Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 20 giugno 2015

una democrazia non democratica in cui il corrotto Pd sa accaparrarsi solo potere lasciando macerie

Democrazia inaridita e nessuna politica sull'immigrazione

di Vincenzo Pacifici

Democrazia inaridita e nessuna politica sull'immigrazione
In questa situazione di caos, appaiono articoli, che consentono e riflessioni a più larga e soprattutto profonda prospettiva.
    Il primo, di Michele Ainis, guarda ad un problema, che viene da lontano e che negli ultimi anni si è ingigantito, senza provocare le preoccupazioni e gli allarmi invece necessari. E’ il problema dell’astensione, “fenomeno” di cui “non sembra preoccuparsi nessuno, spesso commettendo un errore”. “Qualche dichiarazione preoccupata, qualche pensoso monito quando si chiudono le urne, ma tre ore dopo i partiti sono già impegnati nella conta degli sconfitti e dei vincenti”. I partiti, senza distinzione alcuna, pensano, si preoccupano e guardano alla ripartizione delle poltrone e all’articolazione dei seggi. “E’ un errore – osserva fondatamente Ainis – perché qualsiasi maggioranza rappresenta ormai una minoranza” e perché “se l’onda diventa una marea, significa che esprime un sentimento d’indifferenza, migliore dei casi, d’avversione, nel peggiore”. Ormai il rifiuto è trasversale ed i partiti non sanno, non vogliono e non possono cercare antidoti e contromisure. Non si vota più a sinistra per i dubbi e le perplessità crescenti sull’operato dell’esecutivo, non si esprimono più gli elettori moderati stanchi delle incertezze e delle lotte personalistiche di Berlusconi, rifuggono dalle urne gli ex sostenitori di Alleanza Nazionale, annoiati ed infastiditi dall’inconcludenza degli eredi.
   Ainis avanza una proposta, a suo stesso avviso forse bislacca, quella del dimezzamento dei seggi in caso di frequenza al 50%. Esistono altri avvisi ma è indispensabile capire che in questa crescente e dilagante percentuale di astensionismo, a patire essenzialmente è la democrazia “perché il non voto ne sta essiccando le radici”. Ma si vede all’orizzonte qualcuno che sia consapevole dell’inaridimento della democrazia? Si sente qualche confessione di errore?

   Ostellino smaschera dal canto suo “la confusione e la mancanza di idee nelle quali si dibatte la nostra politica  dell’immigrazione che un giorno sostiene una cosa e il giorno dopo l’opposto”. Il nodo è rappresentato dall’incapacità di sfuggire “gli interessi corporativi a utilizzare gli immigrati come manodopera a basso prezzo imposti dalle organizzazioni cattoliche e da quelle di una sinistra affarista”. Finalmente con Ostellino risuona quella denunzia esplicita e puntuale che le opposizioni non sanno o non vogliono esprimere: “Renzi privilegi gli interessi corporativi, di parte, che sono, poi, i suoi e quelli del suo partito, rispetto a quelli nazionali e generali. Abbiamo un governo che l’opposto di ciò che si aspetta da lui secondo la definizione classica di politica e di Stato”. Ostellino aggiunge che l’ex sindaco di Firenze fa , al governo. I fatti suoi e quelli del suo partito […] Non fa gli interessi del Paese, un po’ perché non li sa fare, molto perché non gli conviene. Ha distrutto il Partito democratico, per diventarne segretario, sta distruggendo in Paese dopo esserne diventato presidente del Consiglio e restarci a lungo. E’ la conseguenza della crisi culturale, prima che politica, nella quale è piombato il Paese”. Peccato che di ciò non si rendano conto le forze, che dovrebbero operare per un capovolgimento, in nome di ideali e di propositi antitetici e non davvero complementari a quelli di Renzi e dei suoi  cerchi magici.

http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=7287&categoria=2&sezione=71&rubrica=

il cuore del Progetto Criminale dell'Euro è la Germania che continua imperterrita a fare i propri interessi mentre gli euroimbecilli eseguono


SPY FINANZA/ Lo "sgambetto" della Germania a Draghi
Pubblicazione:

 Risultati immagini per Jens Weidmann

Io ancora dubito che si arriverà al default della Grecia, in troppi hanno da rimetterci e non solo i cittadini ellenici. D'altronde manca poco: questo weekend la pantomima, chiamarla tragedia mi pare offensivo verso i maestri della Grecia classica, dovrebbe finire. Ciò che non finirà mai, a meno che non si arrivi a una ridiscussione dell'Ue stessa, e l'egemonia tedesca sul Continente. E non parlo solo dei surplus illegali che la Germania colleziona da ormai sei anni, non parlo dei veti di Berlino su tutto ciò che va contro i suoi interessi e nemmeno del fatto che, a differenza nostra, i tedeschi tutti d'un pezzo si sono fatti pagare da noi cicale il salvataggio delle loro Landesbanken e non conteggiano la Cassa depositi e prestiti nel computo del debito pubblico. No, parlo di altro e di peggio. Parlo del fatto che la Bundesbank sta volontariamente sabotando il Qe della Bce, facendo correre rischi inenarrabili a tutti i partner europei e ai mercati. 
Guadate il grafico a fondo pagina, ci mostra come la svendita di Bund occorsa nelle scorse settimane sembrasse - a una prima visione - niente più che uno squeeze temporaneo, con la posizione più ampia del mercato - ovvero proprio il trade della Bce attraverso il programma di stimolo - terminata sotto pressione dopo un dato del primo trimestre dell'economia Usa (quello pubblicato il 29 aprile) più debole del previsto. 
Peccato che a occhio e croce, le cose non stiano così e che non siano le dinamiche di fornitura dei bond e l'errata comunicazione della Bce ai mercati a dover essere chiamate in causa per quella scelta, ma il fatto che la Bundesbank abbia cominciato a comprare di meno, in termine di scadenza delle obbligazioni, abbassando la maturity della carta e quindi potenzialmente minando la credibilità stessa del Qe attraverso l'indebolimento del canale di bilanciamento del portafoglio. Insomma, se all'inizio di maggio la tesi era quella di un mercato spiazzato dal -0,7% del Pil Usa, visto che operava sul presupposto base di una crescita statunitense più forte e quindi quasi costretto a reagire vendendo Bund e mandando al rialzo il cross euro/dollaro (caso strano, il 29 aprile anche il Dax a Francoforte ha patito pesanti perdite), da allora qualcos'altro è entrato nelle dinamiche. A partire dall'atteggiamento della Bce stessa e dei suoi membri. 
Il 18 maggio, infatti, il solito Benoit Coeure, membro del board, parlò della rapidità degli scostamenti del rendimento del Bund come qualcosa di "preoccupante", citando questi movimenti come un altro esempio di estrema volatilità nei capital markets globali. Il 3 giugno, invece, Mario Draghi in persona parlando al termine della riunione del board, inviò ai mercati il messaggio opposto: ovvero, «una lezione che dobbiamo imparare è quella di abituarci a periodi di alta volatilità». E una settimana dopo, chi parlò? Ancora Benoit Coeure, il quale cambiava completamente prospettiva, dichiarando il 10 giugno che «la Bce non intende contrastare la volatilità del Bund nel breve termine». 
Confusione totale, ma con una finalità comprensibile, in fondo, visto che uno degli obiettivi non ufficiali ma potenzialmente perseguibili del Qe della Bce è proprio quello di rendere i beni rifugio europei più cari, al fine di spingere gli investitori verso asset più rischiosi come le equities o l'Europa periferica. 

