Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 maggio 2015

Grecia, è arrivato il momento di rendere concreto il contenuto di una proposta alternativa

Grecia. E' il momento

  • Stathis Kouvelakis
Grecia. E' il momento

Proponiamo la traduzione, a cura dei compagni di Noi Restiamo di Torino, di un artticolo di Stathis Kouvelakis, che insegna teoria politica al King's College di Londra ed è membro del comitato centrale di Syriza, apparso sulla rivista “Jacobin”.
Ci sembra particolarmente importante perché rivela come la consapevolezza dell'"irriformabilità" dell'Unione Europea, e quindi della necessità di rompere la gabbia, si stia ora facendo largo anche al vertice di una formazione politica riformista, ce ha ricevuto dall'elettorato il mandato impossibile di metter fine all'austerità ma restando dentro la Ue e l'euro.
*****
La decisione del governo di Syriza di trasferire tutti i fondi pubblici disponibili alla Banca della Grecia segna un punto di svolta. Questa manovra ad alto rischio spiega nella maniera più chiara possibile la natura della situazione che si è sviluppata nei due mesi e mezzo che sono seguiti all'accordo del 20 febbraio.
L'argomento che è stato portato avanzi in favore di quell'accordo è stato che “prendeva tempo”, benchè ad un prezzo doloroso, così da preparare il terreno per le negoziazioni chiave dell'estate.
Si sosteneva che per un periodo di 4 mesi la BCE avrebbe posto fine alla tortura che stava imponendo all'economia greca dal 5 Febbraio, quando aveva deciso di porre fine al più importante meccanismo di finanziamento delle banche greche. Come adesso è generalmente riconosciuto, il governo è stato forzato a firmare quell'accordo sbilanciato attraverso la pressione imposta dall'accelerazione del deflusso dei depositi bancari e la minaccia di un collasso bancario.
Ora, con le casse pubbliche che si stanno svuotando per evitare la scadenza del servizio di debito e delle inesorabili obbligazioni di stato, è evidente che l'unico tempo che è stato preso è il tempo che lavora a vantaggio delle istituzioni europee e che la Grecia è esposta ad un ricatto che si intensifica mentre la sua posizione peggiora.
Il clima di belligeranza senza precedenti all'incontro del Eurogruppo a Riga, con il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis che è stato messo alla gogna e ridicolizzato dalle sue controparti (persino da paesi dal piccolo peso come Slovacchia o Slovenia), mostra in maniera abbastanza chiara quanta umiliazione il governo ha dovuto ingoiare negli ultimi due mesi.
Dietro l'errore
In una dichiarazione degna di nota datata 23 Aprile Euclid Tsakalotos, il vice ministro responsabile per le relazioni economiche internazionali che è succeduto a Varoufakis come capo del team di negoziatori greco, ha detto in modo caratteristico: “quando apponemmo la nostra firma sull'accordo del 20 Febbraio facemmo l'errore di non fare in modo che questo accordo fosse un segnale alla BCE per cominciare il conto alla rovescia per [fornire] la liquidità”.
Ma questo “errore” non ha a che fare con un qualche aspetto secondario ma con il punto centrale dell'accordo. C'è una ragione specifica per esso, e questa ragione ha carattere politico e non tecnico.
La squadra greca non ha tenuto conto di ciò che era evidente fin dall'inizio, vale a dire che la Banca centrale europea e l'Unione europea non sarebbero andare a sedersi con le mani in mano di fronte da un governo della sinistra radicale. La pistola più grande nel loro arsenale è la liquidità ed era del tutto logico e prevedibile che avrebbero fatto ricorso ad essa immediatamente. E naturalmente i finanziatori hanno tutte le ragioni per continuare a "stringere il cappio" (come dice il primo ministro Alexis Tsipras) fino a quando non avranno costretto la parte greca in una capitolazione totale.
Perciò “l'errore” è il risultato da una ipotesi di lavoro fondamentalmente sbagliata, su cui è stata basata tutta la strategia del governo fin dall'inizio: che "finalmente raggiungere un accordo con i creditori", così da consentire a Syriza di attuare il suo programma rimanendo nella zona euro. Questa è la logica condannata all'insuccesso dell'europeismo di sinistra".
E adesso che succede?
Per quanto la frase sia stata usata e abusata, non possiamo trovare un modo migliore di descrivere la situazione attuale del paese dicendo che è appeso ad un filo.
Con il metodo e il contenuto della legislazione sul trasferimento di fondi il governo si trova in una situazione molto difficile non solo finanziariamente ma politicamente. In Grecia potrebbero essersi cominciati a creare i presupposti per cacerolazos, manifestazioni sul modello favorito in America Latina dalle opposizioni reazionarie e sponsorizzate dall'estero che cercano di rovesciare governi di sinistra.
L'unica via di uscita dalla minaccia del confino nella gabbia del Memoranda e dal deragliamento del progetto del governo sta nell'attivazione della mobilitazione popolare, riconquistando il clima combattivo e pieno di speranza che ha prevalso prima dell'accordo 20 febbraio.
Non è troppo tardi. È adesso l'esatto momento per un discorso franco, l'unico che possa avere un impatto e attivare le persone, precisamente perché le tratta con il dovuto rispetto, come adulti e come gli agenti del proprio destino.
Quello che è in ballo in Grecia è la possibilità di un cambio radicale e l'apertura di una strada verso un cambio di rotta politico e un'emancipazione del suo popolo, delle sue classi lavoratrici ma anche il futuro dei lavoratori in tutta Europa.
La paura del Grexit non dovrebbe più paralizzarci.
È arrivato il momento di chiarire, tanto per cominciare, che qualunque fondo venga incanalato in base alla nuova normativa nelle casse pubbliche è destinato per la copertura dei bisogni pubblici e sociali e non per i pagamenti ai creditori.
È arrivato il momento di porre fine ai chiacchiericci soporiferi che dicono che “i negoziati stanno andando bene” e “l'accordo sta per arrivare”.
È arrivato il momento di porre una fine immediata ai riferimenti surrealisti a “soluzioni che beneficiano entrambe le parti” e ai “partner” con i quali saremmo “co-titolari dell'Unione Europea”.
È arrivato il momento di rivelare alla Grecia e all'opinione pubblica internazionali i dati che mostrerebbero la guerra implacabile che è stata intrapresa contro questo governo.
E sopratutto è arrivato il momento di prepararsi finalmente, politicamente, tecnicamente e culturalmente per l'unica soluzione onorevole, ossia separarsi da questa implacabile cabala neoliberale.
È arrivato il momento di rendere concreto il contenuto di una proposta alternativa, e di spiegarne la fattibilità, cominciando con la duplice iniziativa della sospensione dei pagamenti ai creditori e la nazionalizzazione delle banche e proseguendo, se necessario, alla scelta di una moneta nazionale, approvata dalla popolazione tramite un referendum popolare.
È arrivato il momento per la riflessione ma anche per la risolutezza. Questo è il momento in cui il disastro e la redenzione stanno l'uno di fianco all'altro. Questo è il momento per reagire.

