Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 novembre 2015

11 settembre 2001 due aerei tre torri tutte le opposizioni diventano terroristiche e lavorano costantemente per mantenere questa situazione. L'Italia è cresciuta a pane e strategia della tensione con stragi di stato, Erdogan ci ha vinto le elezioni dopo qualche mese, abbiamo invaso l'Afghanistan, l'Iraq, la Libia, abbiamo destabilizzato la Siria, abbiamo creato profughi che non avevano nessuna intenzione di abbandonare le loro terre se non sorgeva la Rivoluzione a Pagamento

sabato 14 novembre 2015

La verità è che non sappiamo la Verità.


Ho passato la sera a leggere il "De bello gallico" di Giulio Cesare poi, qualche minuto fa, ho acceso il televisore e ho saputo dell'attentato a Parigi. 

La prima cosa che mi viene da dire è che siamo in guerra ma non sappiamo chi sia il nemico.

L'Isis? Fatemi capire, perché io sono un po' tonto: l'occidente, la Nato, l'Unione Europea, la Russia, l'Iran, la Siria, Hezbollah, tutti contro l'Isis, uno "Stato" non riconosciuto da nessuno, la cui base territoriale è costituita da una parte dell'Iraq il cui territorio è controllato da un governo alleato dell'occidente, con una forte presenza di forze USA, e non si riesce a stroncarlo in una settimana? Dobbiamo credere a questo?

Sono stato ragazzo ai tempi della guerra del Vietnam, ma allora l'informazione mainstream ce lo diceva chiaro e tondo che dietro il Vietnam del sud c'erano gli USA, e dietro i vietcong l'URSS e la Cina, e dunque che era una guerra per procura tra le grandi potenze. Oggi, invece, il raccontino è che tutti sono contro l'Isis, e che questi tengono in scacco il mondo intero perché sono combattenti fanatici (o eroici, come sostiene qualcuno).

Io non ci credo. Per come la vedo io siamo in una guerra mondiale. Per quello che posso capire, ma non prendetemi troppo sul serio, questa è una guerra con molti attori ma senza una linea di demarcazione che consenta di dire "noi contro loro". Questa mi sembra una guerra multipolare, nella quale molti attori sembrano avversari in uno scenario, e contemporaneamente alleati su un altro. Poiché questo non è chiaramente razionale, forse (e dico forse) la ragione è che facciamno un errore fondamentale: pensiamo che lo scontro avvenga tra Stati, mentre in molti casi le vere centrali di comando sono trasversali ad essi. Sto parlando soprattutto dell'occidente e del medio oriente, il luogo del mondo in cui il vero potere (quello che gestisce lo "stato di eccezione") da tempo non è più nelle mani degli Stati, bensì di una molteplicità di complessi militari, industriali e finanziari.

Dirò di più: gli unici veri Stati coinvolti in questa guerra multipolare sono la Russia, l'Iran la Siria e Israele, tutti gli altri attori sono in realtà complessi militari, industriali e finanziari che si contendono il vero potere all'interno degli stati dell'Occidente, ormai ridotti a poco più che vuoti contenitori pseudo democratici. Sotto la democrazia niente!

In questa guerra le nostre vite non valgono nulla. Per farvi capire quello che sento, riporto un brano di Elias Canetti, che ho letto sul blog di Orizzonte 48:
"Chi vuole dominare sugli uomini cerca di svilirli, di sottrarre loro forza di resistenza e diritti, finchè siano davanti a lui impotenti come animali. 
Egli li trasforma in animali, e anche se non dice apertamente entro di sè è ben cosciente di quanto poco gli importino: parlandone con i suoi confidenti egli li definirà pecore o gregge. 
Il suo scopo resta sempre quello di "incorporarseli" e di sfruttarli
Gli è indifferente cio' che resterà di loro
Quanto peggio li ha trattati tanto piu' li disprezza. 
E quando non presentano piu' nulla di sfruttabile egli se ne libererà di nascosto, come dei propri escrementi, preoccupandosi che non appestino l'aria della propria abitazione" 
Elias Canetti " MASSE E POTERE" pagg. 252.  "  
Continueranno a dirci che il "nemico" è l'Isis, ma io non ci credo. In realtà non vogliono farci capire che questa è una guerra tra complessi militari, industriali e finanziari che utilizzano le risorse sotto il loro controllo, all'interno degli Stati dell'occidente e del medio oriente, per farsi la guerra tra loro, e questo è il loro unico interesse comune.
Quanto al resto si sparano addosso, e il campo di battaglia sono le nostre città, le nostre stesse vite. Guai se tutti capissero ciò! 

11 settembre 2001 due aerei tre torri, 14 novembre strage a Parigi

Terrorismo a Parigi: i 6 punti che mettono in dubbio le versioni “ufficiali”

2 ore faPubblicato da
parigi2300

Di Paolo Franceschetti
Dopo poche ore dall’attentato di Parigi 
rilevo questi particolari:

1) i terroristi mentre uccidevano le persone urlavano Allah akbar (e come potevamo dubitarne?) La domanda è: ma questi testimoni a che distanza erano per poter udire le parole dei terroristi nonostante il caos e i rumori degli spari?
2) un testimone intervistato ha detto: “avevano dei kalashnikov, uccidevano la gente a uno a uno..:”. Ok. Incredibile la freddezza del testimone che è riuscito a individuare il modello del fucile.
E anche l’udito dei testimoni pare sempre più sopraffino perchè il kalashnikov è un mitragliatore quindi presumo che faccia abbastanza casino da coprire le parole. tra l’altro i testimoni hanno sentito che questi terroristi, mentre sparavano, gridavano “frasi sulla siria”.
Quindi abbiamo dei testimoni dall’udito non solo tanto fine da percepire le parole nonostate gli spari ma che addirittura capivano l’arabo.
3) I terroristi sarebbero morti. E te pareva!!!
Ovviamente cosi non potranno essere interrogati.
4) E’ un attacco a tutta l’umanità, dice Obama.
Ieri sera sono morte 40 persone in un attacco terroristico a Beirut e non era un attacco a tutta l’umanità.
Ma 120 morti in Francia sono un attacco a tutta l’umanità.
Anche le migliaia di morti che abbiamo fatto noi in Libia non erano un attacco all’umanità. Erano solo libici.
5) Il direttore dell’Ansa dice esplicitamente che questo è un attacco “ai nostri valori, alla nostra cultura e alla nostra vita”.
Ma il direttore dell’Ansa lo sa che la nostra cultura deriva in gran parte da quella islamica, che i nostri valori sono in gran parte quelli islamici, che la nostra religione ha lo stesso ceppo – abramitico – della religione islamica e che molte parole addirittura derivano dall’Islam (particolarmente poi quelle a noi più care in campo commerciale)? Lo sa che la cultura islamica sta alla nostra come quella americana sta all’europea?
6) Nel frattempo apprendo che a Ventimilglia la frontiera con la Francia era chiusa qualche minuto prima dell’attentato.
In effetti, è giusto prepararsi per tempo a questi eventi, e non far tutto all’ultimo minuto, a cose fatte. Anche le dichiarazioni di alcuni telegiornali, che dopo qualche minuto già avevano parlato con dei testimoni, sembrano preconfezionate a tavolino. Come dopo l’11 settembre, che a pochi minuti dal crollo della prima torre, quando ancora non era caduta la seconda, c’erano testimoni che belli tranquilli rilasciavano le loro dichiarazioni.
E questo è rilevabile nella lettura dell’ansa dei soli primi dieci minuti. Attendiamo nelle prossime ore video con arabi che saltano di gioia per l’attentato, misure restrittive alla libertà personale in francia, e ulteriori dichiarazioni di guerra all’islam perchè si sa… per reprimere il fenomenoterroristico la cosa migliore è fare una guerra a tutto l’islam, un po’ come se per fare la guerra alla mafia si decidesse di fare la guerra alla sicilia.

