Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 luglio 2015

il matrimonio è tra un uomo e una donna, altro lo chiamiamo altro

Egitto, Al-Azhar contro il matrimonio gay: "Crimine contro l'umanità"



<p>(Infophoto)</p>
(Infophoto)
Il matrimonio gay è un "crimine contro l'umanità". E' con queste parole che Al-Azhar ha detto no alla "perversione sessuale chiamata matrimonio tra omosessuali". La prestigiosa istituzione dell'Islam sunnita con sede in Egitto ha respinto "ogni turpe tentativo di invadere i Paesi islamici con appelli" alle unioni gay, dopo che "alcuni Paesi hanno regolamentato e accettato" questa pratica.
In una nota, al-Azhar ha spiegato che "il matrimonio nell'Islam avviene solo tra un uomo e una donna secondo le regole della sharia che ne ha stabilito i pilastri e le condizioni, vietando tutti i rapporti peccaminosi al di fuori del quadro del matrimonio legale". Questo "per evitare che l'umanità cada nella depravazione, nella decadenza e nella corruzione sociale e familiare".
Al-Azhar ha condannato la "campagna guidata da forze e organizzazioni mondiali che utilizzano ogni mezzo, come i media, le conferenze e i volti di alcuni personaggi famosi, allo scopo di fare propaganda alla perversione sessuale e di regolamentarla". Una campagna che l'istituzione religiosa ha definito "immorale" e che mira a "portare a termine un piano diabolico per distruggere il sistema di valori e morale umani condiviso da tutte le religioni".
Secondo al-Azhar, la regolamentazione del matrimonio gay "non è una vittoria dei diritti umani, semmai contraddice l'onore che Dio ha conferito all'uomo e il fatto che lo ha elevato sopra tutte le Sue creature". Si tratta quindi di un "crimine contro l'umanità, una palese violazione ai diritti umani e una distorsione della sua libertà".

Quel Traditore di Napolitano, ha famiglia

Napolitano? “De Gennaro e Letta ce l’hanno per le palle, sanno di Giulio”

Napolitano? “De Gennaro e Letta ce l’hanno per le palle, sanno di Giulio”
Politica
L'intercettazione del febbraio 2014 fra Dario Nardella, vice di Renzi quando il premier era sindaco di Firenze, e Michele Adinolfi, oggi comandante in seconda della guardia di Finanza, evoca ombre su attività e "conflitti d'interesse" di Giulio Napolitano, figlio dell'allora presidente della Repubblica. "Sanno qualcosa di lui". Al centro la nomina a sorpresa del generale Saverio Capolupo, anziché di Adinolfi, al vertice della Gdf da parte del governo Letta
Il 5 febbraio 2014, quando già la staffetta era matura, alla Taverna Flavia di Roma pranzano in quattro: il vicesindaco (poi sindaco) di Firenze Dario Nardella, il generale della Guardia di Finanza allora a capo di Toscana ed Emilia-Romagna Michele Adinolfi, oggi comandante in seconda della Gdf, il presidente dei medici sportivi Maurizio Casasco e l’ex capo di gabinetto del ministro Tremonti nonché presidente di Invimit, società di gestione del risparmio che amministra immobili pubblici ed è di proprietà del ministero dell’Economia, Vincenzo Fortunato.
I carabinieri del Noe guidati dal colonnello Sergio De Caprio intercettano il colloquio con una cimice sotto il tavolo. Due le partite: la nomina a sorpresa del generale Saverio Capolupo, anziché di Adinolfi, al vertice della Finanza da parte del morituro governo Letta. E la staffetta tra questi e Renzi, amico dei commensali. In questo contesto l’attuale numero due della Guardia di Finanza dice che il figlio di NapolitanoGiulio oggi a Roma è potente, è tutto”. Poi sembra dire che il capo dello Stato sarebbe ricattabile perché “l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e (Enrico, ndr) Letta ce l’hanno per le palle, pur sapendo qualche cosa di Giulio”. Nardella non fa una piega, anzi.
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Scrive il Noe: “Nardella dice che la strada è più semplice. Bisogna fare la legge elettorale e andare alle elezioni anticipate”. Poi dice che Letta gli sembra “andreottiano” e “attaccato alla seggiola”. E allude malizioso: “A meno che non ci sia anche da coprire una serie di cose, come uno nomina sei mesi prima il comandante, perché… a me è venuta la Santanchè pensa, che dice tanto tutti sanno qual è la considerazione di Giulio Napolitano. Prima o poi uscirà fuori”. Insomma, il segreto non sarebbe più tale. “Se lo sa la Santanchè, vabbè ragazzi”.
Adinolfi resta sul tema: “Giulio oggi a Roma è tutto o comunque è molto. Giusto? Tutto, tutto… e sembra che… l’ex capo della PoliziaGianni De Gennaro e Letta ce l’hanno per le palle, pur sapendo qualche cosa di Giulio”. Nardella commenta criptico: “A quello si aggiunge, quello è il colore…”, seguono parole incomprensibili. Fortunato pensa al potere del figlio del presidente: “Comunque lui è un uomo, c’ha studi professionali, interessi. Comunque tutti sanno che lui ha un’influenza col padre. Come è inevitabile… ha novant’anni c’ha un figlio solo”. Nardella concorda: “È fortissimo!”. Adinolfi: “Non è normale che tutti sappiano che bisogna passare da lui per arrivare” e Nardella sembra accennare a un possibile conflitto di interesse: “Consulenze, per dire consulenze dalla pubblica amministrazione”.
A conferma dell’ipotetica relazione tra la nomina di Capolupo e una presunta ricattabilità di Giulio Napolitano c’è una telefonata del giorno seguente. Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia e delegato per la Legalità di Confindustria nazionale, parla con Adinolfi. Mentre aspetta Montante confida a qualcuno vicino: “Perché è stato prorogato… chissà perché… Figlio di puttana ha beccato ha in mano tutto del figlio di Napolitano, tutto… me l’ha detto Michele… ha tutto in mano sul figlio di Napolitano”. Dove Michele, secondo i carabinieri, è Adinolfi.
Non è chiaro, dalla registrazione, cosa abbia in mano Capolupo. Potrebbero essere parole in libertà ma una democrazia non tollera ombre. Anche Giorgio Napolitano non esce bene dalle intercettazioni, come quella di una conversazione tra Fabrizio Ravoni, già al Giornale dei Berlusconi e poi a Palazzo Chigi con Berlusconi e Fortunato. Il Noe definisce “interessante” la conversazione del 5 febbraio 2014 in cui il burocrate più potente ai tempi di Tremonti, “in contrasto con l’attuale governo Letta sente il bisogno di esternare circa un ruolo anomalo di Giulio Napolitano.
Il discorso – prosegue il Noe – parte da Fortunato che racconta a Ravoni le sue considerazioni sull’azione del Presidente della Repubblica, che avrebbe favorito provvedimenti favorevoli al figlio Giulio imponendo il rigore su altri: ‘Guarda è un uomo di merda io so’ convinto da tempo… prima ha fatto cadere questo poi ha spostato il rigore a parole perché tra l’altro quando si trattava di far passare i provvedimenti per l’Università che gli stavano al cuore al figlio era il primo a imporci le norme di spesa ma comunque poi ha imposto a tutto il paese un anno di governo Monti al grido rigore, rigore, rigore…’”. E il Noe ricorda che Napolitano jr. è professore ordinario a Roma tre.
di Vincenzo Iurillo e Marco Lillo
da Il Fatto Quotidiano del 10 luglio 2015
*Riceviamo e pubblichiamo:
“Il Fatto Quotidiano di oggi riferisce di una conversazione  da taverna fra una serie di persone, da me mai frequentate, le quali, per spiegare il loro mancato ottenimento di vantaggi e nomine sostengono che ciò sarebbe dovuto al fatto, risibile e assurdo, che io sarei “ricattato” o “ricattabile”. Nei nove anni di presidenza di mio padre ho sempre assunto un profilo pubblico e professionale volutamente in disparte, rifiutando moltissimi incarichi che anche indirettamente avrebbero potuto riverberarsi negativamente sulla attività e la immagine del presidente della Repubblica. Tant’è che i commensali, nei cui confronti valuterò le azioni da intraprendere, non riescono ad evidenziare un solo fatto, evento, provvedimento che in qualche modo mi avrebbe favorito. Rimane una domanda di fondo: come sia possibile che conversazioni manifestamente irrilevanti, per la loro forma e il contenuto, siano potute entrare nella carte di un procedimento penale che riguarda tutt’altre vicende e da qui diffuse ad arte. Ma si tratta di malattia antica che va ben oltre il maldestro tentativo di gettare fango sulla mia persona”. Giulio Napolitano