Peccato che questa ambivalenza abbia inviato ai mercati il segnale opposto, tanto più che il Qe della Bce è iniziato solo da tre mesi e gli investitori ancora non hanno una strategia precisa nel front-run: ragione per la quale, nonostante il miglioramento di alcuni dato macro Usa (come vendite al dettaglio e occupazione), il cross euro/dollaro sia rimasto al rialzo. Ora guardate il grafico a fondo pagina, il quale ci dimostra che attorno al Bund c'è qualcosa di più di errori di comunicazione o dinamiche di offerta sul mercato. Qualcosa che, se proseguito e portato allo scoperto sui mercati, può minare la credibilità stessa (quella residua) del Qe firmato Eurotower. 
La Bundesbank, infatti, come tutte le Banche centrali è chiamata a comprare un quantitativo di propri titoli di Stato al mese nel quadro del Qe: peccato che la stessa Buba abbia ridotto la media ponderata sulla scadenza dei suoi acquisti di Bund, scendendo da 8,1 anni di marzo ai 5,7 anni di maggio, in netto contrastato con il resto dell'Eurosistema che preso nella sua interezza ha una media di 8 anni circa. Quindi, non è che la Bundesbank non compri abbastanza, il denaro lo spende (visto che in maggio i suoi acquisti sono cresciuti), ma è come lo spende che conta: basta guardare il secondo grafico per capire quale sia il nodo del problema, semplicemente prendendo in esame i dati pubblicati mensilmente dalla Bce riguardo gli acquisti nell'eurosistema. 
Vedete che se gli acquisti nostri e della Spagna hanno una scadenza media che supera lo stock di debito in circolazione, quelli della Bundesbank sono andati al ribasso sulle scadenze dall'inizio del programma. Se infatti i rendimenti dell'Europa core salgono e diventano più volatili, il portafoglio di acquisti della Bce ha effetti molto indeboliti. In parole povere, la Buba starebbe focalizzandosi su bond con scadenze ravvicinate, di fatto buttando via soldi perché comprare quella carta costa di più, trattandosi di coupon cosiddetti "high cash", rispetto a quelli a lunga scadenza e i detentori di bond che li hanno chiedono ovviamente di più. 
Insomma, a che gioco sta giocando la Bundesbank e quindi la Germania? Tanto più che con il default della Grecia sempre più probabile, i Bund a lunga scadenza potrebbero diventare ancora più cari quando la Buba dovrà intervenire sul mercato per comprarli e dimostrare al mondo che il contagio del "Grexit" non c'è. Qualcuno sta scherzando con il fuoco ed è bene sapere che non si tratta solo di Alexis Tsipras. In compenso, alla Bce quando vogliono sanno essere estremamente diretti e precisi nella comunicazione. 
Che ne dite di queste parole? «Nell'area euro in prospettiva, saranno necessari interventi di risanamento aggiuntivi per ricondurre l'elevato rapporto tra debito pubblico e Pil su un percorso discendente sostenibile. Vi sono rischi connessi all'inversione delle riforme pensionistiche adottate, come lasciano intendere le recenti discussioni avviate in alcuni Paesi (vago riferimento all'Italia?, ndr)». Lo ha sottolineato la Bce nel suo bollettino mensile, pubblicato ieri, nel quale gli esperti dell'Eurotower hanno lasciato sostanzialmente invariate le stime di crescita dell'Eurozona: le proiezioni macroeconomiche per l'area dell'euro formulate a giugno prevedono una crescita annua del Pil in termini reali pari all'1,5% nel 2015, all'1,9% nel 2016 e al 2% nel 2017. Cosa fumino a Francoforte non lo so ma dev'essere roba forte. Scherzi a parte, il Consiglio direttivo «ritiene che i rischi per le prospettive dell'attività economica, pur rimanendo orientati verso il basso, siano divenuti più bilanciati grazie alle proprie decisioni di politica monetaria e agli andamenti dei corsi petroliferi e dei tassi di cambio». Per quanto, però? Sia dollaro che petrolio, attenzione, non resteranno l'uno sopravvalutato e l'altro sottovalutato ancora per molto, fidatevi. 




Poi, la bordata, diretta, secca, non interpretabile. Per la Bce, «tuttavia alcuni fattori continuano a frenare la ripresa dell'attività complessiva. L'indebitamento del settore pubblico è aumentato ancora, benché a un ritmo più lento, e dovrebbe mantenersi su livelli elevati in alcuni Paesi. Gli andamenti nei mercati del lavoro, seppur in generale miglioramento, rimarranno condizionati da elevati tassi di disoccupazione strutturale, specie in alcuni Paesi particolarmente colpiti dalla crisi. Entrambi questi fattori dovrebbero contribuire a mantenere le pressioni al rialzo sul risparmio a scopo precauzionale da parte delle famiglie. La lenta attuazione delle riforme strutturali continua a gravare sulla crescita in diversi Paesi». 
Prepariamoci, perché se l'estate sarà calda, l'autunno si prospetta addirittura rovente. E la Bce, questa volta, non ha commesso errori di comunicazione. Ce lo ha detto chiaro e tondo. E temo che Matteo Renzi sia già pronto a dire signorsì e a mettere mano al sistema pensionistico, con coté di manovra correttiva. 

Il Capitalismo UltraFinanziario dal 2001 ha fatto danni enormi e non c'è luce in fondo al tunnel

Enciclica, Fusaro: "Quello del Papa è anticapitalismo radicale..."
19 giugno 2015, Lucia Bigozzi
 
Enciclica, Fusaro: 'Quello del Papa è anticapitalismo radicale...'
 
“Quello del Papa è il più radicale messaggio anticapitalistico. Ed è anche un attacco alla politica diventata serva del mercato e ai politici diventati maggiordomi della finanza”. L’analisi del filosofo Diego Fusaro non lascia spazio alle interpretazioni. Nella conversazione con Intelligonews spiega perché sta col Papa scagliandosi contro i “laicisti che lottando contro Dio e la religione, lavorano per il capitale”. Non manca una sottolineatura sul cattolico Renzi…

Il Papa che dice no a logiche di mercato, sì all’uso sociale dei beni, cosa rappresenta per l’uomo della strada?

«Significa che è la più radicale presa di posizione oggi esistente contro il mondo della finanza e del capitale. Significa quello che anche io dico da tempo e cioè il fatto che nel tempo che viene dopo la fine dei comunismi, il messaggio del Papa e della Chiesa resta l’unico vero messaggio antagonista di tipo anticapitalistico. Quindi, nel fronte unico della lotta contro il capitale, il Papa e il Cristianesimo sono con noi, sono preziosi alleati di questo fronte comune che deve costituirsi e che deve rimettere al centro l’uomo contro le cose, il valore contro il prezzo, la dignità umana contro la merce»

Come valuta il j’accuse alla finanza nel passaggio dedicato alle banche salvate coi soldi del popolo?

«Lo condivido al cento per cento e cioè il fatto che oggi siamo al cospetto di uno strapotere della finanza, degli apparati bancari che addirittura vengono salvati con i soldi pubblici. La politica diventa una semplice serva dell’economia e i politici diventano i maggiordomi della finanza. Contro tutta questa follia, occorre ripartire dal messaggio di Tommaso d’Aquino, non meno che da quello di Marx»

L’attacco del Papa alla finanza è netto anche quando dice che la logica del profitto soffoca l’economia reale. Qual è la sua valutazione?