L'isis/al Qaeda, le Tv di stato rincorrono le vere notizie che l'intelligenza collettiva fa circolare sul web, costrette ad ammettere che gli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Turchia, Arabia Saudita, Qatar e Israele hanno dato soldi, merci e mercenari ai tagliagola prezzolati

Gli attacchi di Parigi e le “strane coincidenze”

di Luciano Lago
Si potevano prevedere gli attacchi di Parigi? Qualcuno li aveva per la verità previsti. Dichiarazione del Presidente Bashar al-Assad fatta nel Giugno del 2013, in una intervista al giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung: “….se gli europei consegneranno le armi ai terroristi , il cortile d’Europa si trasformerà in un terreno propizio al terrorismo e l’Europa ne pagherà il prezzo”.
Questa dichiarazione, che al giorno d’oggi appare come una premonizione, era stata sbeffeggiata e derisa dai giornali occidentali ed in particolare in Italia dai giornali della borghesia benpensante del “pensiero unico” (il Corriere della Sera e Repubblica). Vedi: Siria: Assad minaccia l’Europa.
Lo stesso aveva predetto il leader libico Gheddafi, prima di essere barbaramente assassinato dai sicari dei servizi della NATO inviati appositamente per eliminarlo per nascondere le prove del finanziamento da lui fatto all’allora presidente francese Nicolas Sarkozy : “L’Occidente deve scegliere tra me o il caos del terrorismo”. Vedi: Gheddafi e quella profezia inascoltata.
Una profezia quella di Gheddafi, anche quella rimasta inascoltata e derisa: l’Occidente ha scelto il terrorismo come strumento per raggiungere i propri fini. Adesso se ne vedono le conseguenze.
Per quanto riguarda la strage fatta con gli attacchi terroristici a Parigi, sembra presto per trarre delle conclusioni tuttavia ci sono delle cose “strane” anche in questo avvenimento.
Non sembra normale e credibile che otto terroristi, armati fino ai denti, possano circolare dentro Parigi ed attuare una attacco improvviso e coordinato, con perfetta tattica militare, colpendo in sette posti diversi, senza che servizi segreti e forze di sicurezza fossero minimamente informati e consapevoli di casa stava accadendo, di come circolassero le armi e di quanti terroristi dalla Siria, cittadini francesi arabi di seconda generazione, recatisi a combattere in quel paese, stessero rientrando in Patria per compiere attentati. Questo è avvenuto a Parigi che è una delle capitali più protette ed organizzate d’Europa.
Vuoi vedere che le armi utilizzate per gli attacchi siano le stesse che il governo francese aveva fatto arrivare in Siria per armare i gruppi terroristi che dovevano rovesciare il governo siriano di al-Assad ? Potrebbe essere visto che la Francia è in prima linea a sostenere i gruppi terroristi, adesso pudicamente denominati “ribelli moderati”. Vedi: Siria, Hollande: Francia ha dato armi ai ribelli da diversi mesi
Erano forse “ribelli moderati” anche quelli che hanno colpito a Parigi?
Dopo lo stato di emergenza proclamato dal presidente Hollande e gli appelli lanciati via TV, tutto inizia a puzzare di “macchinazione” e si allunga l’ombra sinistra dei servizi segreti anche su questa vicenda. Potrebbe essere che i servizi segreti stiano giocando con le vite dei cittadini inermi per i loro fini: seminare i panico e favorire le misure straordinarie.

Attacchi dei terroristi a Parigi
Attacchi dei terroristi a Parigi

Fateci indovinare quale possa essere il progetto: rilanciare l’intervento della NATO in Siria con la falsa motivazione di voler vendicare le vittime e sconfiggere per sempre l’ISIS ma in realtà per non rimanere indietro all’intervento diretto fatto in quel paese dalla Russia e dall’Iran che hanno pesantemente attaccato le basi e le postazioni dell’ISIS e degli altri gruppi ottenendo un arretramento e la distruzione di buona parte di questa organizzazione. Organizzazione che gli occidentali (USA e Francia in testa) hanno lasciato prosperare per oltre un anno e mezzo.
Obama ha dichiarato che il Comado USA non vedeva, non sapeva e non era informato di nulla, nonostante tutto l’apparato di satelliti spia, di agenti segreti ed infiltrati di cui gli USA dispongono in Medio Oriente. Questo quando poi è risultato che persino i Pick Up Toyota, utilizzati dall’ISIS, erano state acquistati da emissari di USA ed Arabia Saudita, come emerso dalle indagini.
Nel frattempo è stato annunciato l’ annullamento della visita in Francia ed in Italia del presidente iraniano Rohani. Guarda che coincidenza è proprio quello che volevano a Riyad, in Arabia Saudita: evitare che l’Iran normalizzi i suoi rapporti con l’Europa. Contenti di questo annullamento anche a Tel Aviv  i funzionari del governo di Israele che vedono l’Iran come il loro mortale nemico.
Gli attacchi a Parigi si sono verificati nel momento giusto.
Nei prossimi giorni bisognerà seguire con attenzione quello che accadrà e le dichiarazioni dei governi della Francia e degli altri paesi della NATO, per capire quali siano i nessi con questi attentati.
Bisognerà seguire anche le notizie diffuse da quei “mega media” della manipolazione che si chiamano CNN, BBC, Fox News, Sky News, ABC News, ecc. e rilanciate in Italia da Repubblica, Corriere della Sera e dalla Stampa, nonchè dalla impagabile Fiammetta Nirenstein che, quando scrive sul Il Giornale, sostiene che “la colpa di tutto quello che accade è del cattivo tiranno Assad che attua una repressione sanguinosa in Siria”.
Fare attenzione anche a quanto scriveranno gli opinionisti del Corriere della Sera, come Gian Luigi Battista o Franco Venturini, e se scriveranno che “è l’ora che finalmente l’Occidente intervenga”…. vorrà dire che lanceranno il segnale ricevuto dal Dipartimento di Stato e dalla altre Centrali di Comando atlantiste, per diffondere l’allarme e la mobilitazione.
Prepararsi quindi perchè la situazione è seria e non escluso che altri incresciosi episodi possano avvenire in qualsiasi città europea con l’attenta regia delle solite centrali di sobillazione.

