infatti le necessità della legge di Stabilità 2016 salirebbero a 15 invece dei 10 miliardi previsti.

Interessi e capitali. Sebbene da maneggiare con prudenza, ci sono almeno due poste attive che il governo potrà utilizzare per il biennio 2015-2016. La prima è la riduzione della spesa per interessi, il cosiddetto dividendo della spread, dovuto al programma di acquisto dei titoli pubblici della Bce, che potrebbe ridurre la spesa per interessi per circa 5 miliardi fin da quest'anno. La prudenza tuttavia è d'obbligo visto il rischio implicito nei mercati finanziari. L'altra questione riguarda la voluntary disclosure: la versione definitiva del Def potrebbe cifrare in 3-5 miliardi il gettito aggiuntivo per quest'anno anche se c'è un pericolo messo in evidenza ieri dal Pd Marco Causi: "C'è un grande allarme per il potenziale caos dovuto alla sentenza della Corte costituzionale sui dirigenti dell'Agenzia delle Entrate che mette a rischio il gettito e la stessa griglia del Def". La soluzione dovrebbe arrivare da un imminente decreto interpretativo da parte del governo che assicuri come gli atti firmati dai dirigenti, a partire dalla voluntary, siano legittimi; poi si procederà all'assetto organizzativo e al bando di nuovi concorsi.


http://www.repubblica.it/economia/2015/04/04/news/manovra_da_10_miliardi_tagli_alle_agevolazioni_fiscali_e_nuova_spending_review-111166830/ 

Questa politica è la 'Ndrangheta

Società 03.04.2015
"Anche se tutti, io no"
La Chiesa e l'impegno per la giustizia a Reggio Calabria nel libro del gesuita Giovanni Ladiana


Chiara Santomiero



© Editori Laterza


La frase "Anche se tutti, io no" è pronunciata dall'apostolo Pietro durante l'Ultima Cena per protestare il suo amore verso Gesù a dispetto di qualunque tradimento. Padre Giovanni Ladiana, superiore dei gesuiti di Reggio Calabria, riprende queste parole da un altro gesuita, il tedesco Alfred Delp, che le scelse come motto della resistenza nonviolenta sua e di altri confratelli al nazismo, pagata fino al sacrificio della vita. Tra gli animatori di ReggioNonTace, il movimeno di cittadini nato nel 2010 per contrastare la 'ndrangheta, Ladiana (in collaborazione con Vittoria Prisciandaro, Edizioni Laterza) racconta della necessità di fronte alle mafie di scegliere risolutamente tutti da che parte stare: "sia chi prende sul serio la propria Coscienza di credente in Gesù, sia coloro che, non credenti in lui, sceglieranno di rispettare la propria Coscienza di uomini e di donne. Ma non si può attendere che si sia tutti, prima di prendere decisioni".

Lei dice che parlando di 'ndrangheta e di mafie occorre recuperare le categorie di amico e nemico e qui siamo di fronte a un sistema assassino...

Ladiana: A volte pensiamo che le cose si appianano, ma non è così. Quando c'è una guerra non finisce da sola. Le mafie sono oggi la guerra peggiore che esista in tutto il mondo. Sta conquistando spazi perchè non non stiamo opponendo ciò che io chiamo "inimicizia", cioè la rottura. Però è necessaria, altrimenti inganniamo le vittime e troviamo giustificazioni per noi stessi.

E' vero che si tratta di una cultura pervasiva, alla quale non ci opponiamo nemmeno più? Si sta realizzando una forma di assimilazione culturale?

Ladiana: Qualche giorno fa è venuto uno dei tre vice presidenti della Confindustria italiana a Reggio Calabria e ha detto con molta chiarezza che la Confindustria di Reggio non può più dire che è oppressa dal sistema criminale, perchè in realtà fanno affari. Oggi l'Italia non si trova a livello della Grecia anche perchè la 'ndrangheta mette 43 miliardi di euro – a detta della Guardia di Finanza e della stessa Confindustria – nell'economia pulita. Dove si collocherebbe l'economia italiana senza questi soldi? Dove starebbero anche le industrie del Veneto?