Scorie nucleari

Entro giugno la Sogin pubblicherà la mappa delle aree idonee. Poi toccherà al governo scegliere il luogo. Il precedente di Scanzano Jonico. E le migliaia di fusti metallici pieni di materiale radioattivo in attesa di una destinaz
Alessandro D'Amato

«Non solo la Sardegna ma anche molte altre regioni si stanno dichiarando non interessate al deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti»: questo dice Fabio Chiaravalli, direttore Deposito nazionale e parco tecnologico della Sogin, a margine del convegno “Il deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi: aspetti geologici e ambientali” che si sta tenendo al Dipartimento di Scienze della terra all’Università La Sapienza. «Entro giugno- continua Chiaravalli- sarà pubblicata la carta delle aree potenzialmente idonee, queste aree non sono i siti di deposito ma quelle aree del territorio nazionale che dopo una lunga analisi applicando i criteri di esclusione sono state identificate come quelle che potrebbero ospitare il deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti». Analisi, conclude Chiaravalli «che sono state fatte in tutto il territorio nazionale».

DOVE SI FARÀ IL DEPOSITO PER LE SCORIE NUCLEARI ITALIANO?
A giugno quindi la Sogin concluderà il suo annoso lavoro di ricerca di un luogo per il deposito delle scorie nucleari della breve stagione dell’atomo all’italiana, e si passerà alla fase della decisione. Quella che storicamente è sempre stata la più difficile e ha portato la politica a vari ripensamenti. Dodici anni fa la protesta di Scanzano in Basilicata bloccò il governo Berlusconi che voleva edificare il deposito nel sito di Terzo Cavone. Poi il tentativo di tornare ad aprire nuove centrali abortito e caduto insieme al governo Berlusconi qualche anno fa. E da allora il tema è scomparso dall’agenda politica. Mentre gran parte dei nostri rifiuti nucleari si trovava in Francia e nel Regno Unito, riprocessato per essere utilizzato nelle centrali nucleari d’Oltralpe per uno spreco che è stato a caro prezzo per gli italiani. Nel frattempo la Sogin continuava la sua opera di decommissioning dei siti nucleari italiani, da Caorso a Bosco Marengo, da Saluggia a Latina dove la centrale nucleare finita di costruire e mai accesa perché nel frattempo il referendum degli anni Ottanta aveva decretato lo spegnimento dell’atomo all’italiana deve essere ancora “smontata” e rimane lì, a monumento imperituro dello spreco degli investimenti pubblici italiani. Nell’infografica che vedete qui sotto c’è il cronoprogramma approvato negli anni precedenti per la chiusura di centrali e siti e il suo differimento a data più o meno da destinarsi: nove anni di ritardo per Bosco Marengo, sedici per Saluggia, diciotto per Trino e così via.

http://www.nextquotidiano.it/dove-si-fara-il-deposito-per-le-scorie-nucleari-italiano/

Africa, come nascono i profughi e migranti, Qatar, Arabia Saudita e Turchia si accordano sulla Rivoluzione a Pagamento in Siria


REUTERS/Hosam Katan
Non ci sono speranze di pace per la Siria. Nel conflitto tra il regime di Bashar al Assad e i ribelli si scarica la tensione intrareligiosa tra sunniti (la maggioranza della popolzione) e sciiti (gli Assad sono alawiti, una corrente dell'islam vicina allo sciismo) che attraversa tutto il Medio Oriente. Ma non solo. Nel Paese martoriato da quattro anni di guerra si scontrano anche gli interessi iraniani, sauditi, turchi, qatarioti, americani, russi, libanesi, qaedisti, iracheni e giordani, per limitarsi agli attori principali. A dispetto della “conferenza di pace” da poco iniziata a Ginevra, senza un accordo tra questi soggetti – almeno tra i più rilevanti – è impossibile ad oggi che la soluzione venga trovata all'interno della Siria: ci sono troppe fazioni in lotta (tutte troppo deboli perché una prevalga militarmente sulle altre), e quasi tutte rispondono a “padrini” stranieri che ne indirizzano – quando non determinano – le mosse.

Così, ad esempio, dietro le recenti vittorie dei ribelli e le sconfitte del regime (tanto gravi da non poter essere negate nemmeno da Assad) si intuiscono i movimenti degli attori regionali e i loro cambi di strategia. Costretti sulle difensive dall'espansionismo iraniano – e ancor più dalla sua legittimazione, con l'accordo sul nucleare che pare in dirittura d'arrivo – l'Arabia Saudita da un lato e Qatar e Turchia dall'altro hanno sepolto le precedenti divergenze (Qatar e Turchia sostengono fortemente la Fratellanza Musulmana, mentre la casa reale dei Saud la considera un nemico giurato) per propiziare la nascita lo scorso 24 marzo di una coalizione di gruppi ribelli islamisti, Jaish al-Fatah (l'Esercito della Conquista). Questa nuova coalizione a pochi giorni dalla sua nascita ha strappato Idlib, importante città dell'entroterra siriano, alle truppe governative e nelle settimane successive ha espanso l'area sotto il proprio controllo, arrivando a Jisr al-Shughour, cittadina che presidia la strada per Latakia (importante città di porto della parte alawita del Paese).

Di contro il regime attraversa un momento di difficoltà: il suo esercito è dissanguato, pare gli uomini a disposizione siano stati dimezzati dagli anni di conflitto e c'è difficoltà a rimpolpare le fila dei reggimenti visto che è rischioso attingere leve dalla maggioranza sunnita del Paese. Inoltre sembra che serpeggi del malcontento nell'apparato militare siriano per l'eccessiva libertà di manovra che viene lasciata ad Hezbollah, la milizia sciita libanese che – su ordine dell'Iran – è intervenuta nel conflitto siriano per puntellare Assad. Hezbollah, è questa l'accusa che gira tra i papaveri del regime di Damasco, si preoccuperebbe di presidiare giusto la zona di confine col Libano, trascurando di aiutare gli alleati nel resto del Paese. E anche questa mossa sarebbe figlia di una strategia “straniera”, quella cioè dell'Iran. Teheran ha infatti interesse a garantire la sopravvivenza del regime e la sicurezza delle zone abitate da sciiti e alawiti. È su queste aree e sulla capitale che concentra la propria attenzione ma non vuole (o, anche considerato il parallelo impegno in Iraq, non può) svenarsi per combattere i ribelli in tutto il Paese.

L'attuale situazione è in ogni caso temporanea: le divergenze tra l'agenda per la regione dei Sauditi da un lato e quella di Turchia e Qatar dall'altro sono destinate a riemergere, inoltre la presenza della sigla qaedista di Jabhat al Nusra all'interno della coalizione ribelle è un fattore di forte preoccupazione per l'Occidente. Oggi impedisce che vengano inviate armi ai ribelli (per timore che finiscano nelle mani sbagliate), un domani potrebbe portare addirittura ad accordi sotto banco col regime. Sulla paura del jihadismo Assad ha già giocato d'astuzia con l'Isis nel recente passato, è probabile che lo rifaccia – ora che il Califfato sta defluendo principalmente verso l'Iraq - anche con altre sigle. Secondo quanto riportato dallo Spiegel – venuto in possesso di documenti segreti sulla nascita dello Stato Islamico – il regime di Damasco avrebbe giocato opportunisticamente di sponda con l'Isis per anni, attaccandolo a parole ma non con le armi, e anzi concentrando il suo sforzo bellico contro la parte laica e moderata della ribellione. Il motivo è semplice: avere per nemico qualcuno peggiore di sé agli occhi dell'Occidente. Il piano ha funzionato tanto bene in passato che è probabile venga riproposto anche in futuro.