«Certamente è un attacco politico e dirò di più: è il più radicale attacco politico che si registri oggi nel panorama politico in cui destra e sinistra sono ugualmente serve del mercato e della finanza. Il Papa è l’unica voce che ancora sappia contrapporsi a tutto questo. Che lo sappiano oppure no, i laicisti che io chiamo ‘l’armata Brancaleone dei laicisti’, lottando contro Dio e la religione lavorano per il capitale che deve esso stesso distruggere la religione e il Cristianesimo per imporre il monoteismo del mercato»

Dall’analisi dell’Enciclica che Papa viene fuori? Francesco è un rivoluzionario, un peronista… sicuramente non è liberale.

«Direi che questo è un Papa secondamente non liberale che è in grado di presentare un ideale alternativo rispetto a quello neoliberista che oggi vuole presentarsi come il solo possibile. E se è vero che occorre valorizzare tutte le resistenze al capitale, io personalmente ritengo che Papa Francesco oggi debba essere massimamente appoggiato. Sono gli stessi rapporti di forza a dircelo: occorrerebbe chiedersi perché la Chiesa e il Cristianesimo oggi sono tanto invisi alla finanza e al mercato».

E’ anche un duro monito ai politici e ai governi. Come lo prenderà il cattolico Renzi?

«Per ora quella del Papa appare una voce del tutto inascoltata nell’ambito della politica. Renzi tra Cristo e la finanza non vi è dubbio che sta con la finanza».
 

la corruzione la si combatte con il controllo di chi lavoro e poi dicono che non abbiamo un governo di imbecilli

Come risolviamo la corruzione? Togliendo la privacy ai lavoratori!

laprivacy

Si parla di controllo a distanza dei lavoratori, perché con il Jobs act le aziende potranno verificare personal computer, mail e cellulari senza intese preventive. Tutto questo non rappresenta altro che un nuovo tassello, e non certamente l’ultimo, di un puzzle che ci sta portando a vivere sempre più come nel Grande Fratello, una grande casa nella quale perdere la naturalezza del proprio agire, continuamente minati nella privacy da parte di chi vuole utilizzare dati sensibili che ci riguardano a proprio uso e consumo.
Il timore deriva da uno dei 4 decreti legislativi in attuazione del Jobs act, il quale andrebbe a modificare l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori nel punto in cui vieta l’uso di apparecchiature per controllare a distanza i dipendenti. In poche parole, queste apparecchiature potranno essere installate anche senza un accordo con i sindacati, e i dati utilizzati potranno essere utilizzati per fini disciplinari.
Si tratta di dati che le aziende già possiedono, la differenza consiste in un utilizzo più vasto di questi dati, infatti serviranno non solo a dimostrare la sottrazione di un bene, ma tutto quello che verrà svolto nell’arco della giornata lavorativa. L’azienda sarà in ogni caso vincolata da due punti: deve informare il lavoratore sulle informazioni in suo possesso, senza che queste ledano la sua privacy.
In tempi nei quali la corruzione dilaga inarrestabile, certamente grazie ad una politica avida e sempre più aliena a questa umanità, i più vessati sono sempre i lavoratori, sempre più spolpati nel loro potere d’acquisto, continuamente erosi nella loro dignità. Siamo alle prese con una crisi senza precedenti e a pagare sono sempre i soliti noti, visto che bisogna salvare le banche perché ci prosciughino sino al midollo, e le imprese perché possano prosciugarci a loro volta per poi buttarci via quando non serviamo più.
Si parla di modernizzazione dello Statuto dei lavoratori, ma non sarebbe il caso di geolocalizzare e controllare chi ruba veramente a scapito della povera gente che non sa come arrivare alla fine del mese? Non quelli no, anzi vengono premiati e riciclaclati, d’altra parte sono messi lì apposta, e visto che svolgono molto bene la loro opera meritoria, vengono continuamente foraggiati. Qualche volta vengono condannati, ma prima o poi, in un grado di giudizio o in un altro, si riapproprieranno della loro verginità senza che nulla sia successo… per loro.
Poi si parla di cyber security, ma io vorrei parlare di umanità senza la quale corriamo il serio rischio di mettere a repentaglio la nostra vera natura. L’umanità viene trattata alla stregua di un gregge da mungere e nulla più, continuamente resa schiava e anestetizzata da chi teme il suo risveglio che, prima o poi accadrà, perché possiede un’anima che non può essere soppiantata, anche se l’ignoranza e l’avidità rappresentano aspetti molto pericolosi su cui fanno leva forze che di umano hanno ben poco.
Svegliamoci gente, questi esseri sono peggio dei pitoni, i quali non sono velenosi, ma ti stringono sempre più, e ogni volta l’abbraccio diviene sempre più pressante perché istintivamente ci si contrae per poter respirare un po’ meglio, per poi essere vittime di un grado maggiore di stritolamento.
Svegliamoci gente, non facciamoci stritolare, cerchiamo di conservare la nostra umanità, insieme ce la possiamo fare, perché è questo che temono, altrimenti non si darebbero tanto da fare per instupidirci e dividerci, rendendo sempre più difficile il contatto con l’anima.
Fonte: articolo di Rita Querzé pubblicato sul Corriere della Sera il 18 Giugno 2015

http://www.primapaginadiyvs.it/come-risolviamo-la-corruzione-togliendo-la-privacy-ai-lavoratori/

Non è colpa di Emiliano se al governo ci sono imbecilli che perseverano a fare gli imbecilli

Gasdotto Tap: Michele Emiliano, no al “tubo sotto il sedere della gente”
Il presidente della Regione Puglia si esprime contro l'approdo a Melendugno

“La spiaggia di San Foca è talmente bella che l’idea che qualcuno possa stendersi sull’asciugamano con il tubo sotto il sedere scatena la rabbia della gente”. Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, ha detto questo per esprimere la sua contrarietà all’approdo del gasdotto Tap a Melendugno. Si faccia, magari, più in prossimità di siti industriali, se proprio dev’essere.

http://www.noinotizie.it/19-06-2015/gasdotto-tap-michele-emiliano-no-al-tubo-sotto-il-sedere-della-gente/

il Mercato è uno sregolatore e ha necessità di regole, ripartire dalle Comunità e dalla loro capacità di produrre

Enciclica, Sapelli: "Ma quale marxista, piuttosto i liberisti si dovrebbero pentire..."
 
19 giugno 2015, Marco Guerra
 
Enciclica, Sapelli: 'Ma quale marxista, piuttosto i liberisti si dovrebbero pentire...'
“Ma quale enciclica marxista, piuttosto i liberisti si dovrebbero pentire per i disastri che hanno combinato”. Così il prestigioso economista Giulio Sapelli, nel commentare ad IntelligoNews l’enciclica “Laudato si” che resta “in linea con la dottrina sociale della Chiesa”.

Molti commentatori parlano di un’enciclica modello Al Gore soprattutto sul Climate change, lei che ne pensa?

“La trovo in linea con la teologia e, sinceramente,  non è un'enciclica che aggiunge molto su quello che hanno già detto i padri della Chiesa sull’argomento. Quindi da questo punto di vista è un po’deludente. Tuttavia Francesco ha fatto benissimo a sottolineare tre problematiche principali; quella dell’acqua, della perdita della biodiversità e il deterioramento della qualità della vita. La vera novità di questa enciclica è che non afferma che manca il cibo, questo ne produciamo anche troppo, ma che vi sono troppo persone in povertà che non possono permetterselo. Il degrado sociale e la povertà sono al centro del testo del Papa, mentre al cambiamento climatico è dedicato solo un breve passaggio. Chi parla tanto di clima evidentemente non l’ha letta”

Sui temi economici colpisce il passaggio in cui si criticano le logiche di mercato si invita all’uso sociale dei beni…

“Fa benissimo ed è in continuità con uno dei più grandi Papi dell’ultimo secolo, ovvero con Benedetto XVI e la sua Caritas in veritatis, anzi non aggiunge nulla rispetto alla grande enciclica di Ratzinger che faceva un duro attacco alla finanza speculativa. D’altra parte è noto a tutti il valore del no profit. Gli ospedali ebraici sono tutti no profit e funzionano benissimo”.   
 