2015 crisi economica, la scintilla sarà il debito degli Stati Uniti?

Russia, Putin: Alto debito Usa problema per intera economia mondiale

L’alto debito estero degli Stati Uniti è un problema serio per l’intera economia mondiale. Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin nel corso del vertice di Ufa con i paesi della Shangai Cooperation Organization e Brics. “C’è un calo nel tasso di crescita degli Stati Uniti – ha aggiunto il presidente -. È ben noto che i livelli di debito sono superiori ai livelli del prodotto interno lordo” e questo “è un problema serio non solo per gli Stati Uniti ma per l’intera economia mondiale”. 

http://www.ilvelino.it/it/article/2015/07/10/russia-putin-alto-debito-usa-problema-per-intera-economia-mondiale/37b7f1d2-3275-4a67-aed4-97d76f5692db/ 

No, l'euroimbecille al governo del corrotto Pd non ha la capacità di governare l'Italia


Rimborsi Pensioni, Federmanager: pronti a nuovo ricorso alla Consulta  

Sabato, 11 Luglio 2015 08:30
Scritto da redazione
 
L'Associazione che riunisce i dirigenti e i manager di aziende ha deciso di ricorrere contro il decreto governativo che limita i rimborsi ai trattamenti al di sotto di sei volte il minimo inps.

Federmanager si prepara ad impugnare il decreto legge sulla rivalutazione delle pensioni. "Abbiamo già dato mandato ai nostri legali di preparare un'azione contro il decreto 65/15, ancora in fase di conversione, che non è minimamente rispondente ai rilievi avanzati dalla Corte Costituzionale" commenta il Presidente dell'Associazione che riunisce dirigenti e quadri sia pubblici che privati, Giorgio Ambrogioni. Un risultato inevitabile dopo la decisione del Governo di non restituire nulla ai pensionati con prestazioni superiori a sei volte il trattamento minimo (circa 2900-3000 euro lordi al mese), importi non certamente d'oro fanno notare da Federmanager. Bensì un ceto medio che si è fortemente impoverito che hanno già pagato duramente

L'idea era già nell'aria. Del resto Federmanager è stata la promotrice, assieme a ManagerItalia, del primo ricorso che ha portato alla bocciatura costituzionale del blocco della perequazione sulle pensioni. Ora che il decreto legge 65/2015 si avvia alla conversione definitiva senza modifiche sostanziali rispetto al testo governativo già in vigore, Ambrogioni ha dato mandato ai legali per un nuovo ricorso che avrà come sua destinazione finale nuovamente la Consulta.
Dure critiche per il piano Boeri il quale, tra l'altro, intende introdurre un nuovo contributo di solidarietà sulle pensioni piu' elevate per finanziare la flessibilità in uscita. "Di sicuro le pensioni di chi rappresento non sono d'oro, precisa Ambrogioni. "In generale, comunque, bisogna smetterla di considerare qualsiasi trattamento appena più elevato della media come il frutto di un privilegio. Si tratta di pensioni ottenute attraverso il regolare pagamento dei contributi. I miei iscritti hanno assegni tra il 60­-70% dell'ultima retribuzione. Dov'è l'anomalia?".

Sul tema delle pensioni "abbiamo chiesto al ministro Poletti un incontro e speriamo che avvenga al più presto perché è urgente aprire una riflessione seria e non ideologica sul nostro sistema pensionistico e sull'esigenza di flessibilizzare in modo insostenibile l'accesso al pensionamento".

Leggi Tutto: http://www.pensionioggi.it/notizie/fisco/rimborsi-pensioni-federmanager-pronti-a-nuovo-ricorso-alla-consulta-7887689#ixzz3fcLF4l5c

gli euroimbecilli che hanno la pretesa di giocare con la vita dei popoli

L'INTERVISTA

Sapelli: «I soldi dei prestiti europei mai arrivati ai cittadini greci»

di
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«I soldi degli aiuti non sono mai arrivati ai cittadini, ma solo alle banche». Nell' aula grigia dell' Europarlamento, la maggioranza è sembrata sorda al monito di Tsipras. A nulla è valsa l' aerea citazione di Sofocle. «Il diritto degli uomini è legge superiore», ha ammonito il primo ministro ellenico. Ma la Bce ha sprangato la porta: se non verrà trovato l' accordo entro domenica, la Grecia dovrà lasciare l' euro. Un ultimatum che Giulio Sapelli, docente di Storia economica all' università Statale di Milano, definisce come «un autentico suicidio politico della Merkel e dei suoi vassalli».