La questione dello Stato Islamico è comunque un'altra variabile esterna che complica la situazione in Siria. Nato dalla mente di Samir Abd Muhammad al-Khlifawi (militare, laico, ex ufficiale dei servizi segreti di Saddam Hussein) l'Isis avrebbe – sempre secondo quanto riportano i documenti diffusi dallo Spiegel – approfittato del caos in Siria per un certo tempo, ma da sempre ha come obiettivo la presa del potere in Iraq, quantomeno nelle zone a maggioranza sunnita. Il fanatismo religioso (come fin dai tempi delle crociate) e la lotta all'oppressore siriano sono stati solo lo specchietto per le allodole per avere più carne da cannone da gettare nel conflitto. “All'Isis non interessa abbattere Assad. Il suo obiettivo primario è Baghdad, non Damasco”, spiega il direttore dell'Istituto Italiano di studi strategici, Claudio Neri. Intanto però la Siria è invasa da migliaia di foreign fighters, attratti dal richiamo della jihad.

E la presenza del Califfato nel Paese ha una serie di altre conseguenze, che – oltre che i rapporti con le potenze mondiali, Stati Uniti in primis – interessano anche gli Stati limitrofi. Secondo recenti rivelazioni, la Giordania – che con Turchia, Qatar e Sauditi coordinati dagli Usa dovrebbe contribuire all'addestramento di ribelli siriani “moderati” – avrebbe deciso di concentrare i propri sforzi (e di spendere il proprio capitale di relazioni con le tribù siriane) nel formare combattenti votati più che alla cacciata di Assad al contenimento dell'estremismo jihadista. Così facendo da un lato si allontana dagli Stati del Golfo e dalla Turchia, che avrebbero voluto avere come priorità l'abbattimento del regime siriano, dall'altro asseconda i desiderata degli Stati Uniti, sempre più freddi circa la possibilità di dare aiuto (militare e di intelligence) agli insorti, viste le pesanti infiltrazioni del fanatismo islamico. L'impegno congiunto di Ankara, Riad e Doha a favore del “Esercito di Conquista” nascerebbe quindi anche come reazione alle esitazioni americane.

“La verità inconfessabile è che a tutti conviene che in Siria prosegua la guerra civile a bassa intensità a cui abbiamo assistito negli ultimi anni: lì si scaricano tensioni e conflitti che altrimenti rischierebbeo di tracimare altrove”, dice ancora Claudio Neri. “Gli Stati Uniti non possono permettere che vincano i fanatici sunniti, Isis o Al Nusra che sia, né possono scontentare troppo gli alleati della regione, già spaventati per le aperture all'Iran. Israele per ora sta alla finestra ma, se da un lato la sua sicurezza è minacciata sulla carta anche dal fanatismo islamico sunnita, dall'altro non può nemmeno lasciare che Hezbollah guadagni troppo potere politico e militare. L'Iran poi non è disposto – e nemmeno la Russia – ad abbandonare Assad, e specularmente Sauditi, Turchia e Qatar non possono desistere dal tentativo di rovesciarlo. Insomma, a nessuno degli attori principali coinvolti conviene la pace. Purtroppo – conclude – temo che per la Siria si prospetti un futuro di anni, forse decenni, di guerra costante”.


http://www.eastonline.eu/it/opinioni/open-doors/il-gioco-pericoloso-di-assad-a-chi-conviene-la-guerra-in-siria 

Africa, come nascono i profughi e migranti, la Rivoluzione a Pagamento in Siria riceve ulteriori garanzie di soldi, armi e mercenari

Arabia Saudita e Turchia aiuteranno i terroristi contro Assad
07/05/2015,



Arabia Saudita e Turchia hanno siglato un patto per aiutare UFFICIALMENTE i ribelli siriani (quelli che passano le armi USA all’Isis e che si sono recentemente uniti ad al Qaeda) a combattere contro il presidente Bashar al Assad. Lo riferiscono responsabili di Ankara.

Arabia Saudita e Turchia hanno siglato un patto per aiutare UFFICIALMENTE i ribelli siriani (quelli che passano le armi USA all’Isis e che si sono recentemente uniti ad al Qaeda) a combattere contro il presidente Bashar al Assad. Lo riferiscono responsabili di Ankara.

http://www.brindisiseventh.it/arabia-saudita-e-turchia-aiuteranno-i-terroristi-contro-assad-11086.html

Russia, il governo del corrotto Pd al servizio degli statunitensi sanziona facendoci rimettere miliardi, la Cina fa accordi commerciali

Russia-Cina: Putin riceve Xi Jinping, "a livelli senza precedenti" 

 
10:22 08 MAG 2015


(AGI) - Mosca, 8 mag. - Le relazioni tra Russia e Cina "hanno raggiunto un livello molto alto, come spesso diciamo, un livello senza precedenti": a ribadirlo di nuovo e' il presidente Vladimir Putin al canale Rossia-24, che ha annunciato la messa in onda, stasera alle 22 ora italiana, del docufilm dal titolo "La Russia e La Cina. Il cuore dell'Eurasia". L'iniziativa coincide con l'arrivo, oggi a Mosca, del presidente della Repubblica popolare Xi Jinping, che domani sara' tra i principali ospiti stranieri alla tradizionale parata militare sulla piazza Rossa per il 70° anniversario della vittoria sovietica sui nazisti. Parata che invece e' stata snobbata dalla maggior parte dei leader occidentali per via delle tensioni con il Cremlino sulla crisi ucraina. Come riportato dalle agenzie russe, Xi avra' colloqui oggi con Putin e domani col premier Dmitri Medvedev. Per il leader cinese, accompagnato dalla moglie Peng Liyuan, quella da oggi al 10 maggio e' la sua terza visita nella Federazione. Si prevede che Mosca e Pechino, durante la visita, firmino una quarantina di documenti congiunti, tra cui accordi in materia di energia, aviazione, spazio e finanzia. Il consigliere presidenziale russo, Yuri Ushakov, ha preannunciato la possibile firma anche di un memorandum sul modello di finanziamento da parte della Repubblica popolare del progetto per l'alta velocita' Mosca-Kazan; a suo dire, Pechino ha intenzione di investirvi circa 300 miliardi di rubli. Inoltre, secondo il vice ministro degli Esteri cinese Cheng Guping, le parti sigleranno una dichiarazione congiunta sul rafforzamento della partnership strategica e della cooperazione pratica, che dovrebbe comprendere anche un trattato di mutua cooperazione nel campo della sicurezza informatica.

https://www.agi.it/estero/notizie/russia_cina_putin_riceve_xi_jinping_a_livelli_senza_precedenti-201505081022-est-rt10068

Infrastrutture digitali, fibra ottica, gli euroimbecilli non sanno (fanno finta) che in Italia c'è un governo inconcludente ed incapace

Oettinger: "Bene l'Italia sulle Ngn: sono il pilastro del mercato unico digitale"