E quando dice che il popolo ha pagato il salvataggio delle banche che effetto le fa?

“Con l’attacco alle banche non fa che dire la verità, in Italia abbiamo trasformato il debito delle banche in debito sovrano e abbiamo distrutto il sistema delle banche popolari (quell'imbecille di Renzi, martelun) che erano le uniche più vicine alle reali necessità del popolo”.

Secondo alcuni analisti questo è Papa marxista…

“Ma non diciamo stupidaggini, ma cosa c'entra il cattolicesimo sociale con il marxismo che è un’ideologia atea. Quello che dice Francesco è un'evoluzione in linea con la dottrina sociale della chiesa. Chi dice che questo Pontefice è marxista non ha mai letto un libro, Dio ce ne scampi viviamo in mezzo agli zulu! I liberisti hanno condotto il mondo alla catastrofe, si dovrebbero pentire ma non lo faranno mai perché non credono, sono atei”.
 

i risparmi degli italiani affidati al Capitalismo UltraFinanziario attraverso il governo del corrotto Pd

Cdp, il premier caccia Bassanini E scoppia subito un'altra grana

Il premier costringe il presidente di Cassa depositi e prestiti a dimettersi per diventare suo consulente per la banda larga. Peccato che l'ex ministro sia presidente di Metroweb, uno degli operatori


Franco Bassanini lascia la presidenza di Cassa depositi e prestiti; al suo posto arriva il merchant banker Claudio Costamagna, candidato di Palazzo Chigi.
Tutto secondo le previsioni, quindi. O quasi. Per il momento, ad esempio, resta al suo posto l'amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, espressione del ministero del Tesoro. Ma il suo mandato è comunque alla fine e sta trattando la parte economica. La sua poltrona - a meno di sorprese - sembra comunque essere destinata a Fabio Gallia, attuale ad di Bnl.
La vera sorpresa, arrivata via comunicato ufficiale di Matteo Renzi, è che Bassanini diventerà consulente di Palazzo Chigi per le questioni che riguardano la banda larga. «Gli ho prospettato l'intenzione di continuare ad utilizzare le sue competenze e la sua esperienza al servizio del Paese per altri incarichi». Sarà «consigliere speciale» e predisporrà «analisi e soluzioni su specifici problemi, continuando a dare il suo contributo sul piano banda ultralarga». Ma Bassanini resterà anche alla guida di Metroweb. «Lavorerò sui dossier che di volta in volta Renzi mi affiderà, contribuirò al Piano Banda Ultralarga come Presidente Metroweb», ha twittato.
Più che una contropartita personale il governo ha concesso a Bassanini un riconoscimento ufficiale di quanto fatto. Una non sconfessione nella gestione della partita più importante tra quelle avviate dalla Cassa, cioè la creazione della rete in fibra ottica per la trasmissione dei dati. Piano sul quale governo e Cdp non sono sempre stati dalla stessa parte.
Sulla fibra ottica le carte del governo sono copertissime. Vero che a Palazzo Chigi arriva un'altra voce a favore di Metroweb. E che Bassanini conserva la carica nella Spa milanese. Però, spiegavano fonti governative, non è detto che le cose volgano a sfavore di Telecom Italia, concorrente di Metroweb su questo progetto. Così il governo pensa di evitare le inevitabili accuse di un conflitto di interesse. Il timone è in mano a Renzi. L'ennesima nomina ultra renziana, insomma, rafforza l'influenza del premier Pd e costringe i protagonisti delle Tlc a fare riferimento al premier.
L'intesa governo-fondazioni bancarie (azionisti di minoranza della Cdp) non è completamente chiusa. Palazzo Chigi e lo stesso Bassanini hanno scelto di accelerare la prima comunicazione ufficiale sul caso per frenare le tante indiscrezioni uscite in questi giorni. Ma i contatti tra le parti vanno avanti.
Renzi per il momento vuole mettere mano alla governance della Cassa. Una cassaforte che raccoglie la gran parte del risparmio nazionale che vuole trasformare in uno strumento di politica industriale. «Le riforme strutturali - ha spiegato Renzi - l'attrazione degli investimenti e una politica di bilancio basata sul taglio delle tasse sul lavoro stanno riportando il Paese alla crescita (?!?!, Martelun). In questo contesto il rafforzamento del ruolo di Cdp risulta ancora più cruciale. Ho parlato col presidente Bassanini dell'esigenza - avvertita dal governo e dalle Fondazioni - che tale processo sia accompagnato da una riflessione» sulla governance.
Il cambio di testimone alla Cassa è il risultato di un accordo tra il governo e le fondazioni bancarie, alle quali, per statuto, spetta la nomina del presidente. A comunicare il cambio di passo delle Casse di risparmio - dopo le chiusure del congresso dell'Acri di mercoledì scorso - è stato Renzi: «Si sono dichiarate disponibili a una designazione concordata» di Claudio Costamagna alla presidenza di Cdp. Una «intesa volta a garantire la massima efficienza operativa, stabilità patrimoniale e adeguata redditività», spiega il presidente del Consiglio. Come dire, il dividendo per gli azionisti di Cdp sarà confermato. Ma d'ora in poi decido io.

http://www.ilgiornale.it/news/economia/cdp-premier-caccia-bassanini-e-scoppia-subito-unaltra-grana-1142769.html 

Per aumentare Il Pil lo stato deve investire Ricerca, Tecnologie, Scuola, Energia Pulita, Infrastrutture Digitali, Produzione Pubblica di Beni Collettivi


ECONOMISTI CLOWNS!

“Per definizione il debito aumenta, bisogna vedere se l’aumento è maggiore o minore del Pil nominale”, ha detto il ministro dell’Economia, parlando in un Forum con Il Mattino di una “disinformazione” che lo manda “ogni volta in escandescenze”
Con tutto il rispetto per la persona, in realtà di noioso in questo Paese, ci sono solo le chiacchiere del ministro Padoan.
L’abbiamo scritto più volte… alcuni economisti scelgono, per ragioni non economiche e non scientifiche, un orientamento politico e una serie di alleati politici, e girano e regolano le loro ipotesi fino a giungere alle conclusioni che meglio si adattano al loro orientamento e che possono compiacere gli alleati…(BradDeLong)
La sintesi è che in due mesi il nostro debito pubblico è esploso di quasi 25 miliardi, buona parte grazie alla gentile collaborazioni delle pubbliche amministrazioni centrali.
La realtà invece ve la spiega con un semplice grafico Paolo Cardenà nel suo blog…

La sintesi è che l’aumento del Pil nominale negli ultimi sette anni è stato di soli 8 miliardi! Il debito …lasciamo perdere

