A un anno e mezzo dalla bocciatura della legge Fini-Giovanardi e a un mese dalla presentazione a Montecitorio della proposta di legge sottoscritta da 218 parlamentari, si continua a discutere di uno dei temi più caldi e delicati di sempre: legalizzare o non legalizzare le cosiddette “droghe leggere”? A scaldare ulteriormente il dibattito si sono aggiunti i tragici fatti avvenuti nelle ultime settimane: tre ragazzi giovanissimi morti a pochi gioni di distanza uno dall’altro, due dei quali deceduti dopo aver ingerito sostanze stupefacenti. Non si trattava di marijuana, ma i tre decessi hanno portato l’attenzione del Paese sull’apparente crescita del disagio giovanile e su quanto la situazione dello spaccio e del consumo di stupefacenti – soprattutto tra i minori – stia sfuggendo di mano a tutti quanti.
Per quanto riguarda lo stabilire di chi sia la colpa, lo “scarica barile” è ufficialmente partito: c’è chi si batte per chiudere le discoteche, chi colpevolizza i genitori e chi scarica il fardello su chi dovrebbe occuparsi del controllo di locali, strade e via dicendo per far sì che i ragazzi non riescano a procurarsi erba o pasticche varie. Molti, comunque, concordano su un punto: informare maggiormente i giovani sui rischi che si corrono ogni qual volta si assume una sostanza stupefacente è doveroso, ma allo stesso modo è fondamentale aumentare i controlli e fissare pene più dure per tutti, in modo da scoraggiare sia gli spacciatori che i consumatori.
E se invece la soluzione fosse proprio prendere la strada opposta? Non si parla, ovviamente, di incitare i giovani al consumo di droghe, così come non si parla di legalizzazione. La strada, invece, potrebbe essere quella della decriminalizzazione delle droghe. Non solo le “droghe leggere”, ma tutte le droghe in circolazione.
Questa è stata la decisione presa in Portogallo dal governo del socialdemocratico António Guterres che, dopo aver approvato le considerazioni di una commissione di undici esperti incaricati di studiare il fenomeno delle dipendenze all’interno del Paese – commissione che nel 1998 concluse che il modo migliore per ridurre l’impatto sociale ed economico del problema stesse proprio nella decriminalizzazione del possesso e del consumo di droga – avviò le procedure per la creazione della nuova legge.
Così, il 1 luglio 2001 entrò in vigore  la legge che ancora oggi decriminalizza tutte le droghe senza alcuna distinzione. In pratica il possesso per uso personale e il consumo di sostanze stupefacenti non costituiscono reato ma vengono considerati illeciti amministrativi; ad essere ancora un’attività criminale è, invece, il traffico di droga.
Quali sono stati i risultati ottenuti dal Portogallo dopo l’entrata in vigore della legge? Analizzando i dati raccolti in questi 14 anni si può dire, senza timore, che sono stati ottimi. Il successo è stato evidente, più che per quel che riguarda il numero di coloro che fanno uso di droghe, soprattutto a proposito della diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili e al numero di persone che ha accesso e ricorre ai trattamenti per la cura delle dipendenze.
Secondo quanto stabilito dalla legge del 2001, chi viene trovato in possesso di droghe in quantità considerate dalla legge stessa “per uso personale” (le quantità, pari al consumo medio individuale per dieci giorni, sono circa un grammo di eroina, due di cocaina e 25 grammi di marijuana o cinque di hashish) deve comparire entro tre giorni davanti alla Commissione per la dissuasione dalle dipendenze dalla droga – composta da un medico, un assistente sociale e un avvocato -, il cui obiettivo principale è quello di individuare un percorso riabilitativo e l’eventuale bisogno di assistenza medica.
Eliminati i provvedimenti come la registrazione delle impronte digitali, le udienze davanti a un giudice e le multe – ancora possibili solo come ultima istanza, in caso di consumatori abituali -, i consumatori di sostanze stupefacenti non vengono più trattati come criminali, ma aiutati dallo Stato e dalle strutture sanitarie perché risolvano eventuali roblemi di dipendenza. Grazie a questo nuovo approccio, chi fa uso di droghe si sente maggiormente tutelato ed è pertanto più portato a rivolgersi alle strutture pubbliche che offrono assistenza sanitaria, cosa che in passato in pochi sceglievano di fare soprattutto per paura di essere arrestati o, comunque, di pagare conseguenze legali.
Dati alla mano, è confermato che dopo la decriminalizzazione delle droghe il Portogallo ha ottenuto diversi risultati notevoli: tra il 2001 e il 2006, l’uso di droga tra i giovani di età tra i 13 e i 18 anni è calato per quasi tutte le sostanze considerate, e i dati di una nuova ricerca nazionale riferiti al 2012 hanno dimostrato che il trend è proseguito anche negli anni successivi. L’uso di sostanze da parte dei portoghesi, inoltre, è rimasto al di sotto della media europea e sono diminuiti i nuovi casi di Aids e Hiv. Risultati concreti, insomma, che dovrebbero essere presi in considerazione nel momento in cui trovare una soluzione al problema della droga nel nostro Paese diventa sempre più indispensabile.