Nuovo attacco contro la moschea sciitadi Al-Anoud in Arabia Saudita. Almeno quattro persone hanno perso la vita e molte altre sono state ferite a seguito di un’esplosione causata da un attentato suicida (shahid). Un gruppo di uomini hanno cercato di parcheggiare un veicolo nei pressi di una moschea a Dammam (nell’Est), dove i fedeli erano riuniti in occasione delle tradizionali preghiere del venerdì, ma sono stati scoperti e bloccati. A quel punto l'automobile è detonata. È il secondo attacco a un luogo di culti sciita nel paese in una settimana. Lo scorso venerdì, infatti, 21 persone erano morte a Qatif a seguito dell’esplosione di una bomba. Lo stesso giorno, peraltro, era avvenuto un evento analogo anche a Sana’a. La mano dietro agli attacchi è quella dell’Isis, che ha rivendicato le due azioni della settimana scorsa. Per quanto riguarda quella nello Yemen ha fatto sapere che “I membri del Califfato – si legge su uno dei profili Twitter vicini alla formazione – hanno fatto detonare un ordigno presso una moschea degli Houti, che ha portato alla morte e al ferimento di molti di loro”. In relazione a quella a Qatif, invece, la formazione si era limitata a confermare di essere l’autrice dell’attentato.
Le intelligence internazionali ritengono che l’Isis abbia avviato una campagna di attacchi terroristici nei due paesi per tre motivi: il primo è lanciare – soprattutto nei confronti di Riad – un messaggio chiaro: avete attaccato lo Yemen e siete un alleato dell’Occidente. Perciò, anche se combatte il nemico comune (gli Houti), siete voi stessi un nemico. Il secondo vuole essere un avvertimento a tutti gli sciiti, che non saranno al sicuro in nessuna parte della Regione. Il terzo, infine, è teso a far crescere l’immagine del Daesh non solo in tutta l’area, ma anche a livello globale. L’obiettivo dello Stato Islamico, infatti, è imporre il proprio potere con la forza, non solo nei confronti degli infedeli, ma anche sui musulmani in tutto il mondo. Attaccare i luoghi di culto all’estero (in particolare il venerdì, giorno “sacro” per i musulmani) vuol rappresentare una dimostrazione di forza. C’è da aspettarsi, perciò, che questa campagna di attentati prosegua, fino a che gli investigatori locali non riusciranno a identificare e a smantellare le cellule dei fondamentalisti.
Questi dovranno anche trovare il modo di “sigillare” i rispettivi confini rispetto al passaggio dei miliziani dell’Isis, in quanto gli attentatori in Arabia Saudita e Sana’a (almeno per quanto riguarda venerdì scorso) erano stranieri e quello di Qatif presumibilmente era entrato illegalmente nel paese passando dallo Yemen. Di conseguenza, diventa fondamentale per Riad riuscire a ristabilire il controllo capillare delle frontiere. Per quanto riguarda il Daesh, per contrastare le mire espansionistiche d’influenza nell’area. Sul versante degli Houti, al fine di evitare che elementi dei ribelli sciiti possano infiltrarsi e colpire obiettivi sensibili sauditi, in particolare in un momento delicato come questo in cui da una parte si sta discutendo in Oman su una possibile tregua ma dall’altra proseguono gli attacchi da entrambe le parti.

http://www.ilvelino.it/it/article/2015/05/29/isis-nuovo-attentato-a-una-moschea-in-arabia-saudita/716ad8f4-d245-4562-9b91-e7bccb5d093e/