Professore, Grexit scongiurata?
«Rappresenterebbe un evento funesto dalle pesanti ricadute geopolitiche. Non sono mai state le ragioni economiche, quelle che hanno portato Atene nell' euro. Ma l' uscita della Grecia sarebbe un disastro economico per tutti, altro che rigore ed austerity».

E le nuove proposte di Tsipras?
«Le proposte sono ragionevoli. Ma spetta all' Italia mediare, specie perché dispone della competenza e del buon senso del ministro Gentiloni. Draghi fa quello che può per arginare il furore tedesco, ma in assenza di volontà politica può incidere poco».
Bruxelles chiede a Tsipras maggiore rigore, ma il leader greco ne chiede un allentamento.

Chi ha ragione?
«I greci sono stati più che rigorosi, nel rispettare le condizioni poste dalla Troika. Il risultato è nei numeri: il Pil è crollato del 25 per cento.
Non c' è bisogno di aggiungere altro, mi pare».

Il leader greco ha sostenuto che gli aiuti europei sono tutti finiti alle banche. Un' analisi condivisibile?
«È proprio così. E all' origine dique sto scempio ci sono le regole entro le quali deve muoversi la Bce. I crediti possono essere concessi agli Stati soltanto attraverso le banche, con la conseguenza che a famiglie ed imprese non arriva un euro. Ne gli Usa vige tutt' altro meccanismo, detto in gergo "helycopter money". Per usare una metafora, si lanciano denari da un elicottero, che arrivano direttamente a imprese e famiglie. Obama, in questo senso, ha aumentato i salari. Noi, invece continuiamo a tagliare. Ci scaviamo la fossa da soli, in nome di regole fallimentari».

Quale scenario finanziario si sarebbe aperto con la Grecia fuori dall' euro?
«Qualcuno pensa che se la Grecia facesse default non accadrebbe nulla. Niente di più falso. Forse ci si dimentica che i debiti oggi sono tutti collateralizzati e si appoggiano sui derivati. Per dirla in altri termini molto schietti, il debito greco è all' attivo delle banche di tutti i Paesi: un' accozzaglia di asset tossici che possono mettere in ginocchio il sistema bancario internazionale. Ormai il Pil conta poco o niente. Se la Grecia fa crac, non c' è scampo per nessuno. L' ansietà manifestata dalle Borse in questi giorni è la sirena d' allarme».

Se l'Europa sa tutto questo, perché ha scelto una linea così intransigente?
«La Germania e i Paesi baltici, forti della loro prevalenza economica, vogliono imporre ai Paesi più deboli uno stato di sudditanza. Anche se le ricette ammannite ad Atene hanno fatto scendere il Pil greco del 25 per cento, pretendono di avere ragione a dispetto delle conseguenze. Dicono di appellarsi al liberalismo, ma ne tradiscono i cardini basilari. La parola "debito" in tedesco vuol dire "colpa". Piuttosto che deflettere dall' ortodossia finanziaria, i tedeschi preferiscono darsi la morte nel bunker. Come Hitler».

Se la Grecia non è in grado di accedere ad altri prestiti, e di restituirli, allora qual è la soluzione?
«Il nodo è squisitamente politico. Occorre mettere da parte il libro mastro, e cominciare a ragionare sul valore strategico della Grecia per l' Occidente e per l' Europa. Se il Paese è entrato nell' Eurozona, ciò è accaduto in nome di questioni extra -economiche. Si è trattato di un innesto forzoso, messo in atto già a partire dal 1950 con l' ingresso della Grecia nella Nato, al culmine della guerra civile comunista titina. Un' opera di assimilazione malriuscita che l' entrata nell' euro non ha fatto altro che amplificare».

Ma perchè è così importante la Grecia per la Ue?
«I russi vogliono da tempo indebolire il fronte Sud della Nato. Al momento sono già in corso trattative segrete che stanno interessando greci e turchi ciprioti, da un lato, e russi e cinesi, dall' altro, per costruire una base di appoggio russa a Cipro. Fuori dall' Europa, la Grecia finirebbe per diventare un avamposto strategico per Putin. La Russia avrebbe finalmente il tanto agognato punto d' accesso nel Mediterraneo. Merkel scherza con il fuoco».

Renzi, Obama, Merkel passano, gli euroimbecilli hanno perso a prescindere


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EURO KAOS/ Sapelli: Quarto Reich, Casa Bianca e Renzi, ecco cosa c'è in gioco
Pubblicazione: sabato 11 luglio 2015
INT.

Risultati immagini per angela merkel e obama Angela Merkel e Barack Obama (Infophoto)

«Dietro alla crisi greca non c’è un ragionamento economico della Germania, ma il fatto che la Merkel e soprattutto Schaeuble sono accecati dall’odio anti-americano al punto da voler trascinare l’Europa in una catastrofe». Lo afferma Giulio Sapelli, professore di Storia economica all’Università degli Studi di Milano, secondo cui «se l’accordo arriverà sabato sarà solo grazie alle pressioni americane. Mentre se domenica si andrà al voto nel Consiglio europeo, la maggioranza chiederà un’uscita della Grecia dall’euro». Per il professor Sapelli, «Renzi sa che gli Stati Uniti hanno ragione, ma non osa dirlo perché gli manca il coraggio, e questo lo porterà a fare la stessa fine di Monti e di Letta».

Professore, come andrà a finire la partita sulla Grecia?
Se domenica si va al voto in Consiglio europeo succede la tragedia che nessuno vuole, ma che può accadere: la maggioranza sarà a favore di un’uscita della Grecia dall’euro.

Come si spiega allora l’ottimismo dei mercati?
Si spiega con una disparità di valutazione tra i mercati e la volontà politica di Germania, Polonia e Stati Baltici. L’insieme di questi Paesi intende espellere la Grecia perché vuole un’Europa da sola senza gli Stati Uniti, cioè sostanzialmente un’Europa tedesca. I mercati invece credono ancora nella potenza sovranazionale degli Stati Uniti.

Come ritiene che vada risolta la crisi greca?
Ritengo che vada risolta con il taglio del debito, come propone il Fmi. Se domenica si arriva al voto però questa strategia di conciliazione non reggerà, perché soprattutto i nuovi entrati come Stati baltici, Finlandia e Polonia prenderanno il controllo. I tedeschi diranno che non volevano che finisse così, ma sotto sotto si fregheranno le mani. E a quel punto si faranno il loro Quarto Reich, mentre Francia ed Europa del Sud si faranno da parte, e così si creeranno due “eurozone”.