Perchè ormai non si tratta più di un problema solo della Calabria o del sud: è così?

Ladiana: Lo dimostrano le indagini della polizia e gli arresti a Milano e in Liguria. La 'ndrangheta fa affari dappertutto. Bisogna non aspettare che la situazione si aggravi, come è accaduto a Reggio Calabria. Per troppo tempo c'è stato a causa dei legami familiari una specie di brodo di coltura, simile a quello che si verificava all'epoca delle Brigate Rosse nella sinistra per cui non si pensava ai terroristi come a degli assassini, ma come a dei "compagni che sbagliano". Questa confusione ci esime dalla lotta e rischia di far morire le coscienze. Si deve impedire prima che accada chiamando le cose con il loro nome.

Il papa denuncia la corruzione ma dice che non è solo questione delle grandi organizzazioni criminali, ma la corruzione tenta e tocca tutti noi. Questo è più evidente per la Calabria?

Ladiana: In Calabria non ci sono risorse. L'unica è rappresentata dagli investimenti pubblici. Basta come risposta? E' l'unico denaro che gira e gli unici soldi possibili.

E la Chiesa?

Ladiana: L'ultimo documento della chiesa calabrese è molto duro, ma poi bisognerà prendere delle decisioni concrete. La scomunica non è cosa nuova, adesso è stata detta con più decisione. Però il problema è come tradurla in termini pratici.

Cosa fonda oggi il suo impegno?

Ladiana: Io devo tutto, ma veramente tutto, alla Compagnia di Gesù. La formazione che ho ricevuto mi aiuta a cercare nelle situazioni non cosa "devo fare" ma cosa muove il mio cuore, cioè la fede in Gesù Cristo. E' questo fondamento che anche nel buio mi permette di non essere dominato dalla paura o dalla rabbia. Dopo l'assassinio in Salvador di padre Rutilio Grande – l'amico di mons. Oscar Romero che secondo lui l'aveva convertito ai poveri – anch'io come tanti chiesi di essere mandato in America latina. Padre Arrupe scrisse una lettera nella quale diceva che non tutti potevano essere mandati, ma anche a coloro che non partivano chiedeva di ricordare che si può dare la vita in un momento perchè è richiesto, ma, allo stesso modo, si può dare per tutta la vita la propria vita in ogni momento. Noi dobbiamo testimoniare Cristo agli uomini: l'importante è che decidiamo di seguirlo, anche se non sappiamo quali sacrifici ci chiederà.


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Scuola pubblica, Renzi rottama totalmente quel poco di buono rimasto

Ma se sono tutti contrari alla buona scuola perché non stoppare i lavori? Lettera
di redazione

Marco Barone - Certo che la consultazione pubblica sulla buona scuola, che non era un sondaggio, né una rilevazione demoscopica di tipo campionario, né un referendum, e non aveva neanche “ambizioni di rappresentare scientificamente l’opinione dei cittadini”, alla fine si è rilevata per quello che era.

Il nulla, però con lo scopo di legittimare l'operazione della riforma in essere, e di conferire un minimo di apparenza di democrazia per un processo che necessita non di consultazioni in rete di qualche mese o dibattiti già indirizzati, ma di una vera costituente. Perché la scuola, l'istruzione, il diritto allo studio, sono tutelati dai principi fondamentali della nostra Carta.

E qui, con la riforma sull'autonomia, nota come buona scuola, non si tratta di riformare qualche segmento, ma l'intero asse fondamentale della scuola.

Ora, da settimane non si leggono altro che critiche, tanto che vi sarà uno sciopero sulle attività non obbligatorie, per arrivare allo sciopero di tre giorni già proclamato dai Cobas per maggio, che cadrà nelle note giornate delle prove Invalsi, ed ovviamente riguarderà anche la cattiva scuola di cui ora si parla.