Grazie a Mario Seminerio inoltre…
Dal dato Istat scopriamo che il Pil espresso a prezzi correnti è cresciuto nel primo trimestre 2015 dello 0,3% rispetto allo stesso trimestre del 2014. Per contro, dai dati di Bankitalia apprendiamo che il debito delle amministrazioni pubbliche a marzo 2015 era pari a 2.184.492 milioni di euro, mentre a marzo 2014 era pari a 2.119.471 milioni di euro (qui, tavola 4 pagina 9). Con un complesso algoritmo, ciò significa che in un anno lo stock di debito è aumentato del 3,07%.
Quindi: il Pil corrente è cresciuto nell’ultimo anno dello 0,3%, mentre lo stock di debito è aumentato del 3%, dieci volte tanto in percentuale. Con un’ardita inferenza, possiamo quindi segnalare al ministro Padoan che le sue escandescenze, ineccepibili sul piano metodologico, sono purtroppo rese non giustificabili dalla realtà dei numeri. Ahinoi. Sperando che la tendenza si inverta presto. Phastidio
No, non ci siamo, non possono essere così stupidi, sono semplicemente disperati non sanno più cosa dire, cosa raccontare.
Non solo, abbiamo un altro campione  nostrano, una sorta di economista editorialista che ogni giorno sul corriere racconta un sacco di balle, smascherato persino da Martin Wolf, sul Financial Times e da un economista irlandese Whelan, come ci raccontano gli amici di Vocidallestero     Il FT delude nuovamente: Francesco Giavazzi sulla Grecia
Per concludere un altro racconta balle di espressione tedesca, Daniel Gros… Grecia, economista: “Governo Tsipras ha sbagliato tutto, pagheranno i cittadini”
Roba da matti, ma siamo in guerra e la disinformazione ufficiale fa parte del gioco!
E’ proprio vero che all’immondizia culturale non vi è mai fine!

Nel Progetto Criminale dell'Euro c'è la clausola che l'Italia deve essere deindustrializzati, nostri governanti TRADITORI DELLA PATRIA


Grexit o quarto reich? Quali prospettive per l'Europa

La prossima uscita della Grecia dalla moneta unica è la fine del sogno europeo o la realizzazione del sogno teutonico?


La rata da pagare

Come ci si aspettava da tempo, la Grecia ha dichiarato che non avrà denaro sufficiente per pagare la rata del finanziamento concesso dal FMI. Che fare quindi? Allontanare i debitori dalla valuta comune o assecondarli ancora una volta? Ed in che modo?

Possibilità 1: Grecia in Europa

La prima possibilità, quella richiesta dal Governo di Tsipras, chiede che il debito venga spalmato su un orizzonte temporale più lungo, in modo da abbassare sia le rate da pagare e permettere all'economia Greca di riprendersi gradatamente. Tuttavia la poca credibilità dei governanti greci ha portato a far perdere di valore tale ipotesi, troppe parole, poche fatti dicono da Francoforte e allora si fa largo la seconda ipotesi, ossia l'uscita della Grecia dall'Euro. In realtà è da tempo che ci si prepara. Se la Grecia uscisse e non pagasse il suo debito pubblico e chi ne subirebbe le conseguenze sono le banche tedesche, inglesi e francesi che hanno acquistato titoli del debito pubblico negli anni scorsi. E' per questo che negli ultimi anni gli istituti finanziari hanno ben pensato di rafforzare la loro posizione patrimoniale a scapito dei prestiti alle famiglie. Con l'accordo di Basilea 3 i Governatori delle banche Centrali e i capi delle autorità di vigilanza del G20 hanno aumentato gli standard di liquidità e di patrimonio e hanno introdotto misure anticicliche in modo da mettere da parte un gruzzoletto in caso di forti crisi, per non fare la fine della Lehman Brothers, lo spauracchio di tutti i banchieri.
Ecco quindi che oggi che la struttura finanziaria nordeuropea non è più minacciabile da Atene, che eventualmente può cercare aiuto a Mosca, che da secoli cerca un alleato con sbocco sul Mediterraneo. Ma allora, se si lascia andare chi ha sbagliato e ha bisogno di un aiuto per salire sulla barca dell'Euro, che senso ha l'Europa? Pare invece che quando ci sia bisogno di un sostegno comune per affrontare assieme un problema, ognuno fugge e nessuno si accolla alcun onere. Se l'Europa anela a diventare uno Stato unico, com'era nelle intenzioni dei padri fondatori della CEE, perché parte del debito pubblico greco non viene spalmato su tutte le economie Europee sulla base della capacità di sopportarne il fardello? Se l'Oklahoma è in deficit viene espulsa dagli Stati Uniti d'Europa? Se vogliamo andare verso gli Stati Uniti d'Europa, perché oggi i Paesi Europei si rifiutano di accogliere i migranti che arrivano sulle coste Siciliane?  

L'Europa di ieri e di oggi.


L'Europa appare oggi divisa nei secoli passati e ieri come oggi i territori sono terreno di conquista del più forte. Un tempo si combatteva con le armi, oggi si combatte con l'economia. A breve uscirà la Grecia, poi a chi toccherà? Varoufakis ha già fatto una previsione, toccherà al paese al di là dello Ionio, all'Italia. I dati macroeconomici ci sono tutti, alto debito, crescita inesistente, problemi cronici irrisolti. E poi? Poi l'Europa non esisterà più. Potrà esserci spazio per un'unione mediterranea che escluda la Germania e ne limiti la calvinistica pretesa di essere guida dell'intero continente, potrà esserci spazio per nuovi accordi con la Russia o addirittura con la Cina. E' presto per fare previsioni, ma quel che è sempre più chiaro è l'idea di una Europa economicamente e non solo finanziariamente unita, che è già tramontata di fronte ad una Germania sempre più Calvinista, il nuovo reich europeo.

http://it.blastingnews.com/economia/2015/06/grexit-o-quarto-reich-quali-prospettive-per-l-europa-00426823.html

Stati Uniti, un paese in decomposizione che riesce a seguire solo il Capitalismo UltraFinanziario dimenticando il suo popolo

Il debito nazionale degli Stati Uniti è fuori controllo. Washington Times

 Il debito nazionale degli Stati Uniti è fuori controllo. Washington Times
 

Le prospettive a lungo termine per il bilancio federale sono peggiorate notevolmente negli ultimi anni. L'Ufficio di Bilancio del Congresso,


L'aumento del debito nazionale degli Stati Uniti minaccia di soffocare la crescita economica in un decennio, scrive il   Washington Times in riferimento alla relazione dell'Ufficio di Bilancio del Congresso, CBO.
 
Le previsioni di bilancio federale a lungo termine sono peggiorate notevolmente negli ultimi anni, secondo il rapporto del CBO, e il debito federale potrebbe crescere fino a un livello record rispetto alle dimensioni dell'economia degli Stati Uniti.
 
"Il nostro debito nazionale sta andando fuori controllo" , ha detto il presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano Tom Price. Secondo gli analisti, non si sa quando sarà raggiunto il punto limite sulla questione del debito nazionale, ma ad un certo punto gli investitori dubiteranno della capacità degli Stati Uniti di far fronte alla situazione. Allora cominceranno a chiedere tassi di interesse più elevati, causando una crisi finanziaria, scrive il Washington Times .
 
Secondo Robert Bixby, direttore esecutivo della 'Concord Coalition', un gruppo bipartisan che ha tra i suoi obiettivi la riduzione del deficit del governo, il prossimo presidente degli Stati Uniti deve agire rapidamente e in modo efficace per portare lo Stato su un percorso più sostenibile.
 
Per evitare un tale scenario, le autorità statunitensi dovrebbero tagliare il budget e aumentare le tasse, secondo il CBO, che sostiene anche che il rinvio delle misure di austerità non farà che aggravare la situazione.
 
Al fine di mantenere il debito pubblico ai livelli attuali, la classe media americana dovrebbe pagare 750 dollari in più di tasse ogni anno, secondo il quotidiano capitolino.
 