Se invece l’accordo arrivasse sabato sarebbe solo per la pressione degli Stati Uniti?
Sì, e personalmente mi auguro che alla fine Obama ce la faccia. Draghi però sta manifestando un atteggiamento molto assente, come se avesse fiutato l’aria e scelto di defilarsi.

Qual è il ragionamento che si fa a Washington?
Gli Usa temono che dalla Grecia si trasmetta un contagio, perché le banche tedesche e francesi hanno venduto ingenti quantità di debito greco che non si sa dove siano andate finire.

E il ragionamento di Berlino?
Quello della Germania è in primo luogo un ragionamento politico: non si fida più degli americani. Gli Usa hanno dato segni di ripiegamento su se stessi e non hanno garantito la fine della crisi in Ucraina. I russi non hanno fatto nessun passo indietro e questa è stata una grande sconfitta innanzitutto per Obama. Il ragionamento della Germania è del resto lo stesso del Regno Unito, che ha scelto di smettere di essere una potenza filoamericana. Il mondo intero pensa di poter fare a meno degli Stati Uniti, e quindi tutti vogliono parlare con i cinesi.

Quindi il vero problema non è il debito greco?
No. La Merkel ritiene che gli Stati Uniti siano una potenza declinante di cui ormai non ha più bisogno, ma sottovaluta pericolosamente il dato di fatto che l’ordine mondiale non si regge senza gli Usa. I tedeschi sono accecati dall’odio anti-americano, e non capiscono che la Grecia non è una questione economica, bensì geopolitica. La vera partita incomincia dalla Bosnia, passa dalla Macedonia, arriva in Grecia, e da lì coinvolge Russia e Turchia.

Sul piano economico un’uscita della Grecia dall’euro conviene alla Germania?
Non conviene a nessuno, anzi sarebbe una catastrofe per tutti. Da anni però la Germania è presa dall’ideologia. La storia ha dimostrato che la politica dell’austerità non ha portato crescita ma solo depressione, eppure Berlino continua a chiederla. E lo fa con una tale forza che Tsipras, dopo avere vinto il referendum, alla fine si è adeguato alla politica dell’austerità.

Lei come valuta il ruolo giocato da Renzi in questa partita?
Renzi e Gentiloni dovrebbero convocare la stampa estera a Palazzo Chigi, e dire che l’Italia propone una conferenza internazionale sulla ridiscussione dei trattati Ue e quindi sul debito greco. In questo modo il premier dimostrerebbe che è un alleato fedele degli Stati Uniti e non della Germania.

Che cosa accadrebbe se Renzi osasse tanto?
Gli Stati Uniti lo sosterrebbero, e così continuerebbe a governare. Renzi non sa che rischio corre se non fa questo.

Che rischio corre?
Rischia di fare la fine che hanno fatto Monti e Letta. Renzi si dimentica che è arrivato al potere senza essere eletto. Così come è stato nominato, può verificarsi “qualcosa” tale per cui il suo governo perde la maggioranza.

Perché Renzi preferisce la Merkel agli Stati Uniti?
Renzi non preferisce la Merkel, capisce che hanno ragione gli americani, ma non ha il coraggio politico per dirlo. Dovrebbe buttare il cuore oltre l’ostacolo, sapendo che dall’altra parte c’è la Casa Bianca pronta ad aiutarlo, ma non osa farlo.

(Pietro Vernizzi)

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2015/7/11/EURO-KAOS-Sapelli-Quarto-Reich-Casa-Bianca-e-Renzi-ecco-cosa-c-e-in-gioco/623972/

Esistono solo due sessi e orientamenti sessuali diversi, è sbagliato eliminare i valori virili

De Benoist: “Vi spiego (senza moralismi) perché il gender è sbagliato”

AlainDeBenoist 
Roma, 10 lug – Il suo ultimo libro, I demoni del bene, ha affrontato una delle questioni più spinose degli ultimi tempi, ovvero la cosiddetta “ideologia gender”. Alain de Benoist è un pensatore che non si mai sottratto al confronto serrato con il presente e le sue complessità. Ora, in questa conversazione con Il Primato Nazionale, spiega: “L’ideologia del genere esiste ed è un sogno di indistinzione. Ma attenzione alle critiche che si basano sulla moralità…”.

Il dibattito sulla teoria del genere è bloccato dal fatto che i suoi sostenitori sostengono… che essa non esista. Secondo il movimento lgbt, non c’è mai stata una simile teoria, si tratta soltanto di lottare contro le discriminazioni. La teoria gender, spiegano i militanti gay, sarebbe stata inventata dal Vaticano per dare l’idea di un complotto omosessuale con finalità misteriose e sordide. Insomma, alla fin fine, questa teoria del genere esiste o no, secondo lei ?

Certo che esiste! Cosa sono autori come Judith Butler, Eric Fassin, Monique Wittig e molti altri se non rappresentanti della teoria del genere, ovvero di una teoria che sostiene che le identità sessuali non dipendono in alcun modo dal sesso biologico o dall’appartenenza sessuata. Ma questa teoria non è per nulla il risultato di un “complotto omosessuale”. Essa si fonda sull’idea che l’identità sessuale derivi da una pura “costruzione sociale”, che alla nascita non ci sia alcuna differenza significativa tra maschi e femmine (postulato di neutralità), che l’individuo non debba niente alla natura e che egli possa costruire se stesso a partire dal nulla (fantasma dell’autocreazione). Quanto alla discriminazione, ci sono modi molti differenti di lottare contro di essa. Se parliamo di trattare inegualmente uomini e donne, sono certamente il primo a volerla far scomparire. Ma bisognerebbe anche capire se questa eguaglianza è sinonimo di medesimezza, ovvero se, per stabilire l’eguaglianza fra i sessi, bisogna pure far scomparire la differenza fra i sessi, cosa che io ovviamente non credo. Lo stesso vale per gli “stereotipi”, che non sono altro che delle verità statistiche generalizzate in modo abusivo. Il modo in cui certi immaginano che per “decostruire gli stereotipi” occorra attaccare le nozioni stesse di maschile e femminile rivela che essi aderiscono al postulato di base della teoria del genere, anche quando si difendono da tale accusa.

L’insieme di coloro che lottano contro l’ideologia gender è ampio e variegato. Anche gli argomenti utilizzati sono i più svariati. Ci sono, secondo lei, degli argomenti che dovrebbero essere evitati, che mancano il bersaglio o che fanno il gioco del nemico che pretendono di combattere?