Ata dimenticati, roba da non credere, eppure è successo e continua a succedere, alcuni hanno anche attuato sciopero della fame per diversi giorni, una parte del precariato finirà di essere precaria e trasformata in docente ultra flessibile, la parte rimanente del precariato, quella più corposa, finirà di essere precaria semplicemente perché rischia di non avere più possibilità di insegnare e lavorare a scuola e ciò d'altronde era già stato previsto.

E forse neanche i dirigenti sono contenti, così come i docenti del vecchio ruolo, gli studenti che vedono incrementare la scuola delle competenze, scuola lavoro,e diminuire la portata di quella che dovrebbe istruire, e formare i cittadini del presente e del futuro.

Chi scrive lettere alle più alte cariche dello Stato, chi diffide, chi semplicemente si prepara alla più grande mobilitazione e stato di agitazione nel settore della scuola che verrà. E' nell'aria. Dunque, non sarebbe saggio, da parte del Governo e del Parlamento fermarsi? Visto che la quasi totalità dei diretti interessati sono contrari a questa riforma? Il problema delle assunzioni? Basta attuarle senza distruggere la scuola immettendo il personale in ruolo con le vecchie regole ecc.

D'altronde in Italia abbiamo visto come i soldi pubblici vengono sperperati, dalle grandi opere alle piccole opere inutili, milioni di milioni di euro e sicuramente la questione del risparmio non deve incidere più nel settore della scuola. Ma qui signori si gioca con la vita non solo dei lavoratori ma anche con i sogni e le speranze, l'istruzione ed i diritti delle future generazioni. Non
dimentichiamolo.



http://www.orizzontescuola.it/news/ma-se-sono-tutti-contrari-alla-buona-scuola-perch-non-stoppare-lavori-lettera

Infrastrutture digitali, fibra ottica, i soldi non ci sono, lo stato non c'è li ha

Tiscar: "Switch off del rame è problema oggettivo, bisogna studiare le modalità"

RETI

Il vicesegretario generale di Palazzo Chigi: "Qualsiasi soggetto che infrastruttura avrà l'esigenza di riempire la rete di utenti: il tema è come farlo". E sul piano banda larga del governo: "Una spinta anche per gli investimenti in fibra di Telecom". Nodo risorse: "Operatori stiano tranquilli, i soldi ci sono"