L'INTERVENTO

Un articolo a firma del commissario Ue Oettinger: il digital single market produrrà benefici per tutti gli Stati europei. Ma abbiamo bisogno che ogni paese aumenti sforzi e iniziative: in questo senso è un passo importante il piano per la banda ultralarga adottato dal governo italiano

di Günther Oettinger, Commissario Ue Digital economy and Society
L’economia digitale sta diventando l'economia per definizione. Ogni cosa migra verso il digitale. Ma l'Europa non può essere alla guida della rivoluzione digitale mentre ancora la normativa che disciplina i servizi di telecomunicazione, il diritto d'autore, la sicurezza IT e la protezione dei dati è diversa in ognuno dei 28 Stati membri. Abbiamo bisogno di un mercato unico europeo, che permetta a nuovi modelli di business di svilupparsi e avere successo, alle start-up di crescere ed espandersi e all'industria di sfruttare tutti i vantaggi dell'Internet delle cose. Anche le persone devono investire - nelle loro competenze IT, che sia al lavoro o nel tempo libero. Il 25 marzo, la Commissione europea ha definito le tre principali aree di azione su cui ci concentreremo nella nostra Strategia per il mercato unico digitale che sarà adottata in questo mese di maggio.
Primo, vogliamo assicurarci che le persone possano usare i servizi online e i beni digitali anche da un paese all'altro e che diminuiscano le barriere per le imprese che vendono i loro beni o servizi in altri paesi Ue. In particolare, modernizzeremo le regole dell'Ue sul diritto d'autore e renderemo più facile l'e-commerce transfrontaliero.
Secondo, vogliamo dare vita a un ambiente capace di garantire lo sviluppo e il successo delle reti e dei servizi digitali, fissando le giuste regole e condizioni per chi opera nel mercato, sia attori tradizionali che nuovi entranti. Per incoraggiare gli investimenti in infrastrutture, procederemo a un riesame delle attuali regole per i settori media e telecomunicazioni per renderle adatte alle nuove sfide. Garantiremo un miglior coordinamento tra gli Stati membri per quanto riguarda lo spettro, l'aria che Internet respira. Terzo, vogliamo che l'economia e la società digitali europee abbiano un potenziale di crescita di lungo periodo: abbiamo bisogno di un mercato europeo digitale che permetta alle nostre imprese di innovare e competere su scala globale. Abbiamo urgente bisogno di affrontare e risolvere i temi più complessi, come dati, competenze e norme. Vogliamo aiutare tutti i settori industriali a integrare le nuove tecnologie, come i megadati o il cloud computing, e a gestire la transizione verso un sistema industriale intelligente. E i cittadini dovrebbero poter beneficiare a pieno di servizi digitali interoperabili, dall'e-government all'e-health, e sviluppare le loro competenze digitali per cogliere le opportunità offerte da Internet e aumentare le loro possibilità di trovare un lavoro.
Il mercato unico digitale produrrà benefici per tutti gli Stati membri dell'Ue. Abbiamo bisogno del loro sostegno, e abbiamo anche bisogno che tutti gli Stati membri aumentino i loro sforzi e le loro iniziative a livello nazionale. Lo scorso mese, il governo italiano ha adottato un piano per accelerare la diffusione nel paese delle reti ad alta velocità. Si tratta di un'importante passo per la creazione di un'Italia digitale. Grazie al piano adottato dal governo italiano, molti più cittadini e molte più imprese in Italia potranno godere dei vantaggi portati da connessioni Internet veloci e ultra-veloci. Questo è fondamentale perché Internet veloce al momento raggiunge solo il 20% circa delle famiglie italiane. L'investimento nelle infrastrutture digitali è essenziale - anche questo fa parte della nostra "offensiva" Ue per gli investimenti. Reti a banda larga sviluppate ed efficienti rappresentano la struttura portante su cui costruiremo il nostro mercato unico digitale. Attendo con fiducia una pronta attuazione concreta del piano italiano cosicché cittadini e imprese italiani possano sfruttare meglio le opportunità del digitale.

http://www.corrierecomunicazioni.it/it-world/34144_oettinger-bene-l-italia-sulle-ngn-sono-il-pilastro-del-mercato-unico-digitale.htm

Infrastrutture digitali, fibra ottica, ma come si fa? governo incapace, neanche una idea da portare avanti


Piano Ngn, a Telecom si chiede troppo

L'ANALISI

Nicola D'Angelo analizza il piano del governo: "La richiesta fatta a TI di entrare in una eventuale newco non regge. In questo modo si rischia di svendere il futuro dell'ex incumbent"

di Nicola D'Angelo
«È arrivata la bufera, è  arrivato il temporale, chi sta bene e chi sta male e chi sta come gli par». La famosa filastrocca di Rascel nacque in Africa Orientale quando il cantante conobbe Italo Balbo che era allora Governatore della Libia. Renato gli pose la domanda che tutti gli italiani avevano sulla bocca: "L'Italia entrerà in guerra al fianco dell'alleato tedesco?". Balbo rispose: "signor Rascel, se l'Italia fa la guerra con Hitler io mi taglio i cosiddetti...". Rascel tornò in Italia e disse a tutti di stare tranquilli, ma quando la guerra arrivò non gli rimase che cantare "La bufera". Con tutte le differenze del caso (quella poi fu davvero  una tragedia) qualcosa di simile sta capitando con il Piano della larga banda. Il Governo, stentoreo, nelle settimane scorse ha annunciato sfracelli per arrivare agli obiettivi posti dall'Agenda Digitale europea. Qualcuno, meglio non far nomi, ha detto: "stavolta mi gioco la reputazione se non parte il Piano". Ma la batteria doveva essere un po' scarica e la macchina non si è mossa dal garage.
Per la verità gli annunci governativi, che avevano comunque il merito di smuovere le acque, sono sembrati subito un tantino utopistici, visti i tempi ristretti che ci separano dal 2020, data finale indicata dall'Europa per la diffusione capillare dell'ultrabroadband. Comunque meglio provarci che stare fermi e quindi calorosi saluti e abbracci agli eponimi nazionali della pianificazione europea. Poi un velo è sceso silenzioso. Non è certo la bufera di Rascel, quella faceva rumore, ma qualcosa di inaspettato è giunto. La lineaè sembrata più incerta: condomini tra operatori, società miste, Metroweb al centro, Telecom sì, Telecom no, e così via. Fino ad evocare Enel, sì proprio quella della luce. Strani e contorti scenari forse indotti dall'idea di creare una infrastruttura di rete di nuova generazione del tutto alternativa a quella esistente e a forte controllo pubblico.
Avvisate gli amici che dall'altra parte del mondo, in Australia, ci hanno provato e sono poi tornati indietro. Eppure quelli sono tipi tosti abituati all'arido bush australiano, mica sono i nostri.
Intanto, mentre si perde tempo a costruire le immaginifiche caratteristiche del soggetto che sarà il prevalente destinatario dei finanziamenti previsti dal Piano, in Italia langue lo sviluppo della larga banda. Quel che si fa e si prevede è tutto nel mobile, nei piani fibra di Telecom e nelle risorse di capacità del vecchio doppino in rame, sempre più spremuto dalle tecnologie di compressione.
Telecom può portare molte croci (per tante sue responsabilità), ma francamente la richiesta che le è stata rivolta di entrare in condizione residuale nel nuovo soggetto ipotizzato come epicentro del Piano è una cosa che non si può guardare. Telecom è una società quotata in Borsa, con degli azionisti e migliaia di dipendenti. Chiederle di rinunciare al suo futuro è come dire di svendere. Sono passate poche settimane dall'improvvido e poi ritirato annuncio sullo switch off per decreto della rete in rame, sarebbe il caso di non ripetere. Meglio a questo punto lasciare al mercato le iniziative del caso, magari dando sostegno più alla domanda. Andrà bene o andrà male, come dice Rascel, si vedrà.