Ci sono in effetti modi molto differenti di criticare l’ideologia del genere. Nel mio libro, I demoni del bene, la critica che ne ho fatto è di ordine esclusivamente intellettuale: io studio questa ideologia per sapere quale sia il suo valore di verità e constato che esso è nullo e dico perché lo è. Negli ambienti cattolici, non viene tanto sviluppata una critica di questo tipo, quanto una critica morale. Il postulato da cui si parte è che la teoria del genere miri a legittimare comportamenti sessuali che sono stati preliminarmente dichiarati “aberranti” o “anormali”, a cominciare dall’omosessualità. Io sono in doppio disaccordo con questa idea. Per prima cosa, ed è un punto fondamentale, io credo che l’obbiettivo della teoria del genere non sia di giustificare tale o talaltro comportamento sessuale ma di negare la differenza fra i sessi, e non è affatto la stessa cosa. Non è un sogno “omosessualista”, è un sogno d’indistinzione. Inoltre non esprimo, da parte mia, alcun giudizio morale sulle preferenze e gli orientamenti sessuali. Del resto non vedo in nome di cosa potrei formulare un simile giudizio. L’omofobia, ai miei occhi, non è che una bestialità tra le altre. Ciò che invece mi sembra importante è di ricordare che il maschile e il femminile esistono indipendentemente dagli orientamenti sessuali. Gli omosessuali non formano affatto un “terzo sesso”, per la semplice ragione che ce ne sono solo due. I gay e le lesbiche sono uomini e donne come gli altri, uomini e donne aventi delle preferenze sessuali minoritarie. Ma minoritario non vuol dire affatto “meno naturali”: una norma statistica non è la stessa cosa che una norma morale. Tutto questo per dire che io non sono fra coloro che criticano la teoria del genere nella speranza di tornare al vecchio ordine morale.

Se è folle pretendere che le differenze tra uomini e donne non esistano o non abbiano a che fare con i loro rispettivi ruoli sociali, è anche vero che oggi i ruoli sociali maschili e femminili devono essere ripensati. Lei è d’accordo? 

È un dato di fatto che i ruoli sociali di uomini e donne sono radicalmente cambiati nel corso degli ultimi decenni. La linea di separazione plurisecolare tra una sfera privata femminile e una sfera pubblica maschile si è progressivamente cancellata, con l’integrazione di una vasta maggioranza di donne nel sistema del lavoro salariato. L’avvento della contraccezione, la legalizzazione dell’aborto, la disgiunzione delle responsabilità familiari dagli attributi sessuali, hanno dato alle donne delle libertà che io non rimpiango affatto abbiano avuto. Non sono un nostalgico del patriarcato vecchio stile, che non è mai stato così insopportabile come durante la “Belle Epoque” della rivoluzione industriale e dell’ascesa delle classi borghesi! Credo però che alcune di queste libertà si siano rivelate illusorie. La possibilità data alle donne di lavorare fuori di casa, per esempio, si è rivelata allo stesso tempo una liberazione e una alienazione (a vantaggio del sistema capitalista). E della “rivoluzione sessuale” hanno alla fine approfittato soprattutto gli uomini… La questione è tutta nel sapere se questa trasformazione dei ruoli sociali maschili e femminili deve portare a una negazione o a una sparizione della femminilità e della virilità. Io non lo penso assolutamente. L’appartenenza sessuata non è una questione di organi sessuali (il cervello stesso è sessuato fin dalla nascita), e la de-sessualizzazione di fatto di un certo numero di ruoli e di funzioni non ha certo fatto sparire questa costante antropologica della divisione del genere umano in due sessi. Nello spazio e nel tempo, in seno alle differenti culture, i ruoli sociali maschili e femminili si sono costantemente evoluti (è ciò che non vogliono vedere coloro che ragionano in termini essenzialisti), ma questa evoluzione non ha mai rimesso in causa il fatto che uomini e donne non appartengono al medesimo genere più di quanto non appartengano al medesimo sesso. Ciò che è dunque da ripensare, nel momento presente, è il modo nuovo in cui possono esprimersi ai nostri giorni il maschile e il femminile. L’errore, propagato dalla teoria del genere, sarebbe invece di credere che essi non debbano semplicemente più esprimersi perché non corrispondono più a nulla. Questo sarebbe come pensare che uomini e donne devono ormai concepirsi come individui astratti e non come soggetti incarnati, ovvero fare dell’astrazione dal corpo e dalla carne, dalla seduzione e dal rapporto sessuale. Come dice una femminista francese molto ostile alla teoria del genere, Camille Froidevaux-Metterie: “Perché, dopo essere state solo dei corpi, le donne dovrebbero vivere oggi come se non ne avessero uno?”.

All’interno della teoria gender è possibile identificare una questione più specifica, ovvero quella dell’odio di questa società verso la figura dell’uomo, del maschio e del padre?

Per secoli, all’interno del patriarcato, i valori femminili sono stati costantemente considerati come inferiori ai valori maschili. Nella tradizione cristiana, la donna è stata spesso piazzata, almeno simbolicamente, dal lato della voluttà, della seduzione e dunque del peccato. Tertulliano vi vedeva addirittura “l’antro del demonio”! In epoca classica, le donne sono state egualmente l’obbiettivo privilegiato dei processi per “stregoneria”. Oggi si è invece caduti nell’eccesso inverso. I valori tradizionalmente giudicati come femminili (sensibilità, spirito di aiuto reciproco e cooperazione etc) sono stati piazzati al di sopra dei valori maschili. Tutto ciò che evoca la virilità o la mascolinità suscita sarcasmo, disprezzo o ostilità. La nozione di autorità è discreditata nel suo principio – anche se nella vita reale essa resta onnipresente, sotto forme spesso ipocrite. Parallelamente, il bambino (sempre considerato nel passato come carnalmente più legato alla madre che al padre) è fatto oggetto di una idolatria senza precedenti. Un tempo il crimine supremo era il parricidio, oggi è l’infanticidio. Questa situazione non è preferibile al regno del maschile. Essa ne costituisce l’inversione simmetrica. Non si esce dalla mancanza di equilibrio quando si sostituisce il patriarcato con il matriarcato. Ciò che è specialmente preoccupante nel crollo della figura paterna è il fatto che il padre non può più esercitare il ruolo che deve naturalmente svolgere: incarnare la Legge simbolica che permette al bambino di mettere fine alla “fusione materna” propria alla prima infanzia, ovvero, più semplicemente, di entrare nell’età adulta. La destituzione dei valori virili conduce gli uomini a dubitare di se stessi, cosa che deteriora gravemente i rapporti fra i sessi. Il crollo della funzione paterna produce una generazione di narcisisti immaturi che non hanno mai risolto il complesso di Edipo. Questa evoluzione è uno degli aspetti centrali della società postmoderna che si dispiega sotto i nostri occhi.