di F.Me.
La migrazione degli utenti dalla rete in rame a quella ultralarga, in pratica lo switch off della vecchia rete, "è un problema oggettivo, non me lo sono inventato io. Le modalità le vedremo". Lo ha detto il vicesegretario generale di Palazzo Chigi, Raffaele Tiscar, a margine di un convegno. "Qualsiasi soggetto - ha detto Tiscar a margine di un convegno - che infrastruttura avrà l'esigenza di riempire la rete di utenti: il tema è come farlo".
Tiscar ha poi sottolineato che piano per la banda ultralarga del governo "non è sostitutivo degli impegni degli operatori ad investire. E' uno strumento di stimolo".
"Il fatto che Telecom dica che si impegna a fare l'Ftth o l'Fttb in quaranta città, guarda un po', allora vuol dire - ha aggiunto Tiscar - che proprio stupidi non eravamo". Facendo un paradosso, il vicesegretario ha sottolineato come "il massimo successo del piano è che non si spenda un euro perché viene fatto tutto dagli operatori. Ma è un sogno".
Tiscar ha voluto fare chiarezza in particolare sul decreto attuativo allo Sblocca Italia che avrebbe consentito l'erogazione degli incentivi fiscali: "Gli unici fondi disponibili - ha infatti sottolineato - sono i due miliardi dei fondi strutturali erogati alle Regioni e i 4,2 miliardi dei fondi di sviluppo e coesione, la cui disponibilità di cassa partirà dal 2017. Altri fondi non ce ne sono". Per quanto riguarda il decreto attuativo dello Sblocca Italia, ha precisato, si tratta di uno strumento che non solo deve essere notificato alla Ue, ma che ha anche incontrato le perplessità del Ministero dell'Economia per problemi di bilancio.
Per sapere come accedere agli incentivi, pertanto, gli operatori dovranno aspettare il documento "di chiarimento" che Palazzo Chigi, in collaborazione con il ministero dello Sviluppo economico, sta elaborando. L'altro pilastro del piano e' poi il Fondo di garanzia, che sarà oggetto di "un decreto ad hoc da convertire in legge".
Per quanto riguarda la possobilità di fare due reti in fibra nella stessa città, ipotizzata dal numero uno di Cdp Franco Bassanini, secondo Tiscar sarebbe una "pazzia" e "uno spreco di risorse". "Sono convinto che per ora gli operatori chiaccherano - ha prmesso Tiscar - quando ci sara' della gente che scava allora mi porro' il problema se sono impazziti veramente Ma alla fine non ho mai visto tanta gente perdere soldi...", ha aggiunto.
Tiscar ha aggiunto che sulla banda ultra larga "la strada di un accordo sarebbe utile per tutti, perché altrimenti sarebbe uno spreco di risorse: l'importante è che si arrivi a realizzare l'infrastruttura spendendo il meno possibile".
Nei giorni scorsi Telecom Italia ha ufficializzato a Infratel l’impegno – già messo nero su bianco nel nuovo piano industriale – di cablare in fibra ottica (con tecnologie Ftth e Fttb) le principali 40 città italiane di qui al 2017 (nella lista ci sono Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova e Firenze per citarne alcune).
Anche Agcom ha fatto plauso al piano. Il commissario Antonio Preto lo hadefinito "un segnale al Paese e la dimostrazione che Agcom ha creato le condizioni per raggiungere gli obiettivi dell'Agenda Digitale e colmare così il nostro digital divide con l'Europa".
"La nostra regolazione punta a creare le condizioni per portare la fibra ottica sempre più vicino all'utente, garantendo connessioni sempre più veloci. E l'analisi dei mercati dell'accesso, ora in consultazione pubblica, consoliderà questa tendenza e garantirà certezza al mercato per i prossimi anni. La decisione di Telecom Italia di portare la fibra dal cabinet al building è anche la conferma della validità ed efficacia dell'approccio realistico di Agcom, che tiene conto dei piani industriali degli operatori. Al di là delle valutazioni di merito, la Strategia del Governo è servita a dare una scossa al mercato e Telecom ha risposto positivamente. Mi auguro che gli altri operatori continuino a investire nelle reti a banda ultralarga confermando il trend virtuoso degli ultimi due anni", sottolinea Preto.
"Se le grandi città sono già coperte dai piani degli operatori, le risorse pubbliche devono essere concentrate nelle aree grigie o bianche, cioè nelle aree rurali e nei piccoli centri abitati, dove i privati non vanno. Solo in questo modo l'intervento pubblico sarà complementare - e non sostitutivo - a quello privato, nel pieno rispetto degli Orientamenti della Commissione europea sugli Aiuti di Stato e di quanto affermato ripetutamente dal Parlamento europeo - conclude il commissario - In questo modo gli italiani saranno connessi alla banda ultra-larga al massimo entro il 2020 e potranno beneficiare delle grandi opportunità offerte dall'economia digitale".