Perchè voi negate la trattativa tra questo stato e Cosa Nostra? perchè negate realtà evidenti? Noi abbiamo respirato in quei pochi mesi l'atmosfera che si era creata, sapevamo che dopo Falcone sarebbe toccato a Borsellino e ciò è puntualmente avvenuto con la complicità di questo stato

Antonio Ingroia, l’insonne romanziere

Antonio Ingroia, l’insonne romanziere
I Graffi di Damato
Pur nell’orrore per la nuova strage a Parigi, dove terroristi islamici sono tornati ad ammazzare in nome del loro Dio, giusto per renderlo ancor meno popolare di quanto già non facciano in altre parti del mondo, mi tocca rioccuparmi, dalle nostre parti, di Antonio Ingroia.
L’ex magistrato antimafia, ora avvocato e aspirante romanziere, non demorde. Egli ha mandato praticamente a quel paese il costituzionalista Michele Ainis, che in un editoriale sul Corriere della Sera aveva deplorato il suo proposito, annunciato dalle colonne di Libero, di rivelare le telefonate fra l’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano e il suo ex vice presidente al Consiglio Superiore della Magistratura, ex presidente del Senato ed ex ministro dell’Interno Nicola Mancino. Il quale era indagato, poi rinviato a giudizio, per falsa testimonianza sulle presunte trattative di più di vent’anni fa tra lo Stato e la mafia.
Le registrazioni di quelle telefonate, eseguite “casualmente” sulla linea controllata di Mancino, furono distrutte nel 2013 su ordine, praticamente, della Corte Costituzionale. Alla quale il Quirinale era ricorso contro le resistenze opposte all’incenerimento dalla Procura di Palermo guidata da Francesco Messineo, di cui Ingroia era un “aggiunto” influente, forse troppo influente, secondo valutazioni finite all’esame del Consiglio Superiore della Magistratura.
L’incenerimento non è stato negato da Ingroia, bontà sua, nella risposta all’attacco di Ainis affidata ad una tignosa lettera a Libero. È stata invece contestata la “pretesa” di considerare metaforicamente incenerita anche la memoria del magistrato che aveva potuto legittimamente ascoltare le intercettazioni per motivi professionali, considerandole peraltro irrilevanti, con il suo ufficio, ai fini delle indagini e poi del processo. Cosa, questa, che già doveva bastare e avanzare per accedere alla richiesta di  Napolitano di distruggerle subito, a tutela delle sue prerogative costituzionali di capo dello Stato, senza le dilazioni procedurali reclamate dalla Procura a tutela di imputati i cui avvocati  avrebbero potuto ascoltare i nastri prima della distruzione, e unire la loro memoria a quella di Ingroia, con quali effetti è facile immaginare, visto anche l’uso che dei suoi ricordi ha preannunciato l’allora procuratore aggiunto.

“Io – ha rivendicato Ingroia – la memoria non la voglio incenerire. La voglio coltivare anche attraverso un romanzo che racconti agli italiani cosa fu la trattativa fra lo Stato e la mafia, dato che si fa di tutto perché l’indicibile trattativa sia cancellata anche dalla memoria degli italiani”. Indicibile fu peraltro l’aggettivo usato per primo nel 2012 dal consigliere giuridico di Napolitano al Quirinale, Loris D’Ambrosio, nella lettera di dimissioni presentate al presidente, e respinte, per le polemiche che lo avevano appena investito avendo tentato, secondo l’accusa, di favorire Mancino a difendersi dalle indagini. Il suo cuore non resse agli attacchi, per cui morì d’infarto.
Questa storia del romanzo, specie con quel titolo -“Caro Giorgio, come stai?”- dal quale lo stesso Ingroia ha detto di essere tentato, è doppiamente inquietante. Innanzitutto essa tradisce la consapevolezza che sia cosa appunto più da romanzo che da processo penale la costosissima ricostruzione ingroiana della presunta trattativa fra lo Stato e la mafia. Che d’altronde si è già tradotta nell’assoluzione, con il rito cosiddetto abbreviato, dell’ex ministro democristiano Calogero Mannino, indicato dagli inquirenti come il promotore della trattativa. Eppure si è appena allestita a Roma una manifestazione per promuovere al ruolo di eroe chi ha preso il posto di Ingroia nella conduzione dell’accusa: il pubblico ministero Nino Di Matteo.
Quella del romanzo è inoltre un’arma, diciamo così, troppo impropria scelta da Ingroia per la sua sfida a “Giorgio”, cioè a Napolitano, e a tutti quelli che secondo lui avrebbero remato contro le sue indagini e il processone in corso a Palermo. Non è certo una sfida coraggiosa,  e degna in quanto tale di rispetto anche da parte dei dissenzienti, quella condotta  al riparo furbesco  di un romanzo. Di cui si può dire, al bisogno, che ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è casuale, cioè non volontaria.

La consistenza e franchezza del dissenso dagli annunci, o minacce, o pizzini di Ingroia, come a qualcuno sono apparsi, non debbono tuttavia impedire di riconoscergli il merito di centrare a volte il bersaglio. Lo ha fatto, per esempio, con Luciano Violante, che anche a me era sembrato avere colto in fallo l’avvocato rivendicando, diversamente da lui, il merito di avere voluto e saputo dimettersi tempestivamente da magistrato, appena entrato in politica e vinto una cattedra universitaria.
Ingroia, nella replica affidata anch’essa a Libero, ha rinfacciato all’ex presidente della Camera di essere arrivato in Parlamento nel 1979 ed essere uscito dalla magistratura solo nella legislatura successiva, dopo quattro anni, quanto durarono le Camere precedenti per effetto di uno scioglimento anticipato.
Stavolta la  brutta figura l’ha fatta il pur solitamente preciso e severo Violante, che aveva rimproverato a Ingroia di avere tentato nel 2013 di rimanere in magistratura dopo avere partecipato, sia pure inutilmente, alle elezioni scalando persino Palazzo Chigi con la sua “Rivoluzione Civile”, prudentemente declassata ora ad “Azione Civile”.

l'Ucoi è parte integrante degli islamisti della Fratellanza Musulmana






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Reazioni

Parigi sotto attacco, i musulmani italiani ed europei condannano l'attentato

La nota dell'Unione delle comunità islamiche italiane e delle federazioni europee sugli attentati in Francia: "Attacco contro l'umanità e contro tutti noi. Dovere di tutte le persone civili unirsi contro queste violenze"

di Ma. Mu.
14 novembre 2015
 
Uno degli ostaggi evacuato dal Bataclan durante gli attentati a Parigi

Il primo messaggio è arrivato in piena notte, quando ancora le notizie da Parigi erano parziali. Sulla sua pagina Facebook l'Ucoii , l'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia che gestisce circa 80 moschee e 300 luoghi di culto non ufficiali, esprime la sua vicinanza ai francesi per la serie attentati subiti. " L'UCOII esprime la propria solidarietà e vicinanza al popolo francese in questi momenti drammatici - si legge su Facebook - Si tratta di un attacco contro l'umanità, contro tutti noi. È un dovere che tutte le persone civili si uniscano contro queste violenze".