(a cura di Adriano Scianca)

l'Ucraina si è consegnata mani e piedi agli invasori statunitensi, che portano distruzione e morte

Esteri

Ucraina, nomina di Saakashvili “è schiaffo in faccia al popolo georgiano”

Così la leader d’opposizione Burjanadze sull’ex presidente nominato governatore della regione di Odessa

 11 luglio 2015  fonte ilVelino/AGV NEWS/Sputnik Mosca

Nino Burjanadze
La nomina a maggio dell’ex presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, alla carica di governatore della regione ucraina di Odessa è uno "schiaffo in faccia" per il popolo giordano e per il governo. Lo ha affermato oggi Nino Burjanadze, leader georgiana del movimento democratico di opposizione. Secondo Burjanadze, non emergono sentimenti amichevoli dalla scelta del presidente ucraino, Petro Poroshenko, di mettere “una persona del genere in posizioni di rilievo” e presentarla “come un modello da seguire, se non addirittura – ha sottolineato Burjanadze intervistata dal canale televisivo Rossiya-1 – come un padre della democrazia”. Burjanadze, ex speaker del Parlamento e leader della Rivoluzione delle Rose del 2003, ha proseguito sottolineando come non si possano trovare precedenti storici in cui un ex presidente di uno stato sovrano accetti la carica di governatore regionale in un altro paese. La nomina di Saakashvili – ha aggiunto Burjanadze – avrà un costo molto alto per l’Ucraina. “Il suo obiettivo principale – ha commentato – è non di spegnere il fuoco che, sfortunatamente, c’è ora in Ucraina, ma al contrario di gettarci benzina sopra” per arrivare a una ulteriore escalation con la Russia. Saakashvili ha guidato la Georgia dal 2004 al 2013 e, a pochi giorni dalla conclusione del proprio mandato, ha abbandonato il paese e si è trasferito negli Stati Uniti. Nella primavera del 2014, la Georgia lo ha accusato di appropriazione indebita di forti somme di denaro sottratte al budget dello stato (accuse però respinte dall’ex presidente) e ha avviato una indagine ufficiale. 

2015 crisi economica, la Deutsche Bank non è il solo istituto pieno di titoli spazzatura ma è il popolo greco che non lavora

54 trilioni di derivati in Deutsche Bank, l’istituto tedesco seduto su una bomba

Libero, venerdì 10 luglio 2015
Non possiamo più permetterci il lusso di dirottare la maggior parte delle risorse a nostra disposizione nell’attività di banca d’affari e nei derivati». John Cryan, banchiere inglese di lungo corso, da meno di un mese alla guida di Deutsche Bank, ha aspettato qualche settimana prima di emettere questa sentenza in una dura lettera ai dirigenti. «È inutile negarlo – si legge tra l’altro – la nostra reputazione ha subito grossi danni. E ci vorrà un grande lavoro per ricostruire un clima di collaborazione con i regolatori».
merkel
Altro che Trojka. Cryan ha carta bianca da parte di Angela Merkel e del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble che gli hanno affidato una missione da far tremare i polsi: disinnescare la bomba ad orologeria dei derivati seppelliti nei bilanci dell’istituto simbolo della finanza d’oltre Reno, un incubo che pesa sulle sorti della Repubblica Federale.
Vediamo perché.
L’ammontare degli strumenti derivati in mano all’istituto, secondo l’analisi compita nel settembre scorso dall’americana Zerohedge (ma la situazione, al limite, può essere solo peggiorata) si aggira su una cifra astronomica: 54.700 miliardi di euro, non invidiabile record mondiale, pari a venti volte il prodotto interno lordo tedesco e a cinque volte quello dell’eurozona. Per carità, non si tratta di un debito o di un’obbligazione a perdere. A fronte di questo tipo di operazioni, tipiche dei grandi istituti di importanza sistemica, ci sono controparti, per lo più bancarie.
Deutsche Bank, insomma, ha venduto, attraverso i derivati, protezione finanziaria ad altri istituti impegnati in operazioni a rischio. Un po’ come fece a suo tempo l’americana Aig che fece da controparte alle operazioni inanzarie di Goldman Sachs, Merrill Lynch e così via, finendo sull’orlo del fallimento durante la tempesta Lehman Brothers. Quello che, probabilmente, potrebbe accadere nel caso di un tracollo finanziario di analoga potenza che potrebbe essere innescato dalla crisi greca.
In sintesi, la scelta tedesca del 2011/12 di salvare le banche trasferendo i crediti dagli istituti privati agli Stati (Italia compresa) aveva una motivazione precisa: evitare ad ogni costo che si potesse scatenare un effetto domino in grado di colpire il cuore della finanza tedesca, già impegnata nel costoso salvataggio di Commerzbank.
Il problema si ripropone, in maniera più grave, oggi. Negli ultimi anni Deutsche Bank ha accresciuto la scommessa sulla finanza innovativa (e, sulla carta, più redditizia). Intanto, per far fronte ad un bilancio sempre più esagerato, la banca ha assorbito tre aumenti di capitale e ha in pratica divorato gli sportelli della Post Bank, acquisita dalle Poste grazie al sostegno del governo.
Ma, soprattutto, l’obiettivo di recuperare posizioni, ha spinto i vertici dell’istituto a spingere i traders ad impegnarsi nelle attività più rischiose e spesso illegali. Deutche Bank è stata condannata sia per la manipolazione del Libor che del mercato dei cambi, per citare gli ultimi scandali.
È troppo anche per la Merkel, anche perchè i depositi della Deutsche Bank rappresentano solo un centesimo di questi 55,6 trillioni di prodotti derivati… Cipro non è nulla al confronto.
Ugo Bertone

l'Euro è un modo di gestire le politiche degli stati europei dovremo dirlo ai nostri euroimbecilli



Mentre si discute di Grecia la Germania taglia il debito all’Austria

Economia - Matteo Miglietta
@matmiglietta
10 luglio 2015 

Raggiunto un accordo politico fra il land tedesco della Baviera e la vicina Carinzia per una ristrutturazione da quasi 1,5 miliardi di euro per evitare il fallimento dello Stato federale austriaco

Bruxelles – Dopo anni di gestione clientelare e spregiudicate operazioni finanziarie, il Paese è finito sull’orlo della bancarotta. La palla passa quindi al Governo, che per evitare il fallimento chiede ai creditori tedeschi di mettersi una mano sul cuore e tagliare il debito per salvare lo Stato dal falllimento. La vicenda sembra ormai nota, se non fosse che questa volta non si tratta della Grecia e nemmeno di qualche altro Paese mediterraneo spendaccione. La storia ha come protagonista la severissima Austria e, forse per questo, ha un lieto fine.