Anche se nei prossimi anni l'economia americana potrebbe mostrare un miglioramento in materia di bilancio, fattori quali l'invecchiamento della popolazione, l'aumento dei costi dell'assistenza sanitaria, come pure le promesse generose di aiuti di Stato, invertiranno il trend positivo, scrive il quotidiano.

Il popolo greco ha spazzato via una classe dirigente venduta agli euroimbecilli, rappresentanti del Capitalismo UltraFinanziario

Il Comitato di Verità sul Debito Pubblico greco ha dichiarato il debito nei confronti della troika "illegale, illegittimo e odioso"

Il Comitato di Verità sul Debito Pubblico greco ha dichiarato il debito nei confronti della troika illegale, illegittimo e odioso
 

"La dignità del popolo vale più di un debito illegale, illegittimo, odioso e insostenibile"


"Tutte le prove che presentiamo in questo report dimostrano che la Grecia non solo non ha la capacità di onorare questo debito ma, anche, che non dovrebbe prima di tutto pagarlo, perchè il debito che emerge dagli accordi della troika è una violazione diretta dei diritti fondamentali umani dei cittadini greci. Da cui siamo giunti alla conclusione che la Grecia non ha da pagare questo debito in quanto illegale, illegittimo ed odioso” 

E’ risultato al Comitato che l’insostenibilità del debito pubblico greco era evidente fin dall’inizio ai creditori internazionali, alle autorità elleniche, ai media del sistema. Ma le autorità elleniche, insieme con altri governi nella UE, hanno cospirato contro la ristrutturazione del debito pubblico nel 2010 onde proteggere le istituzioni finanziarie, I media del sistema hanno nascosto la verità al pubblico dipingendo una situazione in cui il salvataggio era detto essere a beneficio della Grecia, mentre si agitava una narrativa intesa a dipingere la popolazione come colpevole delle sue disgrazie”.
 
Queste parole concludono la relazione preliminare presentata dalla "Commissione per la verità sul debito pubblico", creata nell'aprile di quest'anno dal Parlamento greco, il cui scopo era quello di "indagare quanta parte del debito fosse illegale ", al fine di cancellarlo.

Come commenta il blog americano ZeroHedge, la Grecia ha appena dichiarato che non ci sarà un default sul proprio debito nei confronti del FMI (o qualsiasi altro debito - nota che la temuta parola "Troika" fa finalmente la sua comparsa dopo che è stata ufficialmente vietata) semplicemente perché il debito non è legale, vale a dire che è "odioso".
 
Se è così, questo ha appena complicato ulteriormente non solo i negoziati sul debito greco, ma le trattative di tutte le altre nazioni europee periferiche che prontamente chiederanno che i loro debiti siano, allo stesso modo, dichiarati "illegali, illegittimi e odiosi"
 
E un'altra domanda: ora che la Grecia dice che il debito è illegale e non effettuerà il pagamento del 30 giugno, quale sarà la risposta della Troika: confisca dei beni greci all'Argentina, dichiarare involontariamente un default, citare il paese a L'Aia?

Il capitolo 9 del rapporta affronta la questione delle "fondamenta giuridiche per ripudiare e sospendere il debito sovrano greco". 

“Diversi argomenti legali consentono ad uno Stato di ripudiare unilateralmente il suo debito illegale, odioso ed illegittimo. Nel caso greco, tale atto unilaterale può essere basato sulla malafede dei creditori che hanno spinto la Grecia a violare la legge nazionale e le obbligazionbi internazionali relative ai diritti umani; alla preminenza dei diritti umani sugli accordi che i precedenti governi hanno contratto con la Troika; dalla coercizione; dai termini sealli che apertamente infrangono la sovranità e la costituzione greca; e infine dal diritto riconosciuto nelle norme internazionali per uno Stato di prendere contromisure contro atti illegali dei suoi creditori, i quali volontariamente danneggiano la sua sovranità di bilancio, la obbligano ad assumere un debito illegittimo, illegale ed odioso…”

La dignità del popolo vale più di debito illegale, illegittimo, odiosa e insostenibile.


Dopo aver concluso un' indagine preliminare, il Comitato ritiene che la Grecia è stata ed è tuttora vittima di un attacco premeditato e organizzato dal Fondo Monetario Internazionale, la Banca centrale europea e la Commissione europea. 

Si può aumentare il debito purchè questo sia diretto alla ricerca, a nuove tecnologie, far diventare la scuola un'eccellenza, a investire in Energia pulita e infrastrutture digitali e NON in questa maniera scomposta

Debito pubblico, perché la corsa non si arresta

Eccessivo ricorso ai mercati. Investimenti limitati. Derivati onerosi. Incertezza. Il rosso del nostro Paese è senza freni. E il governo non trova il rimedio giusto.

 
19 Giugno 2015
Pier Carlo Padoan derubrica la vicenda come «una cosa veramente noiosa». Acuita e alimentata da un dibattito «fuorviante».
Sarà, intanto il debito pubblico continua a bruciare ogni record.
Lunedì 15 giugno la Banca d'Italia ha comunicato che a maggio l'indebitamento dell'Italia ha raggiunto quota 2.194,5 miliardi di euro, con un aumento di 10 miliardi rispetto al mese precedente.
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DISPONIBILITÀ LIQUIDE A 83,1 MLD. Quel che è peggio è che in una fase come questa lo Stato s'indebiti - emettendo titoli - più di quanto serva: infatti, a maggio il totale di quanto sottoscritto dai nostri creditori è stato quasi il doppio rispetto allo stesso mese dello scorso anno (6,4 miliardi).
Con il risultato che quei 4,2 miliardi di differenza hanno portato le disponibilità liquide del Tesoro a 83,1 miliardi.
Non meno preoccupante - in anni di spending review - è che siano soprattutto le amministrazioni centrali ad aumentare il loro livello di indebitamento (9,9 miliardi in più soltanto tra aprile e maggio), mentre il patto di stabilità ha costretto enti locali (+0,1 miliardi nello stesso periodo) ed enti previdenziali a essere virtuosi.
DEBITO-PIL 70 PUNTI OLTRE IL LIMITE. L'Italia, stando alle intenzioni del governo, porterà a fine anno il suo rapporto debito-Pil al 132,5%. Oltre 70 punti rispetto a quanto previsto dai trattati europei.
L'ultimo Documento di economia e finanza ha previsto che l'indebitamento crescerà in termini nominali fino al 2019, quando arriverà a 2.218,2 miliardi di euro. Eppure, come ha spiegato Padoan, al Tesoro non sono preoccupati, visto che scommettono sia sulla ripresa (l'altro denominatore che fa abbassare il rapporto previsto tra i parametri di Maastricht) sia sull'aumento dell'inflazione che alleggerisce il costo del servizio al debito.
IL GETTITO FISCALE TIENE. Per non parlare del fatto che, nonostante la perdita di sette punti di Pil dall'inizio della crisi, il gettito fiscale regge: nel primo quadrimestre del 2015 le entrate tributarie sono state complessivamente pari a 115,2 miliardi, lievemente superiori rispetto a quelle relative allo stesso periodo dell’anno precedente (114,4 miliardi).
Prima la politica accomodante della Bce che ha portato il costo del lavoro quasi a zero, poi gli acquisti in massa del Quantitative easing: l'Italia paga interessi relativamente bassi sulle sue emissioni, nonostante la sua forte esposizione.