Isis/al Qaeda al servizio dei potentati economici, l'opposizione deve essere annullata è la tattica della strategia della tensione vissuta in Italia, è la strategia della tensione fatta dalla Fratellanza Musulmana in Turchia di Erdogan per vincere l'elezioni

>>La guerra è arrivata in Europa

L’avevamo pronosticato. Adesso si vede meglio cosa significa. Tutta la vita politica europea sarà sconvolta per sempre. Non ci sarà possibilità di difesa per le classi sfruttate, subalterne. Ogni momento della vita collettiva sarà rubricato come problema di ordine pubblico. Controlli generalizzati in nome della difesa contro il terrorismo. La nostra vita diverrà un eterno passaggio attraverso un metal detector.
Politici e giornalisti, che ripetono le favole che si sono raccontate e ci hanno raccontato, sono nella più grande confusione.
Adesso si vede l’importanza di avere, o di non avere, una televisione che organizzi la difesa delle grandi masse.
Ed è solo l’inizio. La Russia, con il suo intervento in Siria, ha cambiato il quadro politico mondiale. Il piano di ridisegnare la mappa medio-orientale è fallito. Daesh è, di fatto, sconfitta là dov’è nata. Dunque i suoi manovratori spostano l’offensiva in Europa.
Obiettivo chiarissimo: terrorizzare l’Europa e costringerla sotto l’ombrello americano. A mettere a posto la Russia penserà Washington. Del resto l’Airbus abbattuto nel Sinai, in termini di sangue russo innocente, è equivalso al massacro parigino. E non ce ne eravamo accolti.
Germania e Francia (il match di calcio) sono nuovamente avvertite. E, con loro, Merkel e Hollande. I due leader europei che stavano cambiando rotta per uscire dal cappio americano sono avvertiti.
Il panico successivo avvertirà tutti i minori, gli altri, anche noi, anche Atene, Lisbona, Londra, Roma. Che guardano la tv per vedere cosa dice Obama, mentre i loro leader (Renzi) non sanno andare in tv loro stessi a raccontare cosa accade. Anche in questo si vede come siamo già sudditi del Grande Fratello.
Chi sono i manovratori? Il giudizio non cambia: l’ISIS è creatura di una Spectre composta da pezzi di Occidente e petromonarchie del Golfo. Qualcuno la guida, ed è molto potente, carico di denaro e di armi. Il fanatismo è la sua facciata. Ma non spiega la sua “intelligence”.

di Giulietto Chiesa

Isis/al Qaeda, 50.000 mercenari al soldo degli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Turchia, Arabia Saudita, Qatar. Buongiorno mondo

La Russia striglia l'Europa: "Uniti contro il terrorismo"

Putin: "L’intera comunità internazionale deve riunirsi negli sforzi per contrastare in modo efficace il terrorismo"


La Russia è pronta a interagire strettamente con i partner francesi nelle inchieste sugli attacchi di Parigi, ha scritto Vladimir Putin in un telegramma a Francois Hollande di cui dà notizia il Cremlino. 


L’intera comunità internazionale deve riunirsi negli sforzi per contrastare in modo efficace il terrorismo, ha aggiunto il presidente russo. Gli attacchi di Parigi saranno discussi mercoledì dalla Commissione difesa del Consiglio della Federazione russa e poi dal Consiglio della federazione per eventualmente rafforzare le misure di sicurezza anche in Russia, ha reso noto il vice presidente dell’organismo, Evgeny Serebrennikov, citato dall’agenzia Ria Novosti.
"La tragedia a Parigi spinge noi tutti a unirci nel combattere l’estremismo e dare una risposta ferma e decisa agli attacchi terroristici", ha dichiarato il premier russo Dmitri Medvedev porgendo le proprie condoglianze al suo omologo francese Manuel Valls. Nel telegramma di condoglianze, il cui testo è pubblicato sul sito internet del governo russo, Medvedev sottolinea che "non ci sono e non ci possono essere giustificazioni per gli atti terroristici. Condividiamo il cordoglio e il dolore del popolo francese", ha inoltre aggiunto il premier russo.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/russia-striglia-leuropa-uniti-contro-terrorismo-1194411.html 

Gli euroimbecilli tollerano gli islamisti della Fratellanza Musulmana che è l'humus dove il terrorismo dell'Isis/al Qaeda nasce e cresce

Attacco a Parigi, l'imam del Cairo: "Terrorismo? Islam è innocente"

Ahmed al Tayyeb condanna l'attacco a Parigi: "Contrario ai valori religiosi". E lancia un appello: "Il mondo si unisca contro questo mostro". Ma il mondo islamico è diviso


"Profonda condanna degli assurdi attacchi terroristici a Parigi a nome dell’Islam che è innocente sul terrorismo".

Ahmed al Tayyeb, l'imam di Al Azhar che più volte ha teorizzato la distruzione dello Stato di Israele, prende le distanze dai sanguinari attacchi di Parigi. E dal centro teologico più importante dell'islam sunnita lancia un appello a "una cooperazione internazionale contro il terrorismo, mostro maniaco". Purtroppo nel mondo islamico, a partire dai tagliagole dello Stato islamico e dai milioni di musulmani che guardano allo Stato islamico con favore, molti islamici simpatizzano coi jihadisti che hanno messo a ferro e fuoco la capitale francese.
Il Grande Imam della moschea di Al-Azhar, la più alta istituzione del mondo sunnita, ha condannato gli attacchi terroristici a Parigi definendoli "odiosi". "Questi atti sono contrari a tutti i valori religiosi, umanitari e di civiltà - ha affermato Ahmed el Tayeb - è arrivato il momento che il mondo intero affronti questo mostro". Ma il mostro non è disposto ad arretrare di un solo millimetro. Come si legge nella rivendicazione del Califfato, gli attacchi di Parigi "sono solo l’inizio della tempesta". Perché la Francia, e chi la sostiene, "rimarrà tra gli obiettivi principali" dell'Isis e "continuerà a sentire l’odore della morte per aver preso la guida della crociata, aver insultato il Profeta e essersi vantata di combattere l'islam" nel Paese. E molti tra i musulmani sono pronti a schierarsi al fianco dei tagliagole. Il blitz di Parigi ne è la dimostrazione. Tanto che Matteo Salvini sfida i cosiddetti musulmani moderati: "Se ce l'islam buono, al di là delle sfilate, ce lo dimostri coi fatti".

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/attacco-parigi-limam-cairo-terrorismo-islam-innocente-1194432.html 

Venezuela, l'invadenza degli Stati Uniti, non sopportano paesi liberi che non accettano di essere loro sudditi

L'imboscata degli Stati Uniti contro il Venezuela

L'imboscata degli Stati Uniti contro il Venezuela
 

Eva Golinger: “Operazioni segrete, indagini segrete, accuse penali, finanziamento miliardario, guerra psicologica e provocazioni militari. Questo è l'agguato dagli Stati Uniti contro il Venezuela”


“Operazioni segrete, indagini segrete, accuse penali, finanziamento miliardario, guerra psicologica e provocazioni militari. Questo è l'agguato dagli Stati Uniti contro il Venezuela”. Inizia così Eva Golinger nel suo ultimo editoriale.
 