La notizia l’ha data il quotidiano economico francese La Tribune. Dopo una lunga e controversa vicenda, lo Stato federale della Carinzia e il land tedesco della Baviera hanno trovato un accordo per tagliare di più della metà il debito del primo nei confronti del secondo. La cifra “scontata” sarebbe di 1,45 miliardi di euro, di poco inferiore ai 1,6 miliardi che la Grecia non ha rimborsato entro il 30 giugno scorso al Fondo monetario internazionale, con tutte le conseguenze che ben conosciamo.

Protagonista della complicata vicenda è la banca Hypo Group Alpe Adria, una delle più attive dell’Austria a inizio anni 2000. Fino al 2007 le quote di maggioranza dell’istituto erano nelle mani del land austriaco della Carinzia, all’epoca guidato dall’astro nascente della politica di estrema destra Jörg Haider (morto nel 2008 in un incidente stradale). Nel marzo 2007 la Carinzia ha venduto le sue quote alla banca regionale pubblica bavarese Bayerische Landesbank (BayernLB). Lo scoppio della crisi finanziaria mondiale ha poi fatto il resto. La BayernLB si è presto trovata in difficoltà, mentre la Hypo Group Alpe Adria ha cominciato a essere sommersa dai debiti che non è più stata in grado di ripagare. Davanti a una situazione diventata ormai ingestibile, nel dicembre 2009 la Carinzia ha deciso di nazionalizzare la banca comprandola al prezzo simbolico di un euro.

Poco tempo dopo lo stato federale austriaco ha creato la “bad bank” Heta, per concentrare al suo interno tutti i risultati di una spregiudicata malagestione finanziaria della Hypo Group Alpe Adria durata quasi un decennio. Tutto sembrava avviarsi pian piano verso una soluzione quando, nel marzo scorso, è arrivata l’ennesima cattiva notizia: nei conti dell’Heta viene scovato un nuovo buco da 7,6 miliardi di euro, pari al 2,3% del Pil austriaco. A questo punto la Austrian Financial Market Authority (FMA) non ha potuto fare altro che sospendere qualsiasi pagamento ai creditori fino a marzo 2016, cercando nel frattempo di ottenere una ristrutturazione del debito cresciuto ormai a dismisura.

L’8 maggio l’ennesima tegola cade sulla testa dello Stato austriaco. La Corte regionale di Monaco ha condannato Vienna a pagare 2,75 miliardi di euro alla BayernLB, pari alla cifra (più interessi) che la banca bavarese aveva versato nelle casse della Hypo Group Alpe Adria nel 2009 per tentare di risollevarla dalla tremenda crisi nella quale era piombata. Soldi, ovviamente, mai restituiti. “Ora l’Austria deve assumersi le proprie responsabilità e ripagare i suoi debiti” ha dichiarato dopo la sentenza Johannes-Joerg Riegler, Chief Executive di BayernLB. I legali di Heta hanno subito presentato ricorso alla Corte Suprema e intanto l’Austria ha detto che non pagherà. “Il Governo non butterà un altro euro dei contribuenti nell’Heta” commentò il ministro delle Finanze autriaco, Jörg Schelling. Il rischio era quello di portare al fallimento lo Stato federale della Carinzia.

La ristrutturazione del debito è diventata così inevitabile e dopo settimane di negoziati fra i rispettivi ministeri delle Finanze, Austria e Bavaria sono finalmente giunti a un accordo politico. Secondo La Tribune, l’intesa prevede che la BayernLB accetti di ricevere solo 1,3 miliardi dei 2,75 dovuti. E in Baviera c’è addirittura chi propone di andare oltre e annullare il debito austriaco. Chissà cosa direbbe Tsipras se lo sapesse.

L'imbecille al governo non può capire che il processo è parte integrante del risultato

Scuola ultime notizie 10/7, Renzi 'festeggia': 'Obiettivo raggiunto, non importa come'

Buona Scuola diventerà legge: Renzi 'i dissidenti erano 40, ora 24. Fossi in loro non sarei contento'.

Alla fine i numeri non contano. Non conta che la riforma della scuola passerà alla storia come la legge approvata dal minor numero di consensi dell'esecutivo, solo 277. 
Matteo Renzi festeggia il suo nuovo successo dichiarando che la cosa fondamentale è che la Buona Scuola sia diventata legge. 'E poi si dice che il governo non faccia abbastanza', afferma il premier riferendosi anche al Jobs Act e all'Italicum.
In merito ai 'soliti noti' del Partito Democratico che ha votato contro oppure si è astenuto dalla votazione, il sottosegretario all'Istruzione, Davide Faraone, si chiede come facciano a reggere se su ogni provvedimento assumono un tale comportamento.
Matteo Renzi 'giustifica' i dissidenti, facendo riferimento al fatto che si tratta di gruppi parlamentari scelti da Bersani: 'Non mi stupisco che facciano fatica a reggere un'altra linea, un altro leader e, in ogni caso, prima erano 40, ora sono rimasti in 24. Si assottigliano invece di crescere - dichiara il Presidente del Consiglio - Fossi in loro non sarei contento'.

Minoranza Dem, 'Perderemo voti dalla scuola, governo Renzi non ha ascoltato'

Bersani, Speranza, Cuperlo sono tra coloro che hanno preferito abbandonare l'aula insieme a Rosy Bindi e a Guglielmo Epifani. Alfredo D'Attorre, invece, ha compiuto un altro passo verso la fuoriuscita dal PD. 'Scriverò una lettera per giustificare il mio no. Sono diventato un'anomalia ma il governo Renzi è un'anomalia ancora più grande. La legge sulla scuola non è mai stata discussa - sottolinea D'Attorre - non c’era nemmeno nelle linee guida della candidatura di Renzi'.
In un'intervista rilasciata al quotidiano 'Repubblica', Davide Zoggia (minoranza Dem) sottolinea come questa Buona Scuola rappresenti una 'legge che rischia di far allontanare tanta gente dal Partito Democratico. Perderemo consensi e voti'. 
Zoggia ha tenuto a precisare come il mondo della scuola sia stato 'sempre un nostro mondo' e, invece, ora sono tutti contro la riforma: 'Vorrà pur dire qualcosa, no? - si chiede Zoggia - 'Il governo ha tirato dritto, non si è prestato ascolto alle grandi proteste venute da tutta Italia.' L'esponente del minoranza Dem ritiene che per i centomila assunti fosse più giusto un provvedimento ad hoc, mirato solo alla stabilizzazione dei precari, 'invece di mettere in campo tutta questa cosiddetta riforma'.