http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/34154_piano-ngn-a-telecom-si-chiede-troppo.htm

Africa, come nascono i profughi e migranti, la Rivoluzione a Pagamento in Siria è sostenuta dalla Giordania

Siria: Giordania, iniziato l'addestramento dei ribelli siriani
 
Amman, 08 mag 10:29 - (Agenzia Nova) - Il portavoce del governo giordano, Mohammed Momani, ha reso noto che il programma di addestramento dei ribelli siriani è iniziato "un paio di giorni fa". Secondo Momani “l'impegno della Giordania e dei paesi amici per la formazione dei figli delle tribù siriane, è già un fatto concreto”. Momani ha spiegato alla stampa locale che “la guerra contro il terrorismo è la nostra guerra, ed è la guerra dei musulmani e degli arabi, in primo luogo, per proteggere gli interessi e la sicurezza dei nostri paesi, dei nostri popoli e il futuro dei nostri figli, e per salvaguardare la tolleranza della nostra religione ". Più di 3.750 combattenti siriani si sono offerti volontari per la formazione, e circa 400 hanno completato la preselezione. (Res)

Expo, bancarelle tante bancarelle dove acqua e cibo costano moltissimo, meglio i mercati rionali

8/05/2015

Costi folli e folklore di serie B: Expo 2015 è una cafonata pazzesca

Attrazioni anni '80, cibo dappertutto a prezzi esorbitanti, musica italiana pop di sottofondo, gente che dorme in poltrona e code infinite
Al padiglione del Turkmenistan dopo l'ora di pranzo si sonnecchia/Alessandro da Rold/Linkiesta

Al padiglione del Turkmenistan dopo l'ora di pranzo si sonnecchia/Alessandro da Rold/Linkiesta



Immaginatevi una domenica in un ipermercato, a girare fra i corridoi con migliaia di persone, con la musica di Nek o Jovanotti in sottofondo. Quel senso di nausea, stanchezza e voglia di dormire. Metteteci l’architettura di una Biennale di Venezia, le attrazioni turistiche e il folklore di un parco divertimenti di terzo livello, tipo Viserbella di Rimini, l’illusione di visitare i paesi di mezzo mondo, ma avendo come panorama il carcere di Bollate. Aggiungete un po’ di sano nazionalismo, tra celebrazioni dei presidenti di Turkmenistan, Kazakhstan e Marocco. Contornate tutto di cibo, ovunque, a prezzi stratosferici, servito in tutti i modi possibili, da tutte le parti del mondo, per strada, nei negozi, nei padiglioni, negli anfratti. Mischiate e avrete l’Expo 2015 di Milano, evento mondiale nato per risollevare l’Italia dalla crisi economica, ma che al momento appare soprattutto come una delle più grandi cafonate mai viste. Alcuni padiglioni sono bellissimi per architettura, come quello tedesco o giapponese. Alcuni sono di particolare interesse, come quello del Vaticano, dove si può vedere l'Ultima Cena del Tintoretto. Expo va visitato, non c’è dubbio. Per capire che cosa i milanesi hanno atteso per sette lunghi anni, ma pure per scoprire dove sono nati i litigi tra la politica di centrodestra, le inchieste per corruzione sugli appalti e pure le manifestazioni che il primo maggio hanno messo a ferro e fuoco Milano. Girando viene in mente Alberto Sordi nel film Le Vacanze intelligenti, quando insieme alla “Buzzicona” si reca alla Biennale di Venezia.
Expo 2015 di Milano, evento mondiale nato per risollevare l’Italia dalla crisi economica, ma che al momento appare soprattutto come una delle più grandi cafonate mai viste
Arrivare a Expo non è difficile.  Lo si può fare in metropolitana o in macchina. I lavori continuano senza sosta, ennesima dimostrazione del fatto che non sono stati finiti in tempo. Di fronte alla fermata della metro le ruspe vanno avanti e indietro. Sui ritardi ci scherzano pure i poliziotti. Prima della biglietteria ci sono i Testimoni di Geova che fanno proselitismo. Le code sono lunghe, estenuanti, non solo all’entrata ma soprattutto nei padiglioni dei paesi ospitanti. A ben guardare, appena entrati, non si capisce cosa sia finito e cosa no. Un esempio: il padiglione della Veneranda Fabbrica del Duomo, con una riproduzione della madonnina, è più che mai minimale. Ma è una scelta o anche questo era in ritardo? Non si saprà mai. In pochi minuti ci si butta nella mischia, padiglione dopo padiglione. C’è un uccello gigante in Repubblica Ceca, incastonato in un’automobile su una piscina. C’è birra a fiumi. Ci sono i ristoranti. Nei padiglioni, se va bene, si trova qualche foto in esposizione, un po’ di cristalli di boemia o una tastiera touch screen. In Sudan ci sono solo collanine e bracciali. E poi i poster, qualche foto, la spiegazione di come si fa il riso, le lezioni sul cioccolato e a quale temperatura va conservato.
Il Brasile va visto perché vanta una gigantesca rete metallica che imita l’Amazzonia: i ragazzi delle scolaresche amano saltarci sopra ma vengono rimproverati dalla sicurezza. In Estonia si va in altalena. In Etiopia c'è la riproduzione di una hostess, ma è solo una sagoma di cartone. Mentre negli Emirati Arabi Uniti si può vedere tramite ologrammi la storia del petrolio e del cibo arabo. Tutti sono vestiti a tema. I Thailandesi salutano da thailandesi. Gli arabi portano i vestiti da arabi. Ci sono gli addetti ai sorrisi, in una gigantesca bolgia dove al centro di tutto svetta il cibo. I prezzi sono alti, è cosa nota. Da Eataly un polipo con patate si paga 9 euro, mentre un piatto nemmeno troppo ampio di trofie al pesto arriva a costare 12 euro. In Giappone il conto è ancora più salato.
Bisogna spendere per mangiare. Ma se si vuole, si può mangiare e bere tutto il giorno, da far impallidire «La Grande Abbuffata» di Marco Ferreri. E poi, finito, si può smaltire tutto in una delle palestre offerte dalla Technogym, spesso vuote. Non è chiaro chi abbia arredato gli spazi della catena di Oscar Farinetti, perché ci sono statue di donne ammanettate in pose sessuali. Sempre a proposito di cibo, Mc Donald’s è il posto più frequentato. Coca Cola pure: non ne abbiano a male i cultori del cibo biologico. Tra gli stand dei cluster del Mediterrano sembra di stare in un classico mercatino greco. Ma di serie B, perché manca il mare e non siamo in Grecia, ma a Rho. Anche qui però ci sono gli abiti locali, i sorrisoni dalla Disney e i prezzi alle stelle.
Nutrirsi dove si nutre il pianeta, ma portarsi una bottiglietta da casa è meglio
Nutrire il pianeta, certo. Ma pure nutrirsi di petrolio. Nel padiglione del Turkmenistan sono esposti dei fusti di benzina e si celebra il presidente Gurbanguly Berdimuhamedow, a cavallo, di profilo, in versione saluto gigante. Il Padiglione Italia è senza dubbio quello più bello dal punto di vista architettonico. Ma a fare da contraltare sono i padiglioni regionali, sporchi e non finiti. In Calabria si parla di luglio, mentre in Sicilia gli operai al lavoro non sanno quando riusciranno a renderlo presentabile: cola l’acqua dai muri e c’è degrado ovunque. Che dire poi del padiglione del Qatar, sfarzoso e mastodontico, o di quello belga, dove si offrono birra e patatine. Chi va a Expo ci va per ingrassare e scoprire in che modo si ingrassa. Il padiglione della Birra Moretti è tra i più frequentati anche perché una pinta costa 3 euro, prezzo più che accessibile. Del resto nel padiglione brasiliano un caffè costa due euro, mentre un succo di pompelmo, marca italiana, arriva a toccare i 5 euro.  L'acqua costa 4 euro. Nutrirsi dove si nutre il pianeta va bene, ma portarsi una bottiglietta da casa è meglio.