Con 18 milioni di dollari pubblici spesi per finanziare i gruppi anti-governativi in ​​Venezuela, gli Usa hanno creato il conflitto nel paese sudamericano e mantenuto in vita una opposizione con nessuna unità o sostegno significativo. Solo dal National Endowment for Democracy (NED), durante l'anno 2014-2105, quasi 3 milioni sono stati mandati ai gruppi di opposizione in Venezuela, in previsione delle elezioni del prossimo 6 dicembre: 125.000 mila dollari sono stati dati al gruppo di opposizione Sumate, creato dal NED in Venezuela nel 2003 per condurre un referendum revocatorio contro il presidente Hugo Chavez. Questo gruppo, prosegue Golinger, cerca oggi di influenzare i membri dei seggi elettorali a livello nazionale durante le prossime elezioni nel mese di dicembre. Una flagrante interferenza. Altri 400.000 dollari sono stati consegnati a un programma di "membri di supporto dell'Assemblea nazionale e lo sviluppo delle politiche." E poi ci sono 40.000 dollari per "monitorare l'Assemblea Nazionale del Venezuela".
 
“Che diritto ha un paese estraneo a 'monitorare' l'organo legislativo di un altro paese?”, si chiede Golinger. Peggio ancora è se consideriamo che gruppi nazionali ricevono denaro da un governo straniero per spiare contro il loro stesso governo.

I contributi del NED per alimentare il conflitto in Venezuela includono quasi mezzo milione di dollari per "migliorare le capacità di comunicazione strategica organizzazioni politiche attraverso mezzi alternativi." Questa enorme quantità di denaro sta finanziando l'uso dei social network per proiettare l'anti visione in aree che influenzano a livello internazionale. Altri 73.654 dollari dalla NED sono stati utilizzati per "rafforzare la capacità tecnica e promuovere la libertà di espressione e dei diritti umani attraverso Twitter." E 63,421 dollari per "formazione sull'uso efficace dei social network e dei media alternativi." I social network sono diventati un campo di battaglia in Venezuela. Tuttavia, il denaro dalla NED rivela che dietro la presunta opposizione "indipendente" in Venezuela, c'è il governo degli Stati Uniti.

Non è un caso che nel corso dell'ultimo anno, prosegue Golinger, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno fortemente criticato il governo del presidente Nicolas Maduro per presunte violazioni dei diritti umani. 474.000 dollari dalla NED per il finanziamento gruppi di opposizione in Venezuela che si occupano della "situazione dei diritti umani", tra cui la preparazione di denunce contro il governo venezuelano nei consessi internazionali. “Quando un governo straniero finanzia ONG per creare presunti rapporti contro il proprio governo con l'intento di screditarlo a livello internazionale, non è oggettivo e affidabile”, sottolinea Golinger.

Oltre ai milioni di dollari fornite dal NED, una fondazione creata dal Congresso degli Stati Uniti nel 1983 per "fare il lavoro che la CIA non poteva fare pubblicamente", il Dipartimento di Stato e l'Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (USAID), ha speso più di 15 milioni di dollari per l'opposizione in Venezuela durante il periodo 2014-2015. 
Nel bilancio del Dipartimento Operazioni Esteri di Stato per l'anno fiscale 2016, che ha avuto inizio nel mese di ottobre 2015, ci sono 5,5 milioni di dollari per "difendere e rafforzare le pratiche democratiche, delle istituzioni e dei valori che sostengono i diritti umani in Venezuela". Secondo il bilancio già approvato dal Congresso, molti di quei soldi saranno utilizzati per "aiutare la società civile a promuovere la trasparenza istituzionale, il processo democratico e la difesa dei diritti umani."

L'uso del termine 'società civile' da parte del governo degli Stati Uniti in relazione al Venezuela significa 'l'opposizione'. Le stesse agenzie statunitensi hanno anche finanziato e sostenuto la chiamata della "società civile" in Venezuela durante il colpo di stato contro il presidente Hugo Chavez nell'aprile 2002. Una "società civile" che ha usato cecchini per uccidere persone innocenti a rovesciare un presidente democraticamente eletto e poi imporre una dittatura.

Molte delle attività del governo USA in Venezuela hanno origine in un ufficio sotterraneo, creato nel 2005 sulla ristrutturazione della comunità di intelligence degli Stati Uniti operata da John Negroponte, un nome ben noto in America Latina per il suo ruolo nelle guerre sporche in America Centrale negli anni '80, e il protagonista dello scandalo Iran Contra.

In risposta alle raccomandazioni della Commissione in materia di armi di distruzione di massa e il Prevention Act del 2004, Negroponte ha istituito le "missioni di gestione" per le questioni strategiche di alta priorità e le sfide per l'intelligence Usa. La Missione Manager per Cuba-Venezuela è stato prima affidata al veterano della CIA Norman A. Bailey, un esperto di tattiche e strategie di intelligence durante la guerra fredda. Bailey durò solo un anno, e la sua partenza ha confessato che l'ufficio era quasi abbandonato, senza risorse e senza personale. Tuttavia, con Timothy Langford, con una carriera di 25 anni nei servizi segreti della CIA, la situazione  cambiata.

Documenti segreti declassificati rivelano l'importanza data alla Missione Manager per Cuba-Venezuela dalla Intelligence degli Stati Uniti da allora. In un documento classificato come "Top Secret" , del 2008, il direttore dell'Intelligence ha sottolineato come un obiettivo chiave, fosse la "identificazione e la gestione di centri di eccellenza 'per fornire informazioni pertinenti, tempestive e autenticahe di Iran, Corea del Nord e Cuba-Venezuela ". Un altro obiettivo era quello di "creare una strategia di investimento per l'Iran, Corea del Nord e Cuba-Venezuela volta a rafforzare l'analisi, la raccolta e lo sfruttamento". 

Un altro documento top secret, parzialmente declassificato nel 2009, rivela una strategia di "sviluppare l'analisi delle transizioni di leadership", con particolare riferimento al Piano di transizione verso la democrazia per Cuba, e gli sforzi per rovesciare il governo Hugo Chavez in Venezuela. Fu da questo centro che le forze Usa, tra l'altro, hanno comandato l'attacco al leader delle FARC, Raul Reyes, violando il territorio ecuadoriano il 1 marzo 2008.

Per il 2011, la Missione speciale a Cuba-Venezuela esisteva ancora, anche se le informazioni sulle sue operazioni e le attività è stata, da allora fino ad oggi, del tutto segreta. E anche se il suo bilancio non è stato declassificato in dettaglio, nel 2015 la Direzione nazionale di intelligence ha avuto un bilancio di oltre 53 miliardi di dollari. 

La missione speciale dedicata al Venezuela è chiaramente una priorità con miliardi di dollari spesi.