In tre anni riconosciuti ai creditori 318 miliardi di euro

È questa una tentazione alla quale nessun governo sa mai cedere: non a caso la corsa del debito è ripresa quando il governo Letta ha deciso di accelerare sulla restituzione dei debiti (all'epoca erano 130 miliardi) della Pubblica amministrazione.
E sulla stessa tendenza si sta muovendo l'attuale esecutivo, che dopo essere visto imporre il rimborso ai pensionati per la mancata indicizzazione, il prossimo 23 giugno potrebbe ritrovarsi a dover risarcire anche gli statali che dal 2009 non vedono rinnovati i loro contratti. È stato calcolato nell'ipotesi peggiori un esborso per lo Stato di 35 miliardi di euro.
Eppure, nonostante le rassicurazioni di Padoan, l'Italia fa fatica a recuperare risorse per gli investimenti o per estendere le politiche di welfare, visto che negli ultimi tre anni ha dovuto riconoscere ai suoi creditori 318 miliardi di euro.
ECCESSIVO RICORSO AI MERCATI. Le società di rating continuano a tenere basso il giudizio sulla stabilità italiana - cosa che poi si ripercuote sulle nostre aziende quando sono a caccia di denaro - mentre l'Unione europea da almeno un quinquennio impone a Roma politiche di rigore.
Per non parlare dell'approccio schizofrenico della nostra politica finanziaria: l'Italia infatti si finanza sia attraverso un'alta tassazione sia con un eccessivo ricorso ai mercati. In quest'ottica non investe in strumenti per la crescita e prova a tenere i conti in ordine con interventi di rigore, in grado però soltanto di depotenziare la ripresa.
Ma l'eccessivo indebitamento porta con sé altre incertezze sul futuro italiano. Innanzitutto il nostro Paese - come dimostra l'estate calda del 2011 - non è in grado di difendersi dalla speculazione, quando ci sono turbolenze finanziarie.
L'INCOGNITA GRECIA. Nelle ultime settimane l'allungamento nelle trattative tra la Grecia e l'ex Troika, lo spread tra Bund e Btp decennali è salito progressivamente verso i 150 punti, dopo essere tornato verso quota 100 nei giorni in cui Mario Draghi ha dato il via al suo Quantative easing.
In attesa poi di capire le conseguenze del caos greco, non è mancato chi ha criticato le capacità del Tesoro di interloquire con i mercati.
Come dimostra l'affaire derivati, dopo che i governi precedenti (soprattutto quello Ciampi) avevano sottoscritto questi contratti per 159 miliardi per proteggersi da rischi come l’oscillazione delle valute o dei tassi d’interesse.
IL PESO DEI DERIVATI. Soltanto dal 2011 al 2014, lo Stato italiano ha visto un aggravio del proprio debito di 16,95 miliardi di euro proprio per le clausole onerose di quei contratti.
Secondo le opposizioni, Movimento 5 stelle in testa, l'esecutivo oltre a non garantire trasparenza su questo fronte, avrebbe pagato più del dovuto proprio per l'incapacità a rinegoziarli.
Ma dal Tesoro si è subito fatto sapere che cancellare questi derivati (anche perché stipulati con grandi istituti come Bank Of America, Barclays, Bnp Paribas, Citibank, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Hsbc, Ing, Morgan Stanley, Nomura, Ubs) costerebbe almeno 41 miliardi di euro.

Draghi traditore, nei periodi di crisi, l'economia riparte se lo stato investe o aumenta la domanda dovuta a maggior reddito, Draghi lo sa ma propugna la stabilità dei conti che portano crisi e disoccupazione

Draghi invece di regalare 60 miliardi mesi alle banche, dovrebbe darli alle imprese, agli stati per investimenti in ricerca, tecnologia, migliorare le scuole, in investimenti stratetegici come ENERGIA PULITA, INFRASTUTTURE DIGITALI, invece blatera su conti e disoccupazione che con il metodo affrontato da lui e da tutti gli euroimbecilli portano a niente altro che austerità che è la fonte primaria che impoverisce i popoli e fa ingrassare il Capitalismo UltraFinanziario. Draghi è un traditore del popolo italiano e dei popoli europei. Martelun

analisi
Draghi mette in guardia l'Italia su pensioni e debito pubblico
Draghi mette in guardia l'Italia su pensioni e debito pubblico
Nell'area euro "in prospettiva, saranno necessari interventi di risanamento aggiuntivi per ricondurre l'elevato rapporto tra debito pubblico e pil su un percorso discendente sostenibile". Lo ha sottolineato la Bce nel suo bollettino mensile, aggiungendo che "vi sono rischi connessi all'inversione delle riforme pensionistiche adottate, come lasciano intendere le recenti discussioni avviate in alcuni Paesi". Il riferimento all'Italia è chiaro. 

Gli esperti della Bce hanno lasciato sostanzialmente invariate le stime di crescita dell'Eurozona. Le proiezioni macroeconomiche per l'area dell'euro formulate a giugno prevedono una crescita annua del pil in termini reali pari all'1,5 per cento nel 2015, all'1,9 per cento nel 2016 e al 2 per cento nel 2017.

Rispetto all'esercizio svolto dagli esperti della Bce a marzo 2015, le proiezioni per il tasso di crescita del pil in termini reali rimangono sostanzialmente invariate nell'orizzonte previsivo. Il Consiglio direttivo, si legge nel bollettino della Bce, "ritiene che i rischi per le prospettive dell'attivita' economica, pur rimanendo orientati verso il basso, siano divenuti più bilanciati grazie alle proprie decisioni di politica monetaria e agli andamenti dei corsi petroliferi e dei tassi di cambio".

Secondo la Bce, Le incertezze legate alla Grecia e le tensioni geopolitiche esterne all'area euro sono tra i fattori che "continuano a frenare la ripresa" dell'area euro. La crisi greca ha determinato anche un ampliamento dei differenziali di rendimento a dieci anni rispetto alla Germania, che è cresciuto di circa 40 punti base in Italia e Spagna e di circa 60 punti base in Portogallo.

"I mercati del lavoro dell'area dell'euro", ha spiegato l'istituto di Francoforte, "dovrebbero migliorare ulteriormente nel breve e nel medio periodo. Si prevede che la crescita dell'occupazione registri una lieve accelerazione nei prossimi trimestri, sulla scia di un consolidamento della ripresa, che dovrebbe portare a un'ulteriore diminuzione del tasso di disoccupazione nell'area dell'euro".

Tuttavia, ha sottolineato la Bce, "alcuni fattori continuano a frenare la ripresa dell'attività complessiva. L'indebitamento del settore pubblico è aumentato ancora, benché a un ritmo più lento, e dovrebbe mantenersi su livelli elevati in alcuni Paesi. Gli andamenti nei mercati del lavoro, seppur in generale miglioramento, rimarranno condizionati da elevati tassi di disoccupazione strutturale, specie in alcuni Paesi particolarmente colpiti dalla crisi. Entrambi questi fattori dovrebbero contribuire a mantenere le pressioni al rialzo sul risparmio a scopo precauzionale da parte delle famiglie. La lenta attuazione delle riforme strutturali continua a gravare sulla crescita in diversi Paesi. Inoltre, le prospettive relativamente deboli per la crescita potenziale, il protrarsi delle incertezze circa la situazione della Grecia, oltre alle tensioni geopolitiche esterne all'area dell'euro potrebbero pesare ancora sulla spesa per investimenti".

http://www.milanofinanza.it/news/draghi-mette-in-guardia-l-italia-su-pensioni-e-debito-pubblico-201506181148078983 

Energia pulita, l'imbecille al governo troppo servo dei petrolieri


Michele Emiliano: "Il mare di Puglia non si trivella, Matteo Renzi sta con le lobby del petrolio"

Pubblicato:
EMILIANO

Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, raccoglie le lamentele dei cittadini pugliesi e si dichiara contrario alle trivellazioni nel mare della regione.
Riporta Il Fatto quotidiano:
Io e il presidente Vendola abbiamo deciso senza indugio di impugnare questa decisione. Respingiamo l'idea che si possa trivellare il nostro mare, trovare eventualmente il petrolio e mettere a rischio la pesca, il turismo, la qualità delle acque. Noi andiamo verso un modello energetico diverso non fondato sui combustibili fossili".
Una battaglia che, assicura il governatore, "sarà un processo istituzionale. Ci muoveremo come Regione Puglia senza considerare il fatto che a Roma c'è una maggioranza di governo, ma rappresentando gli interessi del territorio. Bisogna dimostrare a cosa servono queste trivellazioni. Se lo scopo è accontentare qualche lobby a me non sembra un modo preciso di ragionare. Capisco le pressioni a cui è sottoposto il governo, ma questa ricerca di petrolio nel mare pugliese è molto rischiosa".