http://www.linkiesta.it/expo-2015-cafone?utm_medium=email&utm_source=Moxiemail%3A9237+Nessuna+cartella&utm_campaign=Moxiemail%3A19738+Linkiesta++Recap+-+Lesa+maesta

Il corrotto Pd gioca con Forza Italia l'altra faccia della sua medaglia

Conflitto di interessi

Forza Italia annuncia dossier su Matteo Renzi

Forza Italia annuncia dossier su Matteo Renzi
"Quello del Premier, ad oggi, e' il governo con il piu' grande conflitto di interessi: nel mondo bancario, finanziario e delle cooperative" "Cominceremo da oggi e nei prossimi giorni ad analizzare il conflitto di interessi di Renzi, suo personale e di tutti i suoi ministri, in maniera tale da avere pronto il quadro normativo da applicare innanzitutto al suo governo, perche' quello di Renzi, ad oggi, e' il governo con il piu' grande conflitto di interessi: nel mondo bancario, nel mondo finanziario, nel mondo delle cooperative. E su questo ci sara' molto da discutere in Parlamento quando si presentera', penso da parte del governo, il disegno di legge sul conflitto di interessi. Altro che Berlusconi, il conflitto di interessi sei tu caro Renzi, come la Coop". Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera. "Perche' proprio in questo momento il governo parla di conflitto di interessi?", si chiede Brunetta. "Forse una battuta peregrina o ipocrita della ministra Boschi, la quale ha anche un grande conflitto di interessi per quanto riguarda il sistema delle banche popolari. Ma anche sulla ministra Boschi si fara' un'analisi puntuale dei conflitti di interessi", aggiunge. "Analizzeremo - dice Brunetta - i conflitti di interessi del governo in carica e dei parenti del governo in carica: cosa molto semplice, molto democratica, molto trasparente, in maniera tale che il Parlamento abbia tutti gli elementi per poter decidere quale migliore legge fare sul conflitto di interessi". "Anche se, ricordiamolo, l'unica legge, quella vigente, sul conflitto d'interessi l'ha fatta il governo Berlusconi, perche' la sinistra non mai fatto nessuna legge sul conflitto di interessi negli anni in cui governato", conclude.
Dossier Renzi: Il Premier risponde, lasciamo stare il fascismo
Non si è fatta attendere la risposta di Matteo Renzi alle dichiarazioni provocatorie di Brunetta, "quando si arriva a scomodare il fascismo significa profanare la memoria di chi è morto". Il presidente del Consiglio si sofferma sulla fiducia messa dal governo sull'Italicum alla Camera: "Mi dicono 'è stato rischioso mettere la fiducia', ma la fiducia è l'atto più democratico che ci sia, è la dimostrazione che abbiamo idee più importanti delle poltrone". Queste le parole del premier impegnato in un comizio elettorale ad Aosta, polemizzando con il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, che aveva annunciato, dopo l'approvazione della legge elettorale, un analisi approfondita sul conflitto di interessi, in special modo nel mondo bancario, del premier e dei ministri del governo. "Analizzeremo - ha detto Brunetta - i conflitti di interessi del governo in carica e dei parenti del governo in carica in maniera tale che il Parlamento abbia tutti gli elementi per poter decidere quale migliore legge fare sul conflitto di interessi". (fonte: Corriere Quotidiano)

http://www.nuovosud.it/24605-fattinotizie/forza-italia-annuncia-dossier-su-matteo-renzi

Pensioni, il corrotto Pd, il suo governo ambiguo e la Consulta giocano con i pochi soldi del pensionato


Pensioni e Consulta, ecco la fiera di bugie e amnesie

08 - 05 - 2015 Giuliano Cazzola
Pensioni e Consulta, ecco la fiera di bugie e amnesie
Fatti, ricostruzioni, indiscrezioni e qualche domanda maliziosetta
Sentenza Corte costituzionale n. 70 del 2015. Il Governo poteva non sapere?
Prima mettiamo in fila le date. Poi rivolgiamo due domande a tutti, a partire dall’esecutivo per arrivare ai media.
a) l’udienza è il 10 marzo, si decide l’incostituzionalità del blocco alla perequazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo (impatto stimato sui saldi 2012-2017 oltre 1 punto di Pil secondo fonti non ufficiali del Mef). Le motivazioni della decisione del collegio verranno scritte nelle settimane a seguire, con tutto comodo da Silvana Sciarra, neoeletta giudice a novembre 2014 e scelta da Matteo Renzi (con il suo solito metodo decisionista), dopo che era stata affossata (apposta?) la candidatura di Luciano Violante.
b) un mese dopo, il 10 aprile, il governo vara il Documento di economia e finanza (Def) che nei saldi tendenziali e nei programmatici a politiche invariate non tiene conto dell’impatto della sentenza, mentre già incorpora quello della sentenza del febbraio sulla Robin Tax.
c) la sentenza viene divulgata il 30 aprile, venti giorni dopo il varo del Def che è intanto al vaglio delle autorità di Bruxelles.
d) venerdì 8 maggio: è passata più di una settimana dalla notizia della sentenza e il presidente del Consiglio non ha ancora fatto una dichiarazione in proposito né il governo ha dato una stima ufficiale di impatto sui conti, né ha indicato come intende provvedere, benché sia incalzato a farlo dalla Ue, che si sente presa per il naso. Le stime rimbalzano come una pallina di ping pong, tanto che sembra di partecipare ad una lotteria piuttosto che a un evento che ‘’scassa’’ il bilancio dello Stato.
Ora le due domande ingenue:
1) forse la sentenza non ha in realtà alcun impatto sui saldi perché può essere “interpretata”, ovvero si può risolvere la questione con un decreto legge che semplicemente “motiva meglio” oggi le circostanze eccezionali del novembre 2011 che indussero al congelamento temporaneo delle rivalutazioni? Si è mai visto un provvedimento legislativo che spiega e incorpora dei processi economici e finanziari? Ma ormai tutti gli interessati si aspettano una qualche forma di rimborso e le elezioni incombono… Peraltro, con il passo falso della ‘’autoapplicatività’’ (subito corretta e smentita) la Corte ha contribuito ad alimentare le aspettative.
2) Possono il Caudillo Matteo Renzi e l’intero Mef, a cominciare da Padoan (Schioppan?), non aver saputo nulla della decisione della Consulta nel mese che trascorre tra l’udienza (assai partecipata) e il varo del Def? Eppure l’Avvocatura dello Stato aveva fatto delle stime, nelle sue memorie difensive, risultate inadeguate, ma ugualmente preoccupanti sul piano del fabbisogno finanziario. E’ possibile, poi, che nessuno dei ‘’giudici delle leggi’’ abbia avvertito il ministro Padoan di ciò che stava maturando? Se ne avessimo le prove, saremmo tentati anche di fare dei nomi.
A volte è complicato vivere (credendoci) in uno “Stato di diritto”.