In tutti questi anni, prosegue Golinger nella sua analisi, ci sono stati molteplici segnalazioni di attacchi contro il governo venezuelano, nei confronti del presidente Hugo Chavez e, più recentemente, contro il presidente Nicolas Maduro. Decine di aerei non autorizzati spia americani, provocazioni che hanno aumentato le tensioni tra i due paesi.

Nelle ultime settimane, alla vigilia delle elezioni parlamentari del prossimo 6 dicembre, gli attacchi contro il Venezuela nella grande stampa mondiale si sono intensificati. Rapporti infondati o prove  non certificate stanno venendo fuori in media come il New York Times, il Washington Post, The Wall Street Journal e altri, accusando le figure e le istituzioni chiave del governo venezuelano di corruzione, attività illegali, riciclaggio di denaro, cattiva gestione dei fondi, traffico di droga e le violazioni dei diritti umani. Nella maggior parte dei casi, non vi è alcuna prova presentata per dimostrare tali accuse gravi, ma la copertura dei media rivela molto efficace. “Tutti questi milioni di dollari investiti nella promozione di un conflitto interno in Venezuela e in operazioni clandestine di servizi segreti a Washington che si dedicano a destabilizzare il paese indicano qualcosa di fondamentale: dobbiamo stare attenti. Non dobbiamo mai dimenticare che il Venezuela ha le maggiori riserve di petrolio del mondo e sarà sempre il bersaglio degli interessi più potenti. E 'il momento di serrare i ranghi, per non essere distratti da intrighi, egoismo, avidità e trappole. L'obiettivo alla base di queste imboscate non è la singola persona, l'obiettivo finale è il Venezuela”, conclude Golinger.
Notizia del:

Sanità, solo gli imbecilli non sanno che i servizi chiudono per mancanza di personale medico ed infermieristico dovuto ad anni di blocco delle assunzioni, e la sanità sprecona è quella dove ci sono i politici più corrotti

La sanità è molto malata ma non sanno curarla


Il rapporto Pit-Salute del Tribunale del malato/Cittadinanza attiva presentato stamattina, sotto un certo punto di vista non presenta grandissime novità. Due problemi sono quelli più evidenti: crescono le difficoltà di accesso dei cittadini alle prestazioni sanitarie, e quindi aumentano i costi a carico per i farmaci e per i ticket su diagnostica e specialistica; l'endemicità delle liste di attesa che peggiorano per le ecografie e per i tumori, mentre per il resto sono pressocché stabili.

Forse la notizia vera sta proprio nell'assenza di grandi novità. Perché il Rapporto, che raccoglie oltre 24 mila segnalazioni fatte l'anno scorso, racconta che non ci sono miglioramenti sostanziali rispetto all'anno precedente. E questo aspetto dovrebbe far riflettere. Perché leggendo le duecento pagine del documento appare evidente che se la nostra sanità è malata bisogna dire che i governi, centrale e locali, non sanno più curarla come si deve. 

Per onestà va ricordato che la malattia non è insorta con Renzi, né con la ministra Lorenzin - perché le liste di attesa sono una vergogna nazionale che si trascina da anni senza alcun miglioramento se non marginale - tuttavia all'attuale governo va detto con chiarezza che se continua a tagliare le risorse, i mali del nostro Ssn non potranno che aggravarsi. 

Peraltro trovo infantile questa insistenza del premier nel sostenere che il fondo è aumentato: certo, è così, ma dimentica che l'anno prima aveva tagliato due miliardi. E a parte questi giochetti tra bugie e verità, c'è un dato inconfutabile: nella Conferenza Stato Regioni si era stabilito di arrivare a 113 miliardi nel 2016. Allora, a che servono i Patti (per la salute) se uno dei due contraenti non li rispetta? Oppure ha sbagliato la Lorenzin a sottoscrivere un accordo che adesso non viene mantenuto?
Sia chiaro: i soldi non sono tutto. Ma fanno molto comodo. Perché sappiamo che alcune Regioni, che hanno ricevuto montagne di denaro, hanno un'assistenza sanitaria di bassa qualità, mentre in altre è altissima, più che competitiva. Ed è giusto chiedere che si arrivi ad una omogeneità di servizi e alla standardizzazione dei costi. Però nuovi impegni di salute incombono (per i Lea, per il piano vaccinale...), ed è certo ormai che alcuni potranno essere mantenuti solo in parte. A meno che non arrivi almeno un altro miliardo di euro...

Una considerazione comunque rimane costante: la sanità, non tutta, non sempre, è iniqua se costringe i cittadini ad aspettare troppo o a rinunciare a curarsi perché non hanno i soldi per farlo. In questo modo si tradiscono i principi base del nostro Servizio sanitario nazionale.

guglielmpepe@gmail.com

il pensiero complesso e generale è pertinenza dei filosofi

IL SECOLO DI TUTTI E DI NESSUNO.