http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/33537_tiscar-switch-off-del-rame-e-problema-oggettivo-bisogna-studiare-le-modalita.htm

venerdì 3 aprile 2015

Ci manca la borghesia, ci manca la coscienza infelice borghese

Fusaro: “Per me la Croce è il nichilismo. Francesco l'ultimo allievo di Marx e Gesù"
03 aprile 2015, Lucia Bigozzi
Fusaro: “Per me la Croce è il nichilismo. Francesco l'ultimo allievo di Marx e Gesù'
“La Via Crucis è l’ordine neoliberista che distrugge il vecchio mondo borghese basato sull’etica, la religione, i diritti sociali, il riconoscimento della famiglia”. Così Diego Fusaro, filosofo, analizza lo scenario politico ed economico nella conversazione con Intelligonews, individuando oltre alla Croce anche in costa sta la Resurrezione…

Dalle dimissioni di Lupi col ridimensionamento del peso di Ncd al governo alla nomina di Delrio alle Infrastrutture, Renzi pare sempre più un uomo solo al comando. E’ così? E’ un paradosso se applicato a un uomo di sinistra? 

«Io parlerei di Renzi usando una formula che mutuo da Gramsci, cioè parlerei di ‘cesarismo finanziario’, cesarismo perché è un solo uomo che tiene tutto il potere nelle mani e finanziario perché questo solo uomo in realtà è subordinato al potere finanziario. Lo ha affermato lo stesso Renzi quando qualche tempo fa disse che c’era chi lo voleva farlo fuori riconoscendo che gli stessi che lo hanno sostenuto in quel ruolo, erano pronti a togliergli il potere. Parlo di ‘cesarismo finanziario’ perché c’è un solo uomo che decide per tutti ma è espressione dei poteri forti. Dire poi che Renzi è un leader di sinistra da un certo punto di vista fa sorridere, nel senso che Renzi sta a Gramsci come il banchiere vaticano Marcinkus sta a Gesù Cristo»

Qual è secondo lei la Via Crucis della politica?

«Nel liberismo sfrenato al quale aggiungerei la distruzione del vecchio mondo borghese basato sull’etica, la religione, i diritti sociali, il riconoscimento della famiglia, spazzati via perché ormai incompatibili con l’ordine mondiale liberista che non può accettare tutte queste cose e deve imporre un piano liscio del mercato, senza alto e basso, senza valori di riferimento, senza destra e sinistra e che fa della politica una pura continuazione dell’economia con altri mezzi». 

In cosa identifica la Via Crucis e la Resurrezione dell’uomo di oggi?

«Se la Via Crucis sta negli elementi che ho appena elencato, in questa notte del mondo come direbbe Heidegger, in questo buio totale, la sola Resurrezione sta nel sapere che Dio è morto e dopo tre giorni può risorgere se noi non ci arrendiamo a questo scenario totalmente alienato e manteniamo un orientamento positivo a tutto questo»

E’ anche una questione etica e di valori di riferimento?

«Sì, perché il mondo neoliberista si regge sulla distruzione di tutti i valori e sul nichilismo pienamente realizzato. Quindi, occorre recuperare anche i valori di riferimento come ad esempio, almeno per quello che mi riguarda, la solidarietà».  

Hanno colpito molto le immagini del Papa tra i detenuti di Rebibbia durante il rito della lavanda dei piedi. Da ateo, pensa che il Giubileo straordinario incentrato sulla misericordia possa rappresentare un passaggio cruciale anche per i non credenti?

«Io non mi definisco affatto ateo e anzi, mi sottraggo a questa demenziale divisione tra atei e credenti che è l’equivalente ideologico di destra e sinistra. Ciò detto, riconosco nella religione, sia islamica sia cristiana, una eroica forma di resistenza al monoteismo del mercato. Per la religione, Dio sta in cielo e non è merce, mercato, denaro. Non posso che guardare con ammirazione a gesti come quelli di Papa Francesco, l’ultimo allievo di Marx e di Gesù Cristo rimasto sulla terra»

Derivati, siamo sicuri che pagare 2,6 miliardi sull'unghia alla Morgan Stanley non ha comportato conflitto d'interessi?