http://www.formiche.net/2015/05/08/pensioni-consulta-ecco-la-fiera-bugie-amnesie/

venerdì 8 maggio 2015

l'Euro è un Progetto per togliere diritti, precarizzare il lavoro ed ebetire i popoli

La Grexit? Sarebbe un grosso guaio, soprattutto per l'Eurozona. Parla Leonidas Stergiou

Ue, oggi ad Atene si inaugura la presidenza greca. Alle 16 conferenza Barroso 07 maggio 2015
ATENE (Public Policy) - di Gaetano Veninata - La Grexit? "Economicamente sarebbe un grosso problema per la Grecia. Ma il guaio peggiore, politicamente parlando, sarebbe per l'Eurozona. Un grosso guaio". Incontriamo Leonidas Stergiou, responsabile della redazione economica di Kathimerini, tra i principali quotidiani greci, di orientamento liberale, alla vigilia dell'Eurogruppo dell'11 maggio (l'ennesimo) sulla questione greca.

LEONIDAS, CHE SUCCEDE LUNEDÌ?
Stando alle informazioni in nostro possesso al momento non ci aspettiamo nessun accordo, nessun tipo di accordo.

L'ENNESIMA FUMATA NERA?
Stando alle esperienze passate, e parlo degli ultimi 5 anni, le questioni principali sul tappeto, tra Grecia e creditori, sono sempre le stesse tre: fisco, mercato del lavoro e sistema assicurativo. Se una sola delle tre rimane aperta, non si riuscirà mai a raggiungere un accordo.

E IL NUOVO PIANO A CUI STA LAVORANDO IL GOVERNO GRECO VIENE INCONTRO A QUESTE TRE RICHIESTE?
Il nuovo piano prevede che si avrà un pacchetto, un accordo completo che includa le tre questioni, ma prese step by step, una alla volta. Ma sembra che anche da questo piano non ci si possa aspettare un esito positivo e che si voglia rimandare l'intera discussione a giugno, o a fine giugno.

QUALI SONO I COSTI DI QUESTO NUOVO RINVIO?
Lo svantaggio principale di questo rinvio è estremamente pratico: non ci sono i soldi per aspettare fino a fine giugno per un terzo piano di salvataggio. Le due parti stanno cercando di trovare un compromesso, a livello tecnico e politico. Ci sembra di capire che il compromesso è molto facile da trovare a livello tecnico, ma non si riesce a trovare una soluzione a livello politico. Dal momento che le due parti hanno sempre mantenuto posizioni molto arroccate negli ultimi tre mesi, è molto difficile comunicare alla propria opinione pubblica una sorta di cambiamento di fronte. È molto difficile per Tsipras, è ugualmente difficile per la Merkel.

QUANTO È REALISTICA L'USCITA DELLA GRECIA DALL'EURO?
Non credo che una 'Grexit' sia uno scenario possibile. E non sarebbe lo scenario migliore né per la Grecia né per l'Eurozona. Inoltre ci sarebbero grandissime difficoltà sia dal punto di vista tecnico che politico. È più semplice trovare una soluzione a questa difficile situazione, così come è stata descritta, che affrontare, gestire, un'uscita della Grecia dall'euro. Soprattutto, di nuovo, per ragioni politiche, più che economiche. Penso infatti che l'Eurozona sarebbe in grado di affrontare questo dal punto di vista tecnico, ma non credo che riuscirebbe ad affrontare gli effetti collaterali, da un punto di vista strettamente politico.

I GIORNALI ITALIANI HANNO MOLTO ENFATIZZATO UN PRESUNTO 'COMMISSARIAMENTO' DEL MINISTRO DELLE FINANZE VAROUFAKIS, VISTA LA DECISIONE DI AFFIANCARGLI UN TEAM PER NEGOZIARE CON BRUXELLES. IN GRECIA COME VIENE LETTA LA SCELTA DI TSIPRAS?
Tsipras ha voluto, in teoria, mandare un messaggio all'Eurogruppo: voglio trovare un compromesso, faccio fare un passo indietro al mio ministro, che fin dall'inizio delle negoziazioni ha avuto rapporti difficili con i partner europei. Ma, in pratica, è Varoufakis che continua a prendere le decisioni, che s'incontra con Moscovici (commissario Ue; Ndr), che rappresenta la Grecia nell'Eurogruppo. Quindi mi chiedo: che passo indietro è? E infatti è una mossa che non ha convinto Bruxelles.

CHE RUOLO HA IN TUTTO CIÒ, NELLE SCELTE DI POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO TSIPRAS, IL PARTITO DEI GRECI INDIPENDENTI, DISCUSSO PARTNER DI COALIZIONE DI SYRIZA?
È difficile rispondere, perchè nessuno ha ben chiaro quali siano gli orientamenti economici dei Greci Indipendenti. L'unica cosa chiara è che seguono e supportano, finora, tutto quello che ha proposto Syriza.

A LIVELLO INTERNO, LE PRIME MISURE PRESE DAL GOVERNO IN CHE DIREZIONE VANNO?
Syriza sta provando a mantenere le sue promesse elettorali, nessuno può negarlo. Ma fino a quando non trova un'equilibrio fra le promesse e quello che chiede l'Europa, si tratterà solo di misure unilaterali, che avranno effetti fiscali negativi.(Public Policy)

@VillaTelesio

http://www.publicpolicy.it/la-grexit-sarebbe-un-grosso-guaio-soprattutto-per-leurozona-parla-leonidas-stergiou-47096.html 

Sacralità degli ulivi, Xyella, vogliono introdurre gli ogm e sono disposti a tutto

08 May 2015

OGM e Xylella: Fetorlandia colpisce ancora


Colpo di scena dell'ubriacone Jean-Claude Juncker che ha dato una brusca accelerata al dibattito sugli Ogm. Dopo la perdita di sovranità monetaria, politica, demografica e sociale, eccoci alla perdita della sovranità alimentare ed agricola. Avevano promesso che la Ue non si sarebbe mai piegata agli OGM? Balle a 12 stelle! L'hanno fatto, eccome!
Juncker,  ha autorizzatol’introduzione in tutta l’UE di 19 OGM, senza attendere il parere di Parlamento e Consiglio europeo. L’autorizzazione vale 10 anni su tutto il territorio europeo e include gli Stati che si erano opposti.
Ovviamente sui giornaloni nazionali non troverete grandi titoli nel merito.
Fonti riportate dal Figaro spiegano che il presidente Juncker era “ossessionato dalla quantità di richieste di autorizzazione di OGM bloccate” (dagli Stati membri, NdR). Bravo Juncker, è noto che i cittadini europei si torturano ogni giorno sul problema degli OGM bloccati.
Qui su Stampa Libera, il resto della notizia.


Ovviamente l'autorizzazione riguarda 18 organismi geneticamente modificati, dei quali 17 destinati all'alimentazione animale e umana e 2 sono per i fiori ( garofani, per l'esattezza). In detta lista figurano 11 prodotti della multinazionale Monsanto (tanto per non cambiare), parecchie varietà di soia, mais, colza e cotone - e 8 altri sono dei prodotti della ditta americana Dupont e dei gruppi tedeschi Bayer e BASF.