Germania e Stati Uniti staccano o non staccano la spina alla moribonda Grecia?

Grecia, creditori parleranno di proposte greche oggi alle 13 - fonti


venerdì 10 luglio 2015

 

Bruxelles, 10 luglio (Reuters) - Il direttore dell'Fmi Christine Lagarde, i presidenti della Commissione Ue Jean Claude Juncker, della Bce Mario Draghi e dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem faranno una prima valutazione del pacchetto di proposte di riforma inviato ieri sera dal governo greco nel corso di una teleconferenza fissata oggi alle 13,00 italiane.
Lo riferiscono fonti Ue.
Se la valutazione sarà positiva, un vertice della zona euro domenica potrebbe raccomandare l'avvio dei negoziati con Atene su un nuovo programma di salvataggio di tre anni e la concessione di un prestito ponte.
http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/foreignNews/idITL8N0ZQ1G120150710

Energia pulita, il genio italiano e la mancanza di visione paese dei cialtroni al governo che spingono sul petrolio



Energia dalle onde del mare: nasce Pewec, nuovo gioiellino della tecnica in casa Enea

Inviato da Evelyne il 10 luglio, 2015 nella sezione Tempi Digitali
L’Enea ha presentato Pewec, un dispositivo di 3 tonnellate da posizionare in mare aperto ed in grado di ricavare energia elettrica dal moto ondoso
Risultati immagini per Pewec

E’ nato
Pewec, il dispositivo galleggiante da posizionare in mare aperto e  a forma di zattera in grado di produrre energia elettrica sfruttando l’oscillazione delle onde marine: la “zattera” è composta da un pendolo incernierato allo scafo e libero di muoversi al suo interno. Il dispositivo innovativo è stato presentato dall’ente pubblico di ricerca “Enea” durante il settimo appuntamento del ciclo di convegni tematici sulla Ricerca di Sistema Elettrico tenutosi a Roma lo scorso martedì, che come spiega la stessa agenzia, ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo del comparto dell’energia marina attraverso la condivisione delle recenti esperienze nella realizzazione di dispositivi di conversione.
Pewec, acronimo di Pendulum Wave Energy Converter, è un dispositivo in grado di produrre energia in modo intelligente ma soprattutto con una tecnologia low cost; questo, è stato pensato per le coste italiane perché bagnate da onde di piccola altezza e alta frequenza. Il prototipo presentato martedì scorso è il frutto della collaborazione che l’agenzia “Enea” ha intrapreso con il Politecnico di Torino, esso è in scala 1:12, pesa 3 tonnellate e misura 3m x 2m x 2m di altezza; tuttavia, l’Università piemontese e l’agenzia con sede a Roma stanno già lavorando per la produzione di un nuovo prototipo in scala 1:1 e con una potenza nominale di 400kW.
“Questo sistema low cost di produzione di energia dal mare è particolarmente interessante per le tante isole italiane, dove la fornitura di energia è garantita da costose e inquinanti centrali a gasolio – spiega Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio Enea di modellistica climatica e impatti – “Una decina di questi dispositivi possono produrre energia elettrica per un paese di 3.000 abitanti, contribuendo in modo significativo anche a contrastare i fenomeni di erosione attraverso la riduzione dell’energia delle onde che si infrangono sulla costa, senza impattare in maniera significativa su flora e fauna marine”, continua Sannino.
L’Enea spiega che ricavare energia dalle onde del mare presenta diversi vantaggi anche rispetto all’eolico ed al fotovoltaico, infatti, grazie ad un basso impatto ambientale e visivo, ad una minore variabilità oraria e giornaliera e ad una variazione stagionale favorevole, visto che il potenziale dell’energia dalle onde è più alto in inverno quando i consumi energetici sono massimi. Gianmaria Sannino evidenza: “In Italia sta crescendo l’interesse per la produzione di energia pulita e rinnovabile da onde e maree e secondo il Piano d’azione nazionale per le energie rinnovabili dovremmo installare una potenza di 3 Mw di questo tipo di impianti entro 2020; il responsabile Enea è ottmista, infatti afferma: “L’energia marina rappresenta una reale opportunità di favorire la crescita economica e l’occupazione, migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e, soprattutto, aumentare la competitività attraverso l’innovazione tecnologica”.
Lo sfruttamento dell’energia marina rappresenta una tecnica potenzialmente in grado di sormontare le altre fonti di energia non rinnovabile, ma, come spiega Enea sul suo sito internet, sfruttare l’energia del mare significa conoscere in modo dettagliato la velocità delle correnti, l’altezza delle onde e l’intensità delle maree: per questo l’ENEA ha realizzato “L’Atlante del clima ondoso del Mediterraneo”, la prima mappa capace di individuare in modo accurato le zone più interessanti per lo sfruttamento energetico delle onde. “Con i suoi 8.000 km di coste l’Italia possiede un importante potenziale di energia associata al moto ondoso, paragonabile a quello presente sulle coste orientali del Mare del Nord. La costa occidentale della Sardegna, ad esempio, ha un valore medio annuo del flusso di energia di circa 13 kW/metro, mentre quello del nord-ovest della Sicilia si aggira intorno ai 10 kW/metro”, conclude Sannino.
La mappa, realizzata nell’ambito dell’accordo di programma con il Ministero dello Sviluppo Economico, permette di conoscere i valori di altezza e direzione necessari a stimare l’energia ricavabile in un area specifica e ad identificare la tecnologia più adatta da utilizzare, tenendo conto anche delle condizione estreme nelle quali il generatore potrebbe trovarsi; inoltre, l’ENEA ha realizzato un nuovo sistema operativo per la previsione del moto ondoso fino a cinque giorni, sistema in grado di stimare l’energia da collocare nella rete elettrica con un dettaglio spaziale di poche centinaia di metri.
A livello europeo, l’Enea partecipa al programma congiunto di ricerca sull’energia dal mare JP Marine Renewable Energy, proposto dalla European Energy Research Alliance (Eera). Lo sfruttamento dell’energia dal mare è tra le priorità della Commissione europea per lo sviluppo della Blue Economy: per 2014-2020 è stato presentato un piano di azione con l’obiettivo di raggiungere una potenza installata di 3,6 GW entro il 2020 e di 188 GW al 2050.

http://www.napolitime.it/71893-energia-dalle-onde-del-mare-nasce-pewec-nuovo-gioiellino-della-tecnica-in-casa-enea.html