Derivati di stato: troppo ombre sul consulente della procura

Adusbef e Federconsumatori vogliono vederci chiaro

ROMA. Troppe ombre sul consulente scelto da Procura Roma che indagava da un anno sulla responsabile del debito pubblico italiano, Maria Cannata, nell’ambito del procedimento per il quale la procura ha chiesto l’archiviazione, in merito agli accertamenti  giudiziari riguardanti 2,6 miliardi versati dal Tesoro a Morgan Stanley per la chiusura anticipata di un contratto derivato, tra fine 2011 e inizio 2012.
La procura avvalendosi di una consulenza tecnica del prof. Ugo Pomante, ha chiesto al Giudice per le indagini preliminari di archiviare il procedimento, non avendo riscontrato violazioni di legge, su ipotesi di reato riguardanti manipolazione del mercato, truffa aggravata ed abuso d’ufficio, anche per analogo procedimento in materia di derivati, pendente presso il Tribunale dei ministri, nei confronti di Mario Monti (ministro dell’Economia fino al luglio del 2012) e Pier Carlo Padoan (ministro da fine febbraio 2014).
Adusbef e Federconsumatori, che avevano denunciato alle Procure la  chiusura del contratto con Morgan Stanley costato 2,6 miliardi di euro, che alimenta da anni sospetti e polemiche, così come l’intera operatività del Tesoro sui derivati, esprimono perplessità e riserve sul consulente tecnico scelto dalla procura di Roma (il professor Ugo Pomante dell’Università di Roma Tor Vergata), fondatore di una società di consulenza Benchmark & Style, che  ha assistito la banca di affari Merryl Lynch, nei negoziati sui derivati tossici appioppati alla Regione Puglia.
L’ampio margine di opinabilità che caratterizza le valutazioni di ordine economico e la complessità delle variabili in campo – scrivono i magistrati– potranno certamente continuare ad alimentare giudizi divergenti e confronti, anche radicali, nelle diverse sedi in cui saranno osservati i fatti esaminati. Ma nel campo del diritto penale, connotato dall’esigenza di un saldo ancoraggio ai fatti e di un rigoroso riferimento alle figure di reato tipizzate dal legislatore, si deve concludere che non sono ravvisabili gli elementi oggettivi dei reati ipotizzati» e che quindi il direttore generale del Mef Maria Cannata «è esente da responsabilità».
Poiché al contrario del Pm di Roma Nello Rossi e del Procuratore capo Pignatone, riteniamo che quel pagamento sull’unghia di 2,6 miliardi di euro ad una Banca di affari dalle porte girevoli con il Tesoro, senza attivare consulenze legali almeno dell’avvocatura dello Stato, fosse stato imprudente causando un danno ingente all’erario, proprio nel momento in cui  il governo Monti approvava riforme lacrime e sangue per i lavoratori, culminata con lo scandalo di decine di migliaia di ‘esodati’ gettati con le loro famiglie nella più totale disperazione, Adusbef e Federconsumatori, presenteranno istanza di opposizione all’archiviazione, dopo aver acquisito la consulenza tecnica sulla quale pare basarsi l’intero impianto assolutorio.
Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)

http://www.ilcittadinoonline.it/news-dal-mondo/derivati-di-stato-troppo-ombre-sul-consulente-della-procura.html/

43,4 dai allo stato e ti rimane il 56,6 per campare, in questo modo non si va da nessuna parte


SEMPLICEMENTE PAZZESCO: DAL 2014 AL 2018 GLI ITALIANI PAGHERANNO 2.540 MLD DI TASSE (PIU' DEL DEBITO PUBBLICO ATTUALE)

giovedì 2 aprile 2015

La pressione fiscale resterà sempre inchiodata sopra il 43% per altri quattro anni. Non accennerà a calare, fatta eccezione per lievissime riduzioni in alcuni anni, il peso delle tasse sulle famiglie e imprese italiane tra il 2015 e il 2018.