Come al solito quindi:

  • Le istituzioni europee capitanate dall’ineffabile Juncker si fanno un baffo dell’opinione dei cittadini.
  • La Commissione si dimostra sempre molto attenta agli interessi delle lobby di grandi industrie e banche.
  • La Commissione può agire in maniera autoritaria e antidemocratica, se occorre.
  • L’informazione “ufficiale” oscura queste gravi vicende.
  • Il nostro governo è totalmente supino ai diktat europei, se non promotore attivo delle strategie delle lobby (Renzi: Il TTIP ha l’appoggio totale e incondizionato del governo Italiano”).


Morale: dopo la sovranità monetaria l’UE ci farà perdere la sovranità alimentare. (sito cit.).

Ulivi malati nel Salento
Oro verde
C'è del marcio a Bruxelles e in  tutta FetorLandia anche in relazione alla Xylella, il batterio killer degli ulivi. Chi ci dice che questo batterio  non sia stato opportunamente inoculato  per fare strame della nostra agricoltura e in particolare della produzione del nostro olio extravergine d'oliva, che è un vero e proprio "oro verde", un balsamo ricco di vitamine apprezzato in tutto il mondo? Questo chiamasi ecoterrorismo biocida.
E dato che la fretta  finisce col lasciare sempre le tracce visibili dei malfattori, è alquanto sospetta la misura  repentina adottata dalla Ue che ordina l'abbattimento e lo sradicamento di tutti gli ulivi e gli uliveti sani come misura "preventiva", contro gli elementi "malati".
Frattanto tutti i cittadini del Salento hanno organizzato un presidio sotto la Procura di Lecce, che sta indagando su quella che si presenta come un'autentica frode alimentare di un secolo già iniziato sotto i più cattivi auspici. Chiedono alla Procura di fermare di fermare ruspe e motoseghe inviate con solerzia dalle guardie forestali su mandato Ue,  e che si accerti tutte le responsabilità di questa mostruosa vicenda che vuole il Salento e i suoi millenari ulivi e ogni specie vegetale e d'insetto cancellati per sempre compiendo un vero e proprio BIOCIDIO senza il minimo scrupolo. 

Piano Xylella per devastare l'economia di sopravvivenza del Sud

 

se fosse vero, traditore della patria


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RETROSCENA/ Sapelli: la firma di Mattarella sull'Italicum? L'hanno "voluta" dall'estero
Pubblicazione: venerdì 8 maggio 2015

Risultati immagini per sergio mattarella Sergio Mattarella (Infophoto)

“Mattarella ha fatto bene a firmare la legge elettorale e ad astenersi da giudizi di merito, evitando i continui pronunciamenti che invece hanno caratterizzato il mandato di Napolitano sia come presidente sia come senatore a vita”. Lo afferma Giulio Sapelli, professore di Storia economica nell’Università di Milano ed editorialista del Corriere della Sera. Secondo Sapelli, “il governo Renzi è privo di una base sociale, ma è sostenuto dai poteri internazionali e questo gli consentirà di durare fino al 2018”.

Che cosa ne pensa della scelta di Mattarella di firmare l’Italicum?
Mattarella ha fatto bene. La situazione italiana è sotto osservazione internazionale, soprattutto per l’attuale instabilità, ed evitando di fare rilievi il capo dello Stato ha ridotto i rischi di un annullamento da parte della Corte costituzionale. C’è un fatto che nessuno ha ricordato. Quando negli anni 30 si propose l’istituzione anche in Europa delle corti costituzionali, i costituzionalisti europei dell’epoca insorsero tutti perché lo ritenevano un pericoloso attentato alla democrazia, proprio in quanto a differenza degli Stati Uniti nel Vecchio Continente non esistono forme di equilibrio dei poteri.

Ritiene che la Corte costituzionale in Italia non sia espressione di un equilibrio di poteri?
Tanto la Corte costituzionale quanto i cittadini dovrebbero comportarsi come se questo equilibrio dei poteri effettivamente ci fosse. Nel sistema di equilibrio dei poteri molto è finzione, ma la finzione può avere un effettivo peso se gli uomini ci credono sul serio.

Vuole dire che dal 1948 a oggi la Corte costituzionale è intervenuta con sempre maggiore incisività sulle scelte della politica?
Sì, è il motivo principale è che c’è una rotazione troppo rapida dei giudici. Un tempo si entrava in Consulta al termine di una lunghissima carriera accademica e spesso senza mai essere entrati nell’agone politico. Lo stesso Giuliano Vassalli, pur essendo stato un parlamentare socialista, aveva un profilo giuridico così elevato da farne una figura indiscutibile.

E oggi invece?
Scorrendo l’elenco degli ultimi anni, si trovano personalità che sono diventate giudici costituzionali dopo avere svolto un ruolo di primaria importanza nella vita politica del Paese, e in alcuni casi essere anche stati ministri.

Esiste anche un rischio di tecnocrazia?
No. Per quanto riguarda gli organismi costituzionali non andiamo affatto verso un dominio dei “principi del diritto” bensì verso una politicizzazione delle sentenze. Sarebbe stato meglio se la Corte costituzionale non avesse formulato una sentenza sul sistema elettorale che è una questione di competenza parlamentare.

Che cosa ne pensa invece dei ripetuti interventi di Napolitano sull’Italicum?

Ritengo che non sia un atteggiamento idoneo a un senatore a vita che è stato presidente della Repubblica. Napolitano avrebbe dovuto tacere.

Il ministro Boschi ha lanciato la riforma del conflitto di interessi. Vuole recuperare voti a sinistra?
No, ritengo piuttosto che voglia fare una cosa giusta per il Paese. Su questo tema ritengo che possano convergere tanto la sinistra quando una destra che voglia essere liberale e priva di pregiudizi personalistici. Il ministro Boschi ha sollevato una giusta questione e va incoraggiata.

Perché questa riforma proprio nel momento in cui Berlusconi è fuori dal parlamento?
Esistono anche tanti altri conflitti d’interesse oltre a quelli di Berlusconi. Per esempio ci sono stati anche Carlo De Benedetti e Vittorio Cecchi Gori.

Lei come vede in questo momento la tenuta di Renzi?
Renzi non ha ancora una precisa base sociale. Oscilla, ma è fortemente sostenuto dal sistema internazionale che è molto preoccupato di come va l’Italia. Il suo merito è stato quello di “sparigliare le carte”, lasciando tutti in un vuoto assoluto tanto che adesso non ha un’opposizione. Il suo governo durerà sicuramente fino al 2018 anche se l’economia non va bene. Anzi, se l’economia peggiorerà ci sarà tanto più la necessità che il governo resti in piedi.

Come vede il centrodestra con Berlusconi sul viale del tramonto?
Il tramonto per Berlusconi prima che arrivi voglio vederlo. Anche se d’altra parte un leader può essere al tramonto quando non attrae più ma divide. Il Cavaliere non è più un punto centripeto bensì centrifugo, e quindi in questo senso si può parlare di una sua decadenza. C’è però una grande confusione in tutte le destre europee, tranne che con Cameron in Inghilterra e con Orban in Ungheria, e i populismi alla Le Pen sono molto divisi e privi di una prospettiva chiara.

(Pietro Vernizzi)

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