“… bisogna sempre opporsi alla potenza più forte, più aggressiva, che più domina…”
W. Churchill, The Second World War, vol I, p. 207
life_american_centuryNel 1941, H. R. Luce, l’editore di Life, pubblicava uno storico editoriale il cui titolo era: “The American Century”, espressione poi divenuta un concetto. Nel 1997, viene fondato a Washington un think tank che si chiamava “Project for the New American Century” (PNAC), il quale, nel 2000, pubblica un rapporto Ricostruire le difese dell’America: strategie, forze, e risorse per un nuovo secolo. Del gruppo facevano parte sia pezzi importanti dell’intellighenzia geopolitica americana (R. Kagan, F. Fukuyama), sia praticamente tutto il governo della presidenza Bush jr , da D. Cheney a D. Rumsfeld. L’idea del “secolo di qualcuno”, poggia sul precedente britannico ed anche se nessuno lo formalizzò come concetto, l’antesignano del secolo americano fu l’Impero britannico. Dopo l’uno viene il due e dopo il due viene il tre, ed ecco che alle avvisaglie di una possibile contrazione americana o più che altro, di una espansione cinese, alcuni intravedono un “secolo cinese”.
Time-1963La struttura dell’idea è che esiste un lungo tempo (il secolo) in cui il mondo è considerato un sistema che deve avere un centro ordinatore. L’idea, proietta in macro, quella che è la struttura del potere politico ovvero la centralizzazione in capo ad un “sovrano”. Può essere un re o imperatore o dittatore o un governo che agisce (dichiara di agire) in nome e per conto del popolo, da cui l’espressione “il popolo sovrano”. A parte gli anarchici, non c’è praticamente nessuna ideologia politica conosciuta che pensi possibile un autogoverno acentrico dei sistemi politici. Tutte, prevedono che qualcuno o qualcosa funga da centro della decisione, poiché l’informe presuppone un governo, il governo presuppone l’azione politica,  l’azione politica presuppone una intenzione e l’intenzione una capacità di decisione, esattamente come avviene con la mente, per il singolo essere umano. Altresì, l’azione politica si ritiene necessaria per governare l’ordine e gli interessi di un aggregato geo-demografico ovvero uno stato, una nazione, ed è proprio questa facoltà di governo ciò che fa di una aggregato, un sistema.
La struttura principale che dà ordine ed interessi alle comunità umane riunite in Stato-nazione o anche solo Stato, però, non è solo la politica, c’è anche ed a volte soprattutto, l’economia. Qui la quasi unanimità registrata a proposito dei sistemi politici si rompe. Ad 41LsMupBqiL._SY344_BO1204203200_1un estremo, ci sono le idee dirigiste ovvero una qualche forma di subordinazione del sistema economico alla capacità ordinatrice della politica, come fu nel caso del comunismo storico e per gran parte del caso socialista. In mezzo ci sono idee relazionali per le quali il politico ordina alcune parti del sistema economico (istituzionalismo) o ne cura le condizioni di possibilità (non ha nome ma è in pratica quello che fanno tutti i governi) o si mette al servizio dell’economia per gestirne le disfunzioni sociali (ordo-liberismo tedesco) senza però intervenire (o quasi) nel sistema propriamente economico. All’altro estremo c’è infine la concezione simmetrico-inversa a quella social-comunista. Qui si ritiene che il sistema economico si avvantaggi laddove è lasciato libero di autoregolarsi, il sistema della domanda-offerta basato su bisogni-prezzi, il famoso “mercato”, rende il sistema economico fluido, veloce e funzionale molto meglio che se qualcuno di umano ne gestisse le intenzioni, i flussi ed i parametri. Questa concezione della filosofia economica è detta “liberale”. Anche se non usava questa definizione, Adam Smith ne fu l’antesignano e più di un secolo dopo,F. von Hayek ne fu il profeta, entrambi erano anche e soprattutto (il primo più del secondo), “filosofi”. Anche Keynes aveva tendenze filosofiche oltre a Marx. Lo sottolineo solo per ricordare che il pensiero complesso e generale è pertinenza dei filosofi, non degli economisti che stanno all’economia come i meccanici stanno all’automobile (non sono -cioè- gli ingegneri).
51w7gxYm4CL._SX327_BO1,204,203,200_ (1)Riassumendo quindi, il sistema politico è sempre previsto avere un potere ordinatore intenzionale, il sistema economico no. Vi sono molti casi di idee secondo le quali, l’economico deve sottostare al potere politico o deve dialogare a vari livelli ed intensità con questo o deve essere reso del tutto immune da questo. C’è anche una posizione estrema nello spettro “liberale”, la posizione di coloro (i libertariani) che ritengono che il sistema economico debba ordinare, nel suo ordinarsi per autorganizzazione, lo stesso sistema politico. Qui il “meno stato e più mercato” tende a “nessuno stato, solo mercato”. Ancora più estrema è la posizione libertaria assoluta ( o anarchica) per la quale sia il sistema economico, sia il sistema politico debbono esser lasciati liberi di auto organizzarsi.
Abbiamo visto il sistema politico stato-nazionale ed il sistema economico ma cosa succede al livello più alto di questa gerarchia di sistemi ovvero a quello planetario e non stato-nazionale, il livello delle relazioni internazionali o geopolitiche ed al pari livello delle relazioni geo-economiche?
L’ambiente politico a livello planetario è ritenuto essere una anarchia di default. A parte 41xht3hjwWL._AC_UL320_SR210,320_qualche fuga utopico-distopica di origine letteraria o visionaria, si parte dalla prese realistica d’atto che il pianeta è frazionato in stati (poco più di duecento, ad oggi), in potenziale competizione hobbesiana. La visione distopica profeta lo stato-mondo, un unico governo di un unico sistema integrato che riproduca in macro, il pattern tipico dello stato nazionale locale. Ha anche la versione simmetrica contraria, il mondo Mad Max, la barbarie pura. Menti semplici, usano spesso lo spettro della seconda per promuovere la prima.  La visione utopica, prevede una o più confederazioni sul modello ipotizzato da Kant nel “Per la pace perpetua” (1795). Una confederazione non è una federazione. La federazione è un sistema di parti che si regolano per creare un sistema unico che esternamente non differisce in nulla da un tipico stato, com’è nel caso degli Stati Uniti d’America. La confederazione è sostanzialmente un’alleanza che mantiene livelli importanti di decisionalità politica in capo ai singoli stati locali, i quali devolvono a dei trattati o ad una qualche struttura che li rappresenti, parti di decisionalità. Gli europei, ad esempio, avrebbero potuto non imbarcarsi nello scombinato progetto di rinunciare alla sovranità monetaria che comporta perdite consistenti di sovranità economica che comporta perdite consistenti di sovranità politica ed invece creare una confederazione, una lega, di tipo militare. Quando si sentono storici o politici dire che le idee dell’Unione o della moneta unica, nacquero dalla volontà di inibire qualsiasi rigurgito bellico tra gli stati europei e specificatamente quelli tra Francia e Germania, si dovrebbe domandare a costoro in base a quale perversa logica si pensò che una blanda unione politica o una stretta ed asimmetrica unione monetaria fossero meglio dell’idea più semplice e lineare di rinunciare ognuno alla propri sovranità militare e mettere tutte le forze in capo ad un centro militare confederale. 51tkOz2+zlL._SY344_BO1,204,203,200_Tra l’altro, essendo una funzione politica, avrebbe abituato a convergere verso strategie comuni, come secondo effetto, avrebbe creato la possibilità di una emancipazione dalla NATO che è una unione tra diseguali ed infine, avrebbe creato positivi effetti di retroazione sul circuito ricerca-industria. Comunque, di minima valgono le considerazioni che se non si ha un esercito è ben difficile fare una guerra e se ogni confederato avesse devoluto la funzione, nessuno avrebbe più potuto aggredire l’altro.