Quest'anno il macigno tributario si attesterà al 43,4% del pil, restando di fatto allo stesso livello del 2013 e del 2014, e schizzerà fino al 43,6% nel 2016; poi una impalpabile diminuzione: 43,3% nel 2017 e 43,2% nel 2018.

Quattro anni di pressione fiscale insostenibile provocata da un aumento delle entrate tributarie, nel quinquennio, di oltre 45 miliardi di euro. Così il Centro studi di Unimpresa, che elaborato l'ultimo Documento di economia e finanza del governo, nel giorno in cui l'Istat ha certificato che lo scorso anno il peso delle tasse sulle famiglie e sulle imprese si è attestato al 43,5% del prodotto interno lordo.

"Con questo peso delle tasse, è difficile sperare di agganciare la ripresa" commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. Praticamente, è impossibile.

Un livello di pressione fiscale costantemente alto, dunque quello programmato dal governo di Matteo Renzi, che è la conseguenza della crescita delle entrate tributarie: il gettito correrà molto più del pil e aumenterà, complessivamente tra il 2014 e il 2018, di 45,7 miliardi. Altro che "taglio delle tasse" più volte annunciato da Renzi.

Nel dettaglio, rispetto al 2013 nel 2014 lo Stato ha incassato 1,6 miliardi in più da imprese e famiglie che hanno assicurato un gettito di 487,5 miliardi di euro.

In termini percentuali si tratta di un incremento lieve, lo 0,34% in più, ma che va nella direzione opposta rispetto all'andamento dell'economia, prevista in calo dello 0,3% secondo il Def approvato dal governo.

Una doppia velocità che si registra costantemente anche nelle previsioni degli anni successivi.

Il gettito tributario nel 2015 arriverà a 493,7 miliardi in aumento di 6,2 miliardi rispetto a quest'anno: tasse in crescita dell'1,27%, mentre il pil dovrebbe salire solo dello 0,5%.

Nel 2016 lo Stato incasserà 507,9 miliardi di euro con un incremento di 14,1 miliardi sull'anno precedente: in termini percentuali la crescita delle imposte è pari al 2,88% che va raffrontata con lo 0,8% della crescita economica.

Nel 2017 la situazione è sostanzialmente identica: grazie a un incremento di 11,1 miliardi sul 2016, il gettito tributario arriverà a 519,1 miliardi in aumento del 2,19% e col pil in crescita dell'1,1%.

Chiude il conto il 2018, quando le tasse versate da aziende e cittadini nelle casse dello Stato saranno pari a 531,6 miliardi in aumento di 12,5 miliardi sull'anno precedente: vale a dire +2,42% e pil più lento all'1,2%.

Nel quinquennio 2014-2018 le tasse pagate dai contribuenti in Italia arriverebbe a toccare 2.540,1 miliardi di euro. Più dell'attuale debito pubblico accumulato in oltre sessanta anni di spesa.

http://www.ilnord.it/c-4178_SEMPLICEMENTE_PAZZESCO_DAL_2014_AL_2018_GLI__ITALIANI_PAGHERANNO_2540_MLD_DI_TASSE_PIU_DEL_DEBITO_PUBBLICO_ATTUALE