Emiliano, ricorda il Fatto quotidiano, ha già manifestato la propria contrarietà al decreto La Buona Scuola.

"Le autorizzazioni concesse coprono una superficie di mare pari a quasi 50mila chilometri quadrati, di cui oltre il 70% è pugliese - spiega l'ingegner Giuseppe Deleonibus, consulente tecnico del Comune di Polignano a Mare -. I sondaggi per la ricerca di idrocarburi autorizzati dal governo, le cosiddette proiezioni geosismiche, sono molto pericolosi. Vengono effettuati con una tecnica chiamata Air Gun, cannoni ad aria compressa che emettono onde anche di 260 decibel. Le conseguenze di tutto ciò potrebbero tradursi nello spostamento in massa della fauna marina e nella morte della stessa". 

http://www.huffingtonpost.it/2015/06/18/emiliano-trivella-renzi-petrolio_n_7611242.html

Fronte Unico per uscire fuori dal Progetto Criminale dell'Euro che vuole deindustrializzarci completamente

19/06/2015

L'INTERVENTO

Il patto segreto Salvini-Grillo

di Luigi Bisignani


Prende corpo un nuovo soggetto politico che può sparigliare il quadro, l’alleanza tra la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle. Un progetto che nasce dal basso e non, per intenderci, di Salvini e Grillo, ma tra quei parlamentari della Lega e del M5S che stanno raggiungendo significative convergenze di programma nel Parlamento italiano ed in quello Europeo e che si sentono pronti per governare il Paese.
I sondaggi riservati commissionati a Nicola Piepoli (legge elettorale e vincolo di coalizione) confermano che il bacino di utenza a cui si rivolgono è enorme e potrebbe, unito, «sfondare» su temi che fanno breccia sullo stremato elettorato sia di destra che di sinistra. Giulio Andreotti mi diceva sempre che per capire ciò che poteva accadere in Italia bisognava sempre tener d’occhio la Sicilia e l’Alto Adige. E non a caso proprio in provincia di Bolzano, nel Sud Tirolo, a Laives, Leifers in tedesco, si è verificata una svolta storica , benedetta dai vertici nazionali. M5S ha deciso di appoggiare il sindaco Christian Bianchi della Lega Nord. «A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina…», commenterebbe oggi il «Divo».
L’anticasta, l’immigrazione, Equitalia e un ripensamento dell’euro e dell’Europa. Questi i punti fondamentali su cui sta prendendo forma l’intesa. Matteo Salvini e Beppe Grillo ancora non si sono visti ma i loro parlamentari stanno costruendo una tela, sicuri come sono che è l’unica possibilità per diventare alternativi a quel fu 40% di Matteo Renzi e del PD,
E Berlusconi? Il Cavaliere non viene nemmeno considerato come un soggetto da interpellare. Però chi sta portanto avanti «Lega5Stelle» ha già avvicinato quei parlamentari di Forza Italia e alcuni di NCD, soprattutto nel Sud, capaci di aggregare consensi. (...)
Del resto, Silvio proprio in queste ore ha troppe preoccupazioni dentro il suo strettissimo cerchio magico, dentro il suo partito e dentro le sue stesse aziende. E forse per questo pensa solo a ristabilire un rapporto con il presidente del Consiglio, per offrirgli i suoi voti rimasti in cambio di un ingresso al governo. Ma certo che un possibile asse tra Salvini e Grillo non lo fa certo stare tranquillo. E Renzi, per questo progetto non pensa di scrivere un tweet, «Matteo, stai sereno».
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Luigi Bisignani 

venerdì 19 giugno 2015

Telecom è un'azienda strategica, deve essere italiana

Non solo Vivendi: anche Cdp potrebbe comprare Telecom Italia


Una public company come Telecom Italia può essere acquisita da chiunque. L’ingresso in Metroweb, che prevede investimenti per 4-5 miliardi di euro, è invece capitolo chiuso
Dopo lo scioglimento di Telco, Telecom Italia è un public company. E chiunque la può acquisire: da Vivendi a Cdp. Lo ha dichiarato il presidente di Telecom Italia, Giuseppe Recchi intervistato a SkyTg24 Economia: “I capitali non hanno passaporto. Tutti gli azionisti sono benvenuti se portano valore aggiunto e sinergia“, spiegando che, se Cassa depositi e prestiti (Cdp) avesse mission diversa, potrebbe fare il suo ingresso in Telecom Italia: “La società è una public company, chiunque se la può comprare“.
image: http://www.itespresso.it/wp-content/uploads/2015/06/telecom_italia_public_company.jpg
Non solo Vivendi: anche Cdp potrebbe comprare Telecom Italia
Non solo Vivendi: anche Cdp potrebbe comprare Telecom Italia
Parlando di un eventuale ingresso di Telecom in Metroweb, Recchi ha seccamente negato l’ipotesi: “L’argomento è chiuso“.
E intanto Metroweb ha in cantiere un piano per la rete telefonica in banda larga con investimenti previsti per 4-5 miliardi di euro: “Le trattative per la definizione del piano industriale di Metroweb Sviluppo sono quasi ultimate e prevedono che la società possa arrivare a investire 4-5 miliardi per realizzare la rete a banda ultralarga in linea con le indicazioni del governo“, ha spiegato l’AD di Vodafone Italia, Aldo Bisio, a margine della presentazione della relazione annuale Antitrust.
Il piano è finalizzato al 90-95% e prevede obiettivi in linea con quelli indicati dal governo e collegamenti in fibra ottica fino alle case“, ha sottolineato. “La stima dell’investimento è di 4-5 miliardi“. “Ora si deve mettere a punto la governance e studiare il piano finanziario che, viste le dimensioni, richiede un’ingegneria finanziaria ad hoc“, ha aggiunto.
A fine maggio la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) ha espresso la volontà di aprire il progetto banda larga in Italia a tutti gli operatori e investitori. Cdp ha annunciato anche la lettera di intenti tra Vodafone e Wind e i soci Metroweb, Fondo Strategico Italiano (Fsi), controllato da Cdp, e F2i, per realizzare la rete.
Bisio spera che Cdp continui a sostenere Metroweb anche in caso di sostituzione del presidente Franco Bassanini e dell’AD Giovanni Gorno Tempini. Candidati per il nuovo vertice, secondo indiscrezioni, sono Claudio Costamagna alla presidenza e Fabio Gallia come AD.
E, intanto, tutti i player aspettano il decreto sulla banda larga.

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