Se quindi non si opta per il governo-mondo o la aggregazione confederale, rimangono le entità stato-politiche in regime di anarchia. L’anarchia politica planetaria, viene parzialmente ordinata da tre fatti. Il primo è una rete di trattati ed istituzioni inter-nazionali, dall’UN+Consiglio di sicurezza ad una rete di diverse migliaia di trattati che regolano taluni aspetti delle relazioni globali e d’area. Il secondo è una rete di interrelazioni economiche e finanziarie che ha visto varie fasi di quella che chiamiamo “globalizzazione”. Oltre al WTO sono circa tremila i trattati specifici dell’interrelazione economica. Di recente, la potenza planetaria egemone, gli Stati Uniti d’America, sta promuovendo un processo di frantumazione areale che dovrebbe sostituire il “tutti con tutti” del WTO, con sub-trattati che prevedono gli USA al centro di diverse configurazioni. Il modello è il NAFTA, il TPP è il primo tra quelli che sono giunti alla firma dopo lunga trattativa, il TTIP ed il TISA sono in discussione. Ve ne sono anche di asiatici, promossi dagli USA (APEC) o dalla Cina (RCEP) o inter-asiatici (ASEAN, ASEAN+3 etc.) ed altri ancora, tra cui l’Unione europea ed altre forme in Sudamerica. Ognuna di queste reti giuridico-commerciali è accompagnata da istituzioni di vario tipo, ad esempio l’IMF e WB a livello planetario, 51Vvt79Q+lL._SX332_BO1,204,203,200_sfidati dalla prossima banca dei BRICS o dalla nuova banca d’investimenti e partenariato Cina + altri (AIIB). Questo secondo strato di trattati ha anche versioni militari come la NATO o versioni miste come lo SCO. Ma se lo strato di trattati giuridici e giuridico-economici (e militari) tenta di ordinare le interrelazioni tra entità altrimenti votate all’anarchia sistemica, ciò che più dà ordine a questo mondo complesso è la presenza o meno di potenze o di un potente più potente di tutti: l’egemone. Da qui, la dizione “secolo xyz” ovvero quel periodo in cui l’ambiente anarchico planetario vede la presenza di un egemone che domina o controlla che non dominino altri che non lui, prima britannici, poi americani, poi …  cinesi?
Si noti un fatto ovvio ma non sempre chiaro nelle menti, anche quelle informate se non addirittura quelle degli studiosi. L’egemone non è solo una potenza militare molto più potente di tutte le altre. Molti infatti non usano il termine “egemone” (di derivazione gramsciana, sebbene abbia valore sistemico generale) ma “gendarme”. Non potendo esserci un “sovrano”, ci sia almeno un “gendarme”, un poliziotto del mondo che decide chi può fare guerra a chi e chi no, quando e dove. bacevich1Ma questa forma di potere poliziesco-militare è in capo a soggetti che hanno anche potere economico, finanziario, politico e culturale, poiché in natura, il potere è uno, viene diviso solo perché la nostra forma di conoscenza moderno-occidentale è divisa in discipline ma questa è una peculiarità epistemica, non la forma delle cose che sono lì fuori nel mondo. Negli ospedali la medicina è divisa in reparti ma prima di finire in corsia, o si va dal medico generico o si va la pronto soccorso che è altrettanto generico perché il portatore del male va prima diagnosticato nel suo intero.
Così, il portatore del potere che più merita questa definizione, ha varie versioni di questo potere per candidarsi non solo a fare il gendarme ma l’egemone. Gli americani ad esempio, non solo hanno una forza militare da gendarme del mondo (spendono ogni anno quanto la somma dei successivi diciannove stati), diretta (NATO) ed indiretta, hanno anche tutti i presidenti della WB da quando è stata fondata  e l’egemonia di fatto all’IMF oltreché l’intenzione di superare il quasi “democratico” WTO con trattati di cui saranno il centro cosmico (NAFTA, TPP, TTIP, TISA etc.), nonché il ruolo principe all’UN e al Consiglio di sicurezza che è l’unica struttura in cui ogni tanto prendono qualche schiaffo. Poi hanno “l’esorbitante privilegio” del dollaro, moneta nazionale ma anche benchmark e riserva di valore planetaria, nonché Wall Street e parecchio altro. Hanno inoltre una pervasiva presenza di egemonia culturale, tanto nella cultura “alta” (soprattutto tecno-scientifica, economica e politica, tanto per i sistemi nazionali che per quelli internazionali), i170x240quanto in quella “bassa”, dal consumo, all’intrattenimento, alla lingua inglese, al marketing di consumo. Inoltre, c’è una tendenza, promossa proprio dagli americani, a frantumare i poteri quanto più è possibile: organizzazioni non governative o multinazionali o reti informative o gruppi di pressione o think tank o altro che è in pieno sviluppo, anche a seguito della diffusione delle nuove tecnologie informatiche ed informative. Insomma, il mondo è complesso e se vuoi avere una qualche presa su gli eventi, presa finalizzata alle tue condizioni di possibilità economiche ma non solo limitate a queste, e relative a queste anche quando si presentano in altre eterogenee forme, devi essere un egemone, non un gendarme. Il gendarme è solo un di cui dell’egemone come lo è il leader morale o intellettuale o il Pil più grosso o il concetto di “nazione indispensabile”. Naturalmente, l’egemone svolge il compito di domare l’anarchia secondo i suoi peculiari interessi e così non potrebbe diversamente essere laddove l’arbitro è anche giocatore.
The-Clash-of-Civilizations-and-the-Remaking-of-World-Order-9780684844411Com’è allora (domanda retorica) che i fautori del liberismo economico non teorizzano il pieno liberismo politico nell’ambito delle relazioni internazionali ed anzi, che siano realisti difensivi od  offensivi, o idealisti o costruttivisti (quasi sempre americani), prevedono tutti forme assai intenzionate e coattive di intervento per domare l’anarchia? Com’è che il mercato è virtuoso quando è anarchico e il mondo delle relazioni inter-statali è virtuoso quando è monarchico? C’è forse una relazione sottile che tiene le cose vere assieme quando invece la narrazione ad uso e consumo di quegli ingenui che sono gli incatenati delle caverna platonica, invoca gli imperativi del “lasciateci fare”, “vogliamo esser liberi”, “nessuna coercizione”? Forse che il gioco è lasciateci liberi di farvi da monarca? E’ questo il sottostante dell’impero liberale stelle e strisce?
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Esatto! Il gioco è proprio quello. Affinché si possa dare un sistema economico-finanziario libero di esser dominato dai più forti, il più forte deve regolare il più possibile tutti i parametri delle condizioni di possibilità degli ordini generali. Regolazione che ovviamente crea e favorisce quei specifici “più forti” ai quali è poi garantito il diritto di agire il più liberamente possibile. E’ così che diventano i più forti economici e finanziari, creando poi il sistema più forte, che diventa l’egemone sul pianeta. Di fatto, il facente funzione di “sovrano”: gli Stati Uniti d’America.
Per iniziare bene una nuova epoca di effettiva liberalità geopolitica si dovrebbero allora unire tutti gli anti-monarchici, tutti coloro che desiderano ardentemente la libertà di fare affari con chi vogliono, come vogliono, quando vogliono, di istruire una vera liberalità culturale, politica, militare, economica, monetaria e finanziaria, basata sul pluralismo, la molteplicità dialogante e il bilanciamento dei poteri, la distruzione sistematica dei monopoli di potere, l’unione sistematica di tutti gli altri quando uno sembra prendere il sopravvento. L’unione di tutti gli altri quando uno tende ad allargarsi troppo, è l’equivalente della “mano invisibile” nei mercati, è il principio puro di autoregolazione dei molteplici sistemi politici planetari in un unico sistema multipolare o apolare o complesso. Questo è il significato del motto di Churchill riportato in esergo, l’equilibrio di potenza garantito da tutti, nell’interesse di ognuno. Un mondo veramente liberalizzato in cui vengono garantite piene condizioni di possibilità a tutti e dove le regole non sono in mano al giocatore più forte. Insomma è l’ora di portare il re alla ghigliottina come c’insegnarono gli inglesi nel 1649.
Se non ci batteremo per la libertà nel gioco più grande, rimarremo schiavi e servi in tutti i giochi minori. Se non ci battiamo per la libertà, non arriveranno mai uguaglianza e fraternità.  In cosa possiamo sperare? Per cosa dovremmo batterci? Per un secolo di potere planetario diffuso ed auto-organizzato, il secolo di tutti e di nessuno.
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