Tutto quello che il governo Pd ha fatto sulla giustizia è acqua calda


Giustizia, ecco la ricetta (con sorpresa) della Commissione Gratteri
di  Redazione IBTimes Italia | 02.04.2015 
 Rischio attentato a Reggio Calabria, la 'ndrangheta vuole uccidere Nicola Gratteri
Nicola Gratteri agostinoriitano.wordpress.com
13 mesi fa il procuratore aggiunto Nicola Gratteri era il prescelto ufficiale dal governo per insediarsi in via Arenula, sede del Ministero della Giustizia. Poi, su pressioni dell’ex PDR Giorgio Napolitano, la scelta cadde su Andrea Orlando.
Da allora Gratteri si è insediato in un’altra veste, quella di collaboratore del governo e di guida della Commissione che prende il suo nome, per avanzare una serie di proposte in materia di giustizia. Dopo gli spunti presentati lo scorso autunno sulla legislazione antimafia, ora la Commissione ha elaborato una vastissima serie di proposte, che variano dalla riforma del processo penale all’introduzione di nuovi reati, alla modifica delle (poche) leggi in materia approvate dal governo Renzi.
Ma a fare discutere sarà soprattutto la presa di posizione sull’argomento del momento: le intercettazioni.
“In qualsivoglia richiesta o provvedimento (a eccezione delle sentenze) non può essere inserito il testo integrale delle intercettazioni, a meno che la riproduzione testuale dell’intera comunicazione intercettata non sia rilevante ai fini della prova” è il testo, riportato dal Fatto Quotidiano, della proposta Gratteri.
Proposta che va nel senso auspicato da destra e sinistra sul divieto di pubblicare intercettazioni “non penalmente rilevanti”. Farà discutere anche l’introduzione del nuovo reato di “pubblicazione arbitraria di intercettazioni”, punito addirittura da due a sei anni di reclusione. Eccessivo, se si pensa che il falso in bilancio votato ieri dal Senato punisce da uno a cinque anni le false comunicazioni per le società non quotate, il 99% del totale.
RICORSI INAMMISSIBILI
Per sveltire l’iter processuale, ben tre i gradi di giudizio senza filtro ai ricorsi degli imputati condannati in primo o secondo grado, ma che puntano alla prescrizione, viene proposta la “possibilità della ‘dichiarazione d’inammissibilità’ per evitare l’inutile inoltro degli atti al giudice d’appello e di Cassazione”.
INFORMATIZZAZIONE PROCESSO, TAGLIO TEMPI E COSTI
Uno dei cavalli di battaglia di Gratteri da quando è diventato un personaggio noto alle cronache nazionali è l’informatizzazione del processo, tema che consentirebbe di tagliare tempi e costi (sarebbe uno dei 12 punti della riforma della giustizia presentata ormai un anno fa dal governo Renzi).
Rilascio degli atti su supporto informatico e introduzione (ovviamente secondo tempi e modi da scandire) del processo telematico. Nella categoria “abbattiamo tempi e costi” c’è anche l’incoraggiamento sull’utilizzo dei riti alternativi (abbreviato, patteggiamento, giudizio immediato)
LE MODIFICHE ALLE RIFORME DI RENZI
Ci sono proposte che modificano, nella sostanza, riforma approvate (autoriciclaggio, voto di scambio) o in via di approvazione (prescrizione) del governo Renzi. Segno che i compromessi della maggioranza finiscono per rendere troppo spesso zoppe le leggi in materia di giustizia.
Sul voto di scambio (416-ter, modificato lo scorso anno e oggetto di critiche dello stesso Gratteri), si punta ad allargare lo spettro della punibilità del reato e alzare le pene, oggi da 4 a 10 anni, con una reclusione “non inferiore ai 10 anni”, al contempo armonizzando le pene degli altri reati di mafia.
Sull’autoriciclaggio si intende anche in questo caso allargare lo spettro della punibilità, con preciso riferimento al reato compiuto dai colletti bianchi. Sulla prescrizione invece si incide molto più nel profondo rispetto alla legge licenziata alla Camera pochi giorni fa, che prevede solo un aumento dei termini per taluni reati di corruzione e lo stop, rispettivamente per due anni e un anno dopo giudizio di primo grado e Appello, ma solo in caso di condanna. La proposta della Commissione Gratteri è di stoppare i termini una volta richiesto il rinvio a giudizio dell’imputato e di cessare il decorso dopo il primo grado. Il principio è condurre in porto un processo, per cui lo Stato ha impiegato tempo e risorse. In caso di “lentezze eccessive” da ascrivere alla macchina giudiziaria, l’imputato verrebbe risarcito con un “rimedio compensativo non pecunario”, vale a dire sconti di